Piero della Francesca , figlio di Benedetto de' Franceschi e di Romana di Perino da Monterchi ; nato a Borgo San Sepolcro nel 1416 ( forse : l'anagrafe prese fuoco ) e ivi morto nel 1492 ; terre dell'alta valle del Tevere , facenti parte dell' etrusca Arretium ( antichissimo borgo umano , 600 a.c.)
Isabella Sforza e Federico da Montefeltro
viaaaa!!!
lunedì 17 gennaio 2011
domenica 16 gennaio 2011
La frontiera della pelle
Da Régis Debray Eloge des frontières Gallimard 2010
“ Ciò che c’è di più profondo nell’ uomo è la pelle ...“ ( Paul Valery )
"La pelle non è solo l'involucro dell'organismo: essa ne è anche lo specchio e il riassunto Jean-Paul Escande ).
La materia non ha né guaina né pelle. Solo la cellula ha una membrana. Gli eucarioti ne hanno perfino due, attorno al nocciolo e alla cellula. La pelle sarebbe l’organo primordiale delle epigenesi, il primo riconoscibile nell’embrione. E’ dotandosi di uno strato isolante, il cui ruolo non è quello di impedire, bensì quello di regolare lo scambio tra un dentro e un fuori, che un essere vivente può formarsi e crescere….
Cristalli e minerali non muoiono; questo privilegio è riservato ai vegetali e agli animali. Il vantaggio dell’ involucro si paga con un leggero inconveniente : la morte…..
Ben Ali
Nel 1970 ,all’inizio del Ramadan , il Presidente tunisino, Habib Bourguiba , si presentò in televisione con un bicchiere di latte ;“ Chi vuole , si alimenti; Allah sa che per lavorare e vivere ci si deve alimentare ; chi vuole faccia il digiuno coranico , totale durante il giorno; chi non ce la fa , si nutra quanto necessario, senza eccessi “ ; e bevve il bicchiere di latte. Bourguiba fu il Presidente , che lottò e trattò con i francesi per l’indipendenza tunisina , senza che una goccia di sangue fosse versata ( 1956). Mise in piedi uno stato moderno e laico, anche se … marginalmente democratico . Si dice che il generale Ben Ali fosse ai vertice dei servizi segreti tunisini, quando Bourguiba lo chiamò al Governo ( o gli fu … consigliato di chiamarlo ), a seguito di moti di piazza analoghi a quelli di questi giorni . Poco dopo Ben Ali chiese a Bourguiba di farsi da parte ( aveva ormai 84 anni ) ; lo fece passare per demente, con tanto di certificato medico , firmato, tra l’altro, da due generali ; lo mise in una villa a Monastir (dove morì a 97 anni); e prese il potere ( 1987) . Ora Ben Ali è stato rovesciato ; da chi ?
I media dicono dalla rivoluzione dei “gelsomini “; la cosiddetta “sinistra” dice dal popolo. Possibile ? No. Si tendono a dimenticare alcuni piccoli fatti. Nel novembre 2009 alle elezioni Ben Ali prese 4.238.711 voti su 4.477.388 votanti ; dati falsi ? Probabile , ma qualche tunisino, per ben cinque elezioni di fila dal 1989, Ben Ali lo ha votato ; o no ? e le elezioni stavano nell’immaginario collettivo tunisino e non ? Non solo : in Tunisia ci sono una decina di Partiti rappresentati in Parlamento ( 214 deputati ); tutti commedianti , per 23 anni ? C’è anche un sindacato dei lavoratori , la UGTT, che ora è scesa in piazza; e prima ? Ben Ali “dittatore”, con un Parlamento, dieci partiti , milioni di voti e rappresentanze sindacali.
Insomma è vero che c’è sempre una prima e forse unica volta , per fare una rivoluzione . Ma questa non pare proprio una rivoluzione ; pare semplicemente un colpo di Stato contro un presidente eletto, non un “dittatore”. Qualche giorno fa , prima che ci fossero le manifestazioni di piazza, gli avvocati tunisini fecero sciopero , contro Ben Ali ; attenzione , gli avvocati ( non i diseredati ), cioè quelli che avevano votato in massa Ben Ali appena un anno prima. Chi aveva detto loro che potevano farlo ( o addirittura “dovevano” farlo ), senza scontrarsi con un potere assoluto, come quello del presidente tunisino ? Il 14 gennaio pomeriggio Ben Ali si è presentato alla televisione facendo grandi “concessioni” e promettendo che se ne sarebbe andato, nel giro di tre anni ( ripetendo un gesto che 25 anni prima aveva fatto anche Bourguiba). La mattina dopo con la gente in piazza , con tutti in piazza , guidati dal sindacato filo governativo UGTT, Ben Ali decide di scappare : decide ? O qualcuno è andato a trovarlo, dicendogli che era tempo delle valigie ; come lui stesso aveva fatto con Bourguiba, 23 anni fa? Come allora, probabilmente si sono mosse le forze armate tunisine; esse sembrano lealiste ; non sembrano politicizzate e sembrano essere sempre state fuori da giochi di potere sporchi. E allora perché lo fanno ? Ci sono diverse possibilità , riassumibili in due filoni di cause , non in contraddizione tra loro : il primo riconducibile a problemi di corruzione del potere oltre ogni limite di tolleranza ( e sembra che con Ben Ali e famiglia questo limite fosse stato passato ormai da tempo ); il secondo su spinta di forze alleate straniere ( occidentali ? islamici ? ) , con interessi assai complicati.
Quello che pare intollerabile è l’ipocrisia generale , che consente a tutti ( media, partiti, intellettuali, opinionisti ) di scatenarsi addosso al leader tunisino, come sciacalli; fino a ieri nessuno parlava del “dittatore”; oggi tutti gli sono addosso, tunisini e non . Ma non sarebbe meglio dire la verità ? In Tunisia è stato fatto un colpo di Stato ( probabilmente a ragion veduta ) ; e ora ?
Ora dobbiamo preferire il ricordo del laico Bourguiba , che ha strutturato la Tunisia in Paese civile; piuttosto che quello di Komeini, che fu riportato in Iran da Air France al posto del deposto ( e anche lui scappato) sha in sha; e che fece un governo con laici e liberali, per poi scaricarli , a volte ammazzarli e dare tutto in mano a sistemi di stato clerico-medioevali .
Attenzione : il pericolo ci può essere non tanto nel popolo dei gelsomini, quanto in alcuni interessi strategici internazionali ; e siamo in pieno Mediterraneo, a pochi chilometri dalle coste italiane ed europee !
Pubblicato da " l ' Occidentale" il 16+1 gennaio 2010
Bokassina
Orgone
Fratello mio questi discorsi sanno di libertinaggio...:
Voi vi tirerete addosso qualche brutto affare !
Cleante
Ecco il discorso comune dei vostri simili:
essi vogliono che ognuno sia cieco come loro.
Essere libertino significa solo avere buoni occhi;
e chi non adora un pò di innocue moine,
non ha rispetto né fede per le cose sacre.
Via , tutti i vostri discorsi non mi fanno paura;
so come parlo e il cielo vede il mio cuore.
Moliere
Il Tartufo, atto I , scena VI
Grazie mitica Bokassa ! Finalmente sapremo tutto: cosa si sono detti, come se lo sono detto, cosa hanno fatto in dettaglio nella prostituzione; e cosa sia significato quel "minorile"; e i colori delle lingeries degli uni e delle altre, i pois e le righe ,i rotoloni e i rotolini, le esclamazioni e gli ordini, i sussurri e le vocine; e le intese , gli appuntamenti , i numeri segreti, i pasti, le feste, le danze, le musiche, i salotti e le alcove, i bagni e i wc, le cucine e le arti culinarie nella prostituzione; le auto, i sedili avvolgenti, di pelli e di pelliccie , magari le moto prostituite, assieme alle bici. Oh sì, mitica Bokassa nostra ! Dicci e dacci tutto; avremo di che vivere per qualche altro mese ; ma non ci lasciare a metà ; forse sono stati anche al mare ; in barca o in patino o in pedalò; forse nella neve ; nello snow-board in due o in più , seminudi o tutto-nudi; e poi vestiti; ma come nella prostituzione? vestiti come ? è importante per la moda prossima ventura ( corre anche moneta ! ). Dai Bokassa , tieni duro , vai fino in fondo; e non badare a spese ; per noi è vita ; vogliamo sapere tutto , nel dettaglio . Oddio, no ! Giocavi soltanto ...oh no , qui giocano soltanto ...e noi come facciamo a divertirci !
sabato 15 gennaio 2011
Eloge des frontières
Peccato ! “ Eloges des frontières” è un bel libro di Régis Debrais ( Gallimard 2010 ), ma è diretto ad una élite delle élites; cioè a qualche migliaio di persone che riusciranno a capirlo nella sua interezza. Debray si arrotola , con autocompiacimento, dentro a idee, a riflessioni , a immagini, talvolta senza logica alcuna, ma con un esibizionismo di erudizione, quasi premeditato e anche pressoché intraducibile in molte sue parti. Cercate di capirmi, sembra dire : io sto quassù e peggio per voi , se non ci arrivate.
Regis Débray fu un mito negli anni 60. Dopo le Grandi Scuole di Parigi, andò a Cuba ; fece amicizia con Fidel Castro ; andò a combattere con Che Guevara in Bolivia; fu preso e incarcerato; alcuni dissero che fu lui , torturato, a mettere l’esercito boliviano sulla pista del Che; fu lui a tradire . Il mistero resta tuttora. Fu condannato a 30 anni di prigione. Fu graziato . Tornò in Francia , dove fu consulente di Mitterand ; e poi professore di filosofia. Ha scritto moltissimo , sempre con grande erudizione ermetica. Si direbbe un grande chirurgo, che non riesce a spiegare in una lingua accessibile cosa fa . Qualche giorno fa , a chi gli chiedeva come si definirebbe oggi , rispose : “un gollista di sinistra”. Nazional socialista ? Questo è il pericolo che paventano coloro che leggono il titolo di questa sua ultima opera . Non è assolutamente così. Le sue tesi sono semplici , anche se argomentate con grandi intrighi formali e sostanziali.
Il mondo è fatto di popoli multicolori : le popolazioni sono numeri statistici e sociologici; i popoli sono localizzati, hanno una loro storia, una cultura e una religione.
Ogni terra, ogni popolo ha un confine, da dove si entra e si esce; non deve essere un muro, una porta chiusa ; e non deve essere neppure solo aria. Nei confini con i muri gli uni vogliono ignorare, non capire, gli altri; e quindi essi generano solo ostilità. Nei confini fatti di aria , il più forte tende sempre a dominare. Quindi i confini creano le condizioni del riconoscimento reciproco, del rispetto, della discussione , della trattativa in difesa dei propri interessi.
La cosiddetta mondializzazione è un fenomeno virtuale , che viene appiccicato addosso a terre e popoli multicolori, a mondi diversi. Essa funziona in alcune nicchie, per esempio finanziarie, informatiche , mediatiche. Ma è irreale : negli ultimi 20 anni si sono avuti 26 mila Km di nuove frontiere e altri 10 mila Km di muri e barriere varie ; e ancora tra il 2008 e il 2010 sono state registrate ben 26 guerre frontaliere.
A forza di non voler capire le ragioni delle separazioni, vinceranno le segregazioni.
“Il “ sans-frontrièrisme” è dunque un’idelogia spontanea che accompagna un economismo globalizzato, un tecnicismo standardizzato, un assolutismo generalizzato e un imperialismo senza complessi”( Philippe Petit )
Colui che si sente dovunque a casa sua , è pericoloso e non abita da nessuna parte .
Le tesi di Debray sono tante , intriganti e spesso sparate con violenza. Ma non paiono rispondere con chiarezza ad alcune tra le tante domande possibili e elementari . Per esempio , se nella casa del vicino non c’è da mangiare o ci sono violenze disumane o ci sono attentati alla sopravvivenza della specie o … tanti altri “o”, di fatti umanamente intollerabili e la porta del vicino è chiusa a chiave, con tre mandate, che si fa ? Si annusano gli odori pestilenziali nel pianerottolo ? Si bussa e si chiede permesso ? Quali sono le regole dei confini di casa propria e di casa altrui ?
“Eloge des frontières” non sembra voler rispondere ai problemi ; sembra piuttosto porli, in maniera intelligente e profonda, anche se un po’ confusa.
domenica 9 gennaio 2011
sabato 8 gennaio 2011
Cote d' Ivoire
“Pognon”, soldi ; ecco il motivo dello scontro politico in atto in Costa d’Avorio. I due avversari : Laurent Gbagbo ( presidente uscente ) contro Alassanne Ouattara, candidato da quasi venti anni alla presidenza. Tutti e due dicono di aver vinto le elezioni del 28 novembre scorso. La Francia, assieme a tutte le principali organizzazioni internazionali, africane e non ( ONU compresa ) , dicono che ha vinto Ouattara . Ma Gbagbo tiene duro ; non vuol lasciare la presidenza ; minaccia sfracelli, sostenendo che sono i neo-colonialisti stranieri a voler far vincere Ouattara. Il ritornello è il solito ; e la verità sul voto espresso non si conoscerà mai e resterà quella che ufficialmente è stata proclamata, con supervisione ONU : Ouattara 54% ; Gbagbo 46%. Il primo aspetta in un albergo, protetto da milizie ivoriane e caschi blu , che l’ex presidente se ne vada; l’altro si è barricato nella palazzo presidenziale e sta cercando di restare, se necessario con la forza. Tutti , compreso Ouattara, provano a offrire a Gbagbo un’uscita onorevole ( residenza nel Paese, ospitalità negli Usa ; e altro ancora ). Lui continua a rifiutare e aspetta, dopo aver nominato, tra l’altro, come suo porta -parola nel mondo, Roland Dumas, ottantottenne ,ex ministro degli esteri della Francia di Mitterand; su questo i francesi sono furiosi e non perdonano neppure ad alcuni esponenti socialisti di essersi compromessi non poco in una amicizia, anche esibita, con Gbagbo. ( oltretutto contro la direttiva dello stesso loro partito ) . La situazione potrebbe degenerare da un momento all’altro ; anche perché , dopo la morte nel 1993 del fondatore della repubblica Houphouet Boigny , voluto dai francesi all’indipendenza, nel 1960, una guerra civile, strisciante e non, c’è quasi sempre stata ( e dal 1992 ha visto, tra i protagonisti, proprio i due rivali di oggi ).
In effetti la Costa d’Avorio, ex colonia francese , è relativamente ricca ; e quindi è un miraggio per alcuni popoli poveri della regione. Nel Paese sono mescolate tribù e religioni ( il nord povero,in prevalenza islamico, il Sud ricco, in prevalenza cristiano) ; da stime fatte quasi il 30% della popolazione è straniera e il 50% circa delle piccole e medie imprese locali sono in mani estere. La Costa d’ Avorio è il primo produttore al mondo di cacao ; e la società franco-belga Barry Callebault, con sede in Svizzera, controlla circa il 50% del commercio di cacao nel mondo. Il Paese inoltre ha risorse di gas e di petrolio ( gestite in prevalenza dalla francese Total ) ; produce caffè, cotone e legno pregiato, con una popolazione di 21 milioni di persone. Il porto di Abidjan è considerato il primo dell’ Africa nord-occidentale e il secondo del continente.
Questo elementare quadretto geo-economico, da solo ,dice che i problemi ivoriani hanno una proiezione internazionale ; che l’esercito francese non è lì per gita ; e che anche i caschi blu devono garantire ,nel limite del possibile , la pace tra contendenti , motivati a scontrarsi per tante, forse troppe ,ragioni. Da ormai più di 40 giorni dalla proclamazione dei risultati elettorali , tutti sembrano fermi ad aspettare qualcosa ; se non fosse per le continue minacce, più o meno velate, fatte da una parte e dall’altra, e anche da Paesi terzi come la Francia o gli USA, che hanno congelato i rapporti di Gbagbo con il resto del mondo ( pur offrendogli vie di uscita ). Esperti francesi dicono che prima di andar via l’ex presidente deve mettere i conti a posto ; i propri conti, più di quelli del Paese ; quelli nel cacao, nel caffè, nel porto di Abidjan e via dicendo. E gli altri gli stanno dando il tempo di farlo. Poi però dovrà andarsene; perché giudicato inattendibile dai francesi , che nel 2004 hanno dovuto usare anche la forza contro lui ,che aveva fatto bombardare i soldati francesi , provocando nove morti; e soprattutto nemico mortale del vincitore Ouattara , che nel 1992 da primo ministro lo fece incarcerare ; e che nel 2002 dovette rifugiarsi, a sua volta, in casa di un diplomatico francese , per scappare a una squadra della morte di Gbagbo, incaricata di eliminarlo.
Il quadro è chiaro ? Non ancora . Chi glielo ha fatto fare a Gbagbo di andare ad elezioni ora , dopo anni di rinvii e di prove di forza , per perderle e non di poco ? Lo ha consigliato la società di sondaggi francese Euro RSCG, con il suo presidente Stéphane Fouks.; gli aveva garantito una sua sicura vittoria, forse addirittura al primo turno. Il signor Fouks è anche molto amico di Dominique Strauss-Khan ( detto DSK), che molti vedono come il candidato socialista alle elezioni presidenziali francesi del 2012 . E in caso sarà lo stesso Fouks a consigliare DSK nella sua campagna elettorale . Le questioni sono intricate; e le dietrologie si sprecano ; intanto però c’è il pericolo di una nuova guerra civile in Africa; dal 28 novembre ad oggi ci sono già stati 210 morti ammazzati in Costa d’Avorio.
pubblicato da " l ' Occidentale" il 10 gennaio 2011
venerdì 7 gennaio 2011
modi di dire
Dalle letture teofiliane.
" spazzino= operatore ecologico; bidello = operatore scolastico; prostituta = escort ; culo = lato B"
" ladro= diversamente onesto ; killer = addetto alla soppressione altrui ; terrone = diversamente lavoratore ; peccatore = errante per distrazione; i tagli = ottimizzazione delle risorse "
History = herstory ( per le pari opportunità ).
" spazzino= operatore ecologico; bidello = operatore scolastico; prostituta = escort ; culo = lato B"
" ladro= diversamente onesto ; killer = addetto alla soppressione altrui ; terrone = diversamente lavoratore ; peccatore = errante per distrazione; i tagli = ottimizzazione delle risorse "
History = herstory ( per le pari opportunità ).
giovedì 6 gennaio 2011
Carlà Borinì-Remmért
Divina !
Alberto Bruni Tedeschi non è suo padre, come sostiene Maurizio Remmert, italo – brasiliano. Remmert è uscito fuori quando Carlà aveva impalmato Nicolà Sarkò , re della Francia republicaine. Ha detto che lui, ventenne, aveva a sua volta "impalmato", per ben 6 anni, l’allora trentenne Marisa Borini , sposa ufficiale dell’ Alberto Bruni Tedeschi, padrone della Ceat gomme. Da questa relazione era nata Carlà. Il Remmert si ricorda della figlia un po’ in ritardo : poco male. La figlia sembra felice di questo riconoscimento ; fa così chic… avere anche un coté brasileiro! La sora Marisa Borini in Bruni Tedeschi e allegata a Remmert do Brasil, è pure lei contenta ; oltretutto suo marito, ex Ceat,ora non c'è più ; scomparve nel 1996 lasciando a lei e quindi a Carlà qualche spicciolo, comprensivo di ville e castelli . Era scappato in Francia per paura delle Brigate Rosse; e anche di Cesare Battisti dei Pac, personcina solare, oggi di moda ; e lì morì. La moglie , la sora Marisa Borini, attraverso la figlia brasiliana, riuscì ad arrivare al sacro soglio francioso. Ne fu tuttavia sorpresa, considerandolo deludente , per lei ,ex Ceat -beneficiata ed artista di larghe, larghissime vedute. Valutò peraltro il re di Francia , di strette origini ungheresi , un po’ “ zingaro “. In ogni modo il re, probabilmente per entrare nelle sue grazie e quindi in quelle della figlia , la portò in giro per il mondo , a rappresentare la “France”, in tutta la sua “grandeur” ; e ci portò anche il Remmert ,suo amore di gioventù , musicista e uomo di affari a tempo perso ( per esempio quello trascorso con lo stesso Sarkò , re di Francia ).
Ora Carlà protegge i fuggiaschi di quelle armate , brancaleoniche ed assassine , per le quali il falso padre e il vero artefice della sua fortuna, scappò da Torino. Sarà perché vuole chiedere scusa agli italici guerriglieri , onde evitare ritorsioni per quella fuga, un tantino esagerata ? Avrà dei complessi nei confronti dei rivoluzionari brasileiri, forse amici del mitico musicista-businness man,Maurizio Remmert , suo padre vero ?
Le storie di Carlà , di Marisa e di Maurizio Remmert , con allegate quelle della Ceat , del mecenate Alberto Bruni Tedeschi e del nobile ungherese Nicolas Sarkozy de Nagy-Bocsa, rappresentano veri bijoux alla corte della Francia, “republicaine”.
E alla luce delle pari opportunità, molti maschietti franciosi autentici sospirano :“ ma perché non siamo nati donne ? Avremmo potuto conquistare qualsiasi reame con molto meno di un pelo ; a cominciare dal reame di Francia ! “
Oh divina Carlà, Borinì-Remmert !!!
sabato 1 gennaio 2011
Lula Mitterand
Anche Lula, sul caso Battisti, ha applicato la cosiddetta “dottrina Mitterand”. Negli anni di piombo in Europa la Francia non ebbe terrorismo. A Parigi si dettero appuntamento gruppettari anarco-fascio-comunisti di tutto il mondo ; lì avrebbero discusso, pensato, programmato ; ma non agito, : questo era l’accordo con Mitterand: accordo tacito, coperto dalla bandiera francese repubblicana, liberté, égalité , fraternité per tutti. Ovviamente la dottrina Mitterand ( o dottrina del “ paraculo “ , come qualcuno disse ) , non veniva applicata ai movimenti politici indipendentisti francesi, corsi, baschi e bretoni , per esempio. Va da sé che i gruppettari ospitati dovevano garantire di essere in condizione di impedire azioni violente in territorio francese da parte dei propri e degli altrui movimenti eversivi. Non solo ; poiché Mitterand era stato eletto da un fronte dell’allora “sinistra “ e faceva in sostanza una politica liberal-democratica , spesso in contrasto con gli ideali e le promesse del “ programma comune “, aveva la necessità di coprire la sua immagine di socialista ; e lo fece anche ospitando cosiddetti esuli , cosiddetti rivoluzionari di tutto il mondo.
Lula si sta trovando in una situazione analoga a quella di Mitterand , anzi ancor più esposta. Mitterand aveva anche fatto il ministro degli interni della Francia coloniale ; Lula aveva invece combattuto con la guerriglia il potere di una destra dittatoriale in Brasile . Andato al potere , ha dovuto anche lui fare una politica liberal- democratica, in contrasto non solo con tutte le sue vaghezze giovanili rivoluzionarie, ma anche con le forze social democratiche del Paese, che alle ultime elezioni sono state forse più importanti del previsto. In poche parole ha avuto ed ha un doppio volto da difendere. Quindi la dottrina Mitterand gli è servita nel caso Battisti; si è ricreato l’immagine necessaria per esser il leader di quella sinistra radical chic e social populista, importante in Brasile , come in Francia. Probabilmente non a caso il Battisti fu dato dai “francesi” ai “brasiliani”, bisognosi tutti e due della dottrina Mitterand ( o dottrina del “ paraculo “ ).
Come noto il Battisti non c’entra nulla con la politica e la rivoluzione ; è un assassino e anche, a leggere le sue imprese comprese quelle adolescenziali, dei peggiori. Ha anche una comprovata capacità di mascherarsi e di mentire su tutto. E’ riuscito a farsi adottare dai gruppettari francesi e dalla loro gauche caviar , intellettualmente forte in tutto il mondo . Operazione riuscita , grazie soprattutto a questa sua straordinaria capacità di recitare il falso. Quindi il Battisti come strumento della dottrina Mitterand è andato benissimo anche a Lula.
Con quali prospettive ? Non molto felici per il Battisti, se Lula ha lo stesso cinismo dei Mitterand,ma anche degli Chirac e dei Sarkozy, che hanno gestito l’affaire. In effetti lui ha fatto il gesto e si è messo l’aureola in testa, di fronte ai suoi “rivoluzionari “; se poi questa aureola dovesse costare troppo al Paese liberal democratico , saranno altri suoi compagni a scaricare l’ospite incomodo.
E oltretutto il Brasile non è la Francia ; li’ ancora la gente si ammazza per la strada ; altroché paura per la sua vita in Italia ( certo nelle carceri italiane probabilmente non sarebbe accolto con una “ola” ); il Battisti deve temere per la sua vita in Brasile ove un sicario , pubblico o privato che sia , a quanto dicono, costa non più di 300 euro ad assassinio ; e non son pochi a odiarlo, a cominciare dai suoi “cari” abbandonati o traditi. La pulizia di una favela di Rio operata dai poliziotti-gorilla di Lula , mostrata in mondovisione qualche giorno fa, sembrò una fiction con il sangue e la violenza un tanto al chilo e a muscolo. Ecco, Lula potrebbe arruolare il suo neo – concittadino Battisti tra i suoi gorilla delle favelas ; ma non per tenerlo a tavolino ; per mandarlo invece nel sangue, come piace a lui.
Tutto questo è per dire con chi stiamo trattando. Facciamola finita con questi minuetti di diritto ( che non servono più neppure all’interno dell’Unione europea, ove tuttora chiunque potrebbe fare il Mitterand con assassini corsi o baschi o irlandesi o ...brasiliani) ; andiamo ai fatti e spieghiamo al mondo che la dottrina Mitterand è ipocrita e pericolosa , per le relazioni tra Stati di diritto e democratici ( o républicains, come dicono retoricamente i politici francesi) ; e che chi la applica ne deve pagare le ovvie conseguenze, diplomatiche ( rapporti bilaterali e multinazionali ) e materiali ( rapporti economico-commerciali ). Pubblicato da "l'Occidentale" il 3 gennaio 2011
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