viaaaa!!!
giovedì 31 dicembre 2009
giovedì 17 dicembre 2009
La notte della politica
Per capire l'aggressione di piazza del Duomo bisogna scavare nel sottosuolo culturale italiano, nel linguaggio avvelenato che ormai ci sommerge dalla mattina alla sera. La violenza è sempre ‘‘il prodotto della notte della politica, di un tutto-è-permesso che addormenta la sensibilità civile e la responsabilità della ragione.
di Giuliano Ferrara da Panorama
Dietro quella storia oscena del demente e vigliacco che spara un oggetto di marmo contro la faccia di Silvio Berlusconi non c'è solo la cupa condizione della lotta politica in Italia, che dura inalterata dal Cinquecento, che riemerge a tratti nelle diverse forme del banditismo fazioso, del lavacro ideologico realizzato sulla pelle delle persone, della vendetta civile in ogni stagione, anche la più felice, della storia degli italiani. Dietro l'intolleranza violenta di un momento c'è la farsa mite, strisciante, della tolleranza universale. Qui è lo scandalo.
Quando per la prima volta la residenza privata di un uomo politico fu presa di mira da una folla inferocita e mentalmente insana, quando al termine di un comizio dell'opposizione il manipolo dei linciatoti e lanciatori di monetine si trasferì sotto l'Hotel Raphael di Roma dove abitava l'uomo nero del momento, Bettino Craxi, nel nostro Paese era in pieno corso una rivolta plebea contro i partiti e le classi dirigenti, animata e nutrita da un pezzo dell'establishment con l'appoggio codino, reazionario, di un manipolo di gazzettieri e togati decisi a tutto, perfino a servirsi di un poliziotto dai comportamenti assai discutibili, in cerca di gloria politica, chiamato Antonio Di Pietro. Il cocco di Enzo Biagi e dell'avvocato Vittorio D'Ajello, il beniamino della salotteria milanese più intrisa di mediocrità.
Craxi doveva venire da me in tv, quella sera, ciò che fece dopo avere superato lo sbarramento linciatorio, infine scortato da uno squadrone di carabinieri. Mi sembrò enorme quel che era successo, proprio per la violazione dello spazio privato di un uomo pubblico, ma non ci fu il becco di un commentatore, e voglio ignorare i nomi spesso insospettabili dei fomentatori e rinfocolatori dell'odio forcaiolo, che comprendesse il messaggio osceno di un'aggressione sotto casa: non è la funzione che contestiamo, non veniamo a un tuo comizio, non cerchiamo di impedire o disturbare una manifestazione politica del tuo partito, no, veniamo sotto casa tua, dove dormi e abiti e mangi e vivi, perché è te in persona che odiamo, sei tu il bersaglio mobile della nostra indignata furia e follia.
Prima di chiedere un facile perdono, che sarà un'altra pietra miliare nella storia della tolleranza violenta di questo Paese, specie dopo il perdono e i tarallucci e vino per l'operaio bergamasco che lanciò il treppiede sul collo di Berlusconi appena cinque anni fa, quell'M.T. sparatore di statuine aveva detto la verità appena nascosta dallo squilibrio mentale: «Perché? Perché lo odio». E perché lo odia? Ve lo dico io, perché lo odia. Lo odia perché è ricco, perché ha infranto il sogno della presa di potere reazionario-plebea dei primi anni Novanta, perché è il nemico riconosciuto di tutte le ideologie fallite del secolo scorso, lo odia per i suoi pregi e per i suoi difetti, ma soprattutto per i propri difetti, per la propria vita frustrata e facile. Non lo sa che è per questo, ma è per questo che lo odia.
La facilità del tutto è lo scandalo. Chi ha mai pagato per la corrosione della civiltà, della creanza, del senso dell'onore nei modi personali e pubblici in questo Paese? Chi deve qualcosa a qualcuno, e in particolare allo Stato e alle sue regole, dopo che si sia sputtanato, calunniato, avvelenato in ogni pozzo dell'esistenza politica? È rozzo prendersela con gli avversari politici aperti del Cavaliere, bisogna scavare nel sottosuolo culturale italiano, capire come sono fatti i giornali e i messaggi televisivi, qual è l'ordito di linguaggio in cui siamo immersi dalla mattina alla sera, con il fulgido contributo, sempre più vanesio e ludico e impostore, della famosa rete, del web, della blogosfera.
La violenza è sempre il prodotto della notte della politica, di un tutto -è- permesso che addormenta la sensibilità civile e la responsabilità della ragione.
17 dicembre 2009
di Giuliano Ferrara da Panorama
Dietro quella storia oscena del demente e vigliacco che spara un oggetto di marmo contro la faccia di Silvio Berlusconi non c'è solo la cupa condizione della lotta politica in Italia, che dura inalterata dal Cinquecento, che riemerge a tratti nelle diverse forme del banditismo fazioso, del lavacro ideologico realizzato sulla pelle delle persone, della vendetta civile in ogni stagione, anche la più felice, della storia degli italiani. Dietro l'intolleranza violenta di un momento c'è la farsa mite, strisciante, della tolleranza universale. Qui è lo scandalo.
Quando per la prima volta la residenza privata di un uomo politico fu presa di mira da una folla inferocita e mentalmente insana, quando al termine di un comizio dell'opposizione il manipolo dei linciatoti e lanciatori di monetine si trasferì sotto l'Hotel Raphael di Roma dove abitava l'uomo nero del momento, Bettino Craxi, nel nostro Paese era in pieno corso una rivolta plebea contro i partiti e le classi dirigenti, animata e nutrita da un pezzo dell'establishment con l'appoggio codino, reazionario, di un manipolo di gazzettieri e togati decisi a tutto, perfino a servirsi di un poliziotto dai comportamenti assai discutibili, in cerca di gloria politica, chiamato Antonio Di Pietro. Il cocco di Enzo Biagi e dell'avvocato Vittorio D'Ajello, il beniamino della salotteria milanese più intrisa di mediocrità.
Craxi doveva venire da me in tv, quella sera, ciò che fece dopo avere superato lo sbarramento linciatorio, infine scortato da uno squadrone di carabinieri. Mi sembrò enorme quel che era successo, proprio per la violazione dello spazio privato di un uomo pubblico, ma non ci fu il becco di un commentatore, e voglio ignorare i nomi spesso insospettabili dei fomentatori e rinfocolatori dell'odio forcaiolo, che comprendesse il messaggio osceno di un'aggressione sotto casa: non è la funzione che contestiamo, non veniamo a un tuo comizio, non cerchiamo di impedire o disturbare una manifestazione politica del tuo partito, no, veniamo sotto casa tua, dove dormi e abiti e mangi e vivi, perché è te in persona che odiamo, sei tu il bersaglio mobile della nostra indignata furia e follia.
Prima di chiedere un facile perdono, che sarà un'altra pietra miliare nella storia della tolleranza violenta di questo Paese, specie dopo il perdono e i tarallucci e vino per l'operaio bergamasco che lanciò il treppiede sul collo di Berlusconi appena cinque anni fa, quell'M.T. sparatore di statuine aveva detto la verità appena nascosta dallo squilibrio mentale: «Perché? Perché lo odio». E perché lo odia? Ve lo dico io, perché lo odia. Lo odia perché è ricco, perché ha infranto il sogno della presa di potere reazionario-plebea dei primi anni Novanta, perché è il nemico riconosciuto di tutte le ideologie fallite del secolo scorso, lo odia per i suoi pregi e per i suoi difetti, ma soprattutto per i propri difetti, per la propria vita frustrata e facile. Non lo sa che è per questo, ma è per questo che lo odia.
La facilità del tutto è lo scandalo. Chi ha mai pagato per la corrosione della civiltà, della creanza, del senso dell'onore nei modi personali e pubblici in questo Paese? Chi deve qualcosa a qualcuno, e in particolare allo Stato e alle sue regole, dopo che si sia sputtanato, calunniato, avvelenato in ogni pozzo dell'esistenza politica? È rozzo prendersela con gli avversari politici aperti del Cavaliere, bisogna scavare nel sottosuolo culturale italiano, capire come sono fatti i giornali e i messaggi televisivi, qual è l'ordito di linguaggio in cui siamo immersi dalla mattina alla sera, con il fulgido contributo, sempre più vanesio e ludico e impostore, della famosa rete, del web, della blogosfera.
La violenza è sempre il prodotto della notte della politica, di un tutto -è- permesso che addormenta la sensibilità civile e la responsabilità della ragione.
17 dicembre 2009
Nuovi fasci
La Sora Rosa e il Sor Tonino
Il doppio misto Sora Rosa e Sor Tonino rappresenta il nuovo fascismo .
La Sora Rosa non ha grande storia . E' cresciuta nell'Azione Cattolica , dove ha preso una deriva integralista , per così dire. La sua unica notorietà la ebbe quando fu ritratta in foto, mentre le br ammazzavano il professore Bachelet. Poi di mestiere si mise a far politica democristiana , con quella « sinistra » integralista, dedita a careghe più che a idee ( e questo da sempre , sulla pelle dei santi fondatori, Dossetti, La Pira e Fanfani ). Navigando nel marasma degli anni 90 tra partiti ed eredità varie, approdò addirittura ad un ministero: scaldò e fece scaldare sedie; ma la povera gente , per la quale voleva governare, non si accorse di nulla. In una diretta TV Berlusconi le disse che a suo parere la signora Bindi era più bella che intelligente. Lei rispose di non essere a disposizione del premier. Battutaccia, con la quale fece altra fortuna. Capito dove poteva essere il suo capitale, cominciò accumulare odio contro Berlusconi; non un'idea, non un progetto, non una discussione ; solo odio, foriero di qualche consenso e di qualche carega . La sera, prediche e crociate contro il cattivo tiranno, per il pio mantenimento dei santi « istituti » esistenti; e al mattino, sana confessione riparatrice del peccato, come le varie « fiamme » dell'Azione cattolica insegnano. Fin qui , nulla di straordinario ; tutto « déjà vu », nel mondo della conservazione diccì, di altri tempi. Il salto avviene nella escalation dell'odio per la cristiana conservazione ; quel « più bella che intelligente » le dà alla testa; le dà anche un piccolo potenziale elettorato che può seguirla nel menare contro Berlusconi. Salvo sempre andare in Chiesa , pregare e confessarsi.
E con chi si trova a menar le mani, per così dire,senza idee e con un concetto di regole "democratiche" fascio-comuniste di altri tempi ? Ma è ovvio , con il figlio della terra Tonino Di Pietro, che sta cercando, per motivi altrettanto pedestri , di levar di mezzo l'odiato Berlusca. Il Sor Tonino è ritratto in un libro recentemente pubblicato da Filippo Facci e finora né in tutto, né in parte smentito. Il quadro che ne viene fuori è semplicissimo: Di Pietro , dopo il golpe del 93, ha capito che il suo grande capitale poteva essere quello di difendere la conservazione dei grandi poteri dello Stato, dei magistrati ( non della Magistratura ) , dei poliziotti ( non della Polizia) , di imprenditori e professionisti , dipendenti dai loro traffici con lo Stato ( e non delle imprese e delle professioni ): e così via. Difendere la conservazione a tutti costi; anche con la piazza. Quindi il Berlusconi dei grandi cambiamenti liberali e sociali ( libertari e socialisti, per dirla alla vecchia maniera ) è il nemico non da battere, ma da abbattere. La storia del Sor Tonino apre la porta a quello che una volta si chiamava fascismo; tutto di quella storia parla proprio di fascio; i dettagli sono ampiamente descritti e documentati nel libro di Facci.
Ed ecco che ancora una volta ,in questo nostro povero Paese, integralismo religioso e fascismo si danno la mano .Nel suo piccolo, la Sora Rosa lancia anatemi, di cui il Sor Tonino si serve nel suo bruto viver quotidiano. Anatemi e violenza contro la persona che può cambiare le cose e per sostituirla non con il nuovo, ma solo con il vecchio, con la conservazione più pia e più becera allo stesso tempo. Siamo chiamati ancora a lottare e resistere contro i fascisti , mascherati da progressisti; chi l'avrebbe mai detto , in Italia , nell' Europa del terzo millennio ?
Pubblicato nel Predellino del 18 dicembre 2009
Il doppio misto Sora Rosa e Sor Tonino rappresenta il nuovo fascismo .
La Sora Rosa non ha grande storia . E' cresciuta nell'Azione Cattolica , dove ha preso una deriva integralista , per così dire. La sua unica notorietà la ebbe quando fu ritratta in foto, mentre le br ammazzavano il professore Bachelet. Poi di mestiere si mise a far politica democristiana , con quella « sinistra » integralista, dedita a careghe più che a idee ( e questo da sempre , sulla pelle dei santi fondatori, Dossetti, La Pira e Fanfani ). Navigando nel marasma degli anni 90 tra partiti ed eredità varie, approdò addirittura ad un ministero: scaldò e fece scaldare sedie; ma la povera gente , per la quale voleva governare, non si accorse di nulla. In una diretta TV Berlusconi le disse che a suo parere la signora Bindi era più bella che intelligente. Lei rispose di non essere a disposizione del premier. Battutaccia, con la quale fece altra fortuna. Capito dove poteva essere il suo capitale, cominciò accumulare odio contro Berlusconi; non un'idea, non un progetto, non una discussione ; solo odio, foriero di qualche consenso e di qualche carega . La sera, prediche e crociate contro il cattivo tiranno, per il pio mantenimento dei santi « istituti » esistenti; e al mattino, sana confessione riparatrice del peccato, come le varie « fiamme » dell'Azione cattolica insegnano. Fin qui , nulla di straordinario ; tutto « déjà vu », nel mondo della conservazione diccì, di altri tempi. Il salto avviene nella escalation dell'odio per la cristiana conservazione ; quel « più bella che intelligente » le dà alla testa; le dà anche un piccolo potenziale elettorato che può seguirla nel menare contro Berlusconi. Salvo sempre andare in Chiesa , pregare e confessarsi.
E con chi si trova a menar le mani, per così dire,senza idee e con un concetto di regole "democratiche" fascio-comuniste di altri tempi ? Ma è ovvio , con il figlio della terra Tonino Di Pietro, che sta cercando, per motivi altrettanto pedestri , di levar di mezzo l'odiato Berlusca. Il Sor Tonino è ritratto in un libro recentemente pubblicato da Filippo Facci e finora né in tutto, né in parte smentito. Il quadro che ne viene fuori è semplicissimo: Di Pietro , dopo il golpe del 93, ha capito che il suo grande capitale poteva essere quello di difendere la conservazione dei grandi poteri dello Stato, dei magistrati ( non della Magistratura ) , dei poliziotti ( non della Polizia) , di imprenditori e professionisti , dipendenti dai loro traffici con lo Stato ( e non delle imprese e delle professioni ): e così via. Difendere la conservazione a tutti costi; anche con la piazza. Quindi il Berlusconi dei grandi cambiamenti liberali e sociali ( libertari e socialisti, per dirla alla vecchia maniera ) è il nemico non da battere, ma da abbattere. La storia del Sor Tonino apre la porta a quello che una volta si chiamava fascismo; tutto di quella storia parla proprio di fascio; i dettagli sono ampiamente descritti e documentati nel libro di Facci.
Ed ecco che ancora una volta ,in questo nostro povero Paese, integralismo religioso e fascismo si danno la mano .Nel suo piccolo, la Sora Rosa lancia anatemi, di cui il Sor Tonino si serve nel suo bruto viver quotidiano. Anatemi e violenza contro la persona che può cambiare le cose e per sostituirla non con il nuovo, ma solo con il vecchio, con la conservazione più pia e più becera allo stesso tempo. Siamo chiamati ancora a lottare e resistere contro i fascisti , mascherati da progressisti; chi l'avrebbe mai detto , in Italia , nell' Europa del terzo millennio ?
Pubblicato nel Predellino del 18 dicembre 2009
sabato 28 novembre 2009
W la France ! Questions
Sono di moda le domande. Ne vorrei fare alcune agli intellettuali francesi ( supportati da qualche italiano), che sostengono, con militanza ,la libertà di tal Cesare Battisti, che ha sporcato un nome glorioso nella storia di Italia.
Sapete che il vostro uomo , abbandonando le scuole, si era messo a fare rapine, sequestri e atti libidinosi ( uno anche a danno di un’ incapace) fin da adolescente ? Sapete che cosa erano i Pac ( proletari armati per il comunismo) negli anni 70 in Italia ? Come pensate che il vostro protetto sia evaso dal carcere di Frosinone ? Avete mai pensato cosa sia una evasione, cosa essa comporti , in termini di assistenza e di risorse ? E chi dette assistenza e risorse ? Quale passaporto fu usato e quali denari per venire in Francia e poi andare in Messico ? E per vivere in Francia , Messico, di nuovo Francia e poi Brasile ? Si può vivere decine di anni senza documenti e con…finti soldi ? Si può scrivere in francese , senza conoscerne la lingua ? E conoscendo a mala pena la grammatica italiana ? Chi ha scritto e tradotto i cosiddetti romanzi “noirs”, al vostro protetto attribuiti ?Li avete letti, oltreché averne curato la presentazione politica ? Siete convinti che la violenza volgare faticosamente là descritta, sia buona letteratura ? Pensate che scrivere un libro con Gallimard sia alla portata di tutti gli uomini- qualunque europei ? E come è che il vostro protetto ci è riuscito , nonostante la sua particolare ignoranza? Siete convinti che in Italia non ci sia uno Stato di diritto ? Che ci sia solo un teatrino di marionette , guidato dal vituperato Berlusconi ? Che i morti della violenza terroristica, ( operai e sindacalisti, giornalisti, professori, dirigenti di azienda e politici) in Italia siano stati servi di qualcuno ? Siete convinti che in Francia non ci sia stato terrorismo per le virtù o le capacità di qualcuno ? E se il “non terrorismo” francese fosse stato comprato con l’ospitalità ai terroristi degli altri ? E se l’Italia, di contro, avesse dato ospitalità ai terroristi indipendentisti ( quindi, nella vostra logica , politici) francesi,ossia bretoni, baschi o corsi , cosa avreste mai detto degli italiani e del teatrino di Berlusconi ? E chi pagava le imprese terroristiche italiane, comprese quelle del vostro protetto ? Le tessere e i concorsi delle feste proletarie o le rapine qua e là disperse con tanti morti e pochi soldi ? Chi pagava tutte quelle armi e tutta una organizzazione clandestina, molto più costosa delle stesse reti mafiose ? Chi ha mantenuto il vostro protetto per ormai quaranta anni ? Bernard Henri- Levy,purtroppo attivista anti-italiano, Lei è anche d’accordo con il terrorismo di Hamas in Israele ? Vuole ospitare un povero Hamas nella sua lussuosissima magione parigina ?
Questa litania potrebbe ,da sola, riempire un libro. Viene qui interrotta per rispetto della comune intelligenza , italiana o francese che sia. Il Battisti è ormai solo un pover’ uomo , che si nasconde in maniera indegna, probabilmente mangiato dai suoi stessi ricordi ( se è capace di averne ).
E’ grave, invece, gravissima, la superficialità di personaggi importanti, francesi e non ( che, pare, comprendano anche la mitica e polivalente “intellettuale” italo-brasiliana Carlà , con ormai relativo consorte,in allegato ), che si danno da fare contro lo stato di diritto italiano, per inseguire mode politiche o antipatie personali . Sono solo riusciti a unire , per una volta, tutto il Parlamento italiano contro il loro maldestro gioco, fatto di molto “caviale –champagne” e di poco, pochissimo, “pensiero”.
Sapete che il vostro uomo , abbandonando le scuole, si era messo a fare rapine, sequestri e atti libidinosi ( uno anche a danno di un’ incapace) fin da adolescente ? Sapete che cosa erano i Pac ( proletari armati per il comunismo) negli anni 70 in Italia ? Come pensate che il vostro protetto sia evaso dal carcere di Frosinone ? Avete mai pensato cosa sia una evasione, cosa essa comporti , in termini di assistenza e di risorse ? E chi dette assistenza e risorse ? Quale passaporto fu usato e quali denari per venire in Francia e poi andare in Messico ? E per vivere in Francia , Messico, di nuovo Francia e poi Brasile ? Si può vivere decine di anni senza documenti e con…finti soldi ? Si può scrivere in francese , senza conoscerne la lingua ? E conoscendo a mala pena la grammatica italiana ? Chi ha scritto e tradotto i cosiddetti romanzi “noirs”, al vostro protetto attribuiti ?Li avete letti, oltreché averne curato la presentazione politica ? Siete convinti che la violenza volgare faticosamente là descritta, sia buona letteratura ? Pensate che scrivere un libro con Gallimard sia alla portata di tutti gli uomini- qualunque europei ? E come è che il vostro protetto ci è riuscito , nonostante la sua particolare ignoranza? Siete convinti che in Italia non ci sia uno Stato di diritto ? Che ci sia solo un teatrino di marionette , guidato dal vituperato Berlusconi ? Che i morti della violenza terroristica, ( operai e sindacalisti, giornalisti, professori, dirigenti di azienda e politici) in Italia siano stati servi di qualcuno ? Siete convinti che in Francia non ci sia stato terrorismo per le virtù o le capacità di qualcuno ? E se il “non terrorismo” francese fosse stato comprato con l’ospitalità ai terroristi degli altri ? E se l’Italia, di contro, avesse dato ospitalità ai terroristi indipendentisti ( quindi, nella vostra logica , politici) francesi,ossia bretoni, baschi o corsi , cosa avreste mai detto degli italiani e del teatrino di Berlusconi ? E chi pagava le imprese terroristiche italiane, comprese quelle del vostro protetto ? Le tessere e i concorsi delle feste proletarie o le rapine qua e là disperse con tanti morti e pochi soldi ? Chi pagava tutte quelle armi e tutta una organizzazione clandestina, molto più costosa delle stesse reti mafiose ? Chi ha mantenuto il vostro protetto per ormai quaranta anni ? Bernard Henri- Levy,purtroppo attivista anti-italiano, Lei è anche d’accordo con il terrorismo di Hamas in Israele ? Vuole ospitare un povero Hamas nella sua lussuosissima magione parigina ?
Questa litania potrebbe ,da sola, riempire un libro. Viene qui interrotta per rispetto della comune intelligenza , italiana o francese che sia. Il Battisti è ormai solo un pover’ uomo , che si nasconde in maniera indegna, probabilmente mangiato dai suoi stessi ricordi ( se è capace di averne ).
E’ grave, invece, gravissima, la superficialità di personaggi importanti, francesi e non ( che, pare, comprendano anche la mitica e polivalente “intellettuale” italo-brasiliana Carlà , con ormai relativo consorte,in allegato ), che si danno da fare contro lo stato di diritto italiano, per inseguire mode politiche o antipatie personali . Sono solo riusciti a unire , per una volta, tutto il Parlamento italiano contro il loro maldestro gioco, fatto di molto “caviale –champagne” e di poco, pochissimo, “pensiero”.
lunedì 2 novembre 2009
Aridatece er Berlusca
Proviamo a fantasticare. Berlusconi se ne va . Lascia l’Italia. Va a divertirsi e a iniziare un’altra vita . Chi perderebbe proventi e lavoro ? Vediamone solo alcuni, soggetti a eventuali aggiornamenti.
1. “Annozero” in blocco, con in testa Sant’Oro , Trabal e Vau-cluse; senza Berlusca …no party . Contro chi potrebbero divertirsi ? Ogni ipotesi sarebbe da meno del ciclone Berlusca. Quindi la trasmissione perderebbe il condimento del gioco ; si spengerebbe. Gli attori dovrebbero cercarsi altro lavoro. Impresa non facile, soprattutto di questi tempi. Aridatece er Berlusca !
2. Bindi Rosy ( o Maria Rosaria ) da Sinalunga. Non ha mai lavorato. E’ stata nell’Azione Cattolica: dal 1984 al 1989 ne è stata vice-presidente nazionale. La sua biografia riporta che era a fianco di Bachelet, quando lo ammazzarono nel 1980 ( sic). L’Azione Cattolica la fa deputato europeo nel 1989, con la DC. Diventa parlamentare in Italia nel 1994 nel PPI . E’ Ministro della Sanità per quattro anni. Slalomeggia tra PPI, Ulivo, Margherita, e PD, con risse contradaiole, fatte di “parecchio rumore e poca lana”. Ma la sua fortuna resta il Berlusca. Senza di lui sarebbe ancora all’ Azione Cattolica. E lo scambio televisivo: “ Lei è più bella che intelligente” “ Io non sono donna a sua disposizione”: ne ha fatta una santa .Partito lui, ricadrebbe nel tran -tran partitico italiano , con la buona scuola dell’Azione Cattolica; ma solo quella. Organizzerebbe una riunione con tutte le fiamme dell'Azione cattolica di Sinalunga, per dire : aridateme er Berlusca !
3. Floris Giovanni sembra un bravo e giovane curato di campagna in carriera. Anche lui si è buttato nel gioco berlusconiano e ne ha tratto grande beneficio. Finge il conduttore televisivo giornalista “terzo”, pur mostrando, qua e là , la sua partigianeria. Tirando contro Berlusconi, si è fatto un nome o, meglio , ha aumentato la sua popolarità. Senza il Berlusca probabilmente dovrebbe tornare ad una delle prime caselle dell’oca giornalistica. Anche lui quindi gemerebbe: aridateme er Berlusca !
4. Tonino della Bisaccia deve tutto o quasi al giustizialismo a senso unico contro Berlusconi. Senza di lui, tornerebbe alla Bisaccia , anche se ormai con qualche migliaio di trattori. Ma urlerebbe : aridateme er Berlusca.
5. I Franceschini erano periferici quadri democristiani , fatti deputati, di padre in figlio. Poi ,con in mano la sacra Costituzione, urlarono a Ferrara la loro crociata contro Berlusconi e diventarono catto-comu-liberal-demo-socialisti. Partito Berlusconi, crollerebbe tutto il loro marchingegno.Al bar di Ferrara, sibilerebbero: aridatece er Berlusca .
6. Bondi Sandro, ex compagno del glorioso PCI e Ministro personale di Berlusconi, si chiuderebbe in convento, assieme a migliaia di altri fratelli e sorelle, benemeriti del Capo e peccatori ( lista topo-segreta, ma lunghissima );e là, tutti in coro, intonerebbero un nuovo e maestoso gregoriano “aridatece er Berlusca”.
Aggiornamento
La Rosina Bindi è diventata Presidente del PD; ora il Berlusca può partire; lei la carega non la perde più; ha cambiato il suo bisbiglio ; da "aridateme er Berlusca" a "grazie Berlusca".
venerdì 23 ottobre 2009
Zizan El Taliban
Zizan Al Taliban è un alto funzionario del Governo afgano, che vuol mantenere l’…anonimato. Mohammed Ishmayel , invece, è un comandante talibano, in guerra contro il contingente Nato in Afghanistan. Tutti e due sostengono che gli italiani hanno pagato i talebani per non essere attaccati nella zona di Sarobi ( la stessa tesi è stata torbidamente insinuata anche da un ex agente CIA, Bruce Riedl, che sostiene di averlo saputo da un misterioso uomo di affari francese). I francesi subentrati nel controllo di quell’area , non informati dagli italiani delle loro pratiche tangentare, hanno avuto dieci soldati morti. Gli autorevoli informatori “afgani” si sono poi allargati : hanno sostenuto che queste pratiche corruttive sono note e adottate da tutte le truppe Nato (salvo quelle americane e inglesi, chissà perché) nei terreni di scontro. Notizia bomba per il Times dell’australiano Murdoch e Repubblica dello svizzero De Benedetti , che riportano la notizia e ovviamente , assieme alla solita armata Brancaleone, sbeffeggiano Berlusconi e il suo Governo. In Francia viene registrata esitazione ( la bomba – bufala è digerita solo da pochi cretini ) e il Governo, attraverso il ministro della Difesa Edgar Morin, fa sapere di essere a fianco del Governo italiano. Il Governo afgano dichiara che le accuse dei suoi cittadini, funzionari e guerriglieri, sono infondate e irresponsabili ed elogia la collaborazione italiana nella lotta al terrorismo. La Russa, ministro della Difesa italiano, annuncia azioni legali contro chi “offende i nostri morti e i nostri militari”.
Questa è in grande sintesi la cronaca dei fatti , iniziati il 15 ottobre con gli articoli del londinese Times di Murdoch.
Che i Servizi dei vari Paesi aiutino i soldati Nato impegnati in Aghanistan è noto e probabilmente richiesto dalla Nato stessa, che non ha una sua “intelligence”. Questi servizi, in ovvio coordinamento tra loro ( sarebbe un po’ grave e stupido il contrario ), lavorano nel territorio con i capi tribali di quelle aree ; gente che sa molto; e che ha strette relazioni , volute e non , con i guerriglieri islamici e con i loro traffici di droga e di armi. Sicuramente ci sono scambi; ma è difficile, anche solo pensare, che ci sia qualcuno che ha comprato la vita dei soldati italiani, a scapito della vita dei soldati degli altri alleati. E’ di moda mettere sterco nel ventilatore rivolto verso il bel Paese ; ma per arrivare a tanto ce ne vuole di stomaco ! E per fortuna, dai commenti agli articoli inglesi , francesi e ovviamente anche italiani, pochi o pochissimi sono quelli disponibili a stare ai pulsanti di questo ventilatore.
Ma chi si è inventato il nostro ipotetico Zizan ? Mentre il ruolo di Ishmayel rientra negli interessi della guerra talebana, quello di Zizan è molto equivoco ; probabilmente voleva gettare zizzania tra i militari Nato: e in parte c’è riuscito, grazie al solito fronte dei giornali Times-Repubblica, Murdoch-De Benedetti. Ma è stata, per lo più, mossa suicida, tanto è inverosimile e stupida. E’ vero che l’inverosimile può far vendere giornali e sollecitare istinti ; ma l’eccesso può anche avere effetto boomerang , come stiamo vivendo di questi tempi in Italia. Se non ci sono limiti all’inverosimile, allora perché non scrivere che …la regina Elisabetta d’Inghilterra (a differenza della signora Bindi da Sinalunga) si è innamorata di Berlusconi ?
Per fortuna il tentativo di zizzania, lanciata tra francesi e italiani, non ha funzionato; e il ventilatore allo sterco sembra ormai girare a vuoto e consumare solo corrente. Ma Murdoch nel frattempo è stato accusato da Obama di aver organizzato non un giornale televisivo, Fox news, ma un partito contro il Presidente USA; e quindi lui e i suoi giornalisti sono stati messi all’indice dalla Casa Bianca. Ma quali analogie con l’Italia, che tuttavia non vede nessuno messo all’indice ! E visto che si ragiona sull’inverosimile, se si scoprisse che l’accoppiata Murdoch-De Benedetti ( o uno dei due ) si sono anche inventati il nostro alto funzionario afgano Zizan Al Taleban ? No via , calma e gesso : Zizan e il suo ventilatore sono stati molto probabilmente inventati solo dai trafficanti talebani; Times e accoliti li hanno usati, a fini politici e commerciali, in maniera del tutto irresponsabile, per la vita di migliaia di giovani che stanno al fronte, con regole di ingaggio pericolosissime per la loro vita.
Questa è in grande sintesi la cronaca dei fatti , iniziati il 15 ottobre con gli articoli del londinese Times di Murdoch.
Che i Servizi dei vari Paesi aiutino i soldati Nato impegnati in Aghanistan è noto e probabilmente richiesto dalla Nato stessa, che non ha una sua “intelligence”. Questi servizi, in ovvio coordinamento tra loro ( sarebbe un po’ grave e stupido il contrario ), lavorano nel territorio con i capi tribali di quelle aree ; gente che sa molto; e che ha strette relazioni , volute e non , con i guerriglieri islamici e con i loro traffici di droga e di armi. Sicuramente ci sono scambi; ma è difficile, anche solo pensare, che ci sia qualcuno che ha comprato la vita dei soldati italiani, a scapito della vita dei soldati degli altri alleati. E’ di moda mettere sterco nel ventilatore rivolto verso il bel Paese ; ma per arrivare a tanto ce ne vuole di stomaco ! E per fortuna, dai commenti agli articoli inglesi , francesi e ovviamente anche italiani, pochi o pochissimi sono quelli disponibili a stare ai pulsanti di questo ventilatore.
Ma chi si è inventato il nostro ipotetico Zizan ? Mentre il ruolo di Ishmayel rientra negli interessi della guerra talebana, quello di Zizan è molto equivoco ; probabilmente voleva gettare zizzania tra i militari Nato: e in parte c’è riuscito, grazie al solito fronte dei giornali Times-Repubblica, Murdoch-De Benedetti. Ma è stata, per lo più, mossa suicida, tanto è inverosimile e stupida. E’ vero che l’inverosimile può far vendere giornali e sollecitare istinti ; ma l’eccesso può anche avere effetto boomerang , come stiamo vivendo di questi tempi in Italia. Se non ci sono limiti all’inverosimile, allora perché non scrivere che …la regina Elisabetta d’Inghilterra (a differenza della signora Bindi da Sinalunga) si è innamorata di Berlusconi ?
Per fortuna il tentativo di zizzania, lanciata tra francesi e italiani, non ha funzionato; e il ventilatore allo sterco sembra ormai girare a vuoto e consumare solo corrente. Ma Murdoch nel frattempo è stato accusato da Obama di aver organizzato non un giornale televisivo, Fox news, ma un partito contro il Presidente USA; e quindi lui e i suoi giornalisti sono stati messi all’indice dalla Casa Bianca. Ma quali analogie con l’Italia, che tuttavia non vede nessuno messo all’indice ! E visto che si ragiona sull’inverosimile, se si scoprisse che l’accoppiata Murdoch-De Benedetti ( o uno dei due ) si sono anche inventati il nostro alto funzionario afgano Zizan Al Taleban ? No via , calma e gesso : Zizan e il suo ventilatore sono stati molto probabilmente inventati solo dai trafficanti talebani; Times e accoliti li hanno usati, a fini politici e commerciali, in maniera del tutto irresponsabile, per la vita di migliaia di giovani che stanno al fronte, con regole di ingaggio pericolosissime per la loro vita.
giovedì 22 ottobre 2009
La strada
Andai a trovare il sindaco. Ero convinto e deciso. Il palazzo è medievale: le scale e i muri di pietra con gli stemmi dei casati. Le sale rettangolari piccole di pietra, grigie; se non fosse per la loro geometria o per le loro finestre; se non fosse per quegli sguardi antichi fissati sui muri; se non fosse per quell’odore di storia, acuto e penetrante.
“Senti, io sono contrario a che strade e piazze abbiano i nomi dei morti. Devi dargli nomi di vivi: di vivi…eccelsi, che però abbiano anche l’umiltà di prendersi in cura la propria strada o piazza: non è un problema di soldi; ognuno può trattarla con amore, come può; ma deve avere il suo nome”. Mi guardò tra l’impaurito (è pazzo?) e l’interessato: perché la proposta non faceva una grinza. “L’idea è buona: ma come fare? Ti rendi conto? Il consiglio comunale, la lotta dei partiti, la politica, ognuno vorrà una strada, una piazza; diventerà un inferno!”.
“No, perché devi avere il coraggio di scegliere, e poi le strade e le piazze sono tante: centinaia, migliaia; e poi i morti saranno sostituiti; e poi chi è nato in una strada o piazza deve essere avvantaggiato; e quanti sono nati lì, quanti i veri concorrenti? Con la mobilità attuale: e con la palude della borghesia e dell’anonimato: ma no, vedrai, sarà facile”.
“Insomma…pensaci…aspetteranno con avidità la morte di qualcuno; e poi gireranno soldi…tutti i ricchi vorranno la loro strada o piazza…poi ci saranno le mode; le stradine ai poveri, seppur eccelsi, e le piazze ai ricchi…o i viali…e così via…fammici pensare!”
Ci pensò, divertendosi nel disegno; ma lo considerò solo un gioco. Lo capii: e quindi cominciai a chiederlo a tutti quelli che gli stavano attorno (tattica della “pressione-opressione”!)
E in effetti questa linea ebbe successo. Il sindaco cominciò a valutare seriamente l’idea, il progetto: il comitato dei garanti, la commissione esaminatrice, la proposta popolare, qualche referendum: insomma un impasto giusto per un’idea fascinosa. Ne parlarono molto; e poi venne il giorno: il progetto partì, con la mia candidatura, tra le altre. Mi proposero (come di soppiatto avevo chiesto)di sostituire il vecchio nome di via della Seteria (ove ero nato, in alto, nel borgo medievale). Per accettare la candidatura, avrei dovuto…autodocumentarmi e difendere la proposta. Cominciai col sostenere che il riferimento alla seta della vecchia strada non voleva dire nulla: era vero che una volta là si vendevano le stoffe, tra cui la seta: ma era vero altresì che quella strada aveva un unico riferimento, reale e storico: quello di salire sul fianco della Pieve, chiesa solenne del 1100, grandissima e tenerissima madre mia. Per farsi dare la strada, bisognava anche parlare di se stessi e dei propri meriti: non sembrava cosa facile; e invece poi scoprii essere proprio facile e anche gradevole: il narcisismo fu violento e mio padrone, quasi totale.Il lavoro che feci, dunque, fu come una tesi di laurea, con tanto di documentazione e bibliografia. Il comitato-commissione-proposta-referendum studiò bene le mie argomentazioni: e le trovò corrette. E un giorno, un bellissimo giorno, le autorità, il consiglio comunale, decisero di cambiare il nome di via Seteria in via Marcello Inghilesi, il mio nome, discendente da una famiglia che lì aveva vissuto per molto tempo.
Per qualche giorno rimasi stordito per l’onore fattomi (o che ero riuscito a farmi); e poi emozionato: commosso. Mi feci infine coraggio e andai nella strada: trovai già la scritta “ Via Marcello Inhgilesi” e sotto, più piccolo, “illustre aretino, contemporaneo”. Poi andai a leggere i campanelli, a guardare le botteghe: a scrutare la gente: come se tutto fosse mio, in casa mia. Il possesso è terribile: quella strada mi dava l’idea del possesso. Avrei voluto gente mia, che piacesse a me; avrei voluto tutto pedonale, avrei voluto una passeggiata, una linea della strada un suo profilo: che le case… avrei voluto…La Pieve continuava a ombreggiare tutta la strada: quelle pietre, quel grande portale, lungo la fiancata destra, che avevano aperto per battezzarmi: traversarono la strada fui battezzato: quella chiesa, ove giurarono i miei genitori: quella chiesa, ove un giorno forse avrebbero pianto le note dei miei funerali.
Fu un tempo violento quello della visita a via Marcello Inghilesi: i sentimenti si ruppero più volte e più volte si ruppero le idee, i progetti; poi stanco mi addormentai.
I mesi, gli anni fecero giustizia delle prime emozioni. Appena possibile andavo nella mia strada: ormai conoscevo tutti; avevo simpatie e antipatie, con reciprocità, come sempre, in quelle strade antiche. Pensai alle pietre, ai fiori, a discutere linee e profili, in riunioni assembleari, rissose e divertenti.
La mia strada doveva essere più bella delle altre: partivo sicuramente dal vantaggio delle linee e della storia, delle pietre e dei colori, del disegno. Ma era un lavoro infernale: un grande condominio, che comprendeva anche il preposto della Pieve. Ognuno voleva qualcosa e nessuno voleva pagare. I miei concorrenti ricchi, anche se avevano avuto strade e piazze più pesanti come gestione, risolvevano tutto con loro delegati e con soldi. Io invece volevo star sempre lì, a discutere di tutto: peggio di un bambino con i giocattoli: o di un Narciso al suo specchio. Ero già vecchio, con i dolori dei vecchi e la testa sempre più infantile, arruffata e capricciosa dei vecchi.
La strada cominciò ad annebbiarsi: i disegni si confondevano, ritornavano e sparivano di nuovo. E un giorno la nebbia si fece fitta e ci fu il trapasso, con le note struggenti, nella Pieve, nella strada. Trovai subito il Signore, vecchissimo e bellissimo, bianchissimo e dolcissimo; il Signore! Mi parlò immediatamente dei miei tanti peccati: e poi si fermò a lungo sulla “complicazione” della strada.
“Ma come ti è venuto in mente? Orgoglio e narcisismo; ma anche amore: e ore che faccio io? Spiegami!”.
Rifeci la lunga questione tra vivi e morti; e ripetei che ai vivi la strada importa più che ai morti.
“No, figliolo; qui molte creature sono altrettanto orgogliose di restare nella mente della Terra, per sempre o quasi; se lo meritano: così non sembrano neppure morti: e la gente li conosce, li ricorda, perché hanno lasciato un segno importante nella Terra”.
“Ma Signore, e le strade? Anche loro devono vivere, con qualcuno che sia orgoglioso di loro, in vita, non qui dove loro non vedono”.
“Non fare confusione: le strade e le piazze sono di pietra: fanno tutto da loro; il nome è solo un simbolo: hanno bisogno di garzoni, non di padroni!”
Rimasi male: le strade e le piazze non sono di pietra. E vero, hanno bisogno di garzoni e non di padroni; ma hanno anche bisogno di parlare con qualcuno; sennò sono morte. Il Signore lesse il mio dissenso e il mio dispiacere.
“Non devi crucciarti: ti ho parlato per mitigare il tuo orgoglio e il tuo radicato edonismo: ma non voglio mortificare il tuo amore: tu stai solo sognando di allargare i confini del mondo delle creature: e quindi di farmi onore. Sogna pure: e se qualcuno ti segue (come quel sindaco laggiù), il sogno sarà ancora più grande: il sogno che le strade possono anche non essere di pietra e parlare a tutti quelli che vogliono sentirle”.
[1] Questa piccola storia è stata pubblicata nel N. 3 della rivista Cahiers d’Art, settembre 1994.
“Senti, io sono contrario a che strade e piazze abbiano i nomi dei morti. Devi dargli nomi di vivi: di vivi…eccelsi, che però abbiano anche l’umiltà di prendersi in cura la propria strada o piazza: non è un problema di soldi; ognuno può trattarla con amore, come può; ma deve avere il suo nome”. Mi guardò tra l’impaurito (è pazzo?) e l’interessato: perché la proposta non faceva una grinza. “L’idea è buona: ma come fare? Ti rendi conto? Il consiglio comunale, la lotta dei partiti, la politica, ognuno vorrà una strada, una piazza; diventerà un inferno!”.
“No, perché devi avere il coraggio di scegliere, e poi le strade e le piazze sono tante: centinaia, migliaia; e poi i morti saranno sostituiti; e poi chi è nato in una strada o piazza deve essere avvantaggiato; e quanti sono nati lì, quanti i veri concorrenti? Con la mobilità attuale: e con la palude della borghesia e dell’anonimato: ma no, vedrai, sarà facile”.
“Insomma…pensaci…aspetteranno con avidità la morte di qualcuno; e poi gireranno soldi…tutti i ricchi vorranno la loro strada o piazza…poi ci saranno le mode; le stradine ai poveri, seppur eccelsi, e le piazze ai ricchi…o i viali…e così via…fammici pensare!”
Ci pensò, divertendosi nel disegno; ma lo considerò solo un gioco. Lo capii: e quindi cominciai a chiederlo a tutti quelli che gli stavano attorno (tattica della “pressione-opressione”!)
E in effetti questa linea ebbe successo. Il sindaco cominciò a valutare seriamente l’idea, il progetto: il comitato dei garanti, la commissione esaminatrice, la proposta popolare, qualche referendum: insomma un impasto giusto per un’idea fascinosa. Ne parlarono molto; e poi venne il giorno: il progetto partì, con la mia candidatura, tra le altre. Mi proposero (come di soppiatto avevo chiesto)di sostituire il vecchio nome di via della Seteria (ove ero nato, in alto, nel borgo medievale). Per accettare la candidatura, avrei dovuto…autodocumentarmi e difendere la proposta. Cominciai col sostenere che il riferimento alla seta della vecchia strada non voleva dire nulla: era vero che una volta là si vendevano le stoffe, tra cui la seta: ma era vero altresì che quella strada aveva un unico riferimento, reale e storico: quello di salire sul fianco della Pieve, chiesa solenne del 1100, grandissima e tenerissima madre mia. Per farsi dare la strada, bisognava anche parlare di se stessi e dei propri meriti: non sembrava cosa facile; e invece poi scoprii essere proprio facile e anche gradevole: il narcisismo fu violento e mio padrone, quasi totale.Il lavoro che feci, dunque, fu come una tesi di laurea, con tanto di documentazione e bibliografia. Il comitato-commissione-proposta-referendum studiò bene le mie argomentazioni: e le trovò corrette. E un giorno, un bellissimo giorno, le autorità, il consiglio comunale, decisero di cambiare il nome di via Seteria in via Marcello Inghilesi, il mio nome, discendente da una famiglia che lì aveva vissuto per molto tempo.
Per qualche giorno rimasi stordito per l’onore fattomi (o che ero riuscito a farmi); e poi emozionato: commosso. Mi feci infine coraggio e andai nella strada: trovai già la scritta “ Via Marcello Inhgilesi” e sotto, più piccolo, “illustre aretino, contemporaneo”. Poi andai a leggere i campanelli, a guardare le botteghe: a scrutare la gente: come se tutto fosse mio, in casa mia. Il possesso è terribile: quella strada mi dava l’idea del possesso. Avrei voluto gente mia, che piacesse a me; avrei voluto tutto pedonale, avrei voluto una passeggiata, una linea della strada un suo profilo: che le case… avrei voluto…La Pieve continuava a ombreggiare tutta la strada: quelle pietre, quel grande portale, lungo la fiancata destra, che avevano aperto per battezzarmi: traversarono la strada fui battezzato: quella chiesa, ove giurarono i miei genitori: quella chiesa, ove un giorno forse avrebbero pianto le note dei miei funerali.
Fu un tempo violento quello della visita a via Marcello Inghilesi: i sentimenti si ruppero più volte e più volte si ruppero le idee, i progetti; poi stanco mi addormentai.
I mesi, gli anni fecero giustizia delle prime emozioni. Appena possibile andavo nella mia strada: ormai conoscevo tutti; avevo simpatie e antipatie, con reciprocità, come sempre, in quelle strade antiche. Pensai alle pietre, ai fiori, a discutere linee e profili, in riunioni assembleari, rissose e divertenti.
La mia strada doveva essere più bella delle altre: partivo sicuramente dal vantaggio delle linee e della storia, delle pietre e dei colori, del disegno. Ma era un lavoro infernale: un grande condominio, che comprendeva anche il preposto della Pieve. Ognuno voleva qualcosa e nessuno voleva pagare. I miei concorrenti ricchi, anche se avevano avuto strade e piazze più pesanti come gestione, risolvevano tutto con loro delegati e con soldi. Io invece volevo star sempre lì, a discutere di tutto: peggio di un bambino con i giocattoli: o di un Narciso al suo specchio. Ero già vecchio, con i dolori dei vecchi e la testa sempre più infantile, arruffata e capricciosa dei vecchi.
La strada cominciò ad annebbiarsi: i disegni si confondevano, ritornavano e sparivano di nuovo. E un giorno la nebbia si fece fitta e ci fu il trapasso, con le note struggenti, nella Pieve, nella strada. Trovai subito il Signore, vecchissimo e bellissimo, bianchissimo e dolcissimo; il Signore! Mi parlò immediatamente dei miei tanti peccati: e poi si fermò a lungo sulla “complicazione” della strada.
“Ma come ti è venuto in mente? Orgoglio e narcisismo; ma anche amore: e ore che faccio io? Spiegami!”.
Rifeci la lunga questione tra vivi e morti; e ripetei che ai vivi la strada importa più che ai morti.
“No, figliolo; qui molte creature sono altrettanto orgogliose di restare nella mente della Terra, per sempre o quasi; se lo meritano: così non sembrano neppure morti: e la gente li conosce, li ricorda, perché hanno lasciato un segno importante nella Terra”.
“Ma Signore, e le strade? Anche loro devono vivere, con qualcuno che sia orgoglioso di loro, in vita, non qui dove loro non vedono”.
“Non fare confusione: le strade e le piazze sono di pietra: fanno tutto da loro; il nome è solo un simbolo: hanno bisogno di garzoni, non di padroni!”
Rimasi male: le strade e le piazze non sono di pietra. E vero, hanno bisogno di garzoni e non di padroni; ma hanno anche bisogno di parlare con qualcuno; sennò sono morte. Il Signore lesse il mio dissenso e il mio dispiacere.
“Non devi crucciarti: ti ho parlato per mitigare il tuo orgoglio e il tuo radicato edonismo: ma non voglio mortificare il tuo amore: tu stai solo sognando di allargare i confini del mondo delle creature: e quindi di farmi onore. Sogna pure: e se qualcuno ti segue (come quel sindaco laggiù), il sogno sarà ancora più grande: il sogno che le strade possono anche non essere di pietra e parlare a tutti quelli che vogliono sentirle”.
[1] Questa piccola storia è stata pubblicata nel N. 3 della rivista Cahiers d’Art, settembre 1994.
Dei giudici
Alcune note per la riforma della giustizia
1 I giudici non possono parlare con i giornali scritti o video. Possono, in via eccezionale, scrivere comunicati stampa ( anche se i loro comunicati dovrebbero essere solo le sentenze ) . Mai apparire ( non devono vendere nulla, comprare nulla, né raccogliere consensi o dissensi) , per la sicurezza loro e dello Stato.
2 I giudici sono responsabili di quello che fanno, civilmente e penalmente; il giudizio su di loro deve essere dato da un organismo terzo, istituzionale, nazionale e territoriale; la sua composizione e il suo funzionamento devono essere stabiliti dal Parlamento.
3 L’attività giudiziaria, come ogni altra attività di pubblico servizio, è svolta nell’ambito di un’organizzazione statale autonoma del “sistema giustizia”: la direzione dei Tribunali deve avere una struttura organizzativa , alla quale richiedere economicità ed efficienza del servizio. In parte è così ; invece deve tutto essere così . Il lavoro dei magistrati deve essere analogo a quello di tutti gli altri funzionari dello Stato, nel quadro di regole precise e conosciute, fatto di comportamenti, orari e organizzazione del lavoro ( come le forze armate , la stessa …Presidenza della Repubblica o il Parlamento ); chi ci sta bene; gli altri a casa, come tutti i lavoratori del mondo ( per ognuno che se ne va, ce ne sarebbero cento ,anche più bravi, disposti a sostituirlo: non si sta parlando di ...chirurghi ! )
4 In questo quadro la Magistratura può avere una sua totale autonomia , nel quadro delle sue diverse funzioni , che, oggi più che mai, richiedono specializzazione ( come d’altro lato l’Università) ; questo non esclude che da una funzione si passi ad altra, ma solo attraverso “concorsi” interni, diretti a verificare l’idoneità dei candidati a svolgere il lavoro richiesto.
5 L’organizzazione del CSM deve essere profondamente rivista ; se i magistrati lavorano in nome del popolo italiano, i rappresentanti di questo popolo devono avere una funzione determinante nel lavoro del CSM.
6 La carriera dei magistrati deve basarsi su due parametri , almeno equivalenti : merito e anzianità: ovviamente essi devono essere documentati.
7 La polizia giudiziaria dialoga con i magistrati istituzionalmente ; i funzionari di polizia giudiziaria denunciano fatti ai magistrati e ricevono dagli stessi richieste di indagini o approfondimenti di indagine ; il rapporto diretto tra magistrato e singolo ufficiale deve essere tagliato, onde evitare confusioni gerarchiche o collusioni personali improprie.
8 I magistrati, al pari degli ufficiali delle forze armate, non possono avere milizia politica, diretta, indiretta o… mascherata ; essa deve costituire reato : le idee sono una cosa ; la milizia è un’altra , per un professionista che deve giudicare.
martedì 13 ottobre 2009
W la France ! Sarkò e il bimbo
“…poveri italiani: certo da noi non si vedrebbe mai un capo di stato controllare la stampa, intimidire i giudici e godere di un’immunità penale…”Così disse Liberation , giornale della sinistra francese. Già : come se il Presidente francese non fosse coperto da immunità nel periodo del suo mandato. Ma tant’è. E’ curioso come oltralpe si accaniscano a divertirsi con Berlusconi; costruiscono la macchietta italiana, mezzo fascista e mezzo spaghetti, tanto billionaire, dongiovanni e imprenditore da strapazzo. La Francia sta diventando il villaggio di Asterix. Quello che c’è dentro , è fatto loro ; gli altri non si permettano di criticare o giudicare. “ Certo da noi…chez nous…”. E voi siete solo povera gente ; non solo noi italiani: anche i tedeschi , gli inglesi o gli americani. E allora proviamo a mettere questa nostra povera capoccia in quel loro meraviglioso e ricchissimo esagono, patrimonio di tutti noi, europei !
Troviamo subito che il figlio del Presidente , Jean Sarkozy , nato nel 1987 dalla prima moglie di Sarkò, Marie Dominique Culioli , è in predicato per essere nominato prima Consigliere poi Presidente dell’ EPAD ( Etablissement Publique Amenagement Defense ) ; come dire a capo di una decina di EUR romani messi assieme, con l’amministrazione di 160 ettari a Parigi, destinati ad accogliere il più grande centro di affari europeo. L’EPAD studia, valorizza e attrezza aree, che poi vende sul mercato. Va a sostituire Patrick Devedjian, attuale Ministro per il rilancio economico e presidente dell’EPAD : ha 65 anni e quindi , come d’uso, deve lasciare, a suo malincuore, questa presidenza. E’ salita la protesta. E subito la replica ; e l’età cosa conta ? Basta essere bravi ; e Jean lo è tanto da essere già…presidente del Gruppo della maggioranza nel Consiglio generale della Hauts de Seine, ove è approdato per forte volontà…popolare. Naturalmente il ventiduenne Jean deve ancora finire gli studi universitari. Ecco; come se Berlusconi avesse nominato sua figlia Barbara, Commissario straordinario alla ricostruzione dell’Abruzzo.Cosa avrebbe scritto Liberation ? In Italia è tornata la monarchia ? O i fasti neroniani si fanno rivedere ? D’altronde Sarkozy ha altri due figli e , molto probabilmente, i francesi sperano proprio che il padre non li tratti in maniera analoga. Come sperano che finisca presto questa saga del “bling-bling” ( leggi “bollicine”) sarkosiano, fatta di mogli, di figli,di suocere,di amici in esibizione e così via. Ma girando la capoccia di qualche centimetro si trova un altro caso sotto tiro ; quello del Ministro della cultura, Frederic Mitterand ; è accusato di pedofilia e di turismo sessuale. E’ dovuto andare a spiegare i fatti in televisione, convincendo molti, ma non tutti.La Segretaria generale dei socialisti , Martine Aubry ( a sua volta accusata di brogli congressuali) ha detto “…basta con vicende personali ; detesto chi se la prende con uomini e donne sul piano personale; cerchiamo di parlare di disoccupazione, di crisi economica e del potere di acquisto che continua a stagnare…”. Martine Aubry, figlia di Jacques Delors, ex Presidente della Commissione europea, non vuol parlare dei fatti personali di Frederic Mitterand , nipote del Presidente Francois Mitterand. E ha ragione, con un minuscolo commento: ma la Delors, il Mitterand, il Sarkozy , non potevano fare un mestiere diverso da quello dei loro cari , prestigiosi personaggi della storia politica francese ? Nel meraviglioso esagono francese ed europeo sta forse tornando la “grandeur” oligarchica di altri tempi ? E noi “..poveri italiani” d’Europa, qui soli : con Berlusconi !
Troviamo subito che il figlio del Presidente , Jean Sarkozy , nato nel 1987 dalla prima moglie di Sarkò, Marie Dominique Culioli , è in predicato per essere nominato prima Consigliere poi Presidente dell’ EPAD ( Etablissement Publique Amenagement Defense ) ; come dire a capo di una decina di EUR romani messi assieme, con l’amministrazione di 160 ettari a Parigi, destinati ad accogliere il più grande centro di affari europeo. L’EPAD studia, valorizza e attrezza aree, che poi vende sul mercato. Va a sostituire Patrick Devedjian, attuale Ministro per il rilancio economico e presidente dell’EPAD : ha 65 anni e quindi , come d’uso, deve lasciare, a suo malincuore, questa presidenza. E’ salita la protesta. E subito la replica ; e l’età cosa conta ? Basta essere bravi ; e Jean lo è tanto da essere già…presidente del Gruppo della maggioranza nel Consiglio generale della Hauts de Seine, ove è approdato per forte volontà…popolare. Naturalmente il ventiduenne Jean deve ancora finire gli studi universitari. Ecco; come se Berlusconi avesse nominato sua figlia Barbara, Commissario straordinario alla ricostruzione dell’Abruzzo.Cosa avrebbe scritto Liberation ? In Italia è tornata la monarchia ? O i fasti neroniani si fanno rivedere ? D’altronde Sarkozy ha altri due figli e , molto probabilmente, i francesi sperano proprio che il padre non li tratti in maniera analoga. Come sperano che finisca presto questa saga del “bling-bling” ( leggi “bollicine”) sarkosiano, fatta di mogli, di figli,di suocere,di amici in esibizione e così via. Ma girando la capoccia di qualche centimetro si trova un altro caso sotto tiro ; quello del Ministro della cultura, Frederic Mitterand ; è accusato di pedofilia e di turismo sessuale. E’ dovuto andare a spiegare i fatti in televisione, convincendo molti, ma non tutti.La Segretaria generale dei socialisti , Martine Aubry ( a sua volta accusata di brogli congressuali) ha detto “…basta con vicende personali ; detesto chi se la prende con uomini e donne sul piano personale; cerchiamo di parlare di disoccupazione, di crisi economica e del potere di acquisto che continua a stagnare…”. Martine Aubry, figlia di Jacques Delors, ex Presidente della Commissione europea, non vuol parlare dei fatti personali di Frederic Mitterand , nipote del Presidente Francois Mitterand. E ha ragione, con un minuscolo commento: ma la Delors, il Mitterand, il Sarkozy , non potevano fare un mestiere diverso da quello dei loro cari , prestigiosi personaggi della storia politica francese ? Nel meraviglioso esagono francese ed europeo sta forse tornando la “grandeur” oligarchica di altri tempi ? E noi “..poveri italiani” d’Europa, qui soli : con Berlusconi !
pubblicato ne L'Occidentale il 12 ottobre 2009
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