viaaaa!!!

viaaaa!!!

venerdì 18 maggio 2012

Krugman docet


Non tutto e' perduto, ecco cosa bisogna fare

di: WSI Pubblicato il 18 maggio 2012| Ora 10:08

"L'euro puo' ancora essere salvato", secondo il premio Nobel. Ma va svalutato. I leader delle maggiori potenze d'Europa devono intervenire ora. Bce e Germania si rassegnino a diversi anni di inflazione al 3-4% e oltre.

New York - La spaccatura dell'euro, quel grande esperimento pieno di difetti che e' l'area della moneta unica, non e' piu' un evento cosi' lontano e non fa piu' parte solo delle fantasticazioni di qualche economista pessimista.

Le cose potrebbero degenerare in fretta, nel giro di mesi, non anni. La Grecia potrebbe tornare alla dracma gia' alla fine di quest'anno. E i costi, economici e politici, saranno enormi.


Non tutto e' perduto, tuttavia, secondo il premio Nobel
Paul Krugman. "L'euro (o almeno gran parte di esso) puo' ancora essere salvato. Ma i leader delle maggiori potenze d'Europa devono intervenire ora". In particolare la Germania e la Bce devono cambiare la strategia di questi ultimi anni. "Devono smettere di fare la morale e agire. Devono smetterla di temporeggiare e anticipare i tempi".

La Florida e la Spagna hanno avuto gli stessi problemi con la bolla immobiliare, ma quando la bolla e' esplosa nello stato meridionale degli Stati Uniti gli anziani potevano ancora contare sulle loro pensioni e assicurazioni mediche. A Madrid no. In questo modo la bolla del real estate si e' trasformata anche in una grande ingestibile crisi fiscale.


La risposta dell'Europa e' stata l'austerita', nel disperato tentativo di calmare i mercati. Tuttavia, come peraltro sottolineavano tutti gli economisti in coro, i tagli non fanno che aggravare la depressione nelle economie in difficolta' e portare a un'instabilita' politica.


"E ora arriva il momento della verita'" - dice Krugman sul suo ultimo
editoriale pubblicato sul New York Times. Il punto chiave riguarda la Grecia, che sta vivendo una corsa agli sportelli della gente che ormai da' per scontata un'uscita del paese dall'Eurozona.

E' qui che deve entrare in scena la Bce. Per ora Francoforte non fa altro che finanziare questo fenomeno, prestando alla Grecia gli euro necessari. Quando la Bce decidera' che non puo' piu' offrire liquidita' alla Grecia, allora Atene sara' costretta ad abbandonare l'euro e tornare a stampare dracma.


Si creerebbe un precedente, la comunita' finanziaria scoprirebbe che l'euro e' reversibile e avremo una corsa agli sportelli anche in Spagna e Italia. Ancora una volta Draghi dovra' decidere se offrire finanziamenti a mano libera o se invece dire di no. In quel caso tutta l'area euro esplodera'.


Ma i prestiti non sono tutto. A Italia e soprattutto Spagna va data speranza - un contesto economico nel quale abbiano prospettive ragionevoli di emergere dall'austerita' e dalla recessione.


L'unico modo realistico per offrire una cosa del genere, la banca centrale dovra'
"svalutare la moneta unica", rinunciando all'ossessione con la stabilita' dei prezzi e accettare invece di trascorrere diversi anni con un tasso di inflazione del 3-4% (e anche di piu' in Germania).
 E' l'unico modo plausibile per salvare l'euro. Di mezze misure i paesi periferici non se ne fanno piu' nulla. E' ora di cogliere la palla al balzo, prima che sia troppo tardi e la sconfitta economica e - ancora piu' grave - politica scateni rivolte sociali, offrendo l'Europa in pasto alle fazioni estremiste.

Tutto il mondo sta a guardare, per sapere se Bce e Germania ne saranno capaci. E Monti, il terzo incomodo che ha piu' esperienza di Merkel e Hollande, potrebbe fare da
ponte diplomatico per mettere d'accordo la Germania, con le sue politiche di rigore, e la Francia, che vuole puntare su spese pubbliche e crescita.

Euro ? Un indovino !


Questo scrisse il nonno nel 2000 :  un indovino !


L’Euro non ce la fa. Era prevedibile. Alcuni, per la verità pochissimi, espressero forti riserve sul modo con cui fu concepito. Non c’era alcun segnale significativo di integrazione economica europea e la moneta unica nasceva come strumento per forzare gli atti politici ed economici di integrazione. Non pareva una soluzione ragionevole. Chi aveva il potere di decidere le tappe dell’Unione era lo stesso che decideva di usare la moneta per convincere sé stesso a fare questa Unione. Si racconta che un vecchio Ministro degli Interni francese, Marcellin, fosse uso a scrivere delle lettere indirizzate al Sindaco di Rennes, che era lui stesso : con grande gioia si rispondeva. Il gioco riguardava lui. Il gioco dell’Euro riguarda qualche centinaio di milioni di persone per lo più di Paesi industrializzati e con grandi tradizioni economiche e storiche.
Resta il dubbio sul perché fu presa quella decisione. Errore in buona fede ? Superficialità ? Fanatismo europeista ? Interessi di potere ?
La verità è che oggi l’Euro è più una unità di conto che una moneta: più simile all’Ecu che alla Lira o al Marco. Quindi non piace come bene di investimento e perde valore nei mercati finanziari. La questione ora è : ce la farà l’Euro a diventare a breve moneta circolante nello spazio dell’Unione? In effetti i popoli della vecchia Europa, se oggi consultati in proposito, forse respingerebbero l’Euro e chiederebbero di mantenere le proprie monete nazionali. In questa situazione c’è chi pensa e lavora ad un rapido allargamento dell’area Euro a nuovi Paesi . Sarebbe come dire che , avendo 38 di febbre, per guarire , bisogna correre la maratona ! Certo tutto si può fare : e l’incoscienza può anche essere divertente, quando riguarda una persona. Quando invece diventa un sistema di governo dei popoli diventa pericolosa come tutte le altre incoscienze storiche, che la stessa Europa ha pianto e a difesa dalle quali il progetto dell’Unione europea era nato.
I sintomi della irresponsabilità ( analoga all’incoscienza ) ci sono tutti. Il governo della moneta è stato affidato ad un gruppo di sedicenti tecnocrati che non rispondono a nessuno: un ministro italiano si permise di esprimere dubbi e riserve sul direttorio Euro e fu immediatamente messo a tacere come un povero ignorante, parente scemo della congrega. Le politiche economiche dei Paesi membri tendono ad andare ognuna per conto proprio, Euro permettendo : e così quelle fiscali e quelle sociali. Come può uno smoking stare addosso ad Arlecchino ?
In termini concreti e stando ai fatti, poiché le opinioni piacciono sempre meno a chi ci governa,la lira in quaranta anni si è svalutata rispetto al dollaro di circa quattro volte: per una volta ,solo negli ultimi due anni di Euro. Ma c’è chi sembra contento. La Rai ha consultato qualche esperto di problemi monetari. La signora Padoa Schioppa ( si chiama forse casualmente come il membro italiano del Direttorio Euro) si è detta fiduciosa nella ripresa dell’ Euro ; e poi le esportazioni ne trarranno vantaggio: non ha invece citato i “fondamentali” dell’economia europea, che tutti i professori di moda amano richiamare ,con un certo compiacimento dottrinale, senza forse rendersi conto che i “fondamentali “ per la gente sono ben altre cose. Il direttore dell’ICE ha detto che tutto va bene, nonostante il buco della bilancia commerciale: le esportazioni tirano ;delle importazioni non si parla : non sono di moda. Gli esperti dubbiosi sull’operazione Euro tendono ad essere evitati, come quelli che sbagliano; opinioni diverse piacciono sempre meno.
Ecco quello che deve preoccupare è proprio l’incoscienza della gestione politica e istituzionale di questo periodo di storia dell’Europa e dell’Italia. Si fanno sciocchezze; si fanno pagare a milioni di persone. Il nostro potere di acquisto nell’area del dollaro o dello yen ha perso in 600 giorni quasi il 40% del suo valore. Nessuno ne vuol rispondere.Si tende a “criminalizzare” chi la pensa diversamente. Si evita quindi anche il confronto, nel timore che i fatti dimostrino gli errori e forse scoprano altarini, che è bene tenere riservati. Già perché sarebbe utile capire cosa si nasconde dietro questa apparentemente stupida e drammatica vicenda dell’ Euro.



 29 ottobre 2000

giovedì 17 maggio 2012

I santini della Margherita

Lusi dice di essere stato il bancomat della Margherita , partito politico… di massa a cui sono stati dati dallo Stato più di 400 miliardi di lire ( lire per poter fare paragoni con la vituperata prima repubblica ; almeno quindici lire, oltretutto, sono mie ) ; dice di aver dato soldi a Rutelli , Bianco e Renzi ; tutti lo quereleranno ; staremo a vedere se il bancomat è stato fatto con ricevuta o senza. In ogni modo tutti questi “santini” potrebbero  fare un passo indietro   ( ma il bello, il brutto e il foruncolo , possono farlo oppure no ? E se lo facessero , dove andrebbero ?) .

sabato 12 maggio 2012

Renzi lo strillino


Matteo Renzi è sindaco di Firenze ; e ben gli sta : ai fiorentini !
Fin da piccolo ha studiato per il potere ; non ha mai lavorato ( salvo una strana parentesi iniziale in una cooperativa di distribuzione giornali , pubbliche relazioni e strillonaggio; così pare ). E’ stato sempre dietro a buttar giù quelli che gli stavano davanti e tenersi buoni quelli che gli stavano dietro. Ne ha poi fatto una questione anagrafica ; davanti gli stava e gli sta gente più vecchia di lui ? E allora via alla rottamazione dei vecchi. Se fosse in Parlamento avrebbe già proposto una legge per eliminare, smontare , svitare, tritare tutti i vecchi del Paese ; via ! Ci costate cari, non servite a niente , avete idee vecchie , via, fuori , tutti giù per terra o sotto terra.
L’AVI ( Associazione Vecchi d’Italia ) non l’ha presa bene e spera che il Renzi torni a fare lo strillone o lo strillino , tenuto conto dell’età ; ma anche gli strilloni hanno paura a stargli davanti ; a ottanta anni butterà giù quelli che ne hanno novanta , perché vecchi ; dovunque sia e qualunque cosa faccia.   

giovedì 10 maggio 2012

Ubs e guerra civile



E se a uscire dall'euro fossimo noi, cosa ci toccherebbe? … Secondo il report Ubs, la nuova lira partirebbe svalutata del 50% rispetto al cambio attuale. Così per fare un euro ci vorrebbero circa 3.000 lire. Poco meno per comprare un dollaro. Gli effetti del deprezzamento delle nostre merci che renderebbero convenientissimo il Made in Italy su tutti principali mercati europei verrebbero però azzerati da dazi doganali di almeno il 50% che i  Paesi del Nord Europa imporrebbero quasi certamente da subito. In compenso ci troveremmo a pagare carissimo il petrolio che importiamo (tutto) e questo scatenerebbe un'inflazione a due cifre. Sicuramente superiore al 10%.Diventerebbe insostenibile per le nostre finanze anche il peso dei titoli del debito pubblico emessi in  euro , destinati a rimanere in circolazione. Senza contare gli interessi, pure questi non inferiori al 10%. Vale la pena di notare che i tre analisti di Ubs non escludono l'insorgere di violenti disordini sociali che potrebbero portare addirittura a alla guerra civile.
 
Ecco finalmente l’uscita degli “esperti finanziari “ che sull’euro da tempo speculano , da Londra , nel regno della sterlina. Ecco spuntare  il terrorismo economico , come arma da combattimento nella loro “terza guerra mondiale”. Se fossero così gentili da dimostrare le loro tesi , tutti i passaggi del loro ragionamento, a cominciare da quello curioso dei sicuri dazi su tutte le merci “non euro” nei Paesi “euro”,  per finire a quello delle probabili  guerre civili.  La nuova grande forza politica sovranazionale : la Ubs, ufficio di Londra !!!

Grillo nella moneta



(ANSA) - ROMA, 10 MAG - L'Italia deve prendere in considerazione l'ipotesi "di uscire dall'euro, il tema non può essere più un tabù". Lo ha detto Beppe Grillo in una intervista all'agenzia Bloomberg. "Il debito pubblico sale, la spesa pubblica è fuori controllo, le aziende falliscono, i costi del lavoro aumentano, gli stipendi calano e noi non abbiamo nemmeno più la possibilità di contrattare sul nostro debito", ha detto sottolineando quindi che "l'euro è un cappio al collo che si restringe di giorno in giorno".

Farselo dire dall’ex comico Grillo, è tanta roba. Questo è il livello della cosiddetta seconda repubblica . Qualcuno, per favore, vuol fare i conti di cosa potrebbe significare l’uscita dall’Euro ? E’ vero che è impossibile ? Quali sono le condizioni finanziarie per una rinegoziazione della presenza italiana o francese o spagnola nell’area euro ? Quali sono le stesse condizioni per l’uscita dall’euro della Germania, che si sta trasformando in un…  quarto reich economico ?  Chiediamo tutto a Grillo ? O alle meravigliose Ruby e Rosi ,  adorate galline ovaiole, che sono financo riuscite a ridere di questa Italia.

lunedì 7 maggio 2012

Sarkozy ha perso



Sarkò ! “Degage”! ( Levati di torno ) . Ecco questo è il risultato delle elezioni francesi.
Dai sondaggi il 55% dei voti presi da Hollande non sono per lui, ; sono contro Sarkozy. E’ evidente che nei ballottaggi tra due candidati , è facile non essere rappresentati da nessuno dei due ; ma votarne uno, solo per dire no all’altro , è più complicato. In poche parole nelle elezioni francesi non è tanto che ha vinto Hollande ; ha perso Sarkozy.
La Francia anche questa volta, al primo turno presidenziale, ha votato centro- destra , per quasi il 60 %; poi, restando Sarkò al ballottaggio , non è andata a votare ( 19,7%  ,+ 3,7% rispetto alle precedenti presidenziali ), ha votato scheda bianca (5 %,  secondo le indicazioni di Marine Le Pen, Front National) o ha votato per Hollande ( 30% dei centristi e 14 % dei “nazionalisti” della Le Pen).
Ora si sposta tutto sulle “legislative” di giugno. Anche in questo caso la sinistra  sembra favorita. Localmente gli “amministratori” di sinistra in genere sono più considerati degli altri , che oltretutto in genere tendono a frantumarsi. Ma bisogna tener conto di una serie di variabili . Il Fronte Nazionale, oggi non rappresentato in Assemblea, con il suo 18 % di voti potrebbe diventare determinante in molti collegi  ; quindi le altre “destre” dovrebbero concordare con il movimento “bleu marine”, eventuali deputati. Ma se questo avverrà, perderanno i voti dei“centristi”, che sono dichiaratamente contro il Fronte Nazionale. I “centristi” forse hanno già contrattato alcuni collegi , con la sinistra o con la destra. Lo stesso avranno fatto i socialisti con il “fronte della sinistra” e i verdi . E tutto ciò ,ovviamente, dovrebbe essere avvenuto durante la campagna presidenziale , nonostante le drastiche smentite degli interessati.Si potrebbe continuare a lungo su questi traffici elettorali ; una cosa è certa : il sistema elettorale francese è malato e deve essere curato ; ma anche in questo caso , come in Italia, non sembra che ci sia accordo sulla cura da fare.
Dunque Hollande il 15 maggio porterà le sue cose all’Eliseo. Per cominciare è iniziato il toto-ministri. Ogni previsione può essere azzardata, tenuto conto del Presidente “normale”, come si autodefinisce Hollande ; è un normale manovratore di partito, abituato alle mediazioni delle mediazioni; all’analisi delle capacità e del potere , attribuibili ad ognuno; i posti in gioco sono tanti ; ma tante sono anche le ambizioni ; e tanti  gli accordi con gli “altri”, che hanno permesso ad Hollande di essere Presidente. La dietrologia sui nomi quindi oggi può essere solo un gioco da salotto. Solo un fatto deve essere sottolineato . Hollande disse in campagna elettorale che il capo del Governo non deve essere un “collaboratore” del Presidente ( come invece amava dire Sarkò ); egli dovrà dirigere veramente il Governo , essere un Primo Ministro vero ; e quindi quel posto sarà “strategico”.
Non bisogna altresì dimenticare  l’impegno preso dal candidato Presidente di avere un Governo fatto almeno per metà da donne.
Sul programma di Hollande si è detto molto a proposito e forse  anche a sproposito. Il personaggio viene da una gioventù paracomunista e da una crescita socialista , trasformata ormai da tempo in socialdemocratica; come tutti i socialdemocratici europei , anche lui sarà pragmatico e condizionato da regole e vincoli comunitari. Con una differenza rispetto agli altri ; che la Francia è Nazione , con caratteristiche economico-sociali , che danno al potere pubblico un grande margine di intervento. Lo “statalismo” francese è insito nella Nazione , condiviso da tutti, dalla destra alla sinistra. Il sistema liberale alla tedesca o alla americana , per esempio, in Francia è inconcepibile. L’elettricità , il petrolio o il gas o l’industria nucleare o quella avionica, per non parlare di tutti i servizi  , sono  settori pubblici con la bandiera nazionale ; quindi il nuovo Presidente socialista non farà che mantenerli. Resta invece aperto il problema del suo rapporto con il mondo finanziario ; all’inizio della campagna dichiarò che il suo avversario non era Sarkozy , ma la signora Finanza. E’ ancora così ? Come la metterà con l’euro ? Continuerà nella politica dell’euro forte ( cambio con il dollaro a 1,30-1,60 ) o spingerà per un euro più debole e rispettoso delle realtà economiche che lo usano ( cambio con il dollaro a 0.90-1.10 ) ? Nazionalizzerà eventuali banche in difficoltà ? Colpirà le cosiddette speculazioni finanziarie ?
E’ curioso vedere un opinione pubblica che ha paura solo della tassa sui ricchi di Hollande ; ha proposto che su oltre un  milione di reddito annuo, si  paghi una aliquota fiscale del 75 %;  chi ha un reddito in Francia di quelle dimensioni , non teme questo aggravio ( anche se forse esagerato ) : non gli cambierà la vita.
Le vere incognite della presidenza Hollande restano quelle relative al suo rapporto con la spesa pubblica e quindi alla sua politica budgettaria ; alla sua politica europea; alla sua politica monetaria ; e alla sua politica estera , con particolare riferimento a quella mediterranea.
Sarkozy ha perso , oltre che per la sua politica confusa ( che ha avuto anche degli aspetti positivi ) ,soprattutto  per la sua persona, purtroppo per lui, poco francese ; eletto Presidente andò a cena con amici ricchissimi al Fouquet’s , ristorante extralusso degli Champs Elisées.  Hollande, in un palchetto di Tulle,       cittadina della Correze, ove  ha incarichi elettivi da più di venti anni, ha fatto suonare la “vie en rose” da un accordeon ( fisarmonica) e da un’orchestrina popolare ;in piazza si è ballato fino alle ore piccole . Il Presidente si è invece precipitato , senza mangiare, alla festa della gente francese , soprattutto giovane, alla Bastiglia , a Parigi.

Trota il clandestino


 "Ma il figlio di Umberto Bossi ha studiato da clandestino in Albania? A noi in Italia ci fanno sputare sangue per avere il permesso di soggiorno per motivi di studio". Dicono molto giustamente  gli albanesi.

Gli albanesi contro il Trota: Non meriti la nostra laurea

Beh, quelli del Trota fecero il colpo di stato nel 1993; bella gente questi barbari...traffichini. W gli albanesi !

domenica 6 maggio 2012

Lamento monetario

 
 L’ Euro è una bomba a grappolo ; il cuore è nella finanza internazionale , che ci sta speculando su. Sta disintegrando l’ Europa a pezzi e rovinando milioni di suoi cittadini. La bomba è portata dalla eurocrazia che detta  legge sui governi dei popoli. E’ purtroppo iniziata la terza guerra mondiale ; essa è fatta molto con le monete ( oltre che con le armi in qua e là per il mondo) . La tragedia è che si soffre in silenzio ; peggio : siamo talmente masochisti che ,per stare in linea con la cultura  dominante , si dice ( e si spera ) che senza quella bomba saremmo tutti rovinati . Per paradosso allora dovremmo dire che abbiamo imboccato una via senza ritorno . Siamo prigionieri dentro ad un villaggio globale europeo , in cui la moneta ha comandato e comanda ; i soldi hanno prodotto soldi e la povertà, povertà ; senza alternativa alcuna. E la spirale di degrado non si ferma ; e dal villaggio non si può uscire .Il tutto , in nome di una libertà , che si restringe sempre più. Ohi, ohi, ohi !

giovedì 3 maggio 2012

Sarkò vs Hollande



 Sembra che il trasloco sia già stato prenotato ; dall’Eliseo il 7 mattina partiranno due tir ; uno con le cose di Sarkozy ; l’altro con quelle di Carlà .
Nel ring televisivo, infatti Sarkò , detto l’animale dello schermo, ha perso ai punti contro lo sfidante Hollande , detto pesce dalla pinna facile. In Francia gli osservatori danno la parità tra i due ; ma non è così.
Hollande ha avuto il riconoscimento di uomo di Stato ; lo ha ammesso anche la leader del Fronte Nazionale, Marine Le Pen. E questo fatto dell’immagine era un punto debole del socialista ;egli  appariva come un navigatore di partito; un mediatore ; un figlio di altri ( per esempio di Mitterand, di Delors o di Jospin ) , con poca autonomia di pensiero; un “compagno” godereccio , dalla battuta allegra e fulminante. In tv invece ha fatto la sua figura di uomo rigido , dallo sguardo penetrante e dalle convinzioni determinate, con solida preparazione , conclusasi con il prestigioso corso Diderot dell’ENA nel 1980. Davanti, il rivale Sarkozy , “candidato uscente”, come lo ha definito Hollande , si è agitato molto, saltellando e martellando l’aria con pugni spesso roteati a dismisura ( per esempio dando continuamente del bugiardo al suo interlocutore , che, guardandolo fisso , si chiedeva a voce alta se per caso questo del “bugiardo”non fosse un complesso personale del “candidato uscente” ). In effetti Sarkozy , con tic nervosi ripetuti e a volte frenetici, appariva come un avvocato di provincia , al quale è stato affidato il compito di difendere le idee e i progetti di una vecchia e solida Francia liberal-democratica.Cioè un compito sproporzionato per l’avvocato Nicolas Sarkozy , nonostante la sua decennale esperienza politica . Nel 2007 vinse le elezioni contro la compagna di Hollande , Segolène Royal ; non fu troppo difficile , perché obiettivamente la signora non mostrò la statura di capo di Stato. Ora a vendicarla è venuto l’ex consorte, che ha fatto vedere ai 18 milioni di francesi, incollati a bordo ring, che il personaggio Presidente Sarkò è molto più fragile di quello che vuole apparire.
Nei contenuti il confronto è stato banale. I due hanno ripetuto i punti dei rispettivi programmi ; Hollande , impegnato per il “cambiamento “: con un progetto sociale molto difficile , se non impossibile ; con un attacco alle attuali regole europee; con un progetto fiscale anti-ricchi ; con proposte per la “crescita”, liturgia di moda senza grandi contenuti ; con una politica estera di  francocentrismo “patriottico”; con aperture nei confronti del multiculturalismo nazionale. Sarkozy, arroccato sulla difesa di tutto il suo operato ; e quindi sulla proposta della continuazione di un lavoro ben fatto ; del mantenimento degli impegni presi in sede internazionale ; sul controllo delle frontiere , a cominciare da quelle europee ( revisione del trattato di Shengen ); su una tolleranza assai limitata di culture e religioni “straniere” ( magrebine in particolare). I due hanno strizzato l’occhiolino agli elettori  degli altri “partiti”, non arrivati al ballottaggio: ma non si sono sbracciati più di tanto.
Lo scontro quindi è stato più “tecnico” ( d’altronde forse non poteva essere altrimenti ). Si è guardato soprattutto alla forma , più che alla sostanza ; anche alla forma delle critiche e delle proposte . Hollande è stato estratto per iniziare il confronto , che quindi è stato concluso da Sarkozy. Ma Hollande ha tratto vantaggio da questo sorteggio ; ha esposto le proprie idee e l’altro è sistematicamente caduto nel tranello di misurarsi su quelle e non sulle proprie; quindi il socialista ha condotto la danza per quasi tre ore ,  dettandone tempi e ritmi . Sarkò le ha fatte di tutte per sminuire la figura del suo avversario , puntando sull’uomo, più che sulle sue  idee e proposte. E pensare che lui doveva essere più a suo agio su cifre , dati e informazioni, essendo al Governo della Francia da più di dieci anni; ma ha usato nervosamente le sue conoscenze  per  puntare prevalentemente sull’uomo e non sulla politica. Così il socialismo di Hollande ha schivato quasi tutti i colpi, col fare del pesce dalla pinna facile ; il liberalismo di Sarkozy è rimasto mistero, dietro all’animale dello schermo. E tra i due le figure si sono capovolte ; Sarkò è sembrato lo sfidante ; e Hollande, il Presidente .

Pubblicato da " l'Occidentale" il 4 maggio 2012