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venerdì 13 marzo 2026

IL SUBLIME

 

Sublime, l’orrendo che affascina

Vi è mai capitato di ritrovarvi a guardare un paesaggio, di vedere un’eruzione, un uragano, di guardare i fulmini nel cielo nero e sentirvi così spaventati e pietrificati da arrivare a percepire una certa bellezza?

Questa sensazione, per quanto strana e difficile da mettere nero su bianco, ha un nome preciso: il Sublime.

Mi capita quando guardo il mare di notte; quando ho visto per la prima volta le cascate di Krka in Croazia immerse in un verde intenso e abbagliante. 

Mi capita quando vedo la montagna di Miseno che si staglia sul mare blu; quando, durante un temporale, le onde si alzano minacciose. 

Mi capita quando mi sveglio nel cuore della notte a causa di quelle brevissime scosse di terremoto che scuotono continuamente i Campi Flegrei.

Mi capita quando vedo i profili maestosi delle montagne stagliarsi nel cielo buio della notte.

Mi sento terrorizzataangosciataspaventosamente impotente. Eppure, in questo mio sgomento, non riesco a non pensare alla bellezza.

Non mi ero mai soffermata a pensarci più di tanto in passato; poi, però, all’università, durante il corso di letteratura inglese del primo anno, la professoressa cominciò a parlarci del Sublime, questo concetto che in molti – a partire dal XVIII secolo – hanno iniziato a studiare e analizzare.

Tre sono i filosofi che hanno meglio articolato questo concetto: Edmund BurkeKant e Schopenhauer

In tutti e tre il Sublime è profondamente contrapposto al Bello, due facce della stessa medaglia, ma inevitabilmente opposte l’una all’altra. 

Per Burke il Sublime è quel sentimento di impotenza e di paura che scaturisce dall’osservazione di tutto ciò che può suscitare idee di dolorepericolomorteTutto ciò che è terribile, ma che allo stesso tempo affascina

È un delightful horror, l’orrendo che affascina e lo si può ritrovare nei mari in tempesta, nelle eruzioni vulcaniche, nei terremoti, anche nella semplice osservazione di un paesaggio sconfinato. 

Attenzione, però! Sì, il sublime è la più grande emozione che l’animo umano possa mai provare, ma non è di certo un’emozione positiva, né tantomeno scaturisce dalla mera osservazione dei fenomeni che ho elencato. 

Il discorso è più complesso e affonda le radici nel profondo e complicato mondo della psiche umana

Il sublime, infatti, secondo Burke nasce dalla consapevolezza dell’insuperabile distanza che separa il fenomeno dall’uomo, che si sente piccolo e insignificante

Non sono tanto dissimili le concezioni sviluppate da Kant e Schopenhauer. 

Per il primo, il Sublime – concetto che articola nella sua Critica del Giudizio – ha due ramificazioni: il sublime dinamico, ovvero espressione della potenza annientatrice della natura di fronte alla quale l’uomo prende coscienza della sua limitatezza; il sublime matematico, ovvero osservazione della natura immobile e “fuori dal tempo”. 

Per Kant, di fronte alla vastità, all’immensità e alla magnificenza della natura, l’uomo si sente frustratoangosciatosmarrito, ma queste sensazioni negative si tramutano poi in sollievo, che deriva dal fatto di essere consapevoli che egli è l’unico essere dell’universo dotato di un agire morale, l’unico in grado di imporsi sulla natura e di modificarla e, di conseguenza, non è affatto un suo sottoposto. 

Il Sublime, però, anche per Kant serve a produrre nell’uomo la consapevolezza della propria limitatezza, un misero e minuscolo puntino in mezzo a un universo infinito.  

Per Schopenhauer, infine, il Sublime non è altro che il sentimento di piacere che scaturisce dall’osservazione di un oggetto o di un fenomeno potenzialmente letali e distruttori. 

Nell’osservazione di questo fenomeno che appare ostile, dunque, l’uomo riesce a superare il primo stadio di paura causato dalla natura funesta del fenomeno e arriva a contemplarlo e ad apprezzarlo non più in quanto fenomeno in sé, ma in quanto idea

Sembra strano e assurdo, un’accozzaglia di cose senza senso, eppure non è così. 

Ricordo ancora che, durante quella lezione in università, quando la professoressa spiegò questo concetto, io rimasi lì a pensarci, ferma all’espressione “orrendo che affascina”. 

Doveva essere quella la sensazione che provavo ogni volta che mi ritrovavo a osservare determinati fenomeni e oggetti. 

Doveva essere per forza sublime quello strano senso di paura e di morte che si tramutava in piacere e contemplazione. 

È una sensazione che, quando la provi, non te la scordi più

Anna Illiano

martedì 3 marzo 2026

I teocrati e i soldi

 

Con la morte del leader supremo iraniano Ali Khamenei, ucciso nell’attacco israelo-americano su Teheran, si apre una delle questioni finanziarie più esplosive del XXI secolo: chi controllerà uno dei patrimoni privati più vasti e più oscuri del mondo, accumulato mentre il popolo iraniano sprofondava nella povertà?

Un impero stimato fino a 200 Miliardi

Le stime sul patrimonio controllato da Khamenei oscillano tra i 95 e i 200 miliardi di dollari. La fonte più documentata rimane un'inchiesta di Reuters del 2013, che stimò il valore del conglomerato Setad (formalmente noto come "Sede per l'Esecuzione dell'Ordine dell'Imam Khomeini") attorno ai 95 miliardi di dollari, di cui circa 52 miliardi in immobili e 43 miliardi in investimenti societari. A distanza di oltre un decennio, con la crescita patrimoniale e l'inflazione, la cifra reale è significativamente superiore.

Il Setad nacque ufficialmente per gestire i beni abbandonati dopo la Rivoluzione del 1979, ma si trasformò in una macchina di accumulazione sistematica: proprietà appartenenti a minoranze religiose, espatriati e cittadini comuni vennero confiscate con la scusa dell'abbandono e assorbite nel portafoglio dell'organizzazione. Una grande holding che ha operato in settori strategici come energia, telecomunicazioni, media, sanità e istruzione, con decine di organizzazioni formalmente caritatevoli che, secondo i critici del regime, fungevano da veicoli di profitto indiretto.

Le fonti

Le fonti che attestano questa ricchezza sono parziali ma significative. Oltre all'indagine di Reuters, un'inchiesta durata un anno di Bloomberg News, pubblicata a gennaio 2026, ha rivelato come Mojtaba Khamenei, secondo figlio maschio del leader supremo, che i media iraniani descrivono come “in ottima salute” e per niente morto negli attacchi, abbia costruito un impero immobiliare globale del valore di oltre 100 milioni di sterline solo nel Regno Unito. I fondi provengono principalmente dalle vendite di petrolio iraniano e sono stati fatti transitare su conti in banche britanniche, svizzere, del Liechtenstein e degli Emirati Arabi Uniti, tramite società fantasma registrate a Saint Kitts and Nevis e nell'Isola di Man.

Tra le strutture più documentate figura una villa su The Bishops Avenue a Londra - la cosiddetta "Billionaire's Row" - acquistata nel 2014 per 33,7 milioni di sterline. Il portafoglio si estende ad hotel di lusso a Francoforte e Maiorca, una villa nel "Beverly Hills di Dubai" e beni in precedenza detenuti a Toronto e Parigi. Nessuno di questi asset è intestato direttamente a Mojtaba: il suo nome non compare in nessun documento, sostituito da intermediari fidati e scatole cinesi. L'uomo chiave identificato da Bloomberg è il banchiere iraniano Ali Ansari, sanzionato dal governo britannico nell'ottobre 2025 per aver finanziato i Guardiani della Rivoluzione.

I sei eredi Khamenei

Khamenei e sua moglie Mansoureh hanno avuto sei figli: quattro maschi - Mostafa, Mojtaba, Masoud e Meysam - e due femmine, Boshra e Hoda. Ognuno di loro avrebbe accumulato patrimoni considerevoli, stimati in 3 miliardi (per Mojtaba) e centinaia di milioni di dollari per gli altri, tranne il primogenito, di cui si parla molto poco.

Cosa succede ora?

Con la caduta fisica del leader supremo e l'Iran in piena crisi istituzionale dopo gli attacchi, il destino del tesoro di Khamenei è tutt'altro che scontato. Una parte delle risorse è formalmente legata al Setad, un ente statale che opera sotto l'autorità della Guida Suprema: con la morte di Khamenei, il controllo su questa holding passerà presumibilmente al suo successore istituzionale, non necessariamente alla famiglia.

Il patrimonio personale e familiare, invece, è frammentato in strutture opache e distribuito in decine di Paesi. Mojtaba, già al centro dell'attenzione internazionale prima ancora della morte del padre, è il candidato più probabile a mantenere il controllo su questa rete finanziaria. Ma le sanzioni occidentali, la pressione delle intelligence e la potenziale implosione del regime rendono ogni scenario incerto.

ADN Kronos 3/3/26


domenica 8 febbraio 2026

VOTERO ‘ SI ALLA RIFORMA DELLA MAGISTRATURA


Ho visto arrestare e incarcerare un imputato, dopo anni di “indagini” segrete, senza alcun “avviso di garanzia”; e senza alcun rispetto del codice di procedura penale.
Ho visto sostituti procuratori e gip ( giudici per indagini preliminari ) rinviare interrogatori in carcere, perché andati in vacanza per un ponte autunnale.
Ho visto giudici e procuratori andare a pranzo assieme nella pausa di un processo ( per poi assistere all’appiattimento delle decisioni del giudice su quelle del procuratore )
Ho visto presidenti di tribunale rinviarsi più volte lo stesso processo, per incompatibilità, con anni di ritardo nel giudizio.
Ho visto un presidente di tribunale cominciare la sua attività ogni mattina dopo le 11, con tutta la macchina giudiziaria in attesa , compresi i carcerati , trasferiti dalla prigione alle 6 del mattino ( nei corridoi si diceva che questo presidente la sera prima bevesse e giocasse a carte )
Ho visto un presidente di tribunale implicato in affari immobiliari con l’avvocato dell’imputato.
Ho visto un sostituto procuratore militante politico assieme al fratello , poi ministro, dominare su procuratori e giudici del suo tribunale.
Ho visto un procuratore inventarsi lunghi viaggi in compagnia, per andare a verificare il nulla.
Ho visto un giudice relatore di corte di appello essere lo stesso che anni prima era stato gip per lo stesso procedimento.
Ho visto un procuratore di corte di appello chiedere scusa all’imputato per tutte le bestialità giuridiche che questi aveva dovuto sopportare.
VOTERO ‘ SI ALLA RIFORMA DI QUESTO SISTEMA GIUDIZIARIO