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venerdì 6 febbraio 2015

Il 187

Stamani ho chiamato il 187 per sapere qualcosa sulla mia linea telefonica interrotta ; nessuna voce umana ; solo una serie di numeri legati ad opzioni ; l'ultima opzione era :"guasti sulla linea ? " ; scelta l'opzione , dopo due ore mi è arrivato un messaggio sul cellulare ;" c'è un guasto sulla linea "; già : quello che avevo detto io . Sono passate più di 30 ore e la linea è ancora guasta ; ...nella prima repubblica non sarebbe successo . Visto che ora ci sarebbe un sistema competitivo , cercherò una compagnia telefonica che :1 . mi risponda con voce umana vera al telefono 2. paghi un risarcimento oltre qualche ora dopo un guasto : poi si può parlare di tariffe . Preciso che non vivo in zone innevate e che sono per occupare la gente e non per comprare nastri registratori.

martedì 13 gennaio 2015

La Francia dopo Charlie


Sono Charlie : penso, dico , scrivo e disegno quello che voglio ; viva la libertà. Nelle strade e nelle piazze di tutta la Francia più di 4 milioni di persone hanno urlato il loro diritto alla libertà. E ora ? Due problemi emergono subito ; e sono imbarazzanti.



Per avere più libertà bisogna lasciare allo Stato e alle sue polizie maggiori spazi di intervento, di controllo e di repressione ; cioè , meno libertà per la gente , che potrà essere controllata e fermata, a discrezione delle autorità di polizia. Controlli telefonici ; dove cominciano e dove terminano ? Arresti : con quali limiti ? Isolamento carcerario degli islamisti ; come a Guantanamo ? Riaprono le tropiche prigioni della Guyana francese ? Limitazione dei movimenti nello spazio europeo ; rinegoziazione del trattato di Schengen ? Sua revisione ? Frontiere ? Insomma tutte queste misure, che sono allo studio del Governo francese, vanno a limitare quella libertà urlata dal popolo ; anche se il popolo ha unito il suo grido libertario all'applauso sincero e a volte entusiasta alla polizia ( che per la prima volta forse si è sentita amata dalle piazze ) .Queste, sulla limitazione dei diritti e delle libertà, sono misure delicate ; forse il Governo, anche interpretando lo spirito delle grandi manifestazioni popolari unitarie ( la stessa Le Pen ha invitato la sua gente a scendere in piazza contro il fanatismo islamico e per la libertà ), potrebbe concordare con l'opposizione questi provvedimenti che, passata l'ondata del “je suis Charlie Hebdo”, potrebbero rivelarsi liberticidi nella Francia repubblicana della liberté, egalité, fraternité.



La grande presenza di solidarietà internazionale , ma soprattutto europea, alla manifestazione di Parigi ha evidenziato, per contro, alcune assenze del mondo arabo , non facilmente interpretabili o spiegabili. Armi, risorse e organizzazione del brigatismo islamico vengono probabilmente dall'area araba del Medio Oriente, da quelle guerre e soprattutto dall'offensiva sunnita nello scontro infra-mussulmano con gli sciiti. Il Qatar possiede la squadra di calcio di Parigi , oltre a grandi palazzi, alberghi e proprietà diffuse in tutto l'esagono ;un qatarino e un francese ( Al Attya-Baumel) stanno vincendo in coppia la Paris- Dakar, in Argentina; il Qatar ha un accordo finanziario solido con la Francia . E ora ? Ha mandato un cadetto della famiglia del principe a rappresentarlo ; come dire , negli affari e nei giochi, tutto bene ; per il resto , non chiedeteci altro. Più o meno la stessa cosa ha fatto l'Arabia Saudita. I dubbi sul loro sostegno materiale al brigatismo islamico cominciano ad avere delle prove a sostegno. La matassa dei sostegni economici e logistici al brigatismo islamico è intricata ; ma il bandolo comincia a comparire. D'altro lato i sistemi anti-democratici e aberranti adottati nei loro Paesi ( è di ieri la notizia che tal Raif Badawi è stato condannato a dieci anni di prigione e mille frustate, di cui 50 date subito, per blasfemia in Arabia Saudita ), mal si conciliano con possibilità di dialogo politico con gli Stati europei e le loro democrazie . Molti dei manifestanti di questi giorni lo hanno pensato ; e hanno avuto una gran voglia di urlare basta ! Basta giocare ; basta con i beni di questi regimi in Francia ; se non fosse per il petrolio. Già il petrolio, motore del mondo e quindi strumento di tutti poteri, di tutte le politiche , di quasi tutte le guerre, oggi combattute sulla terra. Fino a quando ?



Anche lo Yemen non c'era ieri a Parigi ; eppure qualcuno dei brigatisti veniva da là, da quei campi di addestramento, da quelle scuole di brigatismo islamico. E nei cortei francesi che urlavano per la libertà , in tanti hanno pensato anche a quei campi ; ad andare a smantellarli , con le buone o con le cattive; ad andare alle fonti del terrorismo per combatterle sul serio e non per parata ; per vincere, non per partecipare. Altro che la Siria di Assad ! Nelle strade di Francia il popolo ha pensato anche a questo : e i raid aerei francesi sull'Isis in Iraq e Siria sono stati intensificati.

Ecco :dai cortei francesi non vengono buone notizie ; una guerra sembra avviata e il Governo francese comincia a lamentarsi di essere stato lasciato solo dagli altri Paesi dell'Unione Europea, che marciano per le strade , ma non combattono. Un po' come quello italiano , a Lampedusa.


Pubblicato dalle Formiche il 15 gennaio 2015

domenica 11 gennaio 2015

Hollande e le brigate islamiste


La Francia del giorno dopo sembra un operato che si sveglia dopo l'intervento , ancora sotto gli effetti delle medicine e delle anestesie. Sono peraltro cominciati i borbottii tradizionali e tipici di questo popolo poco accomodante. Ci sono alcune cose in tutta questa storia di violenza e di attentati contro la sicurezza dello Stato che vengono mal digerite.



Come è possibile che due fratelli, brigatisti islamici, in azione terroristica , armati fino ai denti, esecutori implacabili , perdano una carta di identità su una macchina che abbandonano dieci minuti dopo la strage ? Sono apparsi più dei brigatisti cretini, che dei militari islamici combattenti . E contro di loro si è mossa poi una macchina da guerra impressionante , tutta ripresa in una diretta TV, tanto appassionante , quanto un tantino imbarazzante, non trattandosi certo di uno spettacolo di intrattenimento.

Questi due fratelli Kouachi, di origine algerina, stavano in una lista nera dei “servizi” da tempo ; sono stati in carcere, ove hanno avuto la loro formazione ...”teologica”; e poi nelle aree di addestramento e di guerra in Yemen e Iraq, con alcune andate e ritorno; e poi in squadre islamiste di formazione e di lotta , note e denunciate. Come è stato possibile che siano potuti passare all'azione ?



L'altro brigatista, di origine maliana , Coulibaly, è passato all'attacco in contemporanea e in accordo con i Kouachi , in altra zona di Parigi ; ha poi fatto un'intervista telefonica ad una importante TV nazionale, mentre era dentro al supermercato ebraico di Vincennes , aveva già ucciso tre ostaggi e aveva il mitra fumante ancora in mano ; in questa intervista diffusa al termine delle operazioni ,Coulibaly ( convertitosi all'Islam in carcere) ha dichiarato di essere amico e in accordo con i fratelli Kouachi; e che il suo dante causa era l'Isis ; sua moglie , ora ricercata perché altrettanto pericolosa , è algerina e amica dell'algerina moglie di uno dei due Kouachi. Insomma si è trattato di una azione di guerra fatta ...in famiglia, tra un kebab e l'altro ; un mitra e l'atro . E lo Stato ?



Tutti questi traffici , che richiedono abitazioni parigine, viaggi, abiti, alimenti , vita quotidiana e non solo : anche armi, munizioni , coperture ,passaporti, luoghi di incontro e quindi , nel caso specifico, verosimilmente di culto; tutti questi traffici , con quali risorse sono stati fatti ? Con quali stipendi ? Con quali rendite ? Cherif Kouachi ,anche lui in un'intervista telefonica TV in piena azione terroristica , ha dichiarato che loro lavoravano per Al Qaida yemenita . Già : Al Qaida , Yemen; Isis, Iraq, Siria, sunniti ; anche sauditi ed emirati ?



Nella Francia del giorno dopo le televisioni sono letteralmente occupate dalle rituali figure governative che si presentano come salvatrici della patria, ripetendo ritornelli retorici sulla Francia “repubblicana” , sulla tolleranza , sulla unità della Nazione, sulla forza dello Stato ( il Presidente ha addirittura fatto sottolineare di essere stato lui a dare l'ordine dell'assalto finale... alla tipografia e al supermercato !) Ma poi sotto banco hanno voluto eliminare dalla loro “festa” politica prevista per l'11 prossimo, il Fronte Nazionale , che è repubblicano e nazionale , come loro ( o no ? ), rompendo con quello che oggi è il più importante partito francese ( risultati delle ultime elezioni europee 2014 ). Faranno una grande marcia di fermezza contro la violenze islamista , presenti diversi capi di governo occidentali , compreso il nostro Renzi; ma assenti i loro unici e importanti oppositori (e da sempre oppositori dell'estremismo islamico) che sono orientati a manifestare altrove in piena e totale autonomia, essendo stati... costretti a rompere la grande unità nazionale . Nasce il dubbio di un disegno per sfruttare la tragedia a fini di parte ; nel caso ,un disegno perverso , sia dal punto di vista etico che da quello politico: il Governo aveva la possibilità di riportare ad unità ,da sé stesso gestita , un'opposizione crescente in una Francia in grande crisi economico-sociale e ora anche “istituzionale” ; e non lo ha fatto.

La Francia è in guerra contro gli islamisti nell'Africa sub-sahariana, in Iraq, Siria , Afganistan ; e ora sente che la guerra le è stata riportata in casa propria . Si valutano a qualche migliaia i brigatisti islamici francesi , pronti a passare all'azione . C'è una grande preoccupazione in giro, per la gestione della sicurezza interna e come per quella della politica militare estera. Le guerre si fanno per vincerle ; non per partecipare con le bandiere o per far piacere a qualcuno. E non sembra che ,allo stato attuale, le armate nazionali impegnate nei diversi scacchieri abbiano possibilità di uscirne vincenti. Sempre che le guerre si debbano fare ; la Francia è stata tra i promotori della guerra nell'Africa sub -sahariana, in Libia e in Siria; forse i francesi avrebbero voluto volentieri fare a meno di questi focolai infetti. Ed e' soprattutto da questi focolai , che sta arrivando il sistema brigatistico in Francia , come da tempo era stato minacciato. 

Pubblicato da Formiche l'11 gennaio 2015 



   

venerdì 9 gennaio 2015

Charlie Hebdo


 
 
La Francia è Charlie : Charlie Hebdo il settimanale ove due fanatici islamici hanno fatto una strage di giornalisti e poliziotti. Ora tutta la Francia sembra essere d'accordo: tutti insieme contro il terrorismo islamico ; comprese le due ali ,di destra e sinistra , non rappresentate all'Assemblea Nazionale , il Fronte Nazionale di Marine Le Pen ( che peraltro è il primo partito di Francia e quindi ) e il Parti de la Gauche , con i comunisti e la sinistra di Melanchon. Questa unione innaturale può essere un fatto unico nella storia della Francia contemporanea. Sui fatti accaduti le letture e le politiche proposte ovviamente restano molto diverse.

Marine Le Pen accusa sinistra e destra di vivere il problema del fanatismo islamico in Francia e nel mondo , con leggerezza, tolleranza, sufficienza, debolezza e paura. I comunisti con Melanchon, sono più su una linea neo-maoista, la religione in sé “ è l'oppio dei popoli”; la Francia “repubblicana” ( liberté,egalité. fraternité) e laica deve essere dura contro queste guerre di religione.

Quindi la tragedia della strage a Charlie Hebdo produrrà due effetti esplosivi nella vita politica francese ; il primo, con l'unità nazionale contro il fanatismo islamico ( vivono in Francia circa 6 milioni di mussulmani ), forse ricondotta ad una unica manifestazione domenica prossima ; il secondo, con il probabile e forte attacco politico alle formazioni di “centro”, socialista o “gollista” che sia , così visto dalla nazionalista Le Pen e dai comunisti . Attacco che sarà costruito da ora alle elezioni presidenziali del 2017, passando dalle prossime regionali del marzo 2015,con l'obiettivo di far arrivare al ballottaggio presidenziale non due forze del centro, socialisti e “gollisti”, ma una del centro e una dell'opposizione , verosimilmente i “frontisti”, con la Le Pen.

Lo scontro sull'islamismo ormai coinvolge la Francia profonda , la Francia “d'en bas”, con una maggioranza silenziosa, tendenzialmente non votante , ma nazionalista e conservatrice , che non sopporta più la violenza degli “stranieri” e dei loro valori nella propria terra. L'attacco portato alla gestione ,fatta finora, dell'ordine pubblico, dei “servizi segreti” , delle carceri e della giustizia, non lascia più indifferenti.

Poliziotti che vengono ammazzati per strada , ma anche all'interno dei commissariati, affogati in procedure e burocrazie , carenti di forze e di risorse,vittime di disorganizzazione e talvolta di confusione.

Servizi segreti , tra i più importanti del mondo , che sembrano sapere tutto, ma solo dopo che i fatti si sono verificati ; e che non si rendono conto dell'enorme traffico di armi e di esplosivi e dell'esistenza di campi di addestramento militare eversivi , che stanno sotto i loro occhi (in questo contesto non bisogna altresì mai dimenticare che la Francia è l'unica potenza nucleare dell' Europa continentale ).

Carceri che sono diventati, tra l'altro, scuole di formazione militare eversiva islamica ; vi entrano giovani mussulmani accusati di delitti minori ; ne escono militanti islamici fanatici , pronti a guerre ed attentati.

Magistrati , che affrontano le condanne per estremismo islamico con leggerezza e buonismo, rilasciando pericolosi estremisti destinati a compiere azioni violente e nuovi delitti; spesso i magistrati sono anche accusati di intralciare le azioni operative di repressione del crimine , con le loro lentezze procedurali e burocratiche.

In alcune moschee francesi si insegna la violenza religiosa ;tutto è noto; niente è fatto.

Ecco su questi fatti la Francia “d' en bas” ,quella profonda, chiederà il conto alle forze politiche che hanno governato il Paese finora . Ed è su questa Francia, nazionalista e conservatrice , che Marine Le Pen conta e conterà per vincere; gli islamisti le stanno dando una grande mano.

E' proprio nel giorno della uscita del libro “Sottomissione”, di Michel Houellebecq , ove si romanza sulla presa del potere degli islamisti in Francia nel 2022, è avvenuta la strage di Charlie Hebdo ; il libro era stato bollato come fascistoide dai benpensanti intellettuali francesi ; ora il successo delle sue vendite sembra assicurato. “Sottomissione” è la traduzione del termine “islam” dall'arabo ; lasciando perdere il suo probabile significato teologico originario, viene da chiedersi “sottomissione” di chi a chi ,oggi in Francia , in Europa e nelle democrazie moderne ?

Pubblicato dalle Formiche il 9 1 2015

martedì 4 novembre 2014

L'arte di creare problemi


TTIP, Trattato Transatlantico sul commercio e gli investimenti ( o zona di libero scambio tra Unione Europea e Usa ) ; questo trattato è da tempo allo studio della Commissione Europea e degli USA. A cosa servirebbe ? A eliminare o ridurre le barriere e le formalità doganali ; alla progressiva riduzione dei dazi ; alla definizione di regole comuni sugli standards e sulle qualità dei prodotti ; ma anche sui controlli sanitari e fitosanitari ; alla unificazione delle certificazioni di sicurezza delle macchine ;e così via. La guerra alle dogane e alle frontiere è una vecchia storia e ambizione di tutte le politiche liberali del mondo. Ma prendere delle scorciatoie per arrivare all’obiettivo è pericoloso, molto pericoloso . Ne sappiamo qualcosa in Europa con l’introduzione dell’Euro e con la sua successiva gestione.
Innanzitutto bisogna stare attenti a non far calare dall’alto di tecnocrazie , apparentemente asettiche, scelte economiche e commerciali, che poi andranno a incidere anche profondamente nella vita dei popoli. Sono scelte politiche di cui rispondere agli elettorati, dopo ampia informazione e discussione. Già Governi e Stati dovranno ratificare un accordo di libero scambio stabilito tra la Commissione Europea e il Canada, che dovrebbe servire come apripista per quello ben più importante tra Europa e Nord America.(...‘Questo accordo dà agli esportatori canadesi un accesso privilegiato a 500 milioni di consumatori dell’Unione Europea e permetterà di reinventare la nostra relazione commerciale con il più grande mercato del mondo,’‘ ha detto il premier canadese Stephen Harper. ; già ! )
I dati di partenza del TTIP sono semplici: l’ UE esporta verso gli USA circa 290 miliardi di Euro di prodotti e ne importa circa 206, all’anno . Da queste due cifre sembrerebbe che , se la bilancia commerciale dovesse mirare teoricamente al pareggio , siano gli USA ad avere interesse a esportare più in Europa e quindi a modificare gli accordi esistenti. L’Italia esporta verso gli USA circa 27 miliardi di Euro di merci e ne importa circa 13. Anche in questo caso la bilancia commerciale è a favore dell’Italia e quindi la modifica della situazione dovrebbe interessare più gli americani che gli italiani. I dati sono di Confindustria ; Confindustria è favorevole a questo Trattato; e dalla Confindustria vengono il Ministro e il Vice Ministro allo Sviluppo Economico, con delega al commercio internazionale. La tesi che gli americani sono più interessati di europei e italiani a modificare le regole del gioco è semplicistica ? Ci forniscano gli elementi concreti per dimostrarlo, prima di continuare a spingere per la conclusione del Trattato.
Al momento sappiamo che non è facile , se non impossibile, modificare le regole protezionistiche americane ; un esempio ? Il WTO , World Trade Organization, ha concordato con i propri associati , tra cui gli USA, una “liberalizzazione” nella gestione degli appalti pubblici ; “13 Stati americani non applicano questo accordo ; e 37 lo applicano in maniera disomogenea” ( fonte Confindustria ). A complicare ulteriormente la questione c’è il fatto che molti prodotti destinati al libero scambio ricercato, sono manufatti multinazionali , con etichetta finale europea o americana ; e di questa complicazione possono essere vittime più gli italiani , che puntano all’eccellenza del made in Italy, rispetto ai prodotti più comuni europei e americani, che possono avere fabbricazioni le più diverse e nei Paesi più diversi.
Un’ultima minuscola considerazione , che dai documenti ufficiali in materia nessuno tratta ; la questione del valore dell’Euro sul Dollaro e della loro rispettiva gestione. L’ Euro partito in sostanziale parità con il dollaro , di fatto si è rivalutato ad oggi del 30 %, circa ; cioè i nostri prodotti sono per gli americani sempre più cari e quindi meno competitivi. E qui tutto si complica ; il surplus della bilancia commerciale tedesca , per esempio, può reggere valori di scambio più alti rispetto alle esigenze della fragile bilancia commerciale italiana: e quindi il valore dell’euro sul dollaro è vissuto in maniera profondamente diversa in Germania ,da un lato , e in Italia o in Europa del Sud, dall'altro ; tanto per dare cifre, il cambio euro- dollaro forse potrebbe superare la cifra di 1.50 per l’interesse tedesco, mentre dovrebbe stare sotto a 1.10 per gli interessi italiani , francesi , spagnoli ecc. E infine bisogna anche considerare la gestione delle rispettive monete , fondamentale nella ipotesi di un’area di libero scambio ; negli USA la FED, Banca centrale, in 24 ore decide le politiche di inflazione o deflazione ; in Europa alla BCE, Iddio volendo , per misure analoghe ci vogliono non meno di 6 mesi.
Sembra, in sostanza , che per questo Trattato abbiamo tutte le voglie del Liberalismo più perfetto e tutti gli strumenti di un sistema affatto liberale, intriso di storie , culture ed economie , antiche , di frontiere in sostanza tuttora esistenti e spesso parcellizzate in Europa ; e di un sistema americano brutalmente libero, ma con mille regole ( 350 linee tariffarie doganali, che interessano i prodotti italiani, per esempio) confederali e altrettante statali . Ma non sarebbe più semplice e produttivo continuare sulla strade dei confronti diretti con gli USA , per migliorare l’interscambio , con la eliminazione di tutto il “superfluo”, burocratico o protezionistico, possibile ? Leggenda vuole che nel passato gli americani non volevano il prosciutto italiano, per problemi sanitari ; gli italiani risposero che anche le scarpe Timberland , all’epoca di gran moda, ponevano problemi sanitari, cioè ortopedici; naturalmente ci fu accordo ; prosciutto e Timberland entrarono così nei rispettivi Paesi. Il commercio è fatto di interessi ; non di ideali ( a meno che dietro agli ideali non ci siano interessi...).

Pubblicato da Le Formiche il 4 novembre 2014      

martedì 21 ottobre 2014

Guerre e mondializzazione

Mai più una guerra mondiale” tutti gridarono sulle macerie, con più di 70 milioni di morti, alla fine degli anni ’40. Già, oggi ci sono 64 Stati in guerra, con 584 organizzazioni belligeranti (dal sito “guerre nel mondo”). Fu fatta l’ONU, per evitare altre guerre; è diventato un carrozzone di carnevale, pieno di costose figure di cartapesta. In apparenza la causa più frequente di queste guerre sembra essere l’integralismo religioso islamico, con le sue dottrine interne, in particolare sunniti contro sciiti o viceversa.
Parentesi. Maurice Sartre in un suo recente libro sostiene che “…il monoteismo ha creato l’integralismo religioso… i monoteismi si basano su testi ispirati da Dio o addirittura da Lui stesso consegnati, con il divieto assoluto di ridiscuterli, pena il sacrilegio…”; anzi bisogna convertire gli altri, gli infedeli, al proprio Dio, con la missione della parola o della forza. Solo il giudaismo poi ha ripiegato sulla conversione di tutti “alla fine dei tempi”. I politeismi antichi invece si fondavano su miti dai contorni mobili, mai origine di guerre missionarie; anzi molti “dei” venivano adottati da confessioni diverse. Chiusa parentesi.
Oggi la religione sembra usata come arma di guerra negli scontri economici e finanziari dei grandi processi di mondializzazione in atto. Ci sono molte confusioni di armi , fornite e rifornite (senza munizioni le armi servirebbero a poco) per un fine e usate per il fine opposto. Armi occidentali date contro Assad in Siria (probabilmente per rompere il fronte sciita Iran-Siria) si sono ora ritorte contro gli occidentali, in una spirale sunnita integralista tesa a conquistare anche l’Irak, oggi, e forse i Paesi dei sunniti moderati, Arabia Saudita ed Emirati, domani. Oppure potrà essere il contrario; i sunniti moderati, usati gli integralisti per sbarazzarsi di sciiti scomodi, poi elimineranno i loro mercenari per la creazione di una immensa area sunnita. Per non parlare degli effetti su altri popoli di quelle regioni, come i curdi, i turchi, i libanesi; senza contare il cuore delle religioni monoteiste, Gerusalemme e Israele. In poche parole si tratta di una guerra lunga, lunghissima; anche perché essa si è estesa a macchia d’olio in molti Paesi africani, aree “di moda” negli interessi economici internazionali.
Prima della mondializzazione queste guerre potevano essere definite “regionali” o “nazionali”; e ce ne sono ancora di questo tipo tra i cosiddetti conflitti indipendentisti. Ma quelle prevalenti rientrano nei processi di sviluppo della mondializzazione economica. E in questo senso possono essere considerate guerre mondiali, perché non possono essere risolte “in loco”; con armi, denari, risorse e addirittura mercenari prelevati dalla povertà della emarginazione metropolitana o del sottosviluppo e, a quanto si dice, ben pagati materialmente e “spiritualmente”: tutto ciò con risorse internazionali, a copertura di affari internazionali, che sembrano seguire la rituale logica del “divide et impera”.
In conclusione, la mondializzazione economica contiene in sé anche un germe di guerra, che, se pur locale, ha implicazioni e conseguenze mondiali. Lo strumento più usato è la religione, ma anche il fanatismo, l’estremismo della miseria e ove possibile, il nazionalismo o regionalismo di comodo. Una mondializzazione, dunque, per certi aspetti pericolosa; dalle grandi guerre calde e poi fredde dei secoli scorsi siamo passati alle microguerre diffuse, dagli effetti internazionali e a volte mondiali. Che fare? Disarmare; mettere tutte le armi, le loro produzioni, i loro commerci, i loro movimenti, sotto un controllo internazionale molto rigido. Roberto Benigni un giorno sostenne che se la gente voleva fare la guerra, la doveva fare a manate, così le guerre sarebbero finite: forse ridurre tutto a manate non sarà possibile; ma assistere impotenti al maneggio di mitra, bazooka, missili e quant’altro, con pezzi di ricambio, accessori e assistenza continua, sembra un tantino paradossale, quasi che il tutto avvenga per destino… divino.
Marcello Inghilesi

Pubblicato da Le Formiche il 21 ottobre 2014

mercoledì 15 ottobre 2014

Un alluvione burocratica


Ecco i veri colpevoli dei disastri in Liguria

15 - 10 - 2014Marcello Inghilesi
Ecco i veri colpevoli dei disastri in Liguria

Mancano i soldi e la burocrazia ha bloccato gli interventi già deliberati; questi i motivi che sembrano all’origine di molti dei disastri di Genova.
Cerchiamo di non scomodare le responsabilità del Signore per il cattivo tempo e dell’uomo per l’incuria dei sistemi e degli equilibri idrogeologici. Vediamo, invece, nel concreto perché Genova è stata colta, almeno in parte, impreparata all’appuntamento con il destino di una nuova alluvione.
Nel 2012 sono stati appaltati lavori per l’allargamento delle volte sotterranee del Bisagno, per 35 milioni di euro; il Bisagno, come noto, è ed è stato all’origine di gran parte degli allagamenti e delle inondazioni di Genova. Alcune imprese, che hanno perso l’appalto, hanno fatto ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, TAR; poi al Consiglio di Stato; poi ad un altro TAR; e così via. I lavori non sono stati fatti.
E’ ormai prassi comune tra le imprese quella di ricorrere al TAR, una volta perso un appalto; e questa consuetudine è fonte di dubbi e sospetti. Qualcuno era uso dire che ogni firma pubblica (ma anche privata) può trasformarsi in una occasione di corruzione. Certo è che gli appalti pubblici non possono continuare così, in un avvitamento perverso di leggi, regolamenti e procedure, che si trasformano in tempi lunghi o lunghissimi e in occasioni per malaffare. Le imprese trovano occasione per scorrettezze, come ricorsi ricattatori o accordi di dubbia liceità (“se tu ritiri il ricorso, io non mi presento alla prossima gara di tuo interesse” o argomentazioni del genere).
Non risulta per niente chiaro alla gente che lavora perché l’esame, da parte di un magistrato, di una gara conclusa e documentata, richieda tempi biblici per un giudizio di sua correttezza “formale”. L’esame contabile-amministrativo di un’impresa, anche complessa, per un esperto del settore non richiede quasi mai più di una settimana; perché mai l’esame formale di un giudizio già espresso da una commissione, dovrebbe richiedere più tempo? Ci sono anche delle priorità di cui tener conto, quando si hanno tra le mani decisioni sensibili da prendere; e Genova è ed era argomento ultra-sensibile, da trattare con procedimenti “per direttissima”.
Gli amministratori locali, infine, che avevano deciso molto rapidamente per questi lavori (anche se con “bandi di gara”, ritenuti malmessi), si sono fermati, secondo le procedure di Legge. Potevano andare avanti, ma a loro rischio e pericolo personale, esponendosi ad eventuali interventi sanzionatori di un altro Tribunale amministrativo, quello della Corte dei Conti. Ciò che non trova alcuna giustificazione invece, è il silenzio di questi amministratori nelle loro diverse sedi e funzioni; i giudici perdono tempo? E loro urlino le urgenze, i pericoli e le necessità della propria gente, senza aspettare doni divini dalla meteorologia (le letterine di sollecito tra “compagni” non contano).
Questo imbroglio di responsabilità deve servire ormai da lezione. Sembra che la “politica” abbia capito; ancora una volta aspettiamo dunque che alle parole e alle promesse seguano i fatti.

Le Formiche 15 ottobre 2014

lunedì 6 ottobre 2014

Debray vs Germania




La Francia non rispetta il patto di stabilità europeo. Può essere l’inizio di un profondo cambiamento dell’ Unione Europea o tutto procederà come prima, con il dominio della Germania su Paesi che arrancano o che ormai si sono lasciati “sottomettere”?

Ci possono essere alcune considerazioni preliminari da tenere presenti.

L’ Euro è una moneta complicata, creata per facilitare l’integrazione, ma che sembra aver ottenuto l’effetto contrario. In concreto non pare governabile. Rappresenta realtà economico-sociali radicalmente diverse. Ha un valore di mercato che tende a premiare le sue aree ricche e a penalizzare a quelle povere (per esempio si dice che rispetto al dollaro dovrebbe valere 1.50, per soddisfare gli interessi tedeschi e 1.00 per quelli italiani, essendo partito da 1.00 e oscillando oggi su 1.25, dopo aver toccato anche 1.57). Ha infine regole troppo rigide per consentire politiche economiche autonome di 18 Stati così diversi.


I debiti pubblici si sono fortemente internazionalizzati e quindi molti Paesi tendono a vivere sotto tutela finanziaria “straniera”.
Da quando circola l’Euro, paradossalmente sono esplosi nazionalismi e sciovinismi, fino ad allora sopiti o sconosciuti.
Regis Debray scrisse nel 2010 “Eloge des frontières”, un libro nel quale da “sinistra” vedeva come unica via di uscita della mondializzazione, per lo sviluppo e la pace, la gestione delle frontiere come “porte” aperte, ma sempre “porte”. Secondo Debray i popoli possono progredire solo nel rispetto reciproco delle loro specificità; e quindi delle loro tradizioni, culture, valori, religioni. Debray arriva a rivendicare l’orgoglio del passaporto, come presentazione di una identità: anche in Europa. Queste tesi devono essere lette contro l’ Europa o contro questa Europa?
La Francia ha dunque violato i patti europei, lanciando anche un messaggio semplice, ma difficilmente digeribile in Commissione; prima gli interessi nazionali e poi quelli europei. Dietro a questa posizione ci sono anche pasticci politici interni al Paese. Ma questa decisione costituisce un precedente (anche se non il primo) per gli altri 28 Paesi dell’Unione (sulla quale sempre Debray pensa “…La miseria mitologica dell’effimera Unione Europea, che la priva di ogni affectio societatis, deriva in ultima analisi da ciò che essa non vuol sapere e, ancor peggio, da quello che non vuol dichiarare: da dove essa cominci e dove essa finisca…”).
Ora ognuno potrà violare i patti o urlare per il loro rispetto, con prove di forza tecnico-burocratiche (sanzioni della Commissione), di significato politico (interesse della gente) pressoché nullo. E allora? Tutte le lotte e le incomprensioni si sposteranno in Commissione? La Francia ha il commissario alla Economia; ma la Germania ha voluto due vicepresidenti di fiducia che dovrebbero controllarlo; e ha anche un grande peso sul presidente stesso e sugli alti burocrati dell’ istituzione.
In conclusione la sfida francese non è di poco conto. Difficilmente tutto potrà tornare come prima; quindi o la Commissione pretenderà il rispetto degli accordi e imporrà sanzioni alla Francia, con la quale si schiereranno molti Paesi poveri dell’UE, a cominciare dall’ Italia; oppure si faranno nuovi patti, tesi a risolvere i problemi dell’integrazione finora quasi tutti lasciati aperti (la lista delle integrazioni dovute e non risolte è ormai un dizionario, in campo sociale, economico e giuridico); e tesi anche a tracciare una linea a denominatore comune per lo sviluppo.
Questo avverrà in un momento, in cui ci sono le tesi filosofiche affascinanti di Debray, ma anche quelle nazionalistiche e regionalistiche crescenti, nelle politiche di tutti i Paesi; e c’è un euro che non accontenta nessuno; neppure la Germania che lo domina.

Marcello Inghilesi
Le Formiche 6 ottobre 2014

venerdì 3 ottobre 2014

Merkhollande

François Hollande, presidente francese, ha deciso di non rispettare i “patti” dell’Unione: vuole sforare - e non di poco- il fatidico rapporto deficit-pil . Al di là delle cifre, quale è il messaggio ? Ce ne sono diversi .
Hollande, in sostanza, aveva fatto un accordo con la Merkel per “dirigere”l’ Unione Europea ; e questo nonostante il suo impegno elettorale del 2012 ad andare contro i poteri finanziari europei, di interesse prevalentemente tedesco ( il mio avversario in queste elezioni non si chiama Sarkozy, ma “madame la finance” era uno dei suoi slogan ). Invece dai sorrisini Sarkò-Merkel siamo passati subito a quelli Hollande-Merkel. Ecco, adesso forse questi sorrisini non ci saranno più. Anche perché i sondaggi francesi danno gli anti-europei e gli euroscettici a più del 70% e la fiducia sul presidente Hollande al 12-13 %!
Poi c’ è il problema socialista . Sono già cominciate le manovre per le prossime elezioni presidenziali. Allo stato attuale i possibili prossimi candidati sono lo stesso Hollande, il suo primo ministro Valls e Martine Aubry , sindaco di Lille e figlia di Delors, già presidente della Commissione Europea ( chissà perché la Delors ha voluto chiamarsi in politica col nome del marito ; forse per distinguersi da una tradizione di oligarchie familiari e simili , molto praticata tra i socialisti francesi). Per smarcarsi dalla europeista convinta Aubry , dunque, i primi due devono dare segnali forti contro la Unione Europea.
Infine, sempre nel quadro delle prossime elezioni presidenziali, c’è il problema Marine . La Le Pen ha teso ad allontanarsi dal linguaggio vetero-fascistoide del padre e sta guidando il Fronte Nazionale per una strada politica democratica , nazionalista ( contro l’immigrazione incontrollata) , popolare (per trovare soluzioni ai bisogni dei più poveri e alle esigenze dei ceti medi ) e per un sistema produttivo made in France ( sostegno alle piccole e medie imprese del Paese). Il FN è ovviamente contro questa Unione Europea e questo Euro. Alle ultime elezioni europee è così diventato il primo partito di Francia, con circa il 25 % dei voti. Hollande sa dunque che alle prossime presidenziali i candidati in lizza non saranno due ( Destra e Sinistra ) , ma tre ,perché il Fronte Nazionale giocherà un ruolo da protagonista.. I sondaggi attuali ritengono altamente probabile che la Le Pen vada al ballottaggio ; gli stessi sondaggi danno vincente il candidato di Destra contro la Le Pen, ma sono fortemente incerti sull’esito di uno scontro tra Marine e Hollande. Quindi Hollande ha assoluto bisogno di voti euroscettici, anche se allo stato attuale è molto poco probabile che sia lui il prossimo candidato presidente dei socialisti .

Marcello Inghilesi
Pubblicato da Libero il 3 ottobre 2014