viaaaa!!!

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venerdì 23 dicembre 2022

Nonna Lilli


 Ciao grand'mere : ora siamo molto più grandi !

martedì 22 novembre 2022

la bretonne s'en va


 Ti ho pensato, moglie mia.

sabato 22 ottobre 2022

Andammo in Irlanda


                                          I salmoni non ne vollero sapere

domenica 16 ottobre 2022

GUERRA IN UKRAINA


Pubblichiamo stralci dell’appello “Un negoziato credibile per fermare la guerra” sottoscritto da Antonio Baldassarre, Pietrangelo Buttafuoco, Massimo Cacciari, Franco Cardini, Agostino Carrino, Francesca Izzo, Mauro Magatti, Eugenio Mazzarella, Giuseppe Vacca, Marcello Veneziani, Stefano Zamagni

La minaccia di un’apocalisse nucleare non è una novità. L’atomica è già stata usata. Non è impossibile che si ripeta. Di fronte a questa minaccia l’opinione pubblica sembra pericolosamente assuefatta. Si diffonde una pericolosa sensazione di inevitabilità e di rassegnazione, o, peggio, l’idea che solo una “resa dei conti” possa far nascere un nuovo e stabile ordine mondiale. Ma oggi nessuna guerra può imporre un ordine sotto le cui macerie non restino il pianeta, i popoli, l’umanità tutta. Non ci si può rassegnare. Ma a una volontà razionale di pace bisogna offrire uno scenario credibile per chiudere questo conflitto, divampato con l’aggressione russa al di là delle gravissime tensioni nel Donbass. Un conflitto che non può avere la vittoria tutta da una parte e la sconfitta tutta dall’altra. Tutti gli attori in conflitto, quelli che stanno sul teatro di guerra e quelli che l’alimentano o non lo impediscono, ne devono essere consapevoli. Riteniamo che i governi responsabili debbano muoversi su queste linee: 1) neutralità di un’Ucraina che entri nell’Ue, ma non nella Nato, secondo l’impegno riconosciuto, anche se solo verbale, degli Usa alla Russia di Gorbaciov dopo la caduta del Muro e lo scioglimento unilaterale del Patto di Varsavia; 2) concordato riconoscimento dello status de facto della Crimea, tradizionalmente russa e illegalmente “donata” da Krusciov alla Repubblica Sovietica Ucraina; 3) autonomia delle regioni russofone di Lugansk e Donetsk entro l’Ucraina secondo i Trattati di Minsk, con reali garanzie europee o in alternativa referendum popolari sotto la supervisione Onu; 4) definizione dello status amministrativo degli altri territori contesi del Donbass per gestire il melting pot russo-ucraino che nella storia di quelle regioni si è dato ed eventualmente con la creazione di un ente paritario russo-ucraino che gestisca le ricchezze minerarie di quelle zone nel loro reciproco interesse; 5) simmetrica de-escalation delle sanzioni europee e internazionali e dell’impegno militare russo nella regione; 6) piano internazionale di ricostruzione dell’Ucraina.

Questi possono essere i punti di partenza per un cessate il fuoco. In una direzione simile va da ultimo la proposta di Elon Musk, e da tempo le sollecitazioni di Henry Kissinger a una soluzione che nel rispetto delle ragioni dell’Ucraina offra una via d’uscita al fallimento militare di Putin sul terreno. Sono le linee più credibili di un negoziato possibile e necessario, anche per l’unica Agenzia mondiale all’opera davvero per la pace, la Chiesa di Roma. Questa soluzione conviene a tutti, anche all’Occidente e in particolare ai Paesi dell’Ue, i più minacciati dall’ipotesi di un disperato attacco nucleare russo. E all’Ucraina stessa, se non vorrà essere la nuova Corea nel cuore dell’Europa per i prossimi 50 anni.

giovedì 22 settembre 2022

Castell arc'h

 


                                                                            Morinay


Vedemmo i vecchi pescatori raccontare le loro storie

lunedì 22 agosto 2022

Liliane arrivò a Marsa Cubes

 


                                Andavamo in spiaggia con Pio

venerdì 22 luglio 2022

Quattro anni fa partisti


  La musica bretone : a Liliane moglie mia

mercoledì 22 giugno 2022

Il Guardiano


 

                                                                            LE CORENTIN

domenica 22 maggio 2022

Liliane e la Plage des Dames

 


La plage des dames à Concarneau ; qui passasti molto tempo a tirar su Yann e Marco

venerdì 22 aprile 2022

Liliane e Glenmor


 

martedì 22 marzo 2022

Liliane a Vaucluse

 



Francesca Petrarca Il Canzoniere

martedì 15 marzo 2022

venerdì 11 marzo 2022

Guerra Ukraina

 



17 h 
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Economia e identità nell’invasione russa dell’Ucraina
Nella parte orientale, sud-orientale e nella Crimea vive 1/4 della popolazione di origine, cultura e lingua russa.
Nel resto del paese vivono i 3/4 della popolazione di origine, cultura e lingua ucraina.
La Crimea, indipendente e federata alla Russia dal 2014, è priva di sorgenti e l’approvvigionamento idrico proveniva dal fiume Dnipro, che taglia in due il paese, attraverso una rete di canali che facevano capo a quel fiume.
La chiusura di quei canali da parte di Kiev, per ritorsione dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia, ha inaridito i terreni e danneggiato sia la produzione agricola che il paesaggio della Crimea.
Le due regioni del Donbass, dopo anni di guerra civile, si sono dichiarate indipendenti e si sono anch’esse federate alla Russia nel febbraio di quest’anno. La spina dorsale dell’economia di queste regioni sono carbone e acciaio, beni ampiamente commerciati con la Russia che troverebbero difficilmente sbocco nel mercato europeo. Ciò rende per quelle regioni l’unione doganale con la Russia di gran lunga preferibile ad un’adesione alla UE. Inoltre, per esportare parte della propria produzione siderurgica ed altre merci, queste regioni hanno estrema necessità delle strutture portuali di Mariupol nel Mar d’Azov, che si trova in territorio ucraino.
La trentennale storia dell’indipendenza Ucraina è stata attraversata da una lunga scia di discriminazioni da parte degli ucraini nei confronti della minoranza russa.
L’Ucraina non ha mai concesso autonomie speciali alle regioni russofone, neppure dopo i trattati di Minsk del 2015, firmati da Russia, Ucraina, Germania e Francia, che prevedevano espressamente uno status speciale nelle due repubbliche ribelli del Donbass.
La revoca dello status di lingua ufficiale per il russo nelle regioni russofone, decisa dal parlamento ucraino nel 2014 ha ulteriormente acuito la questione identitaria.
Le interconnessioni tra le suddette questioni economiche ed identitarie fa immaginare che lo scopo di questa guerra da parte di Putin è di annettere anche la parte meridionale dell’Ucraina che va dal Donbass fino alla foce del fiume Dnipro, nonché di rendere politicamente e militarmente neutrale ciò che rimarrebbe dell’Ucraina.
Nei libri di storia verremo a sapere come andrà a finire.

martedì 22 febbraio 2022

Alan Stivell per Liliane


 

sabato 22 gennaio 2022

 Ciao nonna Lilli


!