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lunedì 6 luglio 2015

Germania e soldi

 

Quando la Germania era un debitore flessibile

23/02/2015  di Vincenzo Comito        
Tra l’Ottocento e il Novecento dello scorso millennio lo stato tedesco ha fatto default o ha ottenuto degli alleggerimenti dei suoi debiti ben otto volte
È ben noto come la Germania abbia assunto un atteggiamento intransigente sulla questione del debito pubblico all’interno dell’eurozona e come essa tenda a spingere duramente perché i vari paesi adottino, per risolverlo, delle strette politiche di austerità, politiche che peraltro rischiano di uccidere il malato. Ne abbiamo avuto ancora una riprova con l’attuale crisi greca; nel corso dei negoziati i responsabili del paese teutonico sono stati i capifila e i portabandiera del partito dell’intransigenza, sino ad arrivare all’insulto verso un governo democraticamente eletto.
Ma da diverse parti, negli ultimi tempi, si tende a sottolineare come in passato il paese non sia stato quel campione di virtù che oggi cerca di apparire; in effetti, alcuni studiosi si sono chiesti quale sia stato in concreto, nel corso del tempo, il curriculum di tale paese sulla stessa questione ed hanno trovato degli elementi interessanti.
Si può cominciare ricordando come, certo, la gran parte dei paesi in tutte le regioni del globo sia passata attraverso una o più fasi di default, o comunque di ristrutturazione del proprio debito, nei confronti dei prestatori esteri, ma anche come la Germania sia stata tra i più assidui ad incappare in tale problema.
Apprendiamo così (Reinardt & Rogoff, 2009) che tra l’Ottocento e il Novecento dello scorso millennio lo stato tedesco, in effetti, ha fatto default o ha ottenuto degli alleggerimenti dei suoi debiti ben otto volte nel periodo, come del resto la Francia e contro una sola volta per l’Italia e cinque per la Grecia. Va peraltro riconosciuto che i campioni europei in questo sport sono stati gli spagnoli, con ben tredici volte. I tedeschi hanno comunque conquistato un brillante secondo posto a pari merito con il paese transalpino.
La rivalità franco-tedesca e le riparazioni dopo la grande guerra
In un certo senso, la Germania ha cercato di sottoporre la Grecia allo stesso trattamento inflitto alla Francia dopo la guerra franco-prussiana del 1870, quando i cittadini transalpini, dopo la veloce sconfitta, furono obbligati a pagare un grande volume di danni di guerra, 5 miliardi di franchi, pari al 20% del pil di allora del paese; esso dovette inoltre cedere l’Alsazia, una parte della Lorena e dei Vosgi, ai vincitori, che comunque occuparono una vasta area della Francia sino a che non fu effettuato l’intero pagamento del debito, ciò che avvenne, con molta solerzia, nel 1873. Sempre i francesi furono inoltre obbligati a concedere ai nemici la clausola della nazione più favorita.
E viene la prima guerra mondiale. Come è noto, questa volta, alla fine, si rovesciano le parti, la Francia si trova nel rango dei vincitori e la Germania invece in quella degli sconfitti.
L’obiettivo fondamentale del primo ministro francese del tempo, Georges Benjamin Clemenceau, fu allora quello di vendicarsi della sconfitta del 1870 e di annullare praticamente i progressi economici fatti dalla Germania dopo quella data. Egli riuscì ad imporre rilevanti perdite territoriali al paese nemico e cercò parallelamente, nella sostanza, di distruggere, o quantomeno di danneggiare al massimo, il suo sistema economico.
Ecco che lo statista francese riesce ad imporre alla Germania anche il pagamento di danni di guerra molto ingenti. La Gran Bretagna e gli Stati Uniti si accodarono alla fine alle richieste dell’alleato.
Il problema finanziario che si poneva era comunque abbastanza complesso. Da una parte stavano i prestiti interalleati fatti prevalentemente per acquistare le armi e gli equipaggiamenti relativi (la Gran Bretagna aveva preso a prestito dagli Stati Uniti, la Francia dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti), dall’altra il problema delle riparazioni tedesche a Francia e Inghilterra. Le somme in gioco erano enormi: i debiti interalleati erano stimati in circa 26,5 miliardi di dollari, la gran parte dei quali dovuti agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna, mentre la commissione per le riparazioni del 1921 fissò in maniera definita, dopo vari summit preliminari che andavano più o meno nello stesso senso, il debito della Germania in 33 miliardi di dollari, la gran parte dovuti a Francia ed Inghilterra (Aldcroft, 1993). Tali riparazioni avrebbero dovuto essere regolate in rate trimestrali a cominciare dal gennaio del 1922.
Mentre la Francia legava le due questioni, dichiarando che il paese avrebbe ripagato i suoi debiti quando gli sarebbero stati versati i proventi delle riparazioni, la Gran Bretagna e gli Usa avevano chiaro che gli indennizzi non potevano superare certi limiti.
I dubbi di Keynes e i vari tentativi di ristrutturazione del debito
Nel 1919 Maynard Keynes aveva 36 anni e aveva partecipato alla conferenza di pace come rappresentante del governo inglese per le questioni finanziarie. Ma egli si dimise presto, essendosi trovato in totale disaccordo con l’impostazione che gli alleati stavano dando alla sistemazione dell’Europa dopo la guerra.
Egli pubblicò così subito dopo “Le conseguenze economiche della pace”, un saggio molto polemico contro la follia della “pace cartaginese” che i vincitori della guerra stavano, a suo dire, imponendo alla Germania. Le riparazioni avevano un onere finanziario, affermò l’autore, che la Germania non era in grado di sostenere (egli calcolò a questo proposito che il paese avrebbe potuto restituire, grosso modo, solo un quarto della somma stabilita) e previde lucidamente che le conseguenze del trattato di pace sarebbero state molto dannose per il futuro del continente.
I tedeschi cominciarono a versare le prime rate, ma nel corso del 1922 la situazione economica del paese si deteriorò rapidamente, con l’accelerazione dei processi di inflazione e di svalutazione della moneta; i tedeschi chiesero dunque una moratoria dei pagamenti, ma essa fu loro negata. Ma la Germania non era più in grado di pagare (Aldcroft, 1993) e, comunque, non fece nessuno sforzo per tentare.
Nel gennaio del 1923, i francesi e i belgi, di fronte al fatto che i tedeschi non pagavano le somme richieste, decisero di occupare la Ruhr. Ma tale mossa concorse a completare il collasso economico e finanziario della Germania.
Si stabilì, a questo punto, di convocare una conferenza internazionale, che si tenne a Londra nel 1924 e che diede origine al piano Dawes, dal nome del presidente della conferenza, un banchiere americano. Secondo questo piano, la moneta tedesca avrebbe dovuto essere stabilizzata dopo l’enorme livello raggiunto dall’inflazione e le truppe francesi avrebbero dovuto essere ritirate dalla Ruhr. Un flusso di aiuti americani alla Germania avrebbe permesso a quest’ultima di rimborsare i suoi creditori. L’importo totale dei debiti della Germania veniva lasciato quale fissato nel 1921, ma venivano allungati i tempi di pagamento.
Così nel periodo 1924-1930 la Germania prese a prestito soprattutto dagli Stati Uniti circa 28 miliardi di marchi e ne restituì ai paesi alleati come danni di guerra circa 10,3 (Aldcroft, 1993).
Ma, quando nei tardi anni venti, i prestiti statunitensi smisero di arrivare e molte banche straniere richiesero la restituzione di prestiti precedenti, la situazione si fece di nuovo difficile.
Un ulteriore accordo venne così negoziato nel 1929; era il piano Young, dal nome di un altro plenipotenziario statunitense. Il piano proponeva ormai una riduzione del totale del debito tedesco e degli importi da pagare annualmente.
La situazione economica internazionale intanto non fece funzionare l’accordo che per due anni. Nel 1931 la moratoria Hoover sospese per un anno i pagamenti, ma di fatto si trattò di una moratoria definitiva.
Alla fine gli Stati Uniti avevano ricevuto in restituzione dagli alleati circa 2,6 miliardi di dollari, contro crediti per prestiti ed interessi di 22 miliardi. La Francia a sua volta aveva ricevuto in pagamento dalla Germania circa un terzo dell’importo stimato dei danni di guerra (Aldcroft, 1993).
Le riparazioni dopo la seconda guerra mondiale
E viene poi la seconda guerra mondiale. Anche in questo caso, dopo la fine delle ostilità, si trattava di sistemare la questione delle riparazioni.
La conferenza di Postdam nell’agosto del 1945 fissò subito il principio delle restituzione dei danni di guerra e un accordo di base in proposito venne ipotizzato per le zone occidentali del paese nel 1950. Intanto era stato avviato il piano Marshall, con il quale gli Stati Uniti concessero al paese rilevanti somme di denaro per far ripartire la loro economia.
Furono gli Stati Uniti a guidare tutta l’operazione dei risarcimenti nel 1953, consci che fosse necessario aiutare la ripresa della Germania e dell’Europa dopo una guerra devastante, evitando di commettere gli stessi errori del primo dopoguerra. Pesava fortemente, peraltro, anche la volontà degli Stati Uniti di fare della Germania Occidentale un baluardo contro il blocco sovietico.
Così nell’agosto del 1953, dopo trattative durante diversi mesi, ventuno paesi firmarono a Londra un trattato, noto come London Debt Agreement, che consentì alla Germania di suddividere la questione in due parti. La prima corrispondeva ai debiti accumulati fino al 1933, stimati in 16 miliardi di marchi; fu consentito di rateizzare il loro pagamento in 30 anni, a tassi di interesse molto bassi, ciò che equivaleva alla pratica cancellazione dello stesso. L’altra parte, corrispondente ad altri 16 miliardi di marchi e che faceva riferimento ai debiti dell’epoca nazista e della guerra, avrebbe dovuto essere ripagata, secondo modalità da concordare, dopo l’eventuale riunificazione del paese. Ma nel 1990, a processo di unificazione concluso, il governo tedesco si oppose alla rinegoziazione dell’accordo, a ragione in particolare dei costi che sarebbero stati necessari per risollevare economicamente la parte est del paese.
In ambedue le occasioni tra i creditori c’era anche la Grecia, che dovette accettare molto a malincuore tali decisioni.
La stessa Grecia ha sollevato a più riprese, ma invano, la questione dei danni di guerra subiti da parte della Germania. Tra l’altro, in effetti, nel corso delle vicende belliche il paese, occupato dai tedeschi, era stato costretto a prestare al Reich 476 milioni di reichsmark senza interessi. Tale somma corrispondeva ormai nel 2012, secondo alcuni calcoli, a circa 14 miliardi di dollari e a circa 95 miliardi se si calcolavano anche degli interessi al tasso molto ragionevole del 3% annuo. A fine 2014 la cifra totale dovrebbe aver superato i 100 miliardi di dollari.
La Germania si rifiuta a tutt’oggi di prendere in considerazione l’intera partita.

Testi citati nell’articolo
-Reinardt C. M., Rogoff K. S., This time is different, Eight centuries of financial follies, Princeton University Press, Princeton, N. J., 2009
-Aldcroft D. H., The european economy 1914-1990, Routledge, Londra, 3a ed., 1993

domenica 26 aprile 2015

Annunciazione Annunciazione


Annunciazione Annunciazione aveva detto che sulla legge elettorale bisognava trovare larghe intese , tra maggioranza e opposizione ; per questo incontrava il berlusca ; o no ? o per qualcos'altro ? Ora sembra che le larghe intese si siano ridotte alla Boschi e ai suoi cari ; e il resto sembra fuffa ...ricattatoria ( o così o vi mando tutti a casa ) I più penosi sembrano gli ex PCI ; "pionieri" ( i boy scout del partito) in punizione ; non si sono accorti che il Partito , il mitico Partito , non c'è più ; chi troverà il coraggio di dirlo loro ?

Annunciazione Annunciazione diventò Presidente il 22 febbraio 2014. Annunciò : febbraio : riforme istituzionali ;marzo : lavoro;aprile : pubblica amministrazione; maggio :tasse ; giugno :trippa ( no giugno è per ridere ). Da allora ad ora ha fatto fuori i comunisti, mentre stavano a guardare il dito del mese e non la luna del pastore errante di Leopardi.

Annunciazione Annunciazione quattro giorni fa annunciò che i lavoratori casertani della Whirlpool avrebbero mantenuto tutti il proprio posto di lavoro. La Whirlpool oggi ha annunciato che chiuderà Caserta. Magari tratterà con Annunciazione Annunciazione.

Annunciazione Annunciazione annunciò di aver trovato un tesoretto da 1,6 miliardi ; sembra che non ce l'abbia più ; qualcuno lo avrebbe cuccato.

Annunciazione Annunciazione annunciò che la riunione dei capi della UE sull'immigrazione è stato un passo da gigante ; la discussione ora è sul tipo di gigante , formica o mammut ? Nel frattempo l'esodo dei poveri verso i ricchi continua ; e all'orizzonte nessuno ha trovato tracce del gigante annunciato 

.Annunciazione Annunciazione, leader della cosiddetta sinistra, ha detto no al "capitalismo di relazione "; cioè ? qui in campagna non sappiamo cosa fare ; e voi in città ?


Annunciazione Annunciazione ha fatto un' altra riforma epocale : il Presidente italiano per la prima volta nella storia patria ha fatto pipi da una tuta mimetica a Herat in Afghanistan , dietro a una tenda militare e sotto stretta sorveglianza di forze internazionali; qualche piccolo inconveniente si è prodotto ; ma statesereni , anche se tutta non è arrivata in terra , la riforma è stata grande.

martedì 17 marzo 2015

Carlà- Battistì

Nicolas Sarkozy ( de Nagy-Bocsa, ungherese , immigrato in Francia di prima generazione ) chiede agli italiani di mettere una pietra sul passato e lasciar perdere il pluriomcida Cesare Battisti, condannato all’ergastolo in via definitiva in Italia. E perché mai , non è dato sapere. Curiosa richiesta questa di Sarkò , come se le vittime e i carnefici del terrorismo non esistessero più. E poi cosa c’entra l’ex Presidente francese con questa storia ?
Circola una leggenda in Francia : eccola.
Chirac nel 2004 si convinse a concedere l’estradizione del Battisti in Italia. Suo Ministro degli Interni era Sarkozy. Dal momento della decisione a quello della pratica estradizione doveva passare del tempo ; guarda caso Battisti scappò o, meglio, fu aiutato a scappare. Riemerse nel 2007 a Rio dove fu arrestato. Nello stesso anno Sarkò fu eletto Presidente della Repubblica ; si presentò agli elettori con una bella moglie , Cecilia Attias , da cui per la verità era separato: ma faceva “elettori” presentarsi all’americana , con la moglie a fianco. Subito dopo Cecilia Attias tornò negli Usa dove viveva con un altro compagno; probabilmente fu ricompensata per la recita. Nel 2008 Sarkò si sposò con Carla Bruni Tedeschi , nota modella italiana espatriata in Francia. Già espatriata : il padre Alberto era proprietario della Ceat gomme; nel 1972 vendé tutto nel timore , a suo parere fondato, che i brigatisti avessero messo nel mirino lui e la sua famiglia. Si trasferì a Parigi e in Costa Azzurra , a Cap Nègre, con la moglie e i tre figli, Virginio, Valeria e Carla. In quegli anni a Parigi si era formata una comunità di brigatisti di vari Paesi, ma soprattutto italiani, poi protetti dal Presidente Mitterand. Il machiavellico Presidente infatti ebbe un’idea assai semplice ; ospitare brigatisti stranieri ,offrendo copertura legale, per ottenere in cambio la pace in Francia , dove tra l’altro la violenza covava da tempo soprattutto per spinte autonomiste in Corsica, Paesi Baschi e Bretagna . Il Bruni Tedeschi, si dice , cercò contatti con i brigatisti italiani di Parigi per avere “protezione”; e sembra che il Battisti si sia prestato alla bisogna . Carla Gilberta , nata nel 1967, fu quindi tra le persone protette. Alberto Bruni Tedeschi morì nel 1996.
Si scoprì allora che il vero padre di Carla era un amante della madre , musicista brasiliano , Maurizio Remmert. E Carlà, sposata Sarkozy, non ne fece mistero ; tant’è che in alcune missioni ufficiali Sarkò Presidente si portò al seguito anche la suocera, con il “suocero” Remmert, che nel frattempo era divenuto uomo di affari. Quindi siamo alla Carlà, non più italiana, ma franco-brasileira ( e non a caso anche musicista ). Battisti, in odore di estradizione, fu fatto scappare , ma guarda un po’ , in Brasile. Fu appoggiato nella fuga dai “servizi” francesi ( questo si dice, con qualche fondamento) e da alcune amiche di Carlà, tra cui in particolare la scrittrice “giallista” Fred Vargas ( una sua emissaria Lucia Oles, per esempio, fu fermata a Rio con 9 mila euro per Battisti. ) e la stessa Vargas andava a trovare con regolarità il protetto in Brasile. Carlà nel 2008 incontrò anche Lula, Presidente brasiliano, perorando la causa del fuggitivo. Ma la rete di Carlà in Brasile contava già di molti pezzi da novanta : come Eduardo Matarazzo Suplicy, erede di una grande famiglia di industriali italo-brasiliani , con la compagna , la giornalista Monica Dallari ; o il ministro della giustizia di Lula, Tarso Genro , che più di ogni altro si batté per dare l’asilo politico a Battisti ( a questo proposito va ricordato che nel 2011 Tarso Genro fu eletto governatore della regione Rio grande do Sul ; nel gennaio 2015 Genro ha perso le elezioni per il rinnovo del mandato; le ha vinte il suo oppositore, il cattolico José Ivo Sartori ; a marzo un giudice federale, la signora Averci Rates Mendes de Abreu, ha ordinato l’espulsione di Battisti per essere entrato in Brasile con falso passaporto: non la sua estradizione , già respinta da Lula ). La rete degli amici brasiliani di Carlà naturalmente era ed è oliata e tenuta assieme dal padre naturale Maurizio Remmert.
In conclusione Sarkò obbedirebbe , secondo questa ricostruzione dei fatti, solo a Carlà . E perché lei si sarebbe così esposta ? E’ esclusa la pista ideale o politica. Resta quella della protezione negli anni di piombo e di possibili saperi occulti esercitati in termini ricattatori da Battisti sui Bruni Tedeschi. Una cosa è certa ; Cesare Battisti ha avuto una vita movimentatissima e molto costosa , fatta di alcune famiglie, passaporti falsi, viaggi misteriosi . Chi ha pagato tutto ciò ? I libri scritti, come lui vuol far credere ? No di certo , anche perché Battisti ha solo il diploma della scuola dell’obbligo e non ha dedicato molto tempo allo studio e alla… letteratura . Il suo curriculum parla da solo ; arrestato nel 1972, a 18 anni per rapina; arrestato di nuovo nel 1974 per rapina e sequestro di persona ; denunciato per atti di libidine su persona “incapace”; arrestato nel 1977 di nuovo per rapina; in carcere fu “convertito” alla lotta politica e armata da Arrigo Cavallina dei PAC ( Proletari Armati per il Comunismo).; nel 1979 fu di nuovo arrestato durante un’operazione dell’anti-terrorismo; nel 1981 evase dal carcere di Frosinone e riparò in Francia ; in contumacia , 1991 e 1993, fu condannato in Cassazione a due ergastoli come responsabile di quattro omicidi, tre avendoci partecipato e un quarto per averlo co-progettato ( assassinii Santoro, Sabbadin, Torreggiani e Campagna ). Ecco : con questa storia, perché Carlà e suo marito lo stanno difendendo in una spirale incredibile di implicazioni e complicazioni ? Forse la pista “terroristica” Bruni Tedeschi, resta la più credibile. E per riavere Battisti in Italia allora bisognerà solo chiederlo a Carlà Remmert in Sarkozy.


Pubblicato da Le Formiche il 17 marzo 2015     

domenica 1 marzo 2015

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2014

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giovedì 26 febbraio 2015

Charlie Hebdo , mamma mia !


Perché Charlie Hebdo è sull’orlo del fallimento giornalistico

26 - 02 - 2015Marcello Inghilesi
Perché Charlie Hebdo è sull'orlo del fallimento giornalistico

Charlie Hebdo è ripartito, come dice la copertina della rivista francese, sei settimane dopo il numero dei “sopravvissuti” alla strage del 7 gennaio scorso. È ripartito con una (brutta) vignetta diLuz che mostra un povero coniglietto (o animale del genere) che corre con “Charlie” tra i denti, inseguito da una muta di bestie feroci, che sembrano rappresentare la Le Pen, il Papa, gli islamisti, Sarkozy e un gruppo di occhi cattivi con la scritta BFM, importante televisione di informazione francese.
Il settimanale satirico ricomincia con 220 mila abbonamenti e la vendita di circa 8 milioni di copie del numero dei “sopravvissuti”, quello del 14 gennaio; quindi con tanti soldi e sette vignettisti in meno uccisi dalla furia omicida dei fratelli franco-algerini Kouachi. La redazione è stata rimessa in piedi alla meno peggio; ma i limiti del giornale appaiono in tutta la loro evidenza.
La linea editoriale è chiara, come dice Luz stesso: “Contro gli oscurantisti religiosi, politici, economici, ecc… contro il nucleare, contro le politiche liberali, come quella di Macron (Ministro socialista dell’Economia), per esempio…”. In poche parole si ricolloca nell’area comunista originaria, che in Francia non gode di grande popolarità.
Il meglio dei cervelli del settimanale è stato ammazzato. Luz, che è stato scelto tra l’altro per le copertine, all’inizio di questo mese ha dichiarato: “Tutto questo (quello che è successo) è assurdo. I soldi che abbiamo, è assurdo. I lettori che abbiamo, è assurdo. L’appoggio che abbiamo, è magnifico, ma è anche assurdo. Non so come faremo per uscire da tutte queste assurdità. Non ne ho alcuna idea…”. Da queste poche parole sembrerebbe che l’assurdo sia lui, il povero Luz, del tutto inadeguato al ruolo di una bella satira libera che tutta la Francia e non solo, ha sperato di trovare in lui e nel suo giornale.
È difficile per Charlie Hebdo assumere nuovi vignettisti bravi; si dice per il pericolo a cui sono esposti con gli islamisti; ma forse non è del tutto così; molti non vogliono andare a lavorare in un giornale troppo politicizzato, di area comunista, e con colleghi di assoluta modestia. E quindi la redazione, nonostante i soldi e l’ondata di appoggio dopo il massacro dell’11 gennaio, è in grave difficoltà di idee e di organizzazione del lavoro.
D’altro lato le cose non sono chiare neppure sull’impiego della massa dei soldi piovuti sul giornale (si parla di 15 milioni di euro). Patrick Pelloux, il vecchio (non di età) croniqueur e uno dei leader del settimanale, medico urgentista, sopravvissuto per miracolo alla strage e stimato da tutti, anche se schierato politicamente nell’area comunista, ha spiegato che i soldi dovranno essere dati alle famiglie dei giornalisti morti e non solo; anche alle famiglie dei non giornalisti uccisi nella strage. Ed ha elencato le necessità delle famiglie, una per una. “Se ci fosse la minima malversazione, il minimo malfunzionamento (del progetto), sarei il primo ad avvisare non solo i media, ma anche la giustizia e le famiglie. Non è una minaccia; è una certezza”.
Quindi i problemi di Charlie Hebdo non sono di poco conto. Prima della strage il giornale era sull’orlo del fallimento economico. Ora sembra sull’orlo di un fallimento giornalistico. La satira non è vincente quando è solo settaria. D’altra parte fare disegni satirici è da sempre una professione molto raffinata, difficile ed elitaria. Quindi dovrebbe esserci un forte rinnovamento nella linea di Charlie Hebdo e anche nella sua redazione. Il grande movimento di solidarietà scattato dopo la strage si è retto sulla difesa del libero pensiero e della sua espressione; contro i fondamentalismi, religiosi o politici che siano.
Il numero in edicola oggi sembra invece l’espressione di una redazione chiusa a riccio su se stessa, vecchia, settaria e oltretutto poco professionale. Ne hanno stampate 2,5 milioni di copie. Forse la curiosità della gente risponderà alle loro previsioni. Ma se queste sono le premesse il futuro di Charlie Hebdo tornerà ai 10 mila abbonamenti di prima della strage. Peccato! La Francia (ma anche l’Europa) avrebbe bisogno di un bel giornale satirico, intelligente e aperto, ironico e non ringhioso, rispettoso dei valori umani e non conformista.
L’ondata di solidarietà per Charlie Hebdo poteva essere l’occasione per costruire questo giornale; purtroppo tutto lascia pensare che non sarà così.
Le Formiche.net 26 febbraio 2015

martedì 24 febbraio 2015

La testa se ne è andata


 R.E.M.  Losing my religion

sabato 14 febbraio 2015

Boschi-Renzi


La Boschi ama il Renzi .Il Renzi ama la Boschi. E chi comanda tra i due ? I boschiani dicono la Boschi. Ecco ! W la Boschi ! W l'Italia !

venerdì 6 febbraio 2015

Ucraina ?

"Ieri il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato alcuni studenti universitari a San Pietroburgo e ha detto che è sbagliato continuare a parlare di “esercito ucraino” come se esistesse davvero: “Non c’è più un esercito ucraino, in realtà c’è una legione straniera, in questo caso agli ordini della Nato, e ha obiettivi diversi dall’interesse nazionale dell’Ucraina”.Il Foglio 27 gennaio 2015.
Ecco: a noi questo roba ucraina costa miliardi di euro ; in nome di cosa ?

Alfano vasa vasa

A Montecitorio , durante e dopo l'elezione del Matta , Angelino si sbracciava , applaudiva, saltellava, stringeva mani, faceva vasa vasa, si agitava, infervorato ; alla fine "fior di loto" gli ha sussurato, a nome del Royal baby ," calmati ! ora esageri: da quell'altra parte..."

Eurotsipras

Già riportato all'ovile ? addirittura per mano ; Vendola sarà contento....