viaaaa!!!
venerdì 29 ottobre 2010
Sono etrusco
Scrisse Seneca :"...ecco quanto ci distingue dagli Etruschi; secondo noi i fulmini nascono quando si scontrano le nuvole; secondo loro , invece, le nuvole si scontrano affinché nasca il fulmine e si manifesti così il volere degli Dei..."
mercoledì 27 ottobre 2010
Fini e i sovietici
E’ giusto quel che il giudice ha deciso per la casa di Fini a Montecarlo. E dove è il “reato” ?
Anche in Unione Sovietica quando finì il comunismo, i gerarchi si spartirono tutti i beni del Partito, che in quel caso era lo Stato ; li intestarono a sé stessi e ai propri cari, con formule più o meno dirette.Ma che il comunismo sovietico sia finito proprio per questo ?
martedì 26 ottobre 2010
Terzigno
Non sono né cittadino, né concittadino, né corregionale, né connazionale di Terzigno e comuni limitrofi; se voglio dire qualcosa o protestare , non mando avanti donne ululanti con bambini , propri o altrui.
venerdì 22 ottobre 2010
Mi dispiace ma è quasi così
Sciogliete la Rai. Non c’è altra soluzione. Lo dice uno che credeva al servizio pubblico e, pensate, perfino al ruolo educativo della tv. Ma l’Italia, il governo e il Parlamento non possono occuparsi ogni giorno delle parole di Santoro, dei contratti di Benigni, degli ultimatum di Fazio e degli arrangiamenti di Masi. Un Paese non può dividersi sui contratti agli artisti e sugli insulti ai direttori. Meglio chiudere baracca e burattini e lasciare campo al libero mercato. Le tre reti principali lasciatele ai migliori offerenti, con diritto di prelazione a cooperative di dipendenti, amatori e ispiratori della rete. Chi ama Raitre si paghi il canone per farsene carico; chi ama il suo rovescio faccia altrettanto con un’altra rete, per esempio Raidue, che non esiste più da quando finì l’era craxiana. O paghi un canone per Raiuno chi pretende un’informazione più ufficiale, meno schierata, tendenzialmente governativa a prescindere dai governi in carica. Non sono un seguace entusiasta del federalismo fiscale, ma in questo caso ci starebbe bene: ognuno paga la rete che vuole e la rete spende i soldi che i suoi utenti versano a lei. Più quello che ciascuna rete raccoglie di pubblicità sul mercato. È la fine del servizio pubblico, direte, è l’apoteosi della lottizzazione al suo stadio più esplicito e brutale. Sono d’accordo e mi dispiace un sacco. Ma non si può sopportare questo scempio quotidiano, questa porcata giornaliera, e questa impossibilità di venirne fuori. Ci sono censure vere che passano sotto silenzio perché fanno comodo un po’ a tutti i dignitari politici della Rai: spariscono dal video o non vi approdano gli irregolari che non appartengono ai blocchi di potere e ai partiti dominanti, compresi i partiti editoriali che ci sono in Italia. Non trovano spazio gli incontrollabili che, pur avendo un’identità precisa, non vanno in quota partiti e non prendono ordini dai poteri. Ci sono invece mezze censure, o censure presunte, che diventano oggetto di guerra, di vertenza e di teatro. La Rai fa molto più spettacolo fuori dai suoi schermi che dentro. Se la Rai è in trattativa con un divo «de sinistra» ed entrambi tirano sul prezzo, la trattativa viene presentata come una lotta per la libertà contro il fascismo e un’eroica resistenza contro un tentativo di censura. L’azienda non può cercare di contenere i costi, inguaiata com’è; se lo fa, vuol dire che usa a pretesto i soldi per censurare i programmi. Dammi centomila o ti sputtano come dittatore: questo in sintesi il «raicatto» della malavita organizzata in sinistra televisiva. E non c’è giorno che non emetta ultimatum come se fosse una potenza straniera pronta alla dichiarazione di guerra e all’attacco armato: dacci carta bianca o ti facciamo a pezzi. Un giorno o l’altro recapiterà a Berlusconi un orecchio, un testicolo e un baffo di Masi.
No, non si può andare avanti a discutere se bisogna lasciar fare per non farsi accusare che si è tiranni o se censurare, fregandosene bellamente degli attacchi. Ancora più grottesche le mezze misure, le tiratine d’orecchi e le sospensioni con ampia facoltà di esternazione in video, che amplificano il martirio senza fermare l’abuso. Non è meglio, a questo punto, rompere le righe e affidarsi alla libera iniziativa? Lo dico da cittadino e da utente, ma anche da ex-consigliere e collaboratore della Rai. Se la Rai non fosse ingessata dai padroni di fuori e dai vigliacchi di dentro, se la Rai non fosse eterodiretta e succuba di troppi poteri, non giocherebbe sempre in difesa, ma andrebbe all’attacco. Smetterebbe di studiare come frenare Santoro, il predicozzo di Benigni o il «dossieraggio» di Report (lo chiamo così come loro chiamano le inchieste giornalistiche mirate, come quelle che riguardano Fini o Berlusconi). Lascerebbe loro libero campo, magari convogliandoli nella stessa rete per coerenza editoriale e garanzia dell’utente; ma poi andrebbe all’attacco. Il miglior modo per rilanciare la Rai e bilanciare le presenze moleste è rompere gli equilibri, svecchiare, innovare. Per esempio, una Raidue vivace si sarebbe accaparrata un Antonello Piroso, indipendentemente dalle sue opinioni politiche, dopo che è stato ingiustamente accantonato da La7 per far posto ad un altro bravo come Mentana. Dico ai lottizzatori cretini: la bravura fa più fatturato politico di un programma allineato che non vede nessuno. Una Raiuno vivace non lascerebbe il monopolio all’ottimo Vespa, che è sì la sua colonna principale, ma neanche San Pietro regge su una sola colonna, bensì su un colonnato: e allora magari avrebbe puntato al suo interno su Minoli, che ha il difetto di essere in quota se stesso; avrebbe cercato di portarsi il meglio che offre la concorrenza (facendo scouting nelle private). Avrebbe corteggiato spietatamente un Giuliano Ferrara, che si chiama fuori dal video. Avrebbe sperimentato in reti secondarie e in fasce orario marginali nuovi talenti interni, magari di diversa opinione; immetterebbe come editorialisti di rete o di testata firme giornalistiche mordaci della carta stampata. Invece il nulla. Lo so per esperienza personale, avendo vanamente proposto, quando ero in consiglio, non pochi innesti e perfino una rete ad hoc per testare emergenti promesse. Ma ai politici queste cose non interessavano: l’importante è vedere come sono trattati loro dalla Rai e i loro famigli, suocere incluse. Al partito Rai nemmeno: guai a toccare la mummia, se sposti un cameraman metti a rischio la democrazia.
Ma se non si riesce a stare sul mercato, a essere agili e innovativi, in sintonia con i propri tempi, se non si ha la possibilità sovrana di decidere, meglio tagliare la testa al toro e sciogliere la Rai. Questo braccio di ferro su quanto spazio concedere e fino a che punto sopportare il Nemico o l’Invasore, è tristemente ridicolo ed è pure noioso. Cambiate programma, per favore.
Marcello Veneziani: "Il Giornale" 22 ottobre 2010
mercoledì 20 ottobre 2010
La serenità in RAI
"Manca la serenità"
C'è chi la chiama moneta.
C'è chi la chiama serenità ( in RAI : Japino, Carrà, Fazio, Saviano, artisti & partners)
Sarkò e la piazza
No a Sarkozy ! Questo in sintesi il significato delle manifestazioni che stanno paralizzando la Francia. Il no ha almeno tre ragioni che si ritrovano nelle piazze.
No all’uomo Presidente. Il capo dello Stato, della Nazione, deve volare alto, rappresentare la grandeur di una storia di quasi cinque secoli, essere la sintesi di tutto il popolo francese. E questo non è successo. La persona Sarkozy è politico partigiano; ha una vita privata troppo “bollicine” (bling, bling) ed etero-dipendente; è irruento, focoso e poco uomo di stato; ascolta poco e tende a mediare il meno possibile.
No all’uomo politico. Troppe divisioni lacerano la sua maggioranza. Ci sono nazionalisti, tecnocrati, imprenditori, professionisti, cattolici, massoni, affaristi, artisti , aristocratici, ognuno con interessi diversi e anche con disegni personali e di casta diversi. Gli americani direbbero che le lobbies sarkosiste stanno disintegrandosi.
No al capo del Governo. Come in tutti i Paesi occidentali, la gestione della grande crisi economica è stata molto difficile in Francia. La elasticità della Nazione forse è molto più ridotta rispetto a quella degli altri Paesi occidentali ; le grandi e medie aziende , pubbliche e private,determinanti nella struttura socio-economica francese, possono innescare spirali di crisi difficilmente gestibili. Gli interventi a protezione dei grandi capitali agricoli e industriali nazionali sono stati dolorosi per tutti e il Governo è stato messo nel banco degli imputati.
La rivolta contro il progetto di riforma del sistema pensionistico, che sta in piazza in questi giorni, è fenomeno di superficie, cavalcato da tutte le opposizioni al Presidente. In sé questo progetto, che vuole portare l’età delle pensioni da 60 a 62 anni in un Paese dove vigono le 35 ore di lavoro settimanali e dove la speranza di vita media della popolazione è ormai attorno agli 80 anni, è del tutto plausibile e difficilmente contestabile. Ma è stata la scarsa disponibilità alla trattativa , la forma stessa delle relazioni sociali e la difficile credibilità degli attori messi dal Governo a discutere il problema, che hanno innescato il fiammifero della rivolta. E le opposizioni al Presidente hanno fatto il resto.
Per capire la povertà degli argomenti di alcuni rivoltosi, basti citare, tra tutte, le frasi dei giovani in piazza “..la discussione sulle pensioni è solo un aperitivo che ci preparano, rispetto alle restrizioni di bilancio, agli attacchi all’educazione nazionale, ai diritti dell’uomo:::” “…siamo in una repubblica delle banane, con un governo corrotto in un Paese che ha tra i più grandi milionari del mondo e dove ci sono ancora poveri che dormono per strada…”. Una studentessa , che dice di voler fare "o l’attrice o l’etnologa o l’avvocato", ne ha fin sopra i capelli dei vecchi al lavoro “… e non vogliamo più avere professori vecchi…” Questi giovani,liceali tra i 12 e i 18 anni, per esempio, hanno messo a ferro e fuoco Lione.
Ma la riforma delle pensioni per Sarkozy non è un punto di arrivo; è al contrario il punto di partenza di una serie di riforme promesse e che vuol fare: quelle costituzionali, quella universitaria, quella delle rappresentanze sindacali, quella delle cosiddette tasse professionali e così via. I suoi oppositori hanno capito il disegno del Presidente per questi due ultimi anni di mandato e sono scesi in piazza. De Gaulle 40 anni fa di fronte alla piazza si dimise. Sarkozy non lo farà. La sua unica forza sta nell’armata brancaleone della sua opposizione. Nei cortei già vengono sbandierati i cartelli partigiani contro questo o quel candidato anti – Sarkò.
Quindi la piazza ha cominciato la campagna elettorale per le presidenziali del 2012: Sarkozy era ed è molto debole: chissà che questo errore tattico della sua opposizione non gli renda un gran servizio!
Pubblicato da "L'Occidentale" il 20 ottobre 2010
martedì 19 ottobre 2010
Salve
- Salve !
- Perché mi da del tu ?
- No, non le do del tu.
- E allora dica salvete.
- E che vuol dì ?
- E' il lei di salve!
- Ah ! Senta ,vuol comprare bla bla bla...
- Scusi allora mi da del tu o del lei ?
- Del lei ; ma andiamo avanti.
- Scusi lei vuol vendermi qualcosa, dicendomi salve ?
- Se possibbbile si.
- E allora mi dica salvete.
- E lei cosa compra ?
- Nulla, ma spero solo che non dica più salve.
Sinonimi nobili di salve : buon giorno o pomeriggio, buona sera o buona notte; ciao ( amichevole o intimo ) ;
felice giorno o sera; più corto di salve in latino esiste ave ( pl. avete) , ma è latino puro , come salve. E se si va su altre lingue, preferisco il neutro cinese nihao .
Suona il telefono: rispondo.
- Pronto ?
- Ni hao !
- Compro tutto !
- Perché mi da del tu ?
- No, non le do del tu.
- E allora dica salvete.
- E che vuol dì ?
- E' il lei di salve!
- Ah ! Senta ,vuol comprare bla bla bla...
- Scusi allora mi da del tu o del lei ?
- Del lei ; ma andiamo avanti.
- Scusi lei vuol vendermi qualcosa, dicendomi salve ?
- Se possibbbile si.
- E allora mi dica salvete.
- E lei cosa compra ?
- Nulla, ma spero solo che non dica più salve.
Sinonimi nobili di salve : buon giorno o pomeriggio, buona sera o buona notte; ciao ( amichevole o intimo ) ;
felice giorno o sera; più corto di salve in latino esiste ave ( pl. avete) , ma è latino puro , come salve. E se si va su altre lingue, preferisco il neutro cinese nihao .
Suona il telefono: rispondo.
- Pronto ?
- Ni hao !
- Compro tutto !
lunedì 18 ottobre 2010
Vidi : Gab(b)anelli
La Gabbanelli, giornalista di "razza"pura, ha scoperto che:
- esiste il capitalismo ed esso viene praticato;
- esiste il mercato ed anche esso viene praticato;
- esiste il fisco con le sue regole e le sue deroghe ( di cui si occupano eminenti "fiscalisti" );
- esistono i paradisi fiscali ( dove non si pagano le tasse );
- nei sistemi "liberali" esistono persone libere e associazioni libere; le loro libertà sono limitate solo dalle Leggi votate da Parlamenti , democraticamente eletti ;
- esistono persone ricche , che con i propri soldi fanno quello che vogliono.
Vedendo la Gabbanelli su ACI, autodromi, plurincaricati, , consiglieri RAI e derivati, poveri e ricchi e infine, champagne , Antigua , mi sono chiesto : e allora ?
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