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mercoledì 25 luglio 2012

Euromarco in guerra


E’ iniziata una nuova guerra mondiale . Le guerre di un volta si facevano con armi ed eserciti , per conquistare terre e popoli ; dominarli e divenire più potenti , ma soprattutto più ricchi. Ora invece ,in gran parte del mondo, ricchezza e potere si prendono attraverso la finanza e i suoi strumenti . Il caso greco è significativo : la Grecia viene fatta fallire e così non restituirà una parte dei  soldi che ha avuto in prestito; i creditori cercheranno di dividersi le spoglie del Paese ; ed hanno già cominciato a farlo ; prenderanno Banche , patrimoni immobiliari , aziende , infrastrutture e via dicendo ; la Grecia comincerà a non essere più dei greci. Ci sarà qualche morto , schiantato dalle pene della povertà o della disperazione ; ma poca roba , rispetto alle vecchie guerre. Questo esempio vale per tutto quello che stiamo vivendo oggi in Europa. La moneta unica è stato il cavallo di Troia , per poter scatenare l’assalto alle economie più deboli, ma non solo a quelle ; attraverso loro , anche al potere economico dell’intero vecchio continente , in casa propria e nel mondo. Non ha senso pensare che i Paesi europei del Sud falliscano  tutti ; trascinerebbero nel disastro anche quelli del Nord , se non fosse altro , per il forte interscambio della bilancia dei pagamenti e di quella commerciale esistente tra tutti i Paesi della vecchia Europa. Il disegno di questa guerra è diverso;  viene da lontano,   non ha bandiere ed è manovrato da poteri finanziari trasversali  , per interessi ( proprietà dei capitali messi in gioco ) e per loro origine geo-poltica ( Usa, Cina , Brics, Paesi petroliferi o riciclaggi vari ). Il disegno è accumulare patrimoni, con i quali acquisire il controllo economico e poi politico delle diverse aree ricche europee, nella svendita, che è già iniziata, di beni e servizi unici al mondo. E l’Euro- cavallo- di- Troia non riesce più a essere portato fuori  dal villaggio fortificato , che è  assediato dall’esterno; ma che è  anche vittima di scontri civili provocati dagli stessi “militari”, usciti dal cavallo , mescolatisi tra la gente e talvolta già arrivati nelle poltrone di un potere che per “necessità” è stato loro delegato.
E’ quindi una guerra senza nomi ; che utilizza solo l’ignoranza e le dabbenaggine di sistemi pseudo-liberali. , nel nome di un internazionalismo capitalistico , che si è trasformato in assalto predatorio contro Paesi, genti, storie e culture.
E’ una guerra mondiale ; il teatro prevalente dello scontro oggi è in Europa ; ma con lo stesso metodo di lavoro essa potrà essere esportata dovunque.
E’ una guerra senza fine , se le leggi dei sistemi liberali non definiranno con chiarezza i limiti delle libertà economiche e anche di quelle geo-politiche; la vita e il futuro di miliardi di persone non possono essere affidati alla cultura e alla pratica del far-finta-di-nulla.
Cosa fare ? Intanto “fare” e non “lasciar fare” ; il “fare” sarebbe già qualcosa nei confronti di questo nemico invisibile , che tuttavia potrebbe essere facilmente individuato e localizzato ; la speculazione finanziaria non viene dal cielo e ha suoi percorsi ;  può essere sempre intercettata, anche nei viottoli più sperduti del mondo dei soldi.
Nel suo “Eloge des frontières” un noto filosofo francese , Regis Debray, ha lanciato una provocazione assai suggestiva; ha finto la tesi del “nazionalismo”, per dire solo che le persone e i popoli hanno una loro identità da difendere e da sviluppare, senza becere e inopportune interferenze esterne. Di questa loro identità fa parte anche la moneta che usano per i loro scambi materiali ; partita dal baratto , passata attraverso l’uso di oggetti considerati pregiati e finita come carta di impegno, senza valore materiale , equiparabile a un “pagherò”, trasformato in “pago”. E’ sbagliato appiattire una moneta artificiale su sistemi economici profondamente diversi, intricati e complessi , solo per interessi della moneta-merce. L’Euro partì grosso modo con lo stesso valore del dollaro ; cioè l’Europa disse che Stati Uniti ed Europa potevano avere un sistema monetario di valore comparabile. La Germania poi  , completata la faticosa e costosa riunificazione, anche con la collaborazione della eurozona, spinse per tornare ad avere una moneta rivalutata rispetto al dollaro ; spinse per avere insomma un “euromarco” , per un’eurozona più ricca degli USA ; non ce la fece del tutto ( il disegno ,si dice , prevedeva una rivalutazione dell’euro del 60 % e arrivò a punte del 50 % ) , ma riuscì a mettere così in crisi tutti i Paesi meno ricchi e indebitati , a cominciare da quelli del Sud, che da sempre considerano l’America un miraggio e non un’area più povera di quella in cui vivono . L’euromarco , volente o nolente ( per ora non si sa ) dette una mano formidabile agli speculatori nemici dell’Europa. Di fatto avviò un’altra guerra mondiale , attraverso le sale borse, europee e non.
E allora fare cosa ? Innanzitutto riprendere in mano la questione da un punto di vista politico e non tecnico ; costruire un progetto politico contro questa guerra , che l’Italia deve “ripudiare”. Sapere dire di no alle richieste impossibili per il nostro Paese e per l’Europa stessa. Accettiamo pure la sfida continua delle agenzie di rating e delle minacce “borsaiole” e teniamo la testa alta, con misure e fatti concreti, nazionali e internazionali ; facciamola finita con questo senso di colpevolezza sul  passato e sul  passato remoto della nostra “politica” ; se fosse solo per questo, tutti gli altri  Paesi del mondo ( o quasi ) dovrebbero averne più di noi.
Ad un alto dirigente dello Stato italiano , più di venti anni fa, un grande giornale chiese cosa pensasse di un giudizio negativo espresso da Moody’s  sull’Italia : egli rispose : “ Moody’s ?  Di chi è Moody’s ?”  Già di chi sono Moody’s e le sue “potentissime” sorelle ?

Pubblicato da "l'Occidentale" il 25 luglio 2012


    

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