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martedì 12 dicembre 2017

La solitudine

La solitudine ti fa ascoltare l’anima e spegnere le luci finte

«La solitudine ti fa ascoltare l’anima e spegnere le luci finte.»
Raffaele Morelli, La felicità è qui

Solitudine
Solitudine
«È necessaria una cosa sola: solitudine, grande solitudine interiore. Volgere lo sguardo dentro sé e per ore non incontrare nessuno: questo bisogna saper ottenere. L’amore consiste in questo, che due solitudini si proteggono a vicenda, si toccano, si salutano» Rilke
“La solitudine è per me una fonte di guarigione che rende la mia vita degna di essere vissuta. Il parlare è spesso un tormento per me e ho bisogno di molti giorni di silenzio per ricoverarmi dalla futilità delle parole.”
Carl Gustav Jung
«…il trovarsi soli con il proprio Sé, o qualsiasi altro nome si voglia dare all’oggettività dell’anima. Essi devono esser soli, non c’è scampo, per far l’esperienza di ciò che li sorregge quando non sono più in grado di sorreggersi da sé. Soltanto questa esperienza può fornir loro un fondamento indistruttibile.»
Jung in “Psicologia e Alchimia”
Libri e varie...
LA FELICITà è QUI  - LIBRO
Domande e risposte sulla vita, l'amore, l'eternità
di Raffaele Morelli, Luciano Falsiroli

Che cosa vuol dire davvero accettarsi? Come si difende la salute del corpo, e quella della mente?
 Cosa dobbiamo fare quando i pensieri ci investono a stormi impazziti? La solitudine è più una risorsa o una condanna? Come vanno vissute le sconfitte in amore? Insegnano qualcosa o fanno solo soffrire? Invidia, gelosia, avarizia, lussuria: come dobbiamo comportarci coi nostri vizi? Qual è il modo migliore per educare un figlio? Come affrontare la vecchiaia? E la morte? Cosa conta poi alla fine nella vita?
 La strada per la felicità è piena di domande. A cui questo libro cerca di dare una risposta.
 In un lungo e articolato dialogo, come un allievo davanti al proprio maestro il giornalista Luciano Falsiroli interroga Morelli con le domande che ogni suo lettore vorrebbe porgli. Ne esce un libro denso di spunti e insegnamenti, il primo grande compendio del pensiero uno psicologo diventato oramai un vero e proprio guru....
IL SEGRETO DELL'AMORE FELICE - LIBRO
di Raffaele Morelli

Questo libro ci accompagna, con la sua scrittura provocatoria, in un viaggio nell'amore, scardinandone i luoghi comuni.
 Non è vero che per amare gli altri devi prima amare te stesso.
 Che un rapporto "serio" dura per sempre. Che c'è un'età per amare (e che per te ormai è tardi).
 Non è vero che le occasioni perdute non ritornano più. Che in amore vince chi fugge. Che bisogna dimenticare il passato e ritornare insieme.
 Ma soprattutto non è vero che devi migliorare il tuo rapporto di coppia. Che devi cercare l'amore con la A maiuscola, aspettare il principe azzurro.
 Che devi capire che cosa ti ha fatto innamorare. Che, in generale, devi capire.
 Raffaele Morelli ci regala un libro illuminante, capace di donare, a chi saprà seguire i suoi consigli, il prezioso segreto dell'amore felice....
EBOOK - ALLE RADICI DELLA FELICITà - EDITORIALI
di Raffaele Morelli

Le Edizioni Riza, nate nel 1979 con l'obiettivo di realizzare pubblicazioni per la salute (i mensili Riza Psicosomatica, Salute Naturale, Riza Scienze, Dimagrire e varie collane di libri sul tema della salute), oggi, in un panorama editoriale così complesso e ampio, si sono qualificate come la Casa editrice specializzata nel benessere dell'uomo.
 Un benessere che nasce dal profondo, dall'equilibrio tra mente e corpo. E dal 1980 ne parla Raffaele Morelli attraverso i suoi editoriali pubblicati su Riza Psicosomatica. Raffaele, che conosce la vita nelle sue intime sfaccettature, usa le parole come spada d'acciaio forti abbastanza da spezzare paure e timori, bacchette magiche capaci di trasformare ognuno di noi nel personaggio unico e irripetibile di un'avventura meravigliosa che si chiama vita.
 Il più grande dono che Raffaele è quello di saperci rendere tutti protagonisti delle nostre azioni. Quando lui dice: "Ora tocca a te", diventiamo uomini e donne che imparano a vivere ritrovando in se stessi le risorse per stare bene.
 Ecco perché nasce il libro Alle radici della felicità - Editoriali, una raccolta degli editoriali più significativi di Raffaele Morelli pubblicati su Riza Psicosomatica dal 1980 al 1990, che riunisce in un volume il pensiero, la ricerca e l'evoluzione dell'autore, le sue riflessioni sul senso della vita, sui disagi esistenziali, sulle malattie, sui colori e sui profumi che danno anima e qualità alle nostre emozioni, alla nostra quotidianità.
 Gli editoriali di Morelli sono semi che hanno dato le radici a tante iniziative di Riza e che hanno portato benessere nella vita di molte persone. L'autore Medico psichiatra e psicoterapeuta, Raffaele Morelli fonda nel 1979 a Milano l'istituto Riza di medicina psicosomatica.
 Il suo lavoro è da sempre orientato alla riscoperta della dimensione psicosomatica come chiave di senso per interpretare ed affrontare le patologie e i grandi disagi dell'epoca contemporanea. Autore di numerosi libri di successo, dirige le riviste Riza Psicosomatica, Dimagrire, MenteCorpo....
EBOOK - REALIZZARE SE STESSI
Tutti Hanno Un Compito Nella Vita
di Raffaele Morelli

"Vorrei cambiare; come posso fare per migliorarmi?"
 Lo chiedono in molti, oppressi sotto il peso dei propri disagi, perché così credono di uscirne. Ma sbagliano completamente: la soluzione non sta nello sforzarsi di cambiare, ma nell'essere finalmente se stessi.
 Ciascuno di noi ha in dote un dono speciale, un talento che chiede solo di essere portato alla luce. È l'unica fonte di vero benessere, che può salvarti da ansia, depressione e insicurezza. Il tuo talento esclusivo è la via maestra che ti conduce alla scoperta di te stesso.
 Come puoi farlo venire a galla? Impara a osservare senza giudicare, a eliminare le parole e i gesti inutili, ad aprire la mente alle novità.
 Più volte lo ha ribadito in questi anni Raffaele Morelli attraverso i suoi scritti, negli incontri di gruppo e sul "blog". In questo libro riportiamo le sue riflessioni in risposta a una serie di domande molto frequenti. Ne esce l'indicazione di un percorso lungo il quale ciascuno può arrivare a essere davvero se stesso: nei pensieri e nelle azioni, nei rapporti con gli altri, nella coppia, in famiglia e sul lavoro.
 L'autore Medico psichiatra e psicoterapeuta, Raffaele Morelli fonda nel 1979 a Milano l'istituto Riza di medicina psicosomatica. Il suo lavoro è da sempre orientato alla riscoperta della dimensione psicosomatica come chiave di senso per interpretare ed affrontare le patologie e i grandi disagi dell'epoca contemporanea.
 Autore di numerosi libri di successo, dirige le riviste Riza Psicosomatica, Dimagrire, MenteCorpo....
EBOOK - LE REGOLE DELLA FELICITà
Ritrova la tua unicità: è la via per realizzare te stesso
di Raffaele Morelli

"Ho sempre pensato che in ognuno di noi esista una capacità cosmica, universale, di realizzare la propria unicità, di trovare la propria strada, di affrontare nel modo giusto gli imprevisti, di prendere le decisioni migliori.
 È una capacità naturale, spontanea, che segue le leggi eterne dell'anima e ci porta vicino alle persone che fanno per noi e lontano da ciò che non ci è affine e avvelena la nostra vita.
 A volte perdiamo di vista questa capacità innata e allora arrivano i disagi: ansia, depressione, panico...
 Ma per fortuna basta poco per risvegliarla quella capacità. Sono sufficienti poche, semplici regole"....
LA RINASCITA INTERIORE - LIBRO
Trova ogni giorno un nuovo te stesso
di Raffaele Morelli

Ritrovare il dialogo interiore con noi stessi è un lavoro che si costruisce giorno per giorno, qualcosa che abbiamo perso da millenni e che dobbiamo essere rieducati a fare...come un bambino che impara a camminare!

 Rinascere nuovi ogni giorno, non sentire il passato come una zavorra.
 Troppo spesso ci costruiamo un ruolo, per vanità o per timore degli altri, per adeguarci all'ambiente, per cercare di combatterlo.
 Da qui nascono la depressione, l'ansia e gli attacchi di panico, tutte espressioni della nostra vera essenza che per natura non ha un volto definito e fisso ma è sempre mutevole, si sente stretta nei binari che le abbiamo assegnato e non accetta di identificarsi in un ruolo troppo a lungo. Se la costringiamo lì dentro, l'anima si spegne.
 Oppure riemerge da un'altra parte, attraverso la valvola di sfogo di un'ansia cronica o di un disturbo psicosomatico.
 Ma noi possiamo smontare questo atteggiamento. Non è difficile e si può partire dalle piccole azioni quotidiane, facendo il "gioco" serissimo di guardare la vita con gli occhi di un altro. È questa la tecnica della rinascita interiore, derivata da un'antichissima saggezza, che Raffaele Morelli ci insegna in queste pagine preziose: il raggiungimento dentro di noi di uno spazio vuoto in cui non esistono né schemi né giudizi.
  ...
«La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, ma dalla incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti, o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili. La solitudine cominciò con le esperienze dei miei primi sogni, e raggiunse il suo culmine al tempo in cui mi occupavo dell’inconscio. Quando un uomo sa più degli altri diventa solitario. Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell’amicizia, perché nessuno è piùsensibile alle relazioni che il solitario, e l’amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è memore della propria individualità e non si identifica con gli altri.»
C.G. Jung – Ricordi, Sogni, Riflessioni
«Il soggetto umano è cambiato: l’intimità e la solitudine hanno perduto il loro valore, le qualità individuali sono divenute sempre più di tutti, il singolo ricerca la collettività, la moltitudine, spesso parossistica musica, l’espressione del noi invece che espressione dell’io.»
Roland Barthes
«Quindi nella solitudine c’è una percezione maestra che ci indica la via. Nella nostra cultura, la solitudine non è più vista come una saggia maestra che ci indica la via. Nella nostra cultura, la solitudine non è più vista come una saggia maestra di vita, non è più un’alleata.Per noi la solitudine è una maledizione, quando dovrebbe essere invece accolta come una buona notizia. Che ci aiuta a indagare e a scoprire chi siamo.»
Raffaele Morelli, La felicità è qui
Solitudine, tramonto sulla scogliera
Solitudine, tramonto sulla scogliera
«L’uomo cosmico non può temere la solitudine, perché nel cosmo non si è mai soli. […] Quell’energia che genera l’essere che sei, non si perde mai. E’ sempre lì, è sempre stata lì. Non siamo mai soli.»
Raffaele Morelli, La felicità è qui
«Pensiamo che la nostra solitudine nasca dall’assenza di relazioni o da relazioni sbagliate. Abbiamo perso di vista la parola “solitudine” e il suo vero significato, perché ci siamo identificati esclusivamente nelle relazioni che intratteniamo. E una volta compromesse ci ritroviamo nel deserto.»
Raffaele Morelli, La felicità è qui
«I veri grandi spiriti costruiscono, come le aquile, i loro nidi a grandi altezze, nella solitudine.»
Arthur Schopenhauer
«Tutti coloro che prendono seriamente se stessi e la vita, vogliono stare soli, ogni tanto. La nostra civiltà ci ha così coinvolti negli aspetti esteriori della vita, che poco ci rendiamo conto di questo bisogno. Eppure la possibilità che offre, per una completa realizzazione individuale, sono state messe in rilievo dalle filosofie e dalle religioni di tutti i tempi. Il desiderio di una solitudine significativa non è in alcun modo nevrotico; al contrario, la maggior parte dei nevrotici rifugge dalle proprie profondità interiori, ed anzi, l’incapacità di una solitudine costruttiva è per se stessa un segno di nevrosi. Il desiderio di star soli è un sintomo di distacco nevrotico, soltanto quando l’associarsi alla gente richiede uno sforzo insopportabile, per evitare il quale la solitudine diviene l’unico mezzo valido».
Karen Horney “Our Inners Conflicts”
«…tradire la propria solitudine può rivelarsi estremamente pericoloso . Si cerca un altro, un punto esterno a noi, per soffocare la tristezza, per avvolgere la solitudine: prevalgono la paura e l’ansia […] Non c’è nulla di patologico nel cercare incoraggiamento nell’amicizia e nell’amore degli altri, direi anzi che si tratta di una manifestazione di piena salute; è di altro, però che stiamo parlando, dell’incapacità totale di fondare la propria esistenza intorno a un centro interiore e della compulsione a riempire sempre il proprio vuoto con punti di riferimento esterni, siano essi gli altri, il lavoro, le droghe e ogni altra forma di ‘addiction’. Il tradimento che questo modo di vita sottende si caratterizza come duplice: in primo luogo viene tradito il pianto dentro di noi, il pianto che si sforza penosamente di comunicarci qualcosa, proprio come un bambino inascoltato; in secondo luogo vengono traditi gli altri, quelli cui ci rivolgiamo per farci “riempire” un po’: in questo caso infatti per noi interessante è non tanto l’altro, con la sua umanità, ma il fatto che egli ci posa gratificare con la sua prestazione di presenza.  Ci interessa soltanto soverchiare la tristezza con il rumore.»
Amare Tradire: Quasi un apologia del tradimento, di Aldo Carotenuto
«Cerca la solitudine: in essa troverai te stesso, e alla natura leverai l’immenso inno dell’amore.»
Ambrogio Bazzero, scrittore italiano dell’800
«Ho bisogno di solitudine, cioè di guarire, di tornare in me, di respirare un’aria libera, leggera, gioconda…»
F.Nietzsche, Ecce Homo
«In ognuno, c’è qualcosa che non sarà mai compreso da nessuno. Questo qualcosa è la causa stessa della nostra solitudine, della solitudine che ci è connaturale. È questa solitudine rudimentale che dobbiamo accettare in primo luogo.»
Madeleine Delbrêl
«C’è una solitudine dello spazio
una solitudine del mare
una solitudine della morte, ma
sono tutte compagnia
paragonate a quell’altro spazio più nel fondo,
quella privatezza polare:
un’anima sola con se stessa
finita infinità.»
E.Dickinson
‎”Odio quelli che mi tolgono la solitudine senza farmi compagnia.”
Friedrich Nietzsche
“La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice.”
L’anno della morte, di Ricardo Reis, Josè Saramago

mercoledì 18 ottobre 2017

LA NUVOLA


America : alla fine della seconda guerra mondiale la parola America fu mitica ; era l'immagine della forza, della ricchezza , della libertà. L'America : la matrice del capitalismo mondiale e delle prime aziende multinazionali, sparse per il mondo ; la matrice della grande finanza senza nome e senza Stato. Dell'America non vedemmo la povertà, le ingiustizie sociali , la violenza , le libertà condizionate, il razzismo, la prepotenza sociale. I russi non erano passati nella liberazione dell'Italia ; solo dopo aver assorbito l'America, immagine della ricchezza e della potenza, trovammo i Soviet di Stalin, anche quelli grandi e imperiali . Il capitalismo contro il comunismo . E ci accorgemmo , tutti quanti , che né l'uno né l'altro potevano essere adottati in Italia ; né nell'Europa occidentale. America e Unione Sovietica si intrufolarono nella politica italiana ed europea , ma senza grandi risultati. Caduto il comunismo sovietico è rimasto il capitalismo americano a volteggiare nel mondo ; e si è pian piano trasformato in una nuvola eterea senza patria, senza colori forti , ma solo finemente sfumati, con qualche immagine formatasi e subito dissipatasi in cielo , con riferimenti a fatti o volti terreni. Questa nuvola si chiama “mondializzazione” e forse è sfuggita di mano anche ai suoi creatori . Dentro c'è di tutto : cose di interesse planetario ( esempio il clima ) interessi di bottega ( esempio imprese di produzione , di distribuzione e vita dei piccoli commerci ), grandi movimenti dei capitali , che ormai non hanno più àncore definite ( se mai le hanno avute ) ,guerre ( di cui a noi poveri mortali dispersi tra i popoli spesso sfugge anche il senso ). Questa nuvola ci sovrasta , ci condiziona , ci domina , anche nella nostra vita quotidiana . E nessuno sembra metterla in discussione , studiarla , progettare metodi per poterla controllare o orientare ; è troppo lontana ed eterea ; è lassù: la mondializzazione.
Noi eravamo Paesi non capitalistici né comunisti ; avevamo scelto un “mercato sociale”, che aveva accettato le libertà del capitalismo , ma le aveva temperate con le esigenze delle politiche culturali e sociali. Queste esigenze si manifestavano con il potere dei lavoratori ; con le partecipazioni dello Stato nelle imprese di interesse sociale o strategico ; con il rispetto e la responsabilità dei servizi pubblici; con gli investimenti sulle scuole , sulle identità, sulle storie e sulle culture. Insomma con quella che normalmente dovrebbe chiamarsi politica , l' “arte del governare” e , se democratica, nell'interesse del popolo. Ora siamo diventati Paesi “mondialisti”, governati da quella nuvola eterea che possiamo vedere , ma che non possiamo conoscere , né tanto meno controllare. E che tende a portare danni nella vita del pianeta . Danni culturali , marginalizzando le identità storiche delle culture dei popoli . Danni sociali , incoraggiando la legge del più forte in economia, con lo sfruttamento selvaggio dei più deboli . Danni economici , distruggendo le qualità dei prodotti e dei servizi . Danni finanziari , con la trasformazione del risparmio individuale in capitale di rischio multinazionale. Si tratta , tra l'altro, di una massificazione di prodotti e consumi , con un recupero paradossale di tesi del comunismo più primitivo. Dal nobile “pane per tutti” ,al prosaico “caviale per tutti” ( magari artefatto, cattivo e indesiderato o , più semplicemente, falso ). Ma si tratta anche di una ormai evidente “dittatura” della finanza sulla economia ( a questo proposito e per esempio , un settore trainante dello sviluppo sembra essere quello dell'automobile ; nessuno osserva che le macchine sono per lo più vendute da società finanziarie e non dalle fabbriche di produzione )
Hanno fatto passare la mondializzazione , come un fenomeno naturale incontrastabile, appunto come una nuvola nel mercato globale e invisibile; e invece è una scelta imposta da interessi specifici ,soprattutto finanziari, tanto intricati da apparire immateriali.
Rino Formica in una sua recente intervista sulle spinte “regionaliste” dice con grande lucidità che quando non c'è politica , vince la “geografia” . Lo Stato basa la sua esistenza sulla Politica ; senza quella lo Stato diventa “geografia”, portatrice di esigenze primarie localistiche.
La nuvola della “mondializzazione” è priva di politica e sta portando e porterà a “nazionalismi”, che i semplici di testa chiamano populismi ; si tratta invece solo di difese contro un potere oscuro per la gente , calato dall'alto.


lunedì 18 settembre 2017

mercoledì 12 luglio 2017

Immigrazioni

Il problema dell’immigrazione sta dividendo l’Italia e l’Europa ; e questa divisione sembra poggiare su argomentazioni assai fragili.
L’argomento morale ; aiutiamo i poveri ; quali ? tutti ? alcuni ? Non sembra peraltro che stiamo aiutando una gran parte di quelli che ci è dato vedere o incontrare . In breve, stavano meglio nelle loro terre di origine che nelle stazioni ferroviarie, nelle giungle urbane, dentro alle violenze e alle costrizioni quotiane. Sono stati trascinati da neo-schiavisti in avventure infernali con miraggi paradisiaci ; sono corse e stanno correndo masse enormi di soldi , che non sono andate ai poveri, ma  a mediatori , a mediatori dei mediatori , a burocrati , a gente del malaffare  e ad un nuovo banditismo. Qualcuno  può negare che le cose stiano così ? I poveri non si aiutano in questo modo.
L’argomento politico :il mondo deve essere sempre più aperto al “confronto” di culture e di genti ; a “integrazioni”. Sembra un argomento retorico , talmente è ovvio. Ma bisogna capire cosa si intenda per “confronto” e “integrazione” ;  quando sono imposizione ,sottomissione, necessità , non sono fenomeni accettabili ( come non lo furono le colonie , di converso ). Mentre fu ,per esempio, confronto e integrazione la sofferta emigrazione italiana in regioni del mondo  che la richiedevano e che la ricevevano , secondo procedure stabilite dai Paesi ospitanti e note a chi partiva.  La reciproca comprensione e integrazione dei popoli può e deve avvenire senza invasioni o violenze organizzate , senza infami commerci delle genti. La difesa e l’orgoglio degli Stati e delle loro culture non è nazionalismo, ma coscienza dello Stato di diritto, faticosamente conquistata e ancora da conquistare in millenni di storie dei popoli.
L’argomento socio-economico . Ci sono lavori che i cittadini del benessere non vogliono più fare ( e che gli immigrati si adattano a fare ) ; i contributi sociali  di questi lavoratori contribuiscono a mantenere in vita il sistema pensionistico dei Paesi ricchi. Il primo argomentare ha un vago senso di neo-schiavismo ;  la verità è che i lavori faticosi e umili vengono pagati poco e quindi i “ricchi” non vogliono farli ; se le retribuzioni aumentassero o lo Stato, per esempio, provvedesse a fare servizi sociali( come in molti Paesi del Nord Europa) , lasciati invece sulle spalle  dei cittadini , anche le disponibilità del lavoro indigeno aumenterebbero. Il secondo argomentare è curioso ; ogni pensionato è convinto di aver versato contributi per tutta la sua vita lavorativa , al fine di garantirsi una sua pensione ( non  una pensione pagata da altri ).  Ora viene spiegato che i contributi dei lavoratori odierni servono a pagare le pensioni di oggi ; un movimento di cassa insomma ; non un “sistema assicurativo” di Stato , in barba a tutte le regole della...matematica attuariale . Cioè  l’ assicurazione di Stato sulle pensioni, basata sui contributi dei lavoratori è fallita ; non esiste più ; c’è solo una cassa-continua , con entrate probabili e uscite certe. Ed è su questa “certezza” delle uscite che i geni della gestione pensionistica stanno cercando di racimolare risparmi, diminuendola ; forse gli immigrati versano contributi , ma poi non matureranno il diritto alla pensione ; e quindi i loro contributi potranno essere utilizzati per pagare altre pensioni. Siamo alla frutta sia in senso tecnico-scientifico , che in termini di politica sociale .
E poi la ciliegina sulla torta ; “abbiamo bisogno di immigrati anche per motivi demografici” ; cioè abbiamo bisogno di “torelli da monta”, per avere nuovi cittadini e nuovi bambini e aumentare così la popolazione. La crescita o decrescita della popolazione, come noto, dipende prevalentemente dallo stato economico e sociale di un Paese e dalle sue scelte. In un Paese ricco i figli costano cari, carissimi e quindi sono più “rari”( e ancor più rari quando il Paese ricco è in recessione ). Il costo di un bambino dipende molto  dallo Stato ; e lo Stato può anche scegliere di non pagare quel costo , ma di spendere eguali o più risorse per “comprare” nuova popolazione ; lo dica , senza inventarsi nuove teorie demografiche. Oltretutto non sta  scritto da nessuna parte che la popolazione debba aumentare ( o diminuire ) . Negli ultimi tempi tendono a prevalere le tesi del...controllo delle nascite...
Non sembra infine che l’Europa si opponga all’immigrazione ; si oppone alla “immigrazione economica” selvaggia. Salva innanzitutto i rifugiati politici ( una volta erano solo pochi Paesi che garantivano questa ospitalità ; ora sono quasi tutti ); per gli altri chiede procedure certe e compatibili con una accoglienza civile; e non barbara; e non schiavistica; e non “business oriented” , per dirla alla moda ( ed è soprattutto su questo che polemiza con l’Italia )

Questa è la realtà . Cosa fare ? Chi è pagato per prendere decisioni lo faccia ;e faccia saper con chiarezza quali sono le scelte. Il lasciar correre è diventato ormai pericoloso e anche un pò delinquenziale.

Pubblicato da Le Formiche il 12 luglio 2017      Marcello Inghilesi 

sabato 1 luglio 2017

venerdì 30 giugno 2017

FRANCIA . NON VOTANO PIU'


Da più di un anno in Francia si vota per questo e per quello; primarie di destra e di sinistra; presidenziali e ballottaggio; legislative e ballottaggio. All’ultimo la gente, già sfiduciata dalla gestione politica, stanca e in massa non è andata a votare. È così che nell’esagono in un anno ci sono stati, nella forma, ribaltoni spettacolari.
Presidente è diventato un giovane tecnocrate nuovo, Emmanuel Macron, né di destra né di sinistra, come ama definirsi. Per la prima volta in questa quinta repubblica (cioè dal 1958) a capo dei francesi non c’è un “gollista” (destra) o un socialista (sinistra). Il funerale del sistema è stato officiato dall’ultimo Presidente, il socialista Hollande, che non ha creduto più nel suo partito (e tanto meno nel socialismo) e ha lavorato per un suo beniamino, tecnocrate centrista e suo collega dell’Ena e di altre associazioni molto influenti in Francia; e che parimenti ha lavorato contro una probabile vittoria della destra gollista, lasciando montare scandali curiosi, che tuttavia si sono rilevati come coltelli affondati in un pane di burro di un partito colabrodo, brutto erede di nobili e potenti tradizioni.
Quindi forse il vero vincitore delle presidenziali francesi è stato l’ex socialista François Hollande, presidente uscente e non rieleggibile per il suo pessimo quinquennato a capo dello Stato (fino ad allora non aveva gestito nulla, se non il partito; ha avuto un grande know-how nelle manovre di palazzo; e alla fine lo ha dimostrato).
Un secondo ribaltone si è avuto con l’elezione del nuovo Parlamento. Su 577 deputati, più di 430 sono di prima nomina. Quelli che si sono contesi il potere finora, destra e sinistra assieme, non arrivano a 150. I rispettivi partiti, socialisti e repubblicani, sono crollati e un regolamento di conti è in corso, con prospettiva di rovina pressoché totale (molti dei loro adepti difficilmente reggeranno lontano dal profumo del potere; si sente molto parlare di una loro politica “costruttiva”, anticamera del loro ingresso nel centrismo del potere presidenziale). All’opposizione restano frattaglie numeriche, se pur importanti da un punto di vista politico a “destra” e a “sinistra”, penalizzate dal sistema elettorale maggioritario (35 deputati; con un proporzionale puro sarebbero stati più di 160). Ma all’opposizione c’è soprattutto gran parte di quel 56% di elettori, che non è andata a votare, stanca dei giochi di potere politici e delle burocrazie nazionali e comunitarie, che ostacolano o bloccano ogni concreto progetto di sviluppo del Paese.
Insomma in Francia è successo come se in Italia in un solo anno scomparissero il PD, FI e annessi e anche i 5 stelle; tutti assieme. E un giovane bocconiano, forte dell’appoggio di un Monti di turno, ma anche di un astensionismo ultramaggioritario, prendesse quasi tutto in mano. Il clima sembra dunque cambiato; alcuni meteorologi parlano di pericolose grandinate in arrivo.

Marcello Inghilesi pubblicato da Le Formiche il 27 giugno 2017

lunedì 24 aprile 2017

FRANCIA : BOH !?


In Francia sembra ormai che si spendano più soldi per i sondaggi sulle presidenziali che per le elezioni stesse; ogni giorno esce una previsione. Sono spannometriche, ma vengono prese sul serio. Nella corsa alla presidenza si sono formati quattro gruppi di pensiero; uno centrista, con alla testa il giovane prodigio Macron (nella foto); uno nazionalista, dietro alla Le Pen; uno liberista (repubblicano) con Fillon; e uno “socialista”di sinistra guidato da Mélenchon. È probabile che il ballottaggio se lo giocheranno il centrista Macron (pupillo del presidente Hollande e anche di una parte di quello che fu il Partito socialista) e la nazionalista Le Pen. Ma pochi parlano del dopo.
Il presidente in Francia presiede anche il governo, che nomina; ma poi ne risponde al Parlamento che potrebbe anche essere politicamente diverso; e così in alcuni casi del passato il presidente ha dovuto coabitare con una Assemblea nazionale “ostile”. E la prospettiva attuale fa temere proprio che si possa ripetere un conflitto di questo genere. Nel 2012, con l’attuale sistema elettorale “maggioritario” i 577 seggi dell’Assemblea nazionale furono così ripartiti: 331 socialisti; 229 repubblicani; 10 comunisti e sinistra varia; 2 centristi; 2 nazionalisti.
L’11 e 18 giugno prossimo ci saranno le nuove elezioni legislative e la situazione appare molto diversa da quella del 2012. Ognuno dei quattro gruppi in corsa per le presidenziali è stimato tra il 20 e il 30 per cento dei voti. E tra loro c’è forte “incompatibilità”: i socialisti di Mélanchon e i nazionalisti della Le Pen dichiarano di non volere accordi con nessuno; ma anche i liberal-repubblicani di Fillon-Sarkozy non potrebbero accettare accordi con il pupillo di Hollande, loro storico avversario. Quindi la corsa presidenziale sembra essersi diretta in un brutto cul de sac. Chiunque vinca rischia di perdere dopo, in Parlamento.
Molti stanno proponendo di tornare a un sistema proporzionale per cercare rappresentatività (i nazionalisti con più del 25% dei voti hanno solo due parlamentari) e possibilità di maggioranze parlamentari pluri-partitiche; questa prospettiva era stata combattuta dal partito socialista e da quello repubblicano, una volta egemoni; oggi sono tutti e due “a rischio” e quindi possono vedere con altri occhi la questione “proporzionale-maggioritario”. Oltretutto bisognerà fare anche i conti con una curiosa clausola elettorale vigente nelle legislative; qualsiasi candidato che raggiunga più del 12,5% degli aventi diritto al voto (non quindi dei votanti) può partecipare all’eventuale ballottaggio, che in questo caso potrebbe diventare triangolare o addirittura quadrangolare. Tutti e quattro i poli politici in lizza potrebbero trarre vantaggio da questa clausola e, forse più di altri, i nazionalisti e la sinistra socialista.
Alcuni si sono lanciati in stime. La nuova Assemblea nazionale potrebbe avere circa 270 deputati repubblicani, 180 socialisti-centristi, 50 nazionalisti (ne avrebbero almeno 150 con il proporzionale) e 60 socialisti e sinistra (ne avrebbero forse più di 100 con il proporzionale). E in tutto questo viene sancita la morte del vecchio Partito socialista, che si spalmerebbe tra il centro e la sinistra. Non sembra quindi possibile una maggioranza parlamentare, a meno che Macron, nel caso di vittoria, non trovi un accordo con i suoi ex antagonisti “repubblicani”. In effetti i due gruppi sono rimasti gli unici a sostenere questa Unione europea, avendo contro sull’argomento, molto probabilmente, la maggioranza dei francesi (su 11 candidati alle presidenziali solo due si sono dichiarati filoeuropei, a favore di questa Europa: Macron e Fillon; gli altri nove con sfumature diverse si sono manifestati contro); già nel 2005 in un referendum il 54,7% dei francesi si dichiarò contrario alla ratifica della Costituzione europea. Oggi quel 54% potrebbe essere una valanga capace di superare il 60% dei voti.
Chiunque vinca quindi sembra avere davanti non un cattivo tempo, ma un probabile “uragano”. E sulla vittoria presidenziale inciderà molto anche il “non voto”. Un matematico francese con un suo modello di previsione sostiene che sotto il 70% di partecipazione alla fine vincerà la Le Pen; forse con il 70% no, ma con poco più del 50%, come attualmente si mormora, è possibile la vittoria della nazionalista. Molti vecchi leader hanno annunciato il proprio prossimo ritiro a vita privata; la cosa sembra comprensibile; i danni sono ormai stati fatti; non sarebbe piacevole esporsi ancora.
Marcello Inghilesi
Le Formiche 23 aprile 2017

domenica 2 aprile 2017

martedì 7 marzo 2017

François ama Emmanuel


Ce la farà Emmanuel Macron a diventare il venticinquesimo presidente francese? Dipende. Ce la potrà fare se: il candidato “repubblicano” (centrodestra) François Fillon si ostinerà a mantenere la sua candidatura, nonostante le vicende giudiziarie che lo stanno screditando nel Paese e nell’opinione pubblica (se invece rinunciasse e passasse il testimone a Alain Juppé, sindaco di Bordeaux, per Macron potrebbero nascere seri problemi); la sinistra (socialisti, comunisti, frontisti, radicali, verdi e gruppuscoli vari) resterà divisa; i nazionalisti di Marine Le Pen resteranno isolati.
Ma cosa rappresenta politicamente Macron? Fu ingaggiato dal presidente François Hollande nella segreteria generale dell’Eliseo, come giovane tecnocrate, con ottimi studi e un buon avvio di carriera nella finanza (Banca Rothschild). Poi il presidente lo nominò addirittura ministro dell’Economia (a 37 anni). La sua matrice politica è quindi “socialista”, di fiducia del presidente. A luglio 2016 criticò il governo, Hollande tacque; poi si dimise da ministro, Hollande continuò a tacere; fondò il movimento “en marche”, in vista delle presidenziali, previste da lì a sei mesi. Alcuni socialisti, in maniera palese o nascosta, lo hanno sostenuto (come la “moglie “ e ministra all’Ambiente di Hollande e già candidata socialista alle presidenziali contro Sarkozy Ségolene Royal).
C’è di che pensare che Macron sia stato spinto da Hollande alla sua successione. In effetti il presidente sapeva di aver mancato gran parte delle promesse che aveva fatto ai francesi nella sua campagna elettorale di cinque anni fa e di aver anche raggiunto livelli di impopolarità personale mai visti prima d’ora. Aveva inoltre capito che i socialisti, in quanto tali, avrebbero avuto enormi difficoltà a vincere le elezioni (anche per le loro divisioni interne). Decise di non ripresentarsi alle elezioni. Non solo: non partecipò neppure al confronto interno del suo partito per la scelta del candidato presidenziale, da presentare come suo successore (si fece trovare in Africa prima e poi in un deserto cileno irraggiungibile anche da cellulare, almeno così si disse).
Infine la bomba giudiziaria contro Fillon, dai contorni molto vaghi e noti da sempre (è accusato di aver fatto stipendiare moglie e figli dal Parlamento, come suoi assistenti a partire dal lontano 2003, pratica, sembra, abbastanza diffusa tra i deputati francesi): perché lo si è posto a una gogna giuridico-mediatica a due mesi dal voto? E da un voto dove Fillon e Macron si trovano di fatto “concorrenti” sullo stesso elettorato? Il “potere” è forse in qualche maniera intervenuto?
Macron ha così cominciato a volare nei sondaggi; senza programmi, ma con una  propensione alla mondializzazione finanziaria e al mantenimento di questa Unione europea a trazione franco-tedesca, e cioè alle tesi contro le quali si era battuto Hollande nella sua campagna elettorale del 2012 (“il mio avversario non è monsieur Sarkozy, ma madame la Finance”).
In conclusione, il presidente avrebbe capito di aver perso la sua sfida (c’è chi dice che non l’ha neppure mai cominciata) e ha scelto di supportare un giovane successore, pescandolo nel campo  avverso. Il suo partito, il Partito socialista, è rimasto male, è confuso e sta correndo qua e là. Ser Nicolò Machiavelli ha lasciato Firenze, si è trasferito a Parigi.
Marcello Inghilesi
Formiche 7 marzo 2017