viaaaa!!!

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giovedì 31 dicembre 2009

W i Pesci

giovedì 17 dicembre 2009

La notte della politica

Per capire l'aggressione di piazza del Duomo bisogna scavare nel sottosuolo culturale italiano, nel linguaggio avvelenato che ormai ci sommerge dalla mattina alla sera. La violenza è sempre ‘‘il prodotto della notte della politica, di un tutto-è-permesso che addormenta la sensibilità civile e la responsabilità della ragione.

di Giuliano Ferrara da Panorama



Dietro quella storia oscena del demente e vigliacco che spara un oggetto di marmo contro la faccia di Silvio Berlusconi non c'è solo la cupa condizione della lotta politica in Italia, che dura inalterata dal Cinquecento, che riemerge a tratti nelle diverse forme del banditismo fazioso, del lavacro ideologico realizzato sulla pelle delle persone, della vendetta civile in ogni stagione, anche la più felice, della storia degli italiani. Dietro l'intolleranza violenta di un momento c'è la farsa mite, strisciante, della tolleranza universale. Qui è lo scandalo.
Quando per la prima volta la residenza privata di un uomo politico fu presa di mira da una folla inferocita e mentalmente insana, quando al termine di un comizio dell'opposizione il manipolo dei linciatoti e lanciatori di monetine si trasferì sotto l'Hotel Raphael di Roma dove abitava l'uomo nero del momento, Bettino Craxi, nel nostro Paese era in pieno corso una rivolta plebea contro i partiti e le classi dirigenti, animata e nutrita da un pezzo dell'establishment con l'appoggio codino, reazionario, di un manipolo di gazzettieri e togati decisi a tutto, perfino a servirsi di un poliziotto dai comportamenti assai discutibili, in cerca di gloria politica, chiamato Antonio Di Pietro. Il cocco di Enzo Biagi e dell'avvocato Vittorio D'Ajello, il beniamino della salotteria milanese più intrisa di mediocrità.
Craxi doveva venire da me in tv, quella sera, ciò che fece dopo avere superato lo sbarramento linciatorio, infine scortato da uno squadrone di carabinieri. Mi sembrò enorme quel che era successo, proprio per la violazione dello spazio privato di un uomo pubblico, ma non ci fu il becco di un commentatore, e voglio ignorare i nomi spesso insospettabili dei fomentatori e rinfocolatori dell'odio forcaiolo, che comprendesse il messaggio osceno di un'aggressione sotto casa: non è la funzione che contestiamo, non veniamo a un tuo comizio, non cerchiamo di impedire o disturbare una manifestazione politica del tuo partito, no, veniamo sotto casa tua, dove dormi e abiti e mangi e vivi, perché è te in persona che odiamo, sei tu il bersaglio mobile della nostra indignata furia e follia.
Prima di chiedere un facile perdono, che sarà un'altra pietra miliare nella storia della tolleranza violenta di questo Paese, specie dopo il perdono e i tarallucci e vino per l'operaio bergamasco che lanciò il treppiede sul collo di Berlusconi appena cinque anni fa, quell'M.T. sparatore di statuine aveva detto la verità appena nascosta dallo squilibrio mentale: «Perché? Perché lo odio». E perché lo odia? Ve lo dico io, perché lo odia. Lo odia perché è ricco, perché ha infranto il sogno della presa di potere reazionario-plebea dei primi anni Novanta, perché è il nemico riconosciuto di tutte le ideologie fallite del secolo scorso, lo odia per i suoi pregi e per i suoi difetti, ma soprattutto per i propri difetti, per la propria vita frustrata e facile. Non lo sa che è per questo, ma è per questo che lo odia.
La facilità del tutto è lo scandalo. Chi ha mai pagato per la corrosione della civiltà, della creanza, del senso dell'onore nei modi personali e pubblici in questo Paese? Chi deve qualcosa a qualcuno, e in particolare allo Stato e alle sue regole, dopo che si sia sputtanato, calunniato, avvelenato in ogni pozzo dell'esistenza politica? È rozzo prendersela con gli avversari politici aperti del Cavaliere, bisogna scavare nel sottosuolo culturale italiano, capire come sono fatti i giornali e i messaggi televisivi, qual è l'ordito di linguaggio in cui siamo immersi dalla mattina alla sera, con il fulgido contributo, sempre più vanesio e ludico e impostore, della famosa rete, del web, della blogosfera.
La violenza è sempre il prodotto della notte della politica, di un tutto -è- permesso che addormenta la sensibilità civile e la responsabilità della ragione.

17 dicembre 2009

Nuovi fasci

La Sora Rosa e il Sor Tonino
Il doppio misto Sora Rosa e Sor Tonino rappresenta il nuovo fascismo .
La Sora Rosa non ha grande storia . E' cresciuta nell'Azione Cattolica , dove ha preso una deriva integralista , per così dire. La sua unica notorietà la ebbe quando fu ritratta in foto, mentre le br ammazzavano il professore Bachelet. Poi di mestiere si mise a far politica democristiana , con quella « sinistra » integralista, dedita a careghe più che a idee ( e questo da sempre , sulla pelle dei santi fondatori, Dossetti, La Pira e Fanfani ). Navigando nel marasma degli anni 90 tra partiti ed eredità varie, approdò addirittura ad un ministero: scaldò e fece scaldare sedie; ma la povera gente , per la quale voleva governare, non si accorse di nulla. In una diretta TV Berlusconi le disse che a suo parere la signora Bindi era più bella che intelligente. Lei rispose di non essere a disposizione del premier. Battutaccia, con la quale fece altra fortuna. Capito dove poteva essere il suo capitale, cominciò accumulare odio contro Berlusconi; non un'idea, non un progetto, non una discussione ; solo odio, foriero di qualche consenso e di qualche carega . La sera, prediche e crociate contro il cattivo tiranno, per il pio mantenimento dei santi « istituti » esistenti; e al mattino, sana confessione riparatrice del peccato, come le varie « fiamme » dell'Azione cattolica insegnano. Fin qui , nulla di straordinario ; tutto « déjà vu », nel mondo della conservazione diccì, di altri tempi. Il salto avviene nella escalation dell'odio per la cristiana conservazione ; quel « più bella che intelligente » le dà alla testa; le dà anche un piccolo potenziale elettorato che può seguirla nel menare contro Berlusconi. Salvo sempre andare in Chiesa , pregare e confessarsi.
E con chi si trova a menar le mani, per così dire,senza idee e con un concetto di regole "democratiche" fascio-comuniste di altri tempi ? Ma è ovvio , con il figlio della terra Tonino Di Pietro, che sta cercando, per motivi altrettanto pedestri , di levar di mezzo l'odiato Berlusca. Il Sor Tonino è ritratto in un libro recentemente pubblicato da Filippo Facci e finora né in tutto, né in parte smentito. Il quadro che ne viene fuori è semplicissimo: Di Pietro , dopo il golpe del 93, ha capito che il suo grande capitale poteva essere quello di difendere la conservazione dei grandi poteri dello Stato, dei magistrati ( non della Magistratura ) , dei poliziotti ( non della Polizia) , di imprenditori e professionisti , dipendenti dai loro traffici con lo Stato ( e non delle imprese e delle professioni ): e così via. Difendere la conservazione a tutti costi; anche con la piazza. Quindi il Berlusconi dei grandi cambiamenti liberali e sociali ( libertari e socialisti, per dirla alla vecchia maniera ) è il nemico non da battere, ma da abbattere. La storia del Sor Tonino apre la porta a quello che una volta si chiamava fascismo; tutto di quella storia parla proprio di fascio; i dettagli sono ampiamente descritti e documentati nel libro di Facci.
Ed ecco che ancora una volta ,in questo nostro povero Paese, integralismo religioso e fascismo si danno la mano .Nel suo piccolo, la Sora Rosa lancia anatemi, di cui il Sor Tonino si serve nel suo bruto viver quotidiano. Anatemi e violenza contro la persona che può cambiare le cose e per sostituirla non con il nuovo, ma solo con il vecchio, con la conservazione più pia e più becera allo stesso tempo. Siamo chiamati ancora a lottare e resistere contro i fascisti , mascherati da progressisti; chi l'avrebbe mai detto , in Italia , nell' Europa del terzo millennio ?

Pubblicato nel Predellino del 18 dicembre 2009

sabato 28 novembre 2009

W la France ! Questions

Sono di moda le domande. Ne vorrei fare alcune agli intellettuali francesi ( supportati da qualche italiano), che sostengono, con militanza ,la libertà di tal Cesare Battisti, che ha sporcato un nome glorioso nella storia di Italia.
Sapete che il vostro uomo , abbandonando le scuole, si era messo a fare rapine, sequestri e atti libidinosi ( uno anche a danno di un’ incapace) fin da adolescente ? Sapete che cosa erano i Pac ( proletari armati per il comunismo) negli anni 70 in Italia ? Come pensate che il vostro protetto sia evaso dal carcere di Frosinone ? Avete mai pensato cosa sia una evasione, cosa essa comporti , in termini di assistenza e di risorse ? E chi dette assistenza e risorse ? Quale passaporto fu usato e quali denari per venire in Francia e poi andare in Messico ? E per vivere in Francia , Messico, di nuovo Francia e poi Brasile ? Si può vivere decine di anni senza documenti e con…finti soldi ? Si può scrivere in francese , senza conoscerne la lingua ? E conoscendo a mala pena la grammatica italiana ? Chi ha scritto e tradotto i cosiddetti romanzi “noirs”, al vostro protetto attribuiti ?Li avete letti, oltreché averne curato la presentazione politica ? Siete convinti che la violenza volgare faticosamente là descritta, sia buona letteratura ? Pensate che scrivere un libro con Gallimard sia alla portata di tutti gli uomini- qualunque europei ? E come è che il vostro protetto ci è riuscito , nonostante la sua particolare ignoranza? Siete convinti che in Italia non ci sia uno Stato di diritto ? Che ci sia solo un teatrino di marionette , guidato dal vituperato Berlusconi ? Che i morti della violenza terroristica, ( operai e sindacalisti, giornalisti, professori, dirigenti di azienda e politici) in Italia siano stati servi di qualcuno ? Siete convinti che in Francia non ci sia stato terrorismo per le virtù o le capacità di qualcuno ? E se il “non terrorismo” francese fosse stato comprato con l’ospitalità ai terroristi degli altri ? E se l’Italia, di contro, avesse dato ospitalità ai terroristi indipendentisti ( quindi, nella vostra logica , politici) francesi,ossia bretoni, baschi o corsi , cosa avreste mai detto degli italiani e del teatrino di Berlusconi ? E chi pagava le imprese terroristiche italiane, comprese quelle del vostro protetto ? Le tessere e i concorsi delle feste proletarie o le rapine qua e là disperse con tanti morti e pochi soldi ? Chi pagava tutte quelle armi e tutta una organizzazione clandestina, molto più costosa delle stesse reti mafiose ? Chi ha mantenuto il vostro protetto per ormai quaranta anni ? Bernard Henri- Levy,purtroppo attivista anti-italiano, Lei è anche d’accordo con il terrorismo di Hamas in Israele ? Vuole ospitare un povero Hamas nella sua lussuosissima magione parigina ?
Questa litania potrebbe ,da sola, riempire un libro. Viene qui interrotta per rispetto della comune intelligenza , italiana o francese che sia. Il Battisti è ormai solo un pover’ uomo , che si nasconde in maniera indegna, probabilmente mangiato dai suoi stessi ricordi ( se è capace di averne ).
E’ grave, invece, gravissima, la superficialità di personaggi importanti, francesi e non ( che, pare, comprendano anche la mitica e polivalente “intellettuale” italo-brasiliana Carlà , con ormai relativo consorte,in allegato ), che si danno da fare contro lo stato di diritto italiano, per inseguire mode politiche o antipatie personali . Sono solo riusciti a unire , per una volta, tutto il Parlamento italiano contro il loro maldestro gioco, fatto di molto “caviale –champagne” e di poco, pochissimo, “pensiero”.

lunedì 2 novembre 2009

Aridatece er Berlusca



Proviamo a fantasticare. Berlusconi se ne va . Lascia l’Italia. Va a divertirsi e a iniziare un’altra vita . Chi perderebbe proventi e lavoro ? Vediamone solo alcuni, soggetti a eventuali aggiornamenti.
1. “Annozero” in blocco, con in testa Sant’Oro , Trabal e Vau-cluse; senza Berlusca …no party . Contro chi potrebbero divertirsi ? Ogni ipotesi sarebbe da meno del ciclone Berlusca. Quindi la trasmissione perderebbe il condimento del gioco ; si spengerebbe. Gli attori dovrebbero cercarsi altro lavoro. Impresa non facile, soprattutto di questi tempi. Aridatece er Berlusca !
2. Bindi Rosy ( o Maria Rosaria ) da Sinalunga. Non ha mai lavorato. E’ stata nell’Azione Cattolica: dal 1984 al 1989 ne è stata vice-presidente nazionale. La sua biografia riporta che era a fianco di Bachelet, quando lo ammazzarono nel 1980 ( sic). L’Azione Cattolica la fa deputato europeo nel 1989, con la DC. Diventa parlamentare in Italia nel 1994 nel PPI . E’ Ministro della Sanità per quattro anni. Slalomeggia tra PPI, Ulivo, Margherita, e PD, con risse contradaiole, fatte di “parecchio rumore e poca lana”. Ma la sua fortuna resta il Berlusca. Senza di lui sarebbe ancora all’ Azione Cattolica. E lo scambio televisivo: “ Lei è più bella che intelligente” “ Io non sono donna a sua disposizione”: ne ha fatta una santa .Partito lui, ricadrebbe nel tran -tran partitico italiano , con la buona scuola dell’Azione Cattolica; ma solo quella. Organizzerebbe una riunione con tutte le fiamme dell'Azione cattolica di Sinalunga, per dire : aridateme er Berlusca !
3. Floris Giovanni sembra un bravo e giovane curato di campagna in carriera. Anche lui si è buttato nel gioco berlusconiano e ne ha tratto grande beneficio. Finge il conduttore televisivo giornalista “terzo”, pur mostrando, qua e là , la sua partigianeria. Tirando contro Berlusconi, si è fatto un nome o, meglio , ha aumentato la sua popolarità. Senza il Berlusca probabilmente dovrebbe tornare ad una delle prime caselle dell’oca giornalistica. Anche lui quindi gemerebbe: aridateme er Berlusca !
4. Tonino della Bisaccia deve tutto o quasi al giustizialismo a senso unico contro Berlusconi. Senza di lui, tornerebbe alla Bisaccia , anche se ormai con qualche migliaio di trattori. Ma urlerebbe : aridateme er Berlusca.
5. I Franceschini erano periferici quadri democristiani , fatti deputati, di padre in figlio. Poi ,con in mano la sacra Costituzione, urlarono a Ferrara la loro crociata contro Berlusconi e diventarono catto-comu-liberal-demo-socialisti. Partito Berlusconi, crollerebbe tutto il loro marchingegno.Al bar di Ferrara, sibilerebbero: aridatece er Berlusca .
6. Bondi Sandro, ex compagno del glorioso PCI e Ministro personale di Berlusconi, si chiuderebbe in convento, assieme a migliaia di altri fratelli e sorelle, benemeriti del Capo e peccatori ( lista topo-segreta, ma lunghissima );e là, tutti in coro, intonerebbero un nuovo e maestoso gregoriano “aridatece er Berlusca”.
Aggiornamento
La Rosina Bindi è diventata Presidente del PD; ora il Berlusca può partire; lei la carega non la perde più; ha cambiato il suo bisbiglio ; da "aridateme er Berlusca" a "grazie Berlusca".

venerdì 23 ottobre 2009

Zizan El Taliban

Zizan Al Taliban è un alto funzionario del Governo afgano, che vuol mantenere l’…anonimato. Mohammed Ishmayel , invece, è un comandante talibano, in guerra contro il contingente Nato in Afghanistan. Tutti e due sostengono che gli italiani hanno pagato i talebani per non essere attaccati nella zona di Sarobi ( la stessa tesi è stata torbidamente insinuata anche da un ex agente CIA, Bruce Riedl, che sostiene di averlo saputo da un misterioso uomo di affari francese). I francesi subentrati nel controllo di quell’area , non informati dagli italiani delle loro pratiche tangentare, hanno avuto dieci soldati morti. Gli autorevoli informatori “afgani” si sono poi allargati : hanno sostenuto che queste pratiche corruttive sono note e adottate da tutte le truppe Nato (salvo quelle americane e inglesi, chissà perché) nei terreni di scontro. Notizia bomba per il Times dell’australiano Murdoch e Repubblica dello svizzero De Benedetti , che riportano la notizia e ovviamente , assieme alla solita armata Brancaleone, sbeffeggiano Berlusconi e il suo Governo. In Francia viene registrata esitazione ( la bomba – bufala è digerita solo da pochi cretini ) e il Governo, attraverso il ministro della Difesa Edgar Morin, fa sapere di essere a fianco del Governo italiano. Il Governo afgano dichiara che le accuse dei suoi cittadini, funzionari e guerriglieri, sono infondate e irresponsabili ed elogia la collaborazione italiana nella lotta al terrorismo. La Russa, ministro della Difesa italiano, annuncia azioni legali contro chi “offende i nostri morti e i nostri militari”.
Questa è in grande sintesi la cronaca dei fatti , iniziati il 15 ottobre con gli articoli del londinese Times di Murdoch.
Che i Servizi dei vari Paesi aiutino i soldati Nato impegnati in Aghanistan è noto e probabilmente richiesto dalla Nato stessa, che non ha una sua “intelligence”. Questi servizi, in ovvio coordinamento tra loro ( sarebbe un po’ grave e stupido il contrario ), lavorano nel territorio con i capi tribali di quelle aree ; gente che sa molto; e che ha strette relazioni , volute e non , con i guerriglieri islamici e con i loro traffici di droga e di armi. Sicuramente ci sono scambi; ma è difficile, anche solo pensare, che ci sia qualcuno che ha comprato la vita dei soldati italiani, a scapito della vita dei soldati degli altri alleati. E’ di moda mettere sterco nel ventilatore rivolto verso il bel Paese ; ma per arrivare a tanto ce ne vuole di stomaco ! E per fortuna, dai commenti agli articoli inglesi , francesi e ovviamente anche italiani, pochi o pochissimi sono quelli disponibili a stare ai pulsanti di questo ventilatore.
Ma chi si è inventato il nostro ipotetico Zizan ? Mentre il ruolo di Ishmayel rientra negli interessi della guerra talebana, quello di Zizan è molto equivoco ; probabilmente voleva gettare zizzania tra i militari Nato: e in parte c’è riuscito, grazie al solito fronte dei giornali Times-Repubblica, Murdoch-De Benedetti. Ma è stata, per lo più, mossa suicida, tanto è inverosimile e stupida. E’ vero che l’inverosimile può far vendere giornali e sollecitare istinti ; ma l’eccesso può anche avere effetto boomerang , come stiamo vivendo di questi tempi in Italia. Se non ci sono limiti all’inverosimile, allora perché non scrivere che …la regina Elisabetta d’Inghilterra (a differenza della signora Bindi da Sinalunga) si è innamorata di Berlusconi ?
Per fortuna il tentativo di zizzania, lanciata tra francesi e italiani, non ha funzionato; e il ventilatore allo sterco sembra ormai girare a vuoto e consumare solo corrente. Ma Murdoch nel frattempo è stato accusato da Obama di aver organizzato non un giornale televisivo, Fox news, ma un partito contro il Presidente USA; e quindi lui e i suoi giornalisti sono stati messi all’indice dalla Casa Bianca. Ma quali analogie con l’Italia, che tuttavia non vede nessuno messo all’indice ! E visto che si ragiona sull’inverosimile, se si scoprisse che l’accoppiata Murdoch-De Benedetti ( o uno dei due ) si sono anche inventati il nostro alto funzionario afgano Zizan Al Taleban ? No via , calma e gesso : Zizan e il suo ventilatore sono stati molto probabilmente inventati solo dai trafficanti talebani; Times e accoliti li hanno usati, a fini politici e commerciali, in maniera del tutto irresponsabile, per la vita di migliaia di giovani che stanno al fronte, con regole di ingaggio pericolosissime per la loro vita.

giovedì 22 ottobre 2009

La strada

Andai a trovare il sindaco. Ero convinto e deciso. Il palazzo è medievale: le scale e i muri di pietra con gli stemmi dei casati. Le sale rettangolari piccole di pietra, grigie; se non fosse per la loro geometria o per le loro finestre; se non fosse per quegli sguardi antichi fissati sui muri; se non fosse per quell’odore di storia, acuto e penetrante.
“Senti, io sono contrario a che strade e piazze abbiano i nomi dei morti. Devi dargli nomi di vivi: di vivi…eccelsi, che però abbiano anche l’umiltà di prendersi in cura la propria strada o piazza: non è un problema di soldi; ognuno può trattarla con amore, come può; ma deve avere il suo nome”. Mi guardò tra l’impaurito (è pazzo?) e l’interessato: perché la proposta non faceva una grinza. “L’idea è buona: ma come fare? Ti rendi conto? Il consiglio comunale, la lotta dei partiti, la politica, ognuno vorrà una strada, una piazza; diventerà un inferno!”.
“No, perché devi avere il coraggio di scegliere, e poi le strade e le piazze sono tante: centinaia, migliaia; e poi i morti saranno sostituiti; e poi chi è nato in una strada o piazza deve essere avvantaggiato; e quanti sono nati lì, quanti i veri concorrenti? Con la mobilità attuale: e con la palude della borghesia e dell’anonimato: ma no, vedrai, sarà facile”.
“Insomma…pensaci…aspetteranno con avidità la morte di qualcuno; e poi gireranno soldi…tutti i ricchi vorranno la loro strada o piazza…poi ci saranno le mode; le stradine ai poveri, seppur eccelsi, e le piazze ai ricchi…o i viali…e così via…fammici pensare!”
Ci pensò, divertendosi nel disegno; ma lo considerò solo un gioco. Lo capii: e quindi cominciai a chiederlo a tutti quelli che gli stavano attorno (tattica della “pressione-opressione”!)
E in effetti questa linea ebbe successo. Il sindaco cominciò a valutare seriamente l’idea, il progetto: il comitato dei garanti, la commissione esaminatrice, la proposta popolare, qualche referendum: insomma un impasto giusto per un’idea fascinosa. Ne parlarono molto; e poi venne il giorno: il progetto partì, con la mia candidatura, tra le altre. Mi proposero (come di soppiatto avevo chiesto)di sostituire il vecchio nome di via della Seteria (ove ero nato, in alto, nel borgo medievale). Per accettare la candidatura, avrei dovuto…autodocumentarmi e difendere la proposta. Cominciai col sostenere che il riferimento alla seta della vecchia strada non voleva dire nulla: era vero che una volta là si vendevano le stoffe, tra cui la seta: ma era vero altresì che quella strada aveva un unico riferimento, reale e storico: quello di salire sul fianco della Pieve, chiesa solenne del 1100, grandissima e tenerissima madre mia. Per farsi dare la strada, bisognava anche parlare di se stessi e dei propri meriti: non sembrava cosa facile; e invece poi scoprii essere proprio facile e anche gradevole: il narcisismo fu violento e mio padrone, quasi totale.Il lavoro che feci, dunque, fu come una tesi di laurea, con tanto di documentazione e bibliografia. Il comitato-commissione-proposta-referendum studiò bene le mie argomentazioni: e le trovò corrette. E un giorno, un bellissimo giorno, le autorità, il consiglio comunale, decisero di cambiare il nome di via Seteria in via Marcello Inghilesi, il mio nome, discendente da una famiglia che lì aveva vissuto per molto tempo.
Per qualche giorno rimasi stordito per l’onore fattomi (o che ero riuscito a farmi); e poi emozionato: commosso. Mi feci infine coraggio e andai nella strada: trovai già la scritta “ Via Marcello Inhgilesi” e sotto, più piccolo, “illustre aretino, contemporaneo”. Poi andai a leggere i campanelli, a guardare le botteghe: a scrutare la gente: come se tutto fosse mio, in casa mia. Il possesso è terribile: quella strada mi dava l’idea del possesso. Avrei voluto gente mia, che piacesse a me; avrei voluto tutto pedonale, avrei voluto una passeggiata, una linea della strada un suo profilo: che le case… avrei voluto…La Pieve continuava a ombreggiare tutta la strada: quelle pietre, quel grande portale, lungo la fiancata destra, che avevano aperto per battezzarmi: traversarono la strada fui battezzato: quella chiesa, ove giurarono i miei genitori: quella chiesa, ove un giorno forse avrebbero pianto le note dei miei funerali.
Fu un tempo violento quello della visita a via Marcello Inghilesi: i sentimenti si ruppero più volte e più volte si ruppero le idee, i progetti; poi stanco mi addormentai.
I mesi, gli anni fecero giustizia delle prime emozioni. Appena possibile andavo nella mia strada: ormai conoscevo tutti; avevo simpatie e antipatie, con reciprocità, come sempre, in quelle strade antiche. Pensai alle pietre, ai fiori, a discutere linee e profili, in riunioni assembleari, rissose e divertenti.
La mia strada doveva essere più bella delle altre: partivo sicuramente dal vantaggio delle linee e della storia, delle pietre e dei colori, del disegno. Ma era un lavoro infernale: un grande condominio, che comprendeva anche il preposto della Pieve. Ognuno voleva qualcosa e nessuno voleva pagare. I miei concorrenti ricchi, anche se avevano avuto strade e piazze più pesanti come gestione, risolvevano tutto con loro delegati e con soldi. Io invece volevo star sempre lì, a discutere di tutto: peggio di un bambino con i giocattoli: o di un Narciso al suo specchio. Ero già vecchio, con i dolori dei vecchi e la testa sempre più infantile, arruffata e capricciosa dei vecchi.
La strada cominciò ad annebbiarsi: i disegni si confondevano, ritornavano e sparivano di nuovo. E un giorno la nebbia si fece fitta e ci fu il trapasso, con le note struggenti, nella Pieve, nella strada. Trovai subito il Signore, vecchissimo e bellissimo, bianchissimo e dolcissimo; il Signore! Mi parlò immediatamente dei miei tanti peccati: e poi si fermò a lungo sulla “complicazione” della strada.
“Ma come ti è venuto in mente? Orgoglio e narcisismo; ma anche amore: e ore che faccio io? Spiegami!”.
Rifeci la lunga questione tra vivi e morti; e ripetei che ai vivi la strada importa più che ai morti.
“No, figliolo; qui molte creature sono altrettanto orgogliose di restare nella mente della Terra, per sempre o quasi; se lo meritano: così non sembrano neppure morti: e la gente li conosce, li ricorda, perché hanno lasciato un segno importante nella Terra”.
“Ma Signore, e le strade? Anche loro devono vivere, con qualcuno che sia orgoglioso di loro, in vita, non qui dove loro non vedono”.
“Non fare confusione: le strade e le piazze sono di pietra: fanno tutto da loro; il nome è solo un simbolo: hanno bisogno di garzoni, non di padroni!”
Rimasi male: le strade e le piazze non sono di pietra. E vero, hanno bisogno di garzoni e non di padroni; ma hanno anche bisogno di parlare con qualcuno; sennò sono morte. Il Signore lesse il mio dissenso e il mio dispiacere.
“Non devi crucciarti: ti ho parlato per mitigare il tuo orgoglio e il tuo radicato edonismo: ma non voglio mortificare il tuo amore: tu stai solo sognando di allargare i confini del mondo delle creature: e quindi di farmi onore. Sogna pure: e se qualcuno ti segue (come quel sindaco laggiù), il sogno sarà ancora più grande: il sogno che le strade possono anche non essere di pietra e parlare a tutti quelli che vogliono sentirle”.




[1] Questa piccola storia è stata pubblicata nel N. 3 della rivista Cahiers d’Art, settembre 1994.

Il numero

Questo mi porta male. andiamo oltre

Dei giudici



Alcune note per la riforma della giustizia


1 I giudici non possono parlare con i giornali scritti o video. Possono, in via eccezionale, scrivere comunicati stampa ( anche se i loro comunicati dovrebbero essere solo le sentenze ) . Mai apparire ( non devono vendere nulla, comprare nulla, né raccogliere consensi o dissensi) , per la sicurezza loro e dello Stato.
2 I giudici sono responsabili di quello che fanno, civilmente e penalmente; il giudizio su di loro deve essere dato da un organismo terzo, istituzionale, nazionale e territoriale; la sua composizione e il suo funzionamento devono essere stabiliti dal Parlamento.
3 L’attività giudiziaria, come ogni altra attività di pubblico servizio, è svolta nell’ambito di un’organizzazione statale autonoma del “sistema giustizia”: la direzione dei Tribunali deve avere una struttura organizzativa , alla quale richiedere economicità ed efficienza del servizio. In parte è così ; invece deve tutto essere così . Il lavoro dei magistrati deve essere analogo a quello di tutti gli altri funzionari dello Stato, nel quadro di regole precise e conosciute, fatto di comportamenti, orari e organizzazione del lavoro ( come le forze armate , la stessa …Presidenza della Repubblica o il Parlamento ); chi ci sta bene; gli altri a casa, come tutti i lavoratori del mondo ( per ognuno che se ne va, ce ne sarebbero cento ,anche più bravi, disposti a sostituirlo: non si sta parlando di ...chirurghi ! )
4 In questo quadro la Magistratura può avere una sua totale autonomia , nel quadro delle sue diverse funzioni , che, oggi più che mai, richiedono specializzazione ( come d’altro lato l’Università) ; questo non esclude che da una funzione si passi ad altra, ma solo attraverso “concorsi” interni, diretti a verificare l’idoneità dei candidati a svolgere il lavoro richiesto.
5 L’organizzazione del CSM deve essere profondamente rivista ; se i magistrati lavorano in nome del popolo italiano, i rappresentanti di questo popolo devono avere una funzione determinante nel lavoro del CSM.
6 La carriera dei magistrati deve basarsi su due parametri , almeno equivalenti : merito e anzianità: ovviamente essi devono essere documentati.
7 La polizia giudiziaria dialoga con i magistrati istituzionalmente ; i funzionari di polizia giudiziaria denunciano fatti ai magistrati e ricevono dagli stessi richieste di indagini o approfondimenti di indagine ; il rapporto diretto tra magistrato e singolo ufficiale deve essere tagliato, onde evitare confusioni gerarchiche o collusioni personali improprie.
8 I magistrati, al pari degli ufficiali delle forze armate, non possono avere milizia politica, diretta, indiretta o… mascherata ; essa deve costituire reato : le idee sono una cosa ; la milizia è un’altra , per un professionista che deve giudicare.

martedì 13 ottobre 2009

W la France ! Sarkò e il bimbo

“…poveri italiani: certo da noi non si vedrebbe mai un capo di stato controllare la stampa, intimidire i giudici e godere di un’immunità penale…”Così disse Liberation , giornale della sinistra francese. Già : come se il Presidente francese non fosse coperto da immunità nel periodo del suo mandato. Ma tant’è. E’ curioso come oltralpe si accaniscano a divertirsi con Berlusconi; costruiscono la macchietta italiana, mezzo fascista e mezzo spaghetti, tanto billionaire, dongiovanni e imprenditore da strapazzo. La Francia sta diventando il villaggio di Asterix. Quello che c’è dentro , è fatto loro ; gli altri non si permettano di criticare o giudicare. “ Certo da noi…chez nous…”. E voi siete solo povera gente ; non solo noi italiani: anche i tedeschi , gli inglesi o gli americani. E allora proviamo a mettere questa nostra povera capoccia in quel loro meraviglioso e ricchissimo esagono, patrimonio di tutti noi, europei !
Troviamo subito che il figlio del Presidente , Jean Sarkozy , nato nel 1987 dalla prima moglie di Sarkò, Marie Dominique Culioli , è in predicato per essere nominato prima Consigliere poi Presidente dell’ EPAD ( Etablissement Publique Amenagement Defense ) ; come dire a capo di una decina di EUR romani messi assieme, con l’amministrazione di 160 ettari a Parigi, destinati ad accogliere il più grande centro di affari europeo. L’EPAD studia, valorizza e attrezza aree, che poi vende sul mercato. Va a sostituire Patrick Devedjian, attuale Ministro per il rilancio economico e presidente dell’EPAD : ha 65 anni e quindi , come d’uso, deve lasciare, a suo malincuore, questa presidenza. E’ salita la protesta. E subito la replica ; e l’età cosa conta ? Basta essere bravi ; e Jean lo è tanto da essere già…presidente del Gruppo della maggioranza nel Consiglio generale della Hauts de Seine, ove è approdato per forte volontà…popolare. Naturalmente il ventiduenne Jean deve ancora finire gli studi universitari. Ecco; come se Berlusconi avesse nominato sua figlia Barbara, Commissario straordinario alla ricostruzione dell’Abruzzo.Cosa avrebbe scritto Liberation ? In Italia è tornata la monarchia ? O i fasti neroniani si fanno rivedere ? D’altronde Sarkozy ha altri due figli e , molto probabilmente, i francesi sperano proprio che il padre non li tratti in maniera analoga. Come sperano che finisca presto questa saga del “bling-bling” ( leggi “bollicine”) sarkosiano, fatta di mogli, di figli,di suocere,di amici in esibizione e così via. Ma girando la capoccia di qualche centimetro si trova un altro caso sotto tiro ; quello del Ministro della cultura, Frederic Mitterand ; è accusato di pedofilia e di turismo sessuale. E’ dovuto andare a spiegare i fatti in televisione, convincendo molti, ma non tutti.La Segretaria generale dei socialisti , Martine Aubry ( a sua volta accusata di brogli congressuali) ha detto “…basta con vicende personali ; detesto chi se la prende con uomini e donne sul piano personale; cerchiamo di parlare di disoccupazione, di crisi economica e del potere di acquisto che continua a stagnare…”. Martine Aubry, figlia di Jacques Delors, ex Presidente della Commissione europea, non vuol parlare dei fatti personali di Frederic Mitterand , nipote del Presidente Francois Mitterand. E ha ragione, con un minuscolo commento: ma la Delors, il Mitterand, il Sarkozy , non potevano fare un mestiere diverso da quello dei loro cari , prestigiosi personaggi della storia politica francese ? Nel meraviglioso esagono francese ed europeo sta forse tornando la “grandeur” oligarchica di altri tempi ? E noi “..poveri italiani” d’Europa, qui soli : con Berlusconi !
pubblicato ne L'Occidentale il 12 ottobre 2009

domenica 11 ottobre 2009

Gilberto



Gilberto era un passero signore: nato e cresciuto sui tetti del castello dei Guidi, a Poppi, in Casentino. Era l’ultimo di un’antica casata di passeri, che aveva, dall’alto, vigilato sulla vita dei nobili castellani. Lui per di più era bello: bello di piume, di becco e di sguardo. Si spostava raramente dalla piazza del Castello; considerava i passeri dei campi e dei boschi, delle povere creature, esposte a tutte le possibili penurie o disgrazie della vita.
Lui dall’alto dei tegoli rossi e cotti, muschiosi e ombreggiati, del Borgo antico, girovagava per gli anfratti delle pietre, a beccheggiare, con fare annoiato. E poi tornava su, nei torrioni, a vedere passare il cielo, a sentire i canti del vento, a scrutare i colori dell’aria, quasi sempre diversa.
E furono proprio i colori, una sera di un meraviglioso tramonto, a farlo riflettere.
“Che ci faccio qui da solo, dentro queste mura, dai colori conosciuti, vecchi, antichi, grigi, scuri, profondi?”
La verità è che era stato abbagliato da un lontano campo di girasoli, nel pieno della luce vespertina; un giallo intenso, di fuoco; un riflesso di luce colorata dalla natura; un’esplosione visibile di gioia e di violenza. Riandando con lo sguardo alle sue pietre, ebbe come un senso di tristezza, di fatica, di pena per la vita piatta, fatta di pietre.
Aveva ora un gran desiderio di colori: una curiosità per quei lontani disegni e giochi e violenza della natura; e poi una curiosità per il mondo, per giri più grandi della sua piazza.
E così partì.
Volò subito lontano, per evitare ogni ripensamento e anche per soddisfare quella voglia improvvisa e forte, quella decisione impetuosa. Volò alto; vide campi e borghi; le linee dolci delle colline, quelle più acute dei monti; vide le composizioni dei colori; sentì gli odori. Puntò a sud, verso il Sole, la Luce; vide città e fiumi e fiamme; aria sporca; incontrò l’Acqua; si lasciò portare dal vento, che sembrò volergli bene, non contrastandolo mai.
Poi il caldo ebbe la meglio: decise di fermarsi in un posto colorito, pieno di acquazzoni e di vegetazione arcobaleno, dalle tinte forti. Piante padrone! Anche con le acque furiose e con il soffio isterico dei tifoni quelle piante restavano superbe a lasciarsi strapazzare, ma anche a urlare la loro forza; il passare della vita e il loro restare maestoso, di sfida in sfida, nella loro bellezza trionfale: fino al fuoco e alla mano distruttrice.
Il borgo era di legno, sudato da un sole umido. Tutto era lento: lenti gli uomini, bagnati dal caldo e dal loro calore; lenta l’aria, appesantita dalla sua fatica, torrida; lenta la natura, quasi un ombrello di ombra per il sudore della vita. Quasi tutto era meravigliosa sopravvivenza.
E così Gilberto si imbarcò: con uccelli grandi e piumati; gioiosi e melodiosi: buffi: anche gli uccellini piccoli erano come i grandi: piumati, gioiosi, melodiosi e buffi. In sostanza, però, belli. Gilberto si innamorò di una sgricciolina piumata di verde, piena di femminilità, in tutto. Lui, rude castellano di Popi, crollò; si liquefece di fronte a quel batuffolo di piume verdi e colorate, tropicale. E crollò anche Guglielmina, batuffolo di piume, piena di voglie e di curiosità, di fronte a quel terreo e ruvido passero dei torrioni di Poppi, delle montagne di una lontana e misteriosa Etruria. E così Gilberto cominciò questa vita nuova e tutta pazza, per un nobile passero delle pietre e delle torri del Casentino.Si divertì tra mille avventure e mille cose nuove; e si abituò anche a quei nuovi cicli. Una sola questione lo aveva turbato, fin dal suo arrivo: il grande urlare di tutti gli uccelli, ma anche di molti animali, al calar della notte; e poi il loro improvviso silenzio nel buio, salvo grida lontane, soffocate, disperse. Dapprima interpretò tutto ciò come una liturgia magica, di preparazione alla notte e al sonno. Poi invece Guglielmina, il suo batuffolo verde tropicale, gli spiegò il fenomeno:”Qui noi abbiamo paura del nero, della notte che arriva velocissima; ci sono uccelli della notte che invece temono i colori del giorno; ma sono pochi; noi temiamo il nero, il buio; e tutte le volte che il nero ci scende addosso, gridiamo, piangiamo, ci disperiamo; e appena la luce ricolora il mondo, ricominciamo a vivere o facciamo festa”.
Paura del nero e della notte! E’ vero, molte creature sono così; da bambino piangeva al buio: da grande taceva, ma soffriva. Gilberto allora non aveva capito; ora era tutto chiaro. Ci sono creature che temono il nero e la notte.Le urla dei suoi nuovi amici manifestavano, in una terra tutta manifesta, questa paura; e quasi protestavano o piangevano, in una coro collettivo, bello, sinfonico, spesso disperato.
Una notte Gilberto si ubriacò; fu una esperienza e una sensazione disgustosa; sentì i brividi, vomitò, vide tutto di traverso, e tanti, tantissimi colori, tutti forti, violenti, innaturali; e solo Guglielmina riuscì a riportarlo nel loro splendido ricovero, in un albero secolare.
Al risveglio sentì la nostalgia di Poppi, del borgo, delle pietre, della monotonia antica, con pochi colori, ma tutti impregnati di storia, di vita antica, di pietre più forti e più intricanti, rispetto a quella maestosa vegetazione, a quel festival di colori, inebriante.
Decise così di riprendere la strada del nord; cominciava già ad essere vecchio: qualche mese ancora e non ce l’avrebbe fatta più a volare tanto lontano.
Parlò con Guglielmina, che non fu per niente attratta dall’idea di una migrazione; anzi restò decisamente contrariata; ma credendo a una delle solite commedie filosofiche di Gilberto, agitò le piume verdi e rise, rise e rise ancora, urlando. Gilberto capì la sua lontananza. E poco dopo scappò.
E volò alto; si unì a stormi di migratori: poi continuò in solitudine. Trovò di tutto; e quasi tutto grande, a volte impetuoso: il vento, la luce, le acque, le terre verdi e ancora il giallo pastoso dei campi di grano e il giallo violento dei campi di girasole. Arrivò così l’estate calda. Ogni tanto, di notte, si rifugiava nella verdura di alberi alti e frondosi, esposti a tutti i sospiri freschi dell’aria. Imparò a riconoscere i concerti dei grilli. Nelle notti calde il coro dei grilli sembrava una somma, al massimo un inseguirsi, di richiami tristi. Ma non è così. E Gilberto scoprì i concerti, la chiave di quei concerti; i loro cori melodiosi e allegri (che, a sentir bene, pur in apparenti monotonie, sono diversi). E ogni notte, a ogni coro, Gilberto dette un nome: “calda è la notte”, “canto alle stelle”, “aspettami, sto sognando”, e così via.
Imparò il linguaggio della cicala; che non piange, ma racconta interminabili storie, che aiutano a prender sonno e a perdere i sensi nei caldi pomeriggi del sole e degli olivi.
Arrivò il momento dell’ultimo grande salto; il suo castello era ormai vicino. Si alzò in volo, che era ancora notte; ma tanta era la smania di arrivare, di rivedere, di ritrovare, rivisitare…Volando sognava, pensava, ricordava: quel lontano mondo, caldo; i suoi colori; i pianti delle notti, del nero e delle urla delle furibonde acquate. Guglielmina era stata un gioco, un meraviglioso gioco, per tutti e due. Rivide le grandissime forze della natura; e la loro violentissima bellezza.Poi scorse l’Arno antico, mentre…"volta il muso" ad Arezzo. Si abbassò a riprendere forza e a risentire gli odori della vallata; e nella vallata entrò cantando, felice, eccitato. Risalì l’Arno; e ritrovò molte delle sue cose, che gli sembrarono più piccole, più modeste rispetto ai ricordi e ai sogni. Gli insetti in volo; l’acqua rustica e fredda; i colori scuri dei sassi e delle piante; rivide la gente opaca delle piazze, nei paesi e nei borghi. Poi si alzò a cercare Poppi; e lo vide lassù bellissimo e pietra nel cielo; il castello e il borgo. Emozionato fece un giro su sé stesso e guardò lontano, l’aria, i colori, la vallata. E ritrovò quella macchia fiammeggiante di girasoli, che fu all’origine del suo partire.Si abbassò; e poi ci si buttò dentro, per vederli quei girasoli, forse per ringraziarli, forse per conoscerli, forse per un’ultima emozione. Cominciò a giocarci. Le rondini erano alte e giravano, scherzando in cielo. Fu un gioco duro: nessun colore era mai stato per lui così forte, come quello dei girasoli nel meriggio; quasi avessero accumulato tutto il sole e il caldo della giornata: il fuoco della terra e la luce del cielo. Volò sopra e si sentì abbagliato dall’ardire della luce gialla; si rifugiò sotto, fra la terra, le corolle e le loro grandi conchiglie verdi; sbatté sugli steli. Cominciò a vedere uragani gialli; combatté con le ali, contro il colore, contro quella violenza insopportabile. Tentò di risalire sopra, ma cadde subito tra gli steli, in terra. Guardò in alto: vide il verde scuro delle conchiglie dei girasoli; e tra il loro ondeggiare, le rondini e il castello; stupide rondini: immobili mura! Si rotolò nella terra scura; sopra di lui, verso il cielo, il fuoco dei colori. E così restò.
Questa novella è stata pubblicata nel N. 5-6 della rivista Cahiers d’Art, dicembre 1994 e nel volumetto Piccole storie Debatte editore 2005

sabato 19 settembre 2009

W la France! Segò cerca i ladri

« Tocca alla Direzione attuale del Partito Socialista punire coloro che hanno rubato voti .. », dice ora Segolène Royal , sconfitta da Martine Aubry ( la pura e dura sindaco di Lille , figlia di Jacques Delors) al Congresso socialista dello scorso novembre E ha preannunciato una « dichirazione solenne ». Ha anche minacciato denunce penali. « ..Il Partito socialista non è un'area di non-diritto.Rubare un voto in un' associazione, in un partito , in una società, è un delitto penale. Nessuno capirebbe l'impunibilità di coloro che hanno coperto queste frodi; sarebbero capaci di ricominciare! ». « ..Ogni elettore del Partito Socialista ha diritto a denunciare l'affare in sede giudiziaria »... E chi sarebbero i mandanti o i protettori dei ladri di voti ?
« Una manciata di elefanti » ( leggi vecchi notabili) del Partito: quindi non Martine Aubry, anche se sotto accusa è in particolare proprio la federazione di Lille. Tutto è nato dalla pubblicazione di un libro sui brogli congressuali « « Hold-uPS, arnaques et trahisons ». Ma c'è chi dice che anche i supporters della Royal non siano stati proprio delle mammolette...D'altro lato Ségolène sembra abbastanza sola in questa denuncia. E' in minoranza in Direzione. La Aubry dice che ha altro da fare ; non vuole occuparsi di queste sciocchezze.La maggioranza del Partito dice che i rappresentanti della Royal erano negli organi di scrutinio dei voti ; se volevano dire qualcosa dovevano farlo: ne hanno avuto tutto il tempo. Gli stessi seguaci di Ségolène la pregano di « ...girarsi verso il futuro », senza piccarsi su fatti del passato, difficilmente dimostrabili. Ma lei continua. E perché ? Se lo chiedono in molti. Negli ambienti socialisti si dice che Ségolène, punti all'elettorato e non più al Partito; vuole stare sui media, fare notizia; obbiettivo :vincere le primarie aperte per la designazione del candidato socialista alle elezioni presidenziali del 2012 e prima ancora, ottenere la riconferma alla presidenza della regione Poitou-Charente. In effetti la « dichiarazione solenne », preannunciata con le fanfare, per il 15 settembre ,dalle 5 alle 6 del pomeriggio, accompagnata da una presenza televisiva al TG delle 20, sul primo canale francese, è sembrata alquanto sproporzionata rispetto ai fatti. Di solenne ha avuto ben poco; la Royal ha rinunciato alla via giudiziaria, ma ha chiesto « la verità » ( da accertare come, non è dato sapere ); e se brogli non ci sono stati, gli autori del libro devono essere denunciati. Il Partito Socialista invece ha sfidato gli autori a un dibattito pubblico sui brogli denunciati. Segolène ritiene questa una scorciatoia inaccettabile: e anche gli autori del pamphlet sembrano respingere la sfida del PS. Gli « elefanti » tacciono: sono sicuri che la bella signora si stia scavando la fossa da sola, come ormai è sua abitudine ( pensano ,tra l'altro, che non sia stato Sarkozy a vincere le presidenziali del 2007,ma lei a perderle..) . Non a caso da un'indagine Ipsos risulterebbe che Ségolène sarebbe ottava nelle preferenze della sinistra francese, molto dietro a Strauss-Khan, Delanoe e la stessa Aubry. E' insomma opinone diffusa in Francia che Ségolène stia facendo una sceneggiata, per riprendersi il palcoscenico; e lo fa da bella donna ,quale è; facendosi aspettare ( la dichiarazione delle 5 del 15, è stata a bella posta, ritardata, poi rinviata , poi riannunciata); gestendo la sua immagine, anche fisica; facendo capricci e ripicche. Si direbbe che, per Sarkozy, Ségolène Royal sia una grande fortuna ! Tutto il mondo è paese.

settembre 2009 Marcello Inghilesi
pubblicato da L'Occidentale nel settembre 2009

W la France ! La borghese Royal ha perso

Citoyenne Royal, vorrei dirLe, umilmente e da viandante toscano con appendici bretoni, perché Lei ha perso le elezioni. Lei ha vinto le primarie nel Suo Partito. Subito dopo , Machiavelli , che il Suo Maestro Mitterand aveva studiato bene, avrebbe o eliminato definitivamente gli avversari o li avrebbe ridotti in schiavitù. Lei li ha tenuti a corte convinta che tirassero la carretta a Suo servizio. Non è stato così ; anzi: erano sopra il carro, ma alcuni palesemente, altri di nascosto, al freno. Sulla tecnica di conquista e “unificazione” del Partito avrebbe dovuto studiare quello che aveva fatto il Suo avversario Sarkozy, in tempi anche assai recenti. Ora stia attenta alle legislative : lasci perdere le parole; stia ai fatti ; deve capire chi è o chi sono i reali “padroni” del Partito; non consideri il PS un accessorio: non è più alle primarie.
Nonostante l’ENA , Lei deve imparare a far di conto. Al primo turno , l’effetto Ségolène non c’è stato. Rispetto al tragico 2002 di Jospin, Lei non ha guadagnato quasi niente in termini di voti utili : ha ripreso i voti del socialista Chevenement e ha tratto beneficio da piccoli spostamenti di voti di sinistra, trotzkisti, comunisti e verdi, verso i socialisti . Non ha preso nulla dall’enorme serbatoio del centro borghese , conservatore e progressista assieme. Questa analisi superficiale, potrebbe essere verificata con una calcolatrice e , senza scomodare gli scientifici del settore, con la rete del Partito. Partito, che Lei invece ha teso a snobbare, forte della bella vittoria alle primarie. Le reti ( Mitterand insegnò ) devono essere usate umilmente e pervicacemente. Constatato che l’effetto Royal aveva fatto buca, avrebbe dovuto concludere che le elezioni erano ormai fortemente compromesse e che quindi doveva tirare fuori l’orgoglio dell’appertenenza e delle origini politiche ( storia di popolo e ideali ) e un grande Progetto socialista , costruito sulle grandi riforme democratiche e popolari e non su 100 cose da fare , oltretutto spesso neanche di matrice socialista. Non avrebbe vinto, ma avrebbe gettato le basi per una speranza futura, per una Francia pacatamente e strutturalmente alternativa.
No , cercando di vincere tutto e subito, è andata dall’attuale campione della piccola borghesia terriera e artigianale di Francia, Bayrou, fino al giorno prima dileggiato da Lei stessa e dal Suo Partito, come infido terminale della Destra francese, a discutere su come mettersi d’accordo per vincere su Sarkozy. Bayrou era ed è padrone di tutti i suoi voti ? Se Bayrou avesse detto ai suoi di votarLa , Lei era sicura che l’avrebbero votata ? Ma via ! Dopo appena una settimana dal Suo tentativo, già i due terzi dei deputati del partito di Bayrou, avevano dichiarato di appoggiare Sarkozy. Lei ha confuso il successo di un movimento di idee, con una rete politica elettorale. Bayrou aveva preso oltre ai suoi voti , certamente non socialisti, quelli di chi, moderato, era contro Lei e Sarkozy e oltretutto sposava l’idea di una sesta repubblica francese,diversa dall’attuale. Ma poteva, Lei, in piena corsa cambiare cavallo di battaglia ? L’ha fatto in maniera maldestra e ne ha pagato le conseguenze , non solo nei voti, ma anche nell’immagine.
Ha così aperto le porte alla sfida delle sfide : facciamo nostro il referendum contro Sarkozy, proposto subito dai trozkisti. Quindi si è trovata a guidare non più un progetto, ma una confusa armata del “tutti contro Sarkozy”. Un indubbio vantaggio elettorale (tutti contro uno ), che tuttavia Le è costato moltissimo come immagine.
Ha lasciato intravedere il cosiddetto “terzo turno”, quello della piazza , della rivolta contro il Presidente eletto. Cosa che per il momento sta avvenendo , in termini per lo più provocatori, accuratamente predisposto dai trozkisti. Questo Le tirerà contro non il 53, ma il 95% almeno dei francesi !
Infine ha voluto insistemente presentare una Francia povera , bisognosa e stracciona, dove niente va, da cieca oppositrice di un governo; la Francia , come Lei può insegnare, non è quella da Lei presentata in termini partigiani: è uno dei Paesi più ricchi del mondo e per di più a benessere diffuso: e di questo i francesi sono orgogliosi, al di là dei governi.
In questo quadro ha affrontato il duello televisivo finale, che impostato sul referendum contro il Suo avversario, avrebbe potuto dare frutti. Le è andata bene, anche se forse non lo ha vinto. Le è andato bene perché donna, bella e rappresentativa della Sua Francia e perché ha dimostrato carattere. Ma ha dimenticato Gandhi e la cortesia, le Grandi Scuole e l’ironia dell’intelligenza; e soprattutto, invece di invischiarsi su cifre e fatti, che conosceva poco e male forse anche a giusto titolo, doveva volare in alto sul Progetto politico, sulle idee per la Francia di questo secolo e per la Francia nel mondo. Ma quel carattere, potenzialmente molto positivo, spesso l’ha trasformata in persona autoritaria, presuntuosa, rissosa e sgradevole agli occhi di tanti francesi che potevano ancora votarla.
E ora la strada Le si fa tutta in salita : non segua gli schiamazzi o …lo stormir di fronde… La cosiddetta Sinistra in Francia è in minoranza: e non da oggi ! Lei , discepola di Mitterand, studi bene, ancora meglio, il metodo usato per divenire l’unico presidente di Sinistra in una terra della cosiddetta Destra. Destra e Sinistra sono concetti in gran parte superati.Costruisca un Progetto sul quale poter credere, come ha fatto il Suo avversario Sarkozy. E lo gestisca , come ha fatto lui. Lei forse potrebbe essere più brava di tutti, più credibile e più aperta al mondo dei bisogni e del lavoro, dei meriti e delle necessità.

maggio 2007 Marcello Inghilesi

pubblicato dal Riformista il 10 maggio 2007

W la France! La novella di Segolène

“ Mignonne, allons voir…” è un libro di Marc Lambron su Ségolène Royal. E’anche l’inizio di una poesia di Pierre de Ronsard :”..andiamo a vedere se la rosa che stamani aveva aperto il suo vestito di porpora al sole..”. Già : la rosa nel pugno dei socialisti francesi. Riuscirà Ségolène Royal a riaprirla, dopo lo smacco subito da Lionel Jospin alle precedenti presidenziali ?Riuscirà con un Partito Socialista, che cominciava a rivedere le tristi ombre del passato SFIO ( da cui trasse origine nel 1969, dopo che Deferre, capo SFIO, Sezione Francese Internazionale Operaia, racimolò il 5% dei voti presidenziali, contro il 21,3% dei comunisti ) ? Riuscirà a ripetere il miracolo Mitterand ?
Le radici di Ségolène possono essere sostanzialmente ricercate nella sua famiglia, all’ENA ( Scuola Nazionale di Amministrazione, forse la prima Accademia universitaria di Francia ) e nel Partito Socialista.
Figlia di un Tenente-Colonnello è nata e ha vissuto infanzia e adolescenza nei quartieri militari della Francia d’Oltremare. Il padre Jacques, figlio del generale Florian, amava dire “ ho cinque figli e tre femmine” : otto figli in nove anni .Alla Messa in fila per due. Niente riscaldamento o acqua calda.Niente dolci o zuccheri. Preghiera al mattino , a sera e prima dei pasti. Catechismo, musica e cucito durante il giorno. Caserma fuori e caserma in casa. Da questa educazione è uscita Ségolène Royal ed è arrivata all’Università prima e all’Ena dopo. Corso Diderot. Il più brillante del corso e capo della sinistra interna era François Hollande . Diventerà il suo compagno; ma la guiderà anche nei meandri del pensiero, degli studi e della politica: assieme socialisti, assieme alla corte di Mitterand. Tra Mitterand e la giovane Ségolène nasce un rapporto serio , di stima e affetto profondo , forse reciproco. Così rapidamente ella sale nelle gerarchie di partito e entra anche in Parlamento, dopo aver fatto la giudice amministrativa, uscendo dall’ENA. La famiglia, dunque, l’ENA, il Partito hanno generato la candidata alla Presidenza francese “2007”: la prima donna all’Eliseo. Come è stato possibile ?La reazione al padre-padrone militare( arriverà a denunciarlo per non averla mantenuta agli studi e vincerà la causa ), non vuol dire, di per sé, aver accumulato dentro una disciplina di ferro, in tutti i sensi. All’ENA si va da soli e si vince da soli. Vincendo il concorso nasce la stima per sé stessi. E’ scuola di pensiero, di organizzazione e di disciplina. Dal sistema della caserma è passata ad un altro sistema , quello ENA, opposto forse alla prima, ma parimenti duro e stringente. Nel Partito Ségolène non ha imparato né il marxismo, né la rivoluzione; ma il buon senso affidato ad una cattolica , non militante, ma intimamente formata, che sta con i poveri, gli emarginati, i più deboli; e nello stesso tempo le regole di una socialdemocrazia; il cinismo e gli schemi organizzativi della politica.Un altro sistema ancora. E poi l’Amministrazione e il Governo.
Il suo capolavoro,però, la sua esplosione è stata l’improvvisa, decisa e dura defenestrazione dei vecchi e forti “elefanti” del Partito che da anni o decenni stavano studiando per diventare Presidenti : i Jospin, gli Strauss-Khan, i Fabius,solo per ricordare gli ultimi candidati, assieme a tutte le loro corti di quadri e militanti. In pochi mesi ( almeno così è apparso ) li ha sbaragliati nelle primarie del Partito. Lì si è vista la sua capacità di leadership. Le viene rimproverato di aver un fratello militare, che ha contribuito a mettere una bomba sotto un battello di Greenpeace a Mururoa. Lei ha fatto saltare la biblica Arca socialista, piena di vecchi e sacri “elefanti” del Partito, come dice Lambron. Poi ha trattato con molti di loro. Li ha recuperati per aiutarla in campagna elettorale, senza visibili risultati. Cercherà di utilizzarne le capacità , se mai vincesse le elezioni. Ma l’Arca è saltata ; e difficilmente il partito socialista tornerà ad essere quello di prima ; anche perché il primo segretario , François Hollande , suo compagno di vita e di pensiero, non starà lì per nulla.
E quando uno riesce a sgombrare il campo in casa propria con tanta forza , energia e apparente semplicità , figurarsi gli sfraceli che è capace di produrre nei campi avversi. Proprio Lei, Ségolène Royal, bella, sorridente , dolce, con il tailleur bianco, apparentemente la donna ideale per la zia Amelia e per la buona borghesia francese. Eppure nella Regione Poitou Charente, dove è Presidente, dopo aver scalzato una maggioranza storica di destra, rappresentata alle ultime elezioni da Raffarin, ex Primo Ministro, la chiamano la Zapaterrore, tanto è il polso di ferro con cui dirige le cose pubbliche. Hollande all’ENA forse aveva pensato di corteggiare Cenerentola, come avevano tentato molti altri suoi compagni del corso Diderot. Si è trovato in casa una Thatcher.
Per capire bene la misteriosa Ségolène Royal, bisogna studiare il “Narciso doloroso” Lionel Jospin e rovesciarlo : così ecco Ségolène. Come bisogna invertire la frase di Churchill, “ho cominciato per ambizione e ho continuato per rabbia”,per capire un senso importante della sua vita.

10 marzo 2007-03-10 Marcello Inghilesi
pubblicato da Il Riformista il 17 marzo 2007

martedì 8 settembre 2009

I catto-comunisti di Berlusconi

Finalmente !!! Berlusconi ha definito la sua opposizione più importante, come dovrebbe fare sempre : i catto-comunisti ! Che non dovrebbero offendersi se uno li chiama con il loro vero nome ; a meno che si vergognino delle loro matrici , cattoliche e /o comuniste, che siano ( o c’è di che vergognarsi ? ). Qui la sinistra e la destra non c’entrano nulla , neanche per abbreviare il discorso ; come nulla più c’entrano le abbreviazioni, del tipo “ progressisti e conservatori” . Erano terminologie di altri tempi. E le abbreviazioni, pur essendo comode, tendono sempre più a falsare la realtà.
Dobbiamo misurare le politiche sui fatti. Sono stati più progressisti i socialdemocratici svedesi o i comunisti sovietici ? Sono più riformisti i liberals o i laburisti , nel Regno Unito ? E’ stato più di “sinistra” Marchais ( capo dei comunisti francesi ) o Mitterand ? E , in casa nostra, è stato più riformista Nenni o Togliatti, Berlinguer o Donat Cattin, Spadolini o Zaccagnini, Moro o Tanassi ? In tempi più vicini chi fece del riformismo una bandiera, fu Craxi ; “ sporco riformista “ , gli gridarono i compagni di Bersani, che anche all’epoca li dirigeva; e gli lanciarono monetine . Oggi Bersani predica di voler essere il capo di un partito “riformista”, erede quindi di Craxi; e quaranta figli politici di Craxi, o molti di più, siedono in Parlamento con il Partito della Libertà, contro Bersani. E chi è più riformista , più progressista, Tremonti,di origine socialista, braccio economico di Berlusconi o Visco,di origine comunista, braccio economico degli ex comunisti ? L’ex missino Fini o l’ex comunista D’Alema ?L’ex Ministro degli Interni, il democristiano Scalfaro o quello attuale, il leghista Maroni? L'ex Ministro del Lavoro , comunista non pentito ,Salvi o l'attuale Sacconi ?
E’ proprio difficile e opinabile dire che uno è più di “sinistra” di un altro, partito o persona che sia, solo in base a schieramenti pseudo-ideologici di altri tempi.
E nel merito delle proposte ; è più progressista ( o di “sinistra” ) chi dice di non volere immigrazione arbitraria e insicura , ma di ricercare lo sviluppo nei Paesi di provenienza; o chi predica integrazione planetaria , nello spirito, piuttosto ovvio, dell’aiuto e della solidarietà dei “ricchi” nei confronti dei “poveri”? Chi opera nel concreto dei fabbisogni, facendo scelte e interventi, o chi predica e fa finta di mediare continuamente tra interessi contrapposti, per non smuovere assolutamente nulla ? Chi manda le “avanguardie” sui tetti per fare richieste di parte o chi cerca la pace sociale e lo sviluppo economico attraverso tutte le negoziazioni possibili e immaginabili? Chi mente, per una causa “politica” o chi è vittima della menzogna, magari con convincimenti personali a suo parere progressisti?
Tutte domande retoriche , se uno ragiona, alla vecchia maniera e per schieramenti. Domande , con risposte non facili, se uno riflette sui contenuti delle proposte, delle scelte e delle politiche.
Quindi bene ha fatto Berlusconi a chiamare i suoi oppositori catto – comunisti , e non “sinistra”o progressisti o riformatori; male farebbe se considerasse questo definizione , come un insulto ( la verità non si insulta ! Si sente invece insultato un dirigente del Partito Democratico, che dice che la definizione “catto-comunisti”, qualifica chi la usa. Boh ? ). D’altro lato, opposti ai catto-social-comunisti, ci sono i catto-social-liberali , che Berlusconi rappresenta. Poi ci sono le frattaglie , che tutte assieme non sono poche ; con pochi ideali, quasi sempre campati in aria; con , invece, tanti , piccoli e concreti interessi , che si trasformano a volte anche in grandi interessi, violenti e spudorati.
“ E tu con chi stai ?” chiedono. Guardando alle proposte e ai fatti, il Governo di Berlusconi propone e fa : spesso bene, altre volte male , altre volte ancora da vedere, ai risultati. La sua opposizione è capace solo di insultare o di saltellare tra grandi chiacchiere etiche, metodologiche, organizzative, demagogiche; quasi mai escono giudizi positivi sul pensare o sul fare degli altri; sempre tutto è negativo ; il Bene da un alto, il Male dall’altro. Ma il Bene non è proposto: deve essere accettato come atto di fede; komeinista o papista, leninista o fascista, che sia ; difficile da digerire, se non si è uomini dalle “fedi” facili…Quindi in realtà i catto-comunisti hanno trasformato la politica di questo Paese , in atti di fede, rispondendo ad un loro istinto cultural-genetico: o con noi o contro di noi; o con Berlusconi o contro Berlusconi; la politica, quella sana , non di Chiese, non è questo; è progetto , è programma, è confronto, è “tesi-antitesi-sintesi”,è decisione.La “fede”monoteista o monoculturale ha fatto da sempre solo sconquassi in politica, in tutto il mondo.

venerdì 4 settembre 2009

Voltagabbana

Ricevo e traduco.
Voltagabbana: opportunista, banderuola, trasformista, per tornaconto personale. Ma questo Paese è fatto di voltagabbana ? Esiste nel profondo della cultura e della storia italiane lo spirito dei voltagabbana ?
In linea generale dovremmo proprio dire di si . Da Machiavelli, che teorizzò la gestione del potere con tutti i mezzi possibili, anche i più atroci, senza alcun riguardo alla coerenza ; alle guerre italiane , tutte decise e condotte con grande equivocità di politica e di pensiero. Per esempio , la decisione di intervenire nella prima guerra mondiale , fu presa , trattando contemporaneamente a Londra con l’Intesa e a Vienna con la Triplice, di cui l’Italia faceva parte. Per una settimana circa, nella primavera 1915, l’ Italia era impegnata a trattare con tutti e due i contendenti. E il popolo ? Come i capi ; da pacifista diventò rapidamente guerrafondaio. Era in gioco l’onore della bandiera o un semplice interesse egoistico? Ovviamente l’ interesse , che fu giocato tra i due schieramenti, su chi ci avrebbe dato di più in termini di espansioni territoriali. E’ così che ci guadagnammo la sfiducia dell’intera Europa, sulla nostra serietà e la nostra coerenza, pur facendo quella guerra contro l’Austria, in principio nostra alleata , con seicento mila morti e con i ragazzi del ’99, tra cui mio padre, che furono mandati al fronte a 16-17 anni.
Siamo dei voltagabbana. E non da ora. Da sempre. Questo forse è l’aspetto più importante che ci distingue dagli altri Paesi europei e ci sprofonda nell’area mediterranea.
La furbizia prevale sull’intelligenza. E la furbizia viene più dai sensi, dall’istinto, che dalla razionalità, dal ragionamento. Siamo un Paese di furbi e qualche volta di geni. Si , perché il genio è l’espressione prevalente di un acuto dei sensi, accompagnato anche, ma non sempre, da raziocinio.La furbizia può anche essere fonte di allegria, di spensieratezza, di vita movimentata, male o non organizzata. Quando sui grandi problemi economici che ci stringono, rispondiamo che lo stellone ci salverà, esprimiamo il meglio di noi e cioè diciamo che con la nostra furbizia e con quattro piroette ancora una volta ce la faremo. E in genere ce la facciamo veramente , perché furbizia e mancanza di regole , di ideali , di coerenza, ci fanno improvvisare soluzioni estemporanee , che normalmente poco hanno a che vedere con la razionalità.
Comincio a odiare i toni enfatici , che magnificano le virtù italiane, facendoci primi nel mondo quasi sempre e dovunque: discorsi cretini e infondati . E’ vero l’inverso: questo è un Paese , che con arguzia, volontà e sacrificio combatte per restare a galla : e ci riesce, come i voltagabbana. E talvolta gli capita perfino di primeggiare in qualcosa: come i voltagabbana.
Questo orribile termine, i voltagabbana, torna troppo spesso. Vediamolo. Vediamo se gran parte della nostra classe dirigente , di Governo e di Opposizione , non ha voltato anche più volte la propria “gabbana”. Qualche giornalista ci ha scritto libri, nominando molti cosiddetti voltagabbana e intervistandoli anche. Ne viene fuori un quadro sconcertante, con alcuni principi di difesa-ragionamento, comuni a tutti ( si veda in particolare Claudio Sabelli: “Voltagabbana. Manuale per galleggiare come un sughero” ).
“Chi non cambia idea è un imbecille”: detta così , è solo una frase cretina, che offende la storia del pensiero umano e il sacrificio che,per un ideale, milioni o miliardi di persone, affatto cretine, nella storia hanno sacrificato la propria esistenza. Chi non cambia idea è solo convinto di quello che pensa, ci ha riflettuto e ha sposato una sua filosofia di esistenza individuale e sociale, che sicuramente evolve durante la vita , ma che resta ancorata ad un pensiero , ad un’ideale. E chi cambia ideale, sistema di riferimento di pensieri e di relazioni, è un voltagabbana ? Se lo fa per un interesse materiale, fosse anche per sopravvivere ,certamente si. Sviluppare un’idea , un ideale , non significa cambiarli : significa farli progredire ; non significa tradirli ; significa amarli, nel profondo rispetto del proprio pensiero, che può essere in contraddizione con il proprio interesse.
“Il primo voltagabbana fu San Paolo, che si convertì sulla via di Damasco”. Anche in questo caso siamo sulla idiozia pura, che faticosamente riuscirà financo a recuperare una qualsivoglia furbizia. Una conversione religiosa è quanto di più elevato ci possa essere nella storia del pensiero umano : un fatto intimo e sofferto , che niente ha a che vedere con tornaconti individuali: a meno che il tornaconto ci sia e allora non di conversione si tratta, ma di furba azione diretta a trarne beneficio individuale o di gruppo.
“ Diventai cattolica, quando vidi il figlio di un professore ucciso dalle Brigate rosse dire che perdonava gli assassini di suo padre”. Già , perché il mondo cristiano aveva bisogno di far arrivare i martiri di oggi, per dimostrare le proprie convinzioni sul perdono e sulla tolleranza. La verità è che quando uno diventa cattolico a età matura, in un Paese cattolico, spesso lo fa o perché sta per morire o perché , se sta nella vita politica, vuole semplicemente i voti dei cattolici. Se sta per morire è un voltagabbana, con forti attenuanti. Se invece fa politica è un voltagabbana dei peggiori, perché dopo la religione è sicuramente disposto a calpestare i propri adorati figli, cani, marito o moglie e quant’altro appare tra i suoi “cari”, onde ottenere furbescamente i risultati che vuole.
“ Non sono io che ho cambiato: tutto mi è girato attorno: io sono sempre rimasto lo stesso e quindi mi sono trovato collocato altrove”. Questa è la classica pietosa bugia che molti voltagabbana cercano con loro stessi. Non merita commenti, ma solo sorrisi.
Il vero e unico problema è quello del rapporto tra voltagabbana e Paese : quando il Paese mercifica le guerre e i propri morti patrioti; quando i rappresentanti del popolo diventano avvocati ,se possibile, di chi vince ; quando le ideologie vengono considerate come ingessature per il progresso; quando il pragmatismo diventa la regola dell’esistenza; quando non sai più con chi parli, perché il tuo interlocutore può diventare in ogni momento voltagabbana , nell’indifferenza generale; quando tra i più appariscenti voltagabbana, trovi illustri Capi di questa nostra Repubblica; allora ti viene voglia di ricercare un tuo spazio di esistenza ,fatto di idee, di valori, di amori, di consuetudini, di profonde convinzioni e di rapporti elementari , umani e sociali. Il mondo dei voltagabbana di questo Paese deve restare lontano e nemico : non merita nulla, neppure un sorriso.

domenica 16 agosto 2009

W il politeismo



Il monoteismo ha creato l'integralismo religioso. Questa è la tesi del prof. Sartre, Maurice , non Jean Paul.
" La differenza principale tra i monoteisti e i politeisti antichi non è nel numero degli dèi venerati dai fedeli, bensì nelle idee che, gli uni e gli altri, si fanno degli dèi altrui . Per i tre grandi monoteismi, esiste un Dio , uno solo :il loro ; ogni altra fede risulta idolatria". Nascono gli "infedeli", che o vengono convertiti o vengono perseguitati. La storia del Cristianesimo e dell'Islam è una violenza...continua. Il giudaismo ha invece rinunciato ,ormai da moltissimo tempo, alle missioni di conversione degli altri; ma prevede una conversione di tutti alla "fine dei tempi". I politeisti ,al contrario ,si sono mostrati sempre più aperti nei confronti del credo degli altri."...per un greco, un romano, un gallico,o un egiziano, gli dèi degli altri sono dèi eguali ai propri. Non è raro... trovare nel pantheon straniero uno dei propri dèi. L'egiziana Iside, la frigia Cibele, l'iraniana Mitra, la siriana Atargatis ,trovarono fedeli dovunque...". "...I politeismi antichi, secondo la indovinata formula di Jan Assman, sono interpretabili. Lontani dall 'essere degli insieme chiusi, confinati nella certezza assoluta di essere i soli detentori della Verità, i politeismi antichi si mostrarono invece largamente aperti a capire la verità degli altri..."
Ed ancora :"...mentre i monoteismi si basano su testi ispirati da Dio o addirittura da Lui stesso consegnati, con il divieto assoluto di ridiscuterli ,pena il sacrilegio, i politeismi antichi si fondarono su miti dai contorni mobili; se la trama generale restava identica , le varianti di ogni mito furono innumerevoli; non essendoci testi di origine divina, è legittimo che poeti o governanti abbiano adattato i miti alle loro esigenze estetiche o politiche..."
E infine :"...nessun dio , nei politeismi antichi, ha mai preteso di imporre ai propri fedeli una interpretazione globale del mondo o regole di comportamento individuali ..."
Così il professor Sartre ci dice che i politeismi antichi erano molto più tolleranti e quindi saggi, rispetto ai grandi monoteismi successivi. E cioè , si stava meglio prima. Che abbia ragione ?

domenica 19 luglio 2009

Icché vvende ?

Il 4 novembre 1966, all’alba, l’Arno inondò , tra l’altro, il centro storico di Firenze e i quartieri dei lungarni. L’acqua arrivò a quattro –cinque metri di altezza , con una corrente torrenziale che tese a strappare via tutto. 35 morti ; case e negozi che persero tutto il pianterreno e , in molti casi, interi edifici furono distrutti; chiese storiche , la Biblioteca Nazionale, gli Uffizi, pinacoteche , laboratori artigianali, gioiellerie, studi di artisti, alberghi, ristoranti e bar, noti in tutto il mondo, subirono ferite drammatiche. Il carcere delle Murate venne invaso dalle acque: i carcerati furono liberati e si rifugiarono ,come ospiti, nelle case dei fiorentini; uno di loro fu portato via dal fiume. “La marea impetuosa di acqua e fango, carica oltretutto della nafta raccolta dai diversi serbatoi cittadini, trasporta con sé detriti, automobili e tutto ciò che incontra sul suo cammino”. Nei giorni successivi i fiorentini, nonostante il perdurare del maltempo, si rimboccarono le maniche e armati di pale e secchi cominciarono a ricostruire la propria città. Arrivarono i soldati: “ buttate via il fucile e prendete la pala”; così diventarono fiorentini. E fiorentini furono le migliaia di studenti , che, con grandi difficoltà, riuscirono a raggiungere il fango e le macerie della città. Gli studenti, “gli angeli del fango”! Organizzarono con le Ferrovie decine di treni parcheggiati nelle stazioni di Firenze, con le cuccette. Tutti con pala , secchi e stivali, per far rinascere la città; fu loro assegnata la medaglia d’oro al valore civile; nessuno di loro si presentò agli Uffizi per ritirarla; vollero così lasciare il merito a tutti e non a uno di loro. Alcune grandi opere furono irrimediabilmente rovinate, come il Crocefisso del Cimabue di Santa Croce. Il recupero di molti libri della Biblioteca Nazionale durò anni: altri furono definitivamente persi. Decine di migliaia di fiorentini e di popolazioni dell’alto Valdarno, persero tutto, case, negozi, officine, fabbriche: restarono in silenzio e cominciarono subito la ricostruzione, con le proprie mani.
Sindaco di Firenze era allora Piero Bargellini , noto uomo di lettere ; viveva e insegnava a Firenze , il predecessore di Bargellini, Giorgio La Pira, il Sindaco Santo. Grandi personaggi della cultura , dell’arte e del lavoro, conosciuti in Italia e nel mondo, furono “alluvionati”. Nessuno di loro parlò . Con ironia e intelligenza si misero tutti a lavorare, al servizio della città.
Dopo meno di 5 anni la città fu rimessa in piedi e ripulita : dai fiorentini, aiutati da volontari venuti da tutto il mondo.
Il sindaco dell’Aquila, tal Cialente , vuol restituire la fascia tricolore ( naturalmente senza dimissioni ): dopo aver avuto di tutto e di più, è offeso perché a partire dal 2010 , i “terremotati” , se pur ratealmente , dovranno ricominciare a pagare le tasse, in funzione dei propri redditi ( ma perché un medico dell’Aquila, come lui stesso sembra essere, che continua a esercitare la professione, non dovrebbe pagare le tasse ?). Rende la fascia tricolore ,probabilmente perché ritiene che l’Italia non possa chiedere agli aquilani di essere cittadini come gli altri, ma solo “terremotati”, quasi che fosse un titolo di merito…. A Firenze il popolo e gli “angeli del fango”, gli “alluvionati”, forse sorridono : e vedendo questo Cialente, ex “fascia tricolore”, devono chiedersi: “…Icché vvende?”

sabato 18 luglio 2009

Cri cri

Cri Cri dice " non mi vogliono e allora chiedo l'iscrizione alla P2"; giusto ! La P2 fu associazione per far soldi ; cri cri non ha più professione ( per la verità ne ha sempre avuta poca, come gran parte dei suoi adepti )ed è maniaco ricercatore di vile moneta; quindi deve trovare il modo di far soldi ; e la P2 va bene per lui.
In effetti tra lui , i capi PD e lo sgangherato della bisaccia, possono costruire l'associazione BpE, Berlusconi per l'Eternità.

mercoledì 15 luglio 2009

Ma Moto'


L'al di là

Novella tratta da Piccole Storie di M.Inghilesi


A(nte). S(criptum).: le parole che seguono vengono usate con questo significato:
- anima : “è il principio vitale dell’uomo, localizzata nel corpo di cui costituisce la parte immateriale, che è origine e centro del pensiero, del sentimento, della volontà…”
- coscienza: “consapevolezza del valore morale del proprio operato, sentimento del bene e del male…”
- spirito: “principio di vita religiosa, morale , intellettuale, di cui l’uomo è in vari modi e in varie misure partecipe e per il quale si eleva sul mondo materiale…”
Definizioni tratte dalle accezioni comuni e generiche del Dizionario Enciclopedico Treccani



Teofilo non sentì più nulla e trapassò. Un lungo silenzio , un sonno profondo. Poi si svegliò , in una atmosfera straordinaria, fatta di luci,folgori ,tinte, oscurità. Vide un’infinità di piccole luci , quasi fiammelle variopinte , ondeggianti in un’aria mossa e profumata : non c’era vento, ma solo piccole refole qua e là;aria smossa ,lindissima; e il profumo non era né costante né omogeneo. Teofilo stesso era un piccolo insieme di lumi, lingue di colori ,bagliori : non aveva più corpo: si sentiva aria , un batuffolo di aria variopinta e gioco di riflessi, capace però di vedere e sentire. Nel suo parlare , avrebbe detto uno spirito, ma non astratto : uno spirito colorato ,risplendente, agitato, ma spesso anche immobile, quasi in immanenza meditativa. Era sbalordito, quando una luce un po’ più grande lo affiancò. “ Benvenuto ! “ lui capì. Ma nessuno aveva parlato. Aveva sentito una dolce musica e aveva visto quel lume quasi inchinarsi e diffondersi nei suoi mille colori .
“ Sei arrivato nell’al di qua : qui non c’è più materia né tempo; ognuno di noi si è disciolto nel suo spirito, fatto di iride , di aria e di musica”.
Teofilo almeno così capì, dal lento ondeggiare delle luci e dalla dolcissima melodia che il suo nuovo compagno esprimeva.Gli parve straordinario capire i concetti dall’ondeggiare di riverberi multicolori, dalle sue melodie, dal suo gesticolare attraverso lumi di varia tinta, in un quadro a dir poco straordinario.
“Vieni , facciamo un giro ! Mi chiamo Estasi e ho l’incarico di farti un po’ da guida, di presentarti questo universo dell’eternità”. L’iride fiammeggiante si librò dolcemente in aria, ondeggiando , inchinandosi e danzando in avanti , accompagnata da melodie non strumentali , molto intime e avvincenti. Questa musica era causata dall’aria che , muovendosi, accarezzava quell’infinità di creature,batuffoli d’aria ,più o meno densa, più o meno iridescente,più o meno mobili, con più o meno forza , con maggiore o minore continuità: e così queste melodie erano un continuo sempre diverso , allegre e struggenti, forti e flebili, lente e ritmiche.
Teofilo si accorse che lo spostamento era solo questione di navigazione di aria nell’aria: di un aria colorata e iridescente , più leggera ed eterea, dentro ad un’aria finissima , ma più consistente , fatta di odori e sapori, di lunghe striature colorate , capaci di disegnare splendidi cumuli di montagne, immense vallate e straordinari effetti di riflessi marini. Ma tutto l’universo che Teofilo vide , era aria, atmosfera, iride.
“ Ti sto seguendo, di istinto, ma non so cosa sto facendo per muovermi” disse Teofilo.
“ Non stai facendo nulla di materiale: ricordati che il corpo, la materia , qui non c’è più: stai solo galleggiando nell’aria , con folate di vento che ti fanno spostare come tu vuoi.”
“Eppure io vedo: quindi qualcosa di materiale mi è rimasto !”
“E bravo Teofilo ! La vista , assieme all’olfatto e all’udito, sono gli unici sensi che non solo ti sono rimasti, ma ti si sono enormemente rafforzati.Ti sono anche rimasti i tuoi caratteri immateriali : la memoria, l’intelligenza, i sentimenti, i piaceri.”
“ Ma tutti questi sono sì immateriali, ma erano in diretto rapporto con organi del corpo”.
“ Ora invece sono molto più forti e sono legati a un tuo essere immateriale, che nella vita terrena chiamavate spirito”.
Il colloquio continuava in questa lingua nuova universale, fatta di melodie del vento, di tinte che si agitano , si piegano , si erigono e puntano ,come cipressi, al cielo.Il senso del dire era quello riportato : ma , senza parole, il colloquio era strettamente spirituale.
“ E Dio ?” provò a dire timidamente Teofilo.
“ Dio,Dio,Dio : nell’altra vita era diventata un’ossessione storica : un modo di essere; una civiltà; si è detto di tutto: si è perfino usato Dio per fini di violenza o di potere terreni. Arrivati qui , in questo universo etereo e meraviglioso, l’anima è ancora dilaniata dalla conoscenza definitiva di Dio. E’ già da quando abbiamo cominciato a conoscerci che tu ti rodi attorno a questa domanda. Dimenticavo: qui non c’è pensiero proprio , riservato o segreto: qui il pensiero si legge. Forse tu stesso, se ci facevi attenzione, ti saresti accorto di leggere nel mio pensiero, di entrare nella mia coscienza.”
Teofilo era imbarazzato, perché voleva ripetere la domanda: d’altra parte ora sapeva che in effetti Estasi leggeva questa sua curiosità.
“E allora parliamo di Dio. Qui siamo abituati a dire che Dio siamo noi tutti assieme: questo è l’unico Dio che vive :poi c’è il Creatore, l’Origine. Noi qui non lo conosciamo : ogni tanto vediamo fenomeni straordinari di luce e di bellezza : e allora diciamo che in quei fenomeni , in quelle luci, ci deve essere il Dio Creatore delle anime, degli spiriti e delle intelligenze. Ma in verità questa domanda non ci turba : siamo convinti che Dio è la stessa nostra coscienza, la nostra anima, l’anima di tutti noi.Per questo qui non troverai dolori, tensioni, litigi, contrasti. Qui ogni anima è nell’anima dell’altro e tutto questo è il Dio vivente. La Creazione è un mistero anche per noi.”
Teofilo ricordò la sua esperienza terrena. “Sei cattivo”; “sei bastardo dentro”. In effetti l’anima non può essere cattiva : forse lo diviene solo perché il corpo, con tutte le sue propaggini ed espressioni , la coinvolge in cattiverie. È il corpo , con le sue esigenze, che induce la cattiveria. L’altro mondo dunque è fatto solo di anime aperte e intime le une dentro le altre : la loro rappresentazione fisica è questo fiocco di lingue iridescenti, sinuose e ondeggianti. Mentre pensava e continuava a volare con Estasi , Teofilo vide sulla sinistra un quadro di vapori rappresentante una splendida oliveta, come mai aveva vista in Terra.
“Possiamo andare tra gli olivi?” chiese.
“Certo ! qui puoi fare tutto : l’universo è tra l’altro libertà : libertà assoluta, in quanto non esiste il male, anche perché non può esistere, mancando il corpo”.
Volarono sugli olivi. Sublimi gli olivi, anche perché oscillavano nei melodiosi movimenti dell’aria dell’universo: i colori tremavano tra il verde e l’argento ,su secolari fusti ,scuri, rotti e tortuosi, che ,nonostante la loro immaterialità, mantenevano fermo il disegno della pianta. Teofilo era stato malato di amore per gli olivi ( e si era anche offeso quando qualcuno ne aveva carpito l’immagine per fini politici di parte :l’olivo era una pianta sacra e quindi non poteva essere utilizzato da alcuni contro altri ; a parte il fatto che Teofilo non aveva mai capito come le idee potessero essere rappresentate da piante o da animali ! ) : in quella oliveta il suo spirito si esaltò, le sue fiammelle cominciarono a ballare frementi, a incrociarsi tra loro, dentro ai propri colori.
“E smettila di eccitarti come un bambino !”lo interruppe con fare divertito Estasi.
“Sono agitato; troppe cose da capire; troppe cose da vedere:troppe curiosità !”
“Hai l’eternità davanti . Capirai tutto. Vedrai tutto quello che desideri . La tua anima sarà sempre più pura , sempre più profonda, se lo vorrai .”
Andarono in cima a un promontorio bianco-violaceo, da cui si dominavano spazi infiniti fatti di lunghe distese di colori , capaci di ricordare quanto di più bello Teofilo avesse mai visto nella Terra : monti, colline, valli e acque , in un etere più o meno denso ,con riverberi velati, sfumati , forti , ma sempre dolcissimi. La vista di questo universo era punteggiata da miliardi di piccole luci più o meno iridescenti, quasi stelle brillanti e colorate.
“Già, stelle !” mormorò Estasi, stando dentro all’anima di Teofilo.” Finalmente hai trovato un termine più giusto di batuffoli o fiocchi : dalla Terra le stelle sembrano bianche , splendenti e monocromatiche. Qui noi siamo stelle , piene di colori, di splendore, di movimenti , di onde , di intrecci, tutte diverse le une dalle altre. Ma siamo le stelle di questo universo, di quello che nella Terra si chiama l’al di là.”
“Sono felice di essere una stella: non avrei mai pensato ad una mia vita eterna come una stella ! Bello ! La stella Teofilo ! Ma queste stelle sono maschi e femmine ?”
“Gli spiriti e le anime conservano caratteri , che nella Terra venivano attribuiti a donne o uomini : ma solo caratteri, modi di essere, di pensare , di fare: ma un’anima è anima innanzitutto e sente dentro di sé tutta l’esistenza, con le sensibilità maschili e femminili . E poi , Teofilo, Dio è uomo o donna; Dio è questo universo , l’insieme di queste anime, che hanno sensibilità maschili e femminili.”
“Quindi, però, ci sono anime maschili e anime femminili : c’è Teofilo e c’è Estasi”
“ Certo perché l’anima complessiva di questo universo , Dio stesso, sia la più ricca e completa possibile”.
La vista davanti a loro si ampliava, quasi senza infinito chiuso, per poi essere attratta da improvvise immagini di aria colorata, a definire disegni sempre nuovi e sempre più belli.
Estasi continuò. “ Vedi Teofilo, qui mancano tre elementi che sono stati esistenziali nella vita : la terra, l’acqua e il corpo. Quindi non ci sono bisogni e sofferenze. Qui non c’è vita e morte. L’eternità cancella il tempo, che è sempre definito da un divenire, tra un principio e una fine. Qui hai trovato solo un principio, con il tuo ingresso nella eternità. La tua anima , cioè te stesso, non ha bisogno di nulla, che non sia eccitazione dello spirito: quindi il tuo spirito maschile sarà sicuramente eccitato da quello femminile e viceversa : perché le anime si possono amare nella profondità della loro conoscenza e possono anche godere infinitamente di questo loro amore. Ti innamorerai delle anime e vorrai bene alle creature, a cominciare da quelle che hai amato nelle vita terrena”.
“Un momento!” La interruppe Teofilo, in un turbine di lingue stellari e in un groviglio di arie raggomitolate “ … non osavo : ma posso trovare qui nell’universo tutti i miei cari, tutte le persone che ho amato, tutte le …mie creature ?”
“ Certo che lo potrai fare, con pazienza e con tutta la gioia che vorrai !”
“ E come in queste immensità?”
“L’immensità è in te “ sorrise Estasi “basta che tu scavi nella tua anima : lei ti porterà dalla stella che vorrai : la dovrai solo stringere nel tuo nuovo essere e desiderarla; volerai verso di lei : e quando sarai davanti a lei, non dovrai dire nulla : ti riconoscerà da sola : e comincerete a ballare e a rotolarvi di gioia , a unirvi in una grande stella, tanto più bella , quanto più gli amori e gli affetti sono stati forti. Vedrai che ti mancheranno quelli che hai lasciato giù : ma arriveranno, arriveranno anche loro”.
Mentre parlavano, per così dire, miravano questi spettacoli straordinari di forza e di dolcezza che continuamente apparivano e scomparivano nell’universo. E c’erano stelle , miliardi e miliardi di stelle, che brillavano , con tanti o pochi colori, piccole e grandi, immobili o in corsa, lente o velocissime.
“Tra quelle stelle troverai le anime che cerchi” riprese Estasi.
“ Perché quelle differenze tra loro ? Piccole grandi, mono o multi-colore, stabili e in movimento, brillanti o quasi opache !”
“ In Terra le Creature hanno spesso tradito la loro anima, la loro intelligenza, il loro spirito . Le religioni chiamavano questo peccato . Ci fu anche chi previde che Dio avrebbe punito questi tradimenti : che Dio avrebbe creato per questi peccatori un Inferno. Tutto ciò è molto…terreno : considerare Dio a propria immagine e somiglianza: dal politeismo che addirittura vedeva gli dei anche fisicamente come delle espressioni della Terra ; al monoteismo, che ha sempre considerato la volontà divina alla stregua dei sentimenti terreni. Non è così: Dio è Spirito e la terra è stata una delle sue creature. I figli della Terra si trasformeranno in Spirito . Certo che pagheranno allo Spirito, al proprio Spirito, i tradimenti : per questo vedi delle stelle più o meno…ricche o lucenti o colorate o vivaci : molte sono immobili in meditazione nella propria anima, per ricostruire quello che nella Terra hanno rotto. Altre sono creature …incompiute, animali o uomini che siano.”
“ Animali ?”
“ Sapevo che ti saresti meravigliato: già , animali : alcuni animali hanno avuto nella Terra una sensibilità, talvolta una intelligenza : gli uomini li adottarono per la loro compagnia, per farsi aiutare, ma anche in uno spirito di affetto : e talvolta questo spirito fu ricambiato; ora qui li ritrovi immobili, con un solo colore, in meditazione, alla ricerca della propria coscienza: la troveranno : e piano , piano diventeranno stelle e poi saranno stelle sempre più importanti.”
“Come sai” la interruppe Teofilo, “ uno scienziato in Terra disse che gli uomini venivano dagli animali, o da alcuni animali e,per evoluzione derivante dal bisogno nei secoli, diventarono uomini. Vuoi dire che anche qui c’è questa specie di evoluzione ?”
“Evoluzione della coscienza, dell’anima e dello spirito e non per bisogni, ma per ricerca della propria identità, ognuna profondamente diversa, ma sempre altrettanto profondamente rispettosa della identità altrui”.
“Questo universo è il mondo più libero che si possa immaginare !” esclamò Teofilo , facendo una giravolta stellare.
“Vedi, tra le stelle più povere in tutto, troverai anche quelli che in Terra avete chiamato malfattori, peccatori, rei : o quelli che passavano per brave persone e tradivano tutto, anche i loro giuramenti : tutti loro, se pur già stelle colorate,talvolta opache, e a tratti non immobili, stanno in meditazione , per capire fino in fondo le loro colpe, fatte contro la propria coscienza. Potrai andarli a visitare e li troverai un po’ tristi e taciturni, ma soprattutto quasi sottomessi alla tua forza di stella , in via di evoluzione, ma pur sempre bella e ricca di vivacità e di colori. Come potrai rivedere anche gli animali a te cari : sarai sorpreso invece dalla loro gioia e dalla loro vivacità, anche se li troverai quasi tutti monocromatici, con colori diversi , ma unico in ognuno, in quanto allo stadio iniziale di formazione della propria anima: non tutti , perché alcuni già in Terra avevano nella loro vita, spirito e sentimenti, molto vicini all’immaterialità .”
Furono sfiorati da una stella meravigliosa, in una esplosione di luci , di riflessi e di profumi, che si allontanò rapidamente.
“ Quella deve essere un’anima importante” sussurrò Teofilo.
“ Già , forse è quello che in Terra si chiama Santo” rispose Estasi.
“ Estasi, a proposito degli animali, non ho capito bene quali sono le creature, che possono avere un’anima potenziale e quindi possono diventare stelle , e quelli che restano come materia nel Creato.”
“Dio creò la Terra perché gli uomini ci potessero vivere : creò flora e fauna in sostanza al servizio dell’uomo: questo uso doveva significare ovviamente non abuso o arbitrio; anche perché con l’abuso e l’arbitrio l’uomo sta,alla lunga, distruggendo gli strumenti della propria sopravvivenza.Una parte della fauna probabilmente può essere stata all’origine dell’uomo stesso e presenta caratteri simili all’uomo, nella sensibilità, negli affetti, nella fedeltà. Questa parte …umanizzata la ritroviamo qui impegnata a trasformarsi in stella, attraverso la ricerca della propria coscienza. So che questo dire è molto imperfetto : ma purtroppo io non sono il portaparola di Dio.”
“ Esiste qui una gerarchia tra le stelle ?”
“ No qui c’è solo una vera libertà : ci sono stelle più o meno mature , che crescono nella loro vita eterna. Ma il problema è loro. Le loro limitazioni o imperfezioni fanno parte di tutti noi e contribuiscono a costruire una speranza di crescita eterna. Noi tutti aspettiamo la manifestazione esterna del Dio Creatore , anche se ci sentiamo parte del Dio vivente.”
“A proposito! Queste stelle ogni tanto possono andare nel cielo dell’universo terreno, se pur restando solo brillanti e non colorate a causa del sole ?”
“Forse ti piacerebbe che ti dicessi di si , Teofilo : perché così potresti immaginare che quelli che restano nella Terra ,alzando gli occhi al cielo , riuscirebbero a sognare di aver visto o di vedere in una stella un loro caro trapassato. No, Teofilo, quelle stelle là sono materia irraggiata dal sole nell’universo terreno. Abbiamo solo convenuto di chiamare “stelle” le anime ricche di colori , assieme alla brillantezza, che vivono qui l’eternità: ma non hanno niente a che fare con le stelle dell’universo terreno.”
“ E’ vero forse sto solo cercando un legame , un filo, tra il prima e il dopo.”
“ Tu non perderai mai la memoria di te stesso , cioè della tua coscienza: quindi ricorderai, anche con sofferenza, persone, animali e cose che hai lasciato nella Terra: loro non sanno più nulla di te : e viceversa; sappi però che questo tempo durerà poco, pochissimo, rispetto all’eternità: tutti vi ritroverete qui, nello splendore delle coscienze e senza la fatica complicata dei corpi e i condizionamenti della materia.”
“Estasi , tu ritorni sempre su questa forma di disprezzo o di condanna dei corpi o della materia. Perché? A volte i corpi sono belli e danno gioia ; e anche la materia.”
“ C’è un messaggio di Dio che è chiaro e che non dovrebbe mai essere dimenticato. I corpi e la materia hanno un loro ciclo di vita : cioè nascono, vivono e muoiono nell’eternità : e i corpi portano molti dolori agli uomini, non solo ai singoli, ma anche al loro universo: non dimenticare mai che la storia dell’umanità è fortemente condizionata dalla prepotenza dei corpi e della loro materia. Non dimenticare neppure che spesso la morte arriva come forma di liberazione dalle sofferenze , talvolta insopportabili, dei corpi : sofferenze causate non solo dal proprio corpo, ma anche dalle relazioni, dirette, lontane o non ricambiate, con gli altri corpi .Dio ha creato la Terra come palestra di sofferenze e di gioie, di soddisfazioni straordinarie, perché transitorie. In sostanza il corpo è stato un bagaglio faticoso o faticosissimo per l’uomo. Voglio ricordarti infine concetti su cui hai riflettuto a lungo : la prima legge della termodinamica dice che la materia e l’energia dell’universo sono costanti, non possono essere create né distrutte ; la seconda legge, o legge dell’entropia , dice che materia e energia possono essere trasformate in una sola direzione, cioè da uno stato utilizzabile a uno stato inutilizzabile: o da uno stato di disponibilità ad uno di indisponibilità; oppure da uno stato di ordine ad uno di disordine. L’ uomo da solo ha capito che il suo corpo e la sua materia si consumano e che la storia della Terra , se da un lato è una storia di crescita formidabile dell’intelligenza, dall’altro è storia di progressivo degrado del corpo e della Terra ,verso la fine. La materia morta comincerà a prevalere su quella viva : come avviene nel corpo umano : e il processo è esponenziale Non ti pare questo un messaggio del Dio creatore ? Tu sei arrivato nell’universo eterno dello Spirito e qui vivrai nella ricchezza intangibile della tua anima e della tua coscienza”.
Teofilo rimase assorto in meditazioni profonde: quasi in preghiera, per essere aiutato a capire fino in fondo i segni di Estasi e i suoi messaggi.
Mentre parlavano l’aria si colorava continuamente in immagini indescrivibili di bellezza profonda, capace di penetrare sempre nell’anima.
Teofilo vide stelle che si avvicinavano, rotolandosi e sprizzando lampi dalle tonalità dolcissime.
“ Stanno venendo da noi ?”
“ Credo di si” disse Estasi. “ Credo che siano alcuni tuoi cari, che hanno sentito la tua presenza .”
Gli si fecero intorno . Diventarono un gomitolo radioso di stelle gioiose. Poi Teofilo uscì dal gruppo e si avvicinò ad Estasi.
“ Sono commosso: ma le anime possono piangere ?”
“ Anche le anime piangono : di gioia !”

domenica 12 luglio 2009

sabato 11 luglio 2009

La coppia più bella del mondo

Bersani e Franceschini dicono che il G8 ha dato risultati modesti in Economia e che il Governo italiano si occupa poco e male dei problemi economici del Paese. In verità dubbi, seri dubbi, vengono sulla loro capacità di sapere di Economia. Ma tant'è. I due, invece, seguitano a non chiarire con chi vorrebbero costruire un progetto e un programma per governare il Paese , come normalmente fanno, in sistemi democratico-parlamentari ,tutte le "opposizioni" degne di questo importante "nome" (importante o no , compagno Togliatti ,che li guardi da lassù o da laggiù che sia ? ). Da soli nun gliela faranno mai ; e allora ? O sperano di farcela , in barba ai numeri, e allora avremo Berlusconi almeno per qualche altro lustro. O continuano con l'amico della bisaccia e dell'italia ( le minuscole sono volute e vogliono interpretare il pensiero del loro amico, di cui cerco di evitare di scrivere il nome, perché mi porta sfiga ): in questo caso dovrebbero andare a Londra, dove lo troverebbero in agitazione nella City, a lavorar di lingua ( traduzioni in inglese di stranissime locuzioni montano-mediterranee) e di mano ( manipolazioni di cose, di fatti e di idee); di testa meno, perché ci vuole "know- how". Oppure lo saltano e vanno direttamente da quelli con cui erano nel Governo Prodi, aggiungendoci le masse cosiddette socialiste e verdi con complicati aggettivi e sottraendoci qualche neo comunista. Oppure vanno dall'altra parte ,a cercare i tuttofare, che vorrebbero essere chiamati neo-democristiani.
Perciò se per un attimo tralasciano problemi troppo arzigogolati e ci dicono invece con chi vogliono andare a governare, ci aiutano a capire chi e cosa in realtà sono ( "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei ", citazione da antichi testi etruschi : anche se in questo caso potremmo ribaltare l'antico dire , dimmi chi sei e ti dirò con chi vai). Il resto continua ad essere fuffa : minestrone , maldestramente rigirato.