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martedì 21 giugno 2011

Euro Grecia


La crisi greca è tanto semplice quanto grave: il Paese è fallito. Tra luglio e agosto deve ripagare debiti per circa 13 miliardi di euro, ma non ha i soldi in cassa. Se l’Europa e il Fmi non le prestano i quattrini promessi salta il banco. E i creditori non si beccano un euro. La Grecia per il momento preferisce pagare gli stipendi, le pensioni ai suoi cittadini che pagare il debito (un greco su tre riceve il cedolino della paga dallo Stato). Ha ottenuto un prestito monstre da 110 miliardi di euro (ma diviso in più tranche) e ne vorrebbe uno aggiuntivo di importo superiore. È una macchina che fagocita quattrini. E non riesce a mettersi in sesto. Nei primi quattro mesi dell’anno i suoi ricavi (che sono fatti dalle tasse riscosse) sono scesi quasi del 10 per cento. In compenso le spese hanno continuato a correre come se nulla fosse: anzi sono aumentate del 4 per cento.



Ricapitoliamo. La Grecia non ha soldi in cassa per ripagare le prossime rate del mutuo e invece di fare economie, riducendo le spese e aumentando le entrate, si mette a ballare il sirtaki. Il punto dunque non è discutere se la Grecia sia fallita (lo è, basterebbe vedere quanto deve remunerare quei pazzi che oggi volessero comprare un suo titolo pubblico), ma stabilire perché non sia ancora saltato il banco.


E qui le cose si complicano. Il mutuo complessivo contratto dalla Grecia (il debito pubblico) vale 330 miliardi di euro. E secondo stime accreditate la metà è detenuto da banche europee. Andando un po’ più a fondo scopriamo che circa un terzo del debito totale, quasi cento miliardi di euro, sono in mano a banche francesi e tedesche. Quelle italiane hanno investito in titoli greci «solo» 3 miliardi di euro. Ordunque, se la Grecia dovesse fallire, dovesse cioè decidere di non pagare i suoi conti, i primi a portarsi a casa il buco sarebbero gli istituti creditizi francesi e tedeschi. A quel punto il fallimento farebbe decisamente male. Merkel e Sarkozy si troverebbero una bella grana in casa: dovrebbero salvare le proprie banche nazionali gravate da perdite su crediti di ingenti dimensioni. R&S di Mediobanca ha recentemente calcolato quanto valgono gli attivi delle prime due banche dei principali Paesi europei. Il risultato è da capogiro. Le prime due banche francesi valgono il doppio dell’intero Pil d’Oltralpe; in Germania gli attivi delle prime due star valgono più o meno tutto il Pil tedesco. Se una banca in questi Paesi ha un raffreddore, lo Stato rischia la polmonite.


Nelle ultime concitate ore non si sta discutendo il salvataggio della Grecia. E men che mai la morte dell’euro. Basti pensare che il Pil greco oggi pesa meno del 3 per cento di quello dell’intera Europa. Oggi è piuttosto in discussione, come sempre avviene nei fallimenti, il salvataggio dei creditori e cioè delle grandi banche europee che hanno prestato senza grandi indugi al malato di Atene.


Questa banale constatazione è molto chiara ai greci. Una parte dei politici ateniesi sa che il conto del fallimento potrebbe essere pagato dai contribuenti tedeschi e francesi costretti a ricapitalizzare le loro banche. È per questo che giocano con il fuoco: e non hanno la minima intenzione di adottare quelle misure da lacrime e sangue che si dovrebbero subito mettere in campo. Un buon motivo per affrontare la crisi greca, con i criteri di mercato e pretendere che l’azienda ateniese faccia pulizia al suo interno o altrimenti salti una volta per tutte.

Nicola Porro : "Il Giornale" 21 giugno 2011



Si possono aggiungere alcuni pensierini su fatti e implicazioni:

- Il patrimonio greco privatizzabile vale circa 50 miliardi di euro.
- I bonds greci sono stati piazzati dalla finanza europea con rendimenti superiori 16 %.
- I lavoratori greci , in gran parte , sono dipendenti di aziende pubbliche ; e quindi sono contro le loro privatizzazioni.
- In Grecia armatori e Chiesa ortodossa ( relativamente la più ricca del mondo ), come la maggior parte dei ricchi commercianti, non pagano le tasse ; se il Governo le imponesse, la Chiesa si rivolterebbe assieme ai commercianti ( spina dorsale dell'economia greca) e gli armatori se ne andrebbero.
- La struttura socio produttiva greca non ha nulla di europeo e molto di mediterraneo ; l’ euro può essere per la Grecia , come per tutte le aree “povere “ del continente, solo un peso.
- La finanza tedesca fu già salvata dall’ Europa , con l’introduzione dell’ euro , per spalmare su tutta la finanza europea  il drammatico errore fatto con l’ estensione alla pari del marco, dalla Germania occidentale a quella orientale ; errore dovuto più ad esigenze nazionalistiche , che politiche o pratiche ( sembra che nessuno ne abbia mai voluto parlare ).
- Il fallimento greco può avere l’effetto domino , di crisi economiche e politiche a cascata, in tutti i Paesi del l’Unione ; e può addirittura creare una crisi di sopravvivenza della stessa moneta unica.

1 commento:

  1. le note che precedono si integrano e la secionda chiarisce la prima.io constato che la Banche franco tedesche hanno acquistato titoli di Stato greci,Perchè? Potevano essere registrati all'attivo per il valore nominale,mentre ncrementavano il reddito con la remunerazione e le commissioni.Erano senz'altro utili per due finalità:migliorare i risultati dell'esercizio,e nascondere inefficienza. L'investimento si maniefsta ORA,causa di perdite? Nessun problema.Si riportano le perdite a carico della collettività. Non è un segno che alcune regole sono sbagliate e alcuni Governatori di Banche Centrali miopi? Ezio d T

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