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martedì 29 marzo 2011

Edison ? W l' Enel !



I francesi di EDF ( Electricité de France ) vogliono comandare sulla Edison, prestigiosa società elettrica lombarda. Ci hanno investito soldi e ne hanno acquisito, assieme ad altri, il controllo. Quindi fanno bene a decidere come mettere a frutto il loro investimento, al meglio. E allora perché c’è chi protesta ? Perché è difficile accettare che una grande azienda italiana e per di più energetica, passi sotto controllo “straniero”. Siamo curiosi : da un lato vogliamo che gli altri vengano a investire in Italia ; e poi pretendiamo di comandare nella “casa “ che loro hanno comprato.


Stiamo riscoprendo che esistono aziende strategiche pubbliche ; tra poco scopriremo anche che esistono aziende di servizio pubblico, difficilmente gestibili da privati.

Gli strateghi politico-economico-giudiziari di quel triste periodo chiamato “mani pulite” ( di più sporche non ci sono mai state ) decisero che l’amministrazione pubblica dell’economia ( tutta , non una parte di essa ) era solo strumento di corruzione e di malaffare. Moltissimi innocenti pagarono questo teorema, anche se esso , come prevedibile, si è poi dimostrato stupido e dannoso. Furono così avviate le grandi“privatizzazioni”: tra cui quella dell’energia elettrica, fatta dall’allora ministro Bersani. Fu un errore politico-concettuale, perché l’elettricità è strategica per lo sviluppo del Paese e perché l’elettricità non è solo prodotto, ma anche fattore di produzione e servizio pubblico.Fu anche un errore “aziendale”; fu fatto uno “spezzatino” produttivo, con tutte le voglie della concorrenza e tutti i risultati dell’oligopolio ; e anche una grande confusione “istituzionale” ( per esempio in termini di reti di trasporto e di distribuzione, di assistenza e manutenzione, di ricerca e di controllo ). “Privatizzare” poteva anche significare semplicemente mettere in Borsa una grossa fetta di azioni di una ENEL SpA da costruire, senza toccare lo scheletro organizzativo dell’armata elettrica e senza mortificarne capacità manageriali e professionali esistenti ; il mercato sarebbe stato ( come è ) quello europeo e non quello delle botteghe “locali”. La scuola di pensiero di Bersani e dei suoi , complicò un problema “liberale” semplice , per “ignoranza”di base, più che per scelta politica.

Il cosiddetto problema Edison oggi non ci sarebbe stato: come non ci sono problemi nelle aziende energetiche francesi controllate dallo Stato, in un sistema economico liberale . Nel mercato, soprattutto oggi, premia la capacità di produrre reddito, la professionalità e la managerialità , più che la proprietà : la proprietà infatti, pubblica o privata che sia, cerca solo il miglior rendimento possibile per le proprie risorse investite.

A riprova delle necessità del ruolo dello Stato nell’economia e nei servizi pubblici, si aggiunge oggi la questione del “nucleare” e del suo controllo.In Giappone per esempio si chiedono perché un’industria privata , la TEPCO, debba avere la gestione di centrali nucleari, strutture di servizio delicate per la vita del Pese, come gli incidenti di questi giorni stanno dimostrando . E la domanda per tutti , europei e non , sorge spontanea ; la gestione e il controllo delle centrali nucleari di un Paese possono veramente essere privati ? E’un pò come dire : le forze armate di un Paese possono essere affidate ad un’ “azienda “ di mercenari ?

Questi sono i problemi ; la questione Edison è la punta di un iceberg. Il Ministro Tremonti, avendo visto che cominciava a piovere, ha riaperto l’ombrello : basterà ?

Pubblicato da " l' Occidentale" il 30 marzo 2011

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