"...Intanto il responsabile comunicazioni del Pd, Gentiloni,in un'intervista al Messaggero, si dice 'preoccupato' per il futuro dell'azienda pubblica che 'punisce chi ha successo..."( Ansa 14 ottobre 2010 a proposito del minacciato licenziamento del mitico dipendente Rai Sant'Oro).
Gentiloni ha ragggione in nome della cultura tele- guardona italica ; le bastonate dei" burattini han sempre divertito grandi e piccini": come d'altro lato, per i grandi, gli exploits osés dei nudismi femminili ( quelli maschili meno; o forse Sant'Oro Nudo...; mah ! ). Gentiloni aridacce una Cicciolina , gridano i suoi elettori maschi, che la preferiscono al Sant'Oro Offeso, immerso nei suoi milioni di euro, forse destinati alla rivolta dei poveri contro i ricchi , dei vecchi proletari contro gli antichi padroni ; o daccelo almeno nudo, urlano le sue femmine, ormai poche e di bocca buona .
viaaaa!!!
giovedì 14 ottobre 2010
domenica 10 ottobre 2010
Ernesto Pascale
Oggi giravo con la "Brillante"; stava arrivando un temporale. Sono stato assediato dal ricordo di un mio amico, che se ne andò il 15 giugno 2005 ; oh se mi manchi Ernesto !
"Addio Ernesto. Addio vuol dire che ci ritroveremo: sicuramente ci ritroveremo. A casa di Dio, che non so quale sia, ma da qualche parte sei andato e lì verrò anch’io. Abbiamo lasciato troppi discorsi in sospeso, troppa amicizia da goderci, troppa stima da approfondire.
Sei stato un uomo straordinario. Con il volto scolpito dalla Roma antica ; con un sorriso fatto dalla Natura per piegare il cemento armato; con la semplicità in cui sapevi trasformare tutto e tutti; con un passo sicuro, supportato da lunghissime leve, diretto sempre verso un obiettivo; con il ragionamento raffinato e concreto di chi sa e non fa finta di sapere; con la curiosità disarmante della forte intelligenza. Oh, se mi mancherai.
Ti ricordi ? Mi invitavi a pranzo il mercoledì, all’una. Le prime volte, fissavo appuntamenti per il primo pomeriggio. Poi mi accorsi che il conversare, il discutere, la voglia di continuare, quasi a levarsi la parola l’uno all’altro, ci portava almeno al secondo pomeriggio. Di cosa parlavamo ? Mai chiacchiericci. Dell’Italia, del suo passato, che avevamo vissuto e del suo futuro, secondo le nostre previsioni, molto spesso discordanti. Dei nuovi capi, che spesso trovavamo di coglioneria monumentale : alcuni li avevamo conosciuti nel lavoro e quindi parlavamo con cognizione di causa; altri li misuravamo sui fatti, a volte positivi o molto positivi, a volte disastrosi. Discutevamo i fatti e i loro autori, mai con giochi salottieri . E del mondo: della Cina in particolare. Ti ricordi quel capo cinese che ti chiamava “grandi orecchi”e tu gli spiegasti, con gran sorriso ed interprete, che forse era meglio scegliere un nome diverso da “recchione” ? Con lui impostasti un bellissimo e importantissimo lavoro, che avrebbe onorato l’Italia e la sua cooperazione con la Cina.
Sei stato un grande “capo”: i tuoi ti volevano bene , ti stimavano, sapevano che, con il tuo passo, sapevi bene dove stavi andando e dove stavano andando loro che venivano con te. Avevi una grandissima dignità nel lavoro: la dignità del rispetto della parola data : della coerenza ad un progetto, ad una idea; dell’attenzione vera, se pur celata, ai problemi dei più deboli. Si per tutta questa dignità di vita, ho ricordi, esperienze , prove, date , nomi e fatti. Oh se mi mancherai !
Un mercoledì sera ci fu una cena, tra nuovi potenti. Uno di loro chiese la tua testa da manager di Stato : ci fu qualche resistenza non sul fatto , ma sui tempi. Il giovedì la richiesta divenne un’ingiunzione. Il venerdì mattina ti fu comunicata la decisione di sostituirti, senza alcun motivo : ragioni politiche. Questa è una mia ricostruzione dietrologa, che tu non hai mai condiviso: perché era dietrologa; perché la politica è fatta di sostituzioni; perché la forma con cui avvengono è solo la testimonianza del cervello di chi le fa. Quindi trovasti la cosa normale ( forse pensasti ingiusta e barbara : ma dentro ai tuoi pensieri cercavo di navigare io, sicuramente sbagliando ). Dopo qualche tempo siamo tornati indietro anni luce , rispetto al sistema e ai risultati, che avevi lasciato: con l’aggiunta di qualche strascico misterioso, relativo a strane operazioni per le quali sicuramente Tu potevi essere un ostacolo. Il tuo allontanamento quindi forse fu politico, ma forse fu anche un po’ sporco.
Addio Ernesto ! Immagino che Tu sia libero da quei dolori che ti hanno perseguitato negli ultimi tempi della Tua vita qui, e a cui sicuramente hanno contribuito anche le pene che ti hanno fatto sopportare gli italici usurpatori di regime. Che Tu sia libero nei sensi e nell’anima. Che Tu abbia saputo tutto di Te, anche quelle cose meravigliose che avevi e che non volevi ammettere di avere. Hai sempre guardato le cose dall’alto della testa e dei sentimenti : ora le vedrai ancora più dall’alto ; e quanto Ti sembrerà ridotto male questo Paese , a cui hai dedicato gran parte della tua vita ; e quanto Ti sembreranno piccoli tanti omuncoli che corrono qua e là, in preda a frenesia di “nuova” politica. Forse riuscirai a vedere la storia , a leggerla e finalmente a capirla per intero , senza le nostre meravigliose e forse ingenue discussioni.
Oh , se ci mancherai, Ernesto !"
"Addio Ernesto. Addio vuol dire che ci ritroveremo: sicuramente ci ritroveremo. A casa di Dio, che non so quale sia, ma da qualche parte sei andato e lì verrò anch’io. Abbiamo lasciato troppi discorsi in sospeso, troppa amicizia da goderci, troppa stima da approfondire.
Sei stato un uomo straordinario. Con il volto scolpito dalla Roma antica ; con un sorriso fatto dalla Natura per piegare il cemento armato; con la semplicità in cui sapevi trasformare tutto e tutti; con un passo sicuro, supportato da lunghissime leve, diretto sempre verso un obiettivo; con il ragionamento raffinato e concreto di chi sa e non fa finta di sapere; con la curiosità disarmante della forte intelligenza. Oh, se mi mancherai.
Ti ricordi ? Mi invitavi a pranzo il mercoledì, all’una. Le prime volte, fissavo appuntamenti per il primo pomeriggio. Poi mi accorsi che il conversare, il discutere, la voglia di continuare, quasi a levarsi la parola l’uno all’altro, ci portava almeno al secondo pomeriggio. Di cosa parlavamo ? Mai chiacchiericci. Dell’Italia, del suo passato, che avevamo vissuto e del suo futuro, secondo le nostre previsioni, molto spesso discordanti. Dei nuovi capi, che spesso trovavamo di coglioneria monumentale : alcuni li avevamo conosciuti nel lavoro e quindi parlavamo con cognizione di causa; altri li misuravamo sui fatti, a volte positivi o molto positivi, a volte disastrosi. Discutevamo i fatti e i loro autori, mai con giochi salottieri . E del mondo: della Cina in particolare. Ti ricordi quel capo cinese che ti chiamava “grandi orecchi”e tu gli spiegasti, con gran sorriso ed interprete, che forse era meglio scegliere un nome diverso da “recchione” ? Con lui impostasti un bellissimo e importantissimo lavoro, che avrebbe onorato l’Italia e la sua cooperazione con la Cina.
Sei stato un grande “capo”: i tuoi ti volevano bene , ti stimavano, sapevano che, con il tuo passo, sapevi bene dove stavi andando e dove stavano andando loro che venivano con te. Avevi una grandissima dignità nel lavoro: la dignità del rispetto della parola data : della coerenza ad un progetto, ad una idea; dell’attenzione vera, se pur celata, ai problemi dei più deboli. Si per tutta questa dignità di vita, ho ricordi, esperienze , prove, date , nomi e fatti. Oh se mi mancherai !
Un mercoledì sera ci fu una cena, tra nuovi potenti. Uno di loro chiese la tua testa da manager di Stato : ci fu qualche resistenza non sul fatto , ma sui tempi. Il giovedì la richiesta divenne un’ingiunzione. Il venerdì mattina ti fu comunicata la decisione di sostituirti, senza alcun motivo : ragioni politiche. Questa è una mia ricostruzione dietrologa, che tu non hai mai condiviso: perché era dietrologa; perché la politica è fatta di sostituzioni; perché la forma con cui avvengono è solo la testimonianza del cervello di chi le fa. Quindi trovasti la cosa normale ( forse pensasti ingiusta e barbara : ma dentro ai tuoi pensieri cercavo di navigare io, sicuramente sbagliando ). Dopo qualche tempo siamo tornati indietro anni luce , rispetto al sistema e ai risultati, che avevi lasciato: con l’aggiunta di qualche strascico misterioso, relativo a strane operazioni per le quali sicuramente Tu potevi essere un ostacolo. Il tuo allontanamento quindi forse fu politico, ma forse fu anche un po’ sporco.
Addio Ernesto ! Immagino che Tu sia libero da quei dolori che ti hanno perseguitato negli ultimi tempi della Tua vita qui, e a cui sicuramente hanno contribuito anche le pene che ti hanno fatto sopportare gli italici usurpatori di regime. Che Tu sia libero nei sensi e nell’anima. Che Tu abbia saputo tutto di Te, anche quelle cose meravigliose che avevi e che non volevi ammettere di avere. Hai sempre guardato le cose dall’alto della testa e dei sentimenti : ora le vedrai ancora più dall’alto ; e quanto Ti sembrerà ridotto male questo Paese , a cui hai dedicato gran parte della tua vita ; e quanto Ti sembreranno piccoli tanti omuncoli che corrono qua e là, in preda a frenesia di “nuova” politica. Forse riuscirai a vedere la storia , a leggerla e finalmente a capirla per intero , senza le nostre meravigliose e forse ingenue discussioni.
Oh , se ci mancherai, Ernesto !"
La macchietta
Sembra che Bersani abbia detto di aver avuto torto; il Berlusca non è una macchietta.
Se ne è accorto solo 16 anni dopo.
Se ne è accorto solo 16 anni dopo.
sabato 9 ottobre 2010
La gioiosa macchina da guerra
Per loro la gioiosa macchina da guerra ( di cui sembra che ricorra un triste anniversario ) , fu il gaio strumento che doveva levare la libertà agli altri. A me la levarono; e dopo dieci anni mi chiesero scusa.
Per me la gioiosa macchina da guerra è “ la Brillante”, mia grande trattrice Fiat 355, con cui faccio tutto ; forse anche il caffè !
Per me la gioiosa macchina da guerra è “ la Brillante”, mia grande trattrice Fiat 355, con cui faccio tutto ; forse anche il caffè !
venerdì 8 ottobre 2010
I burattini
Nelle TV italiane ci sono teatrini unici al mondo. In sostanza ormai si esibiscono burattini, di vari colori vestiti, che fanno scene a randellate verbali. Uno apre la TV e ,a seconda dell’ora e della rete, può assistere , a suo piacimento, a botte degli uni contro gli altri , secondo copioni da teatrini di luna park. Tutto è prevedibile ; sarebbe come andare a vedere la squadra del cuore , che vince sempre 12 a 0 o talvolta, tanto per irridere, 12 a 1, fino a 3. Tutto sarebbe infantilmente divertente, se non fosse che :
- questi teatrini costano e non poco;
- non vengono pagati da quelli che li guardano, ma da tutti noi, contribuenti o consumatori che dir si voglia;
- ci sono solo in Italia ; in altri posti o ci sono teatrini unici a disposizione di chi comanda o normali commedie con interpreti, talvolta con buoni e cattivi e talvolta con dotte disquisizioni informative e culturali; solo in Italia c’è il teatro dei burattini in TV, quello bianco e quello rosso; qualcuno ha provato a farlo anche rosa;
- per le botte siamo passati dai sermoni di critica al vilipendio armato di bastoni contundenti, nascosti tra i panni; al momento ,per tacito accordo, i burattini non si toccano; si sfiorano soltanto, ululandosi le più atroci e volgari ingiurie; tra poco, probabilmente, verranno sfoderati i bastoni, dopo qualche manata.
Nella storia gli uomini si sono sempre divertiti a vedere la gente che se le da di santa ragione o per sport o per spettacolo. Ma i nostri burattini televisivi sono altra cosa; hanno i panni imbottiti di denaro: ostentano un mestiere pseudo-intellettuale comico: e presentano capacità recitative o comunicative dei veri burattini, di legno; la loro vita è segnata solo dai soldi che ricavano dalle botte date al burattino nemico; se questo non ci fosse , sarebbero semplicemente poveri, restando solo marionette: di legno.
- questi teatrini costano e non poco;
- non vengono pagati da quelli che li guardano, ma da tutti noi, contribuenti o consumatori che dir si voglia;
- ci sono solo in Italia ; in altri posti o ci sono teatrini unici a disposizione di chi comanda o normali commedie con interpreti, talvolta con buoni e cattivi e talvolta con dotte disquisizioni informative e culturali; solo in Italia c’è il teatro dei burattini in TV, quello bianco e quello rosso; qualcuno ha provato a farlo anche rosa;
- per le botte siamo passati dai sermoni di critica al vilipendio armato di bastoni contundenti, nascosti tra i panni; al momento ,per tacito accordo, i burattini non si toccano; si sfiorano soltanto, ululandosi le più atroci e volgari ingiurie; tra poco, probabilmente, verranno sfoderati i bastoni, dopo qualche manata.
Nella storia gli uomini si sono sempre divertiti a vedere la gente che se le da di santa ragione o per sport o per spettacolo. Ma i nostri burattini televisivi sono altra cosa; hanno i panni imbottiti di denaro: ostentano un mestiere pseudo-intellettuale comico: e presentano capacità recitative o comunicative dei veri burattini, di legno; la loro vita è segnata solo dai soldi che ricavano dalle botte date al burattino nemico; se questo non ci fosse , sarebbero semplicemente poveri, restando solo marionette: di legno.
mercoledì 6 ottobre 2010
...per muovermi mi sono mosso...
Dal 1 ottobre 2009 al 30 settembre 2010 ho fatto:
- 1095 Km a piedi ( da solo )
- 263 metri a nuoto ( da solo con stili diversi )
- 238 Km in bici ( assistito dalla Gitana )
- 1552 Km in moto ( con Mamoto )
- 9720 Km in auto ( con varie specie )
- 37,5 Km in cingolata ( con la Brillante )
- 253 miglia marine in barca ( con la Ya Ma )
Per muovermi, mi sono mosso.
- 1095 Km a piedi ( da solo )
- 263 metri a nuoto ( da solo con stili diversi )
- 238 Km in bici ( assistito dalla Gitana )
- 1552 Km in moto ( con Mamoto )
- 9720 Km in auto ( con varie specie )
- 37,5 Km in cingolata ( con la Brillante )
- 253 miglia marine in barca ( con la Ya Ma )
Per muovermi, mi sono mosso.
venerdì 1 ottobre 2010
Republicain
“Repubblicano”; a chi capita di sentire le informazioni politiche francesi questo aggettivo viene rivendicato con cadenza quasi ossessiva. Sul momento la reazione è semplice: ovvio, non sono “monarchici”. Invece “repubblicano” in politichese d’oltralpe significa un’altra cosa; dicesi repubblicano colui che crede nella triade “liberté , egalité, fraternité”, nella “dichiarazione dei diritti dell’uomo” , nella laicità e universalità dello Stato. Quindi i cosiddetti valori repubblicani oggigiorno sono un bell ‘ impegno !
Finché la gente si muoveva poco , la Francia riceveva emigranti ed esuli politici con una certa facilità e con un certo orgoglio. Lentamente si è però trovata ad affrontare problemi nuovi. Innanzitutto i figli degli immigrati hanno cominciato a prendere in mano il Paese ; il Presidente è di origine ungherese; uno di capi dell’opposizione è spagnolo e francese solo dal 1982 , per non parlare di italiani ( a cominciare dalla première dame ), di nord africani, di portoghesi e così via. Quindi la vecchia Francia comincia a non sentirsi più a casa propria; e allora vuol discutere sulla cosiddetta identità nazionale e sulla immigrazione ; la quale immigrazione non è più ( ormai da tempo ) un semplice fenomeno demografico, ma costituisce una mini invasione , derivante dagli esodi dei popoli poveri verso le aree ricche del mondo; con tutte le conseguenze del caso, sociali, culturali e giuridico-istituzionali. Finché erano problemi degli altri, in particolare di italiani e spagnoli, primo fronte dell’immigrazione, la Francia era “repubblicana”… Poi sulla propria pelle, nelle grandi periferie urbane, negli accampamenti nomadi ( definiti in termini chic “ gens de voyage”), nelle carceri e nei luoghi di religione , i francesi si sono trovati … assediati dagli “stranieri”; e allora, in termini razionali e decisi, come è nella loro tradizione, hanno preso in mano il problema. E non c’è destra e sinistra nei fatti. Sindaci di destra e di sinistra hanno puntato l’indice sulle immigrazioni irregolari, a cominciare ( in priorità disse il Governo ) da quelle nomadi, maggiormente legate alla delinquenza. Naturalmente i Partiti sono gli uni contro gli altri ; ma gratta , gratta, la pensano nello stesso modo; che poi è l’unico possibile: gli immigrati irregolari devono andar via. Non solo; il Governo propone che anche chi ha avuto la nazionalità francese ed è colto a commettere azioni illecite contro lo Stato ( polizia in genere e luoghi pubblici ), è soggetto a revoca della nazionalità stessa. Ancora grandi dibattiti tra politici e uomini di cultura; ma il popolo della vecchia Francia avverte il problema e vuole provvedimenti.
A dar manforte a questa vecchia Francia , viene ora la Commissione europea, che si permette di “sanzionare” la Nazione. Apriti cielo ! Portoghesi, lussemburghesi e quant’ altro ( Commissari europei ), si guardino in casa propria , prima di far prediche alla Francia “repubblicana” ! Naturalmente l’opposizione cavalca le pretese europee, in funzione anti-governativa; ma è difficile che ne tragga un gran vantaggio ; perché la Francia popolare, quella delle radici e dell’orgoglio nazionale, mal si adatta a sottostare a prepotenze , raccomandazioni o sermoni, che vengono da fuori.
L’aggettivo “repubblicano” dovrà essere ridiscusso, nel suo significato; d’altronde dal 1789 ad oggi tanta acqua è passata sotto i ponti della Senna.
Pubblicato da " L'Occidentale" il 1 ottobre 2010
Finché la gente si muoveva poco , la Francia riceveva emigranti ed esuli politici con una certa facilità e con un certo orgoglio. Lentamente si è però trovata ad affrontare problemi nuovi. Innanzitutto i figli degli immigrati hanno cominciato a prendere in mano il Paese ; il Presidente è di origine ungherese; uno di capi dell’opposizione è spagnolo e francese solo dal 1982 , per non parlare di italiani ( a cominciare dalla première dame ), di nord africani, di portoghesi e così via. Quindi la vecchia Francia comincia a non sentirsi più a casa propria; e allora vuol discutere sulla cosiddetta identità nazionale e sulla immigrazione ; la quale immigrazione non è più ( ormai da tempo ) un semplice fenomeno demografico, ma costituisce una mini invasione , derivante dagli esodi dei popoli poveri verso le aree ricche del mondo; con tutte le conseguenze del caso, sociali, culturali e giuridico-istituzionali. Finché erano problemi degli altri, in particolare di italiani e spagnoli, primo fronte dell’immigrazione, la Francia era “repubblicana”… Poi sulla propria pelle, nelle grandi periferie urbane, negli accampamenti nomadi ( definiti in termini chic “ gens de voyage”), nelle carceri e nei luoghi di religione , i francesi si sono trovati … assediati dagli “stranieri”; e allora, in termini razionali e decisi, come è nella loro tradizione, hanno preso in mano il problema. E non c’è destra e sinistra nei fatti. Sindaci di destra e di sinistra hanno puntato l’indice sulle immigrazioni irregolari, a cominciare ( in priorità disse il Governo ) da quelle nomadi, maggiormente legate alla delinquenza. Naturalmente i Partiti sono gli uni contro gli altri ; ma gratta , gratta, la pensano nello stesso modo; che poi è l’unico possibile: gli immigrati irregolari devono andar via. Non solo; il Governo propone che anche chi ha avuto la nazionalità francese ed è colto a commettere azioni illecite contro lo Stato ( polizia in genere e luoghi pubblici ), è soggetto a revoca della nazionalità stessa. Ancora grandi dibattiti tra politici e uomini di cultura; ma il popolo della vecchia Francia avverte il problema e vuole provvedimenti.
A dar manforte a questa vecchia Francia , viene ora la Commissione europea, che si permette di “sanzionare” la Nazione. Apriti cielo ! Portoghesi, lussemburghesi e quant’ altro ( Commissari europei ), si guardino in casa propria , prima di far prediche alla Francia “repubblicana” ! Naturalmente l’opposizione cavalca le pretese europee, in funzione anti-governativa; ma è difficile che ne tragga un gran vantaggio ; perché la Francia popolare, quella delle radici e dell’orgoglio nazionale, mal si adatta a sottostare a prepotenze , raccomandazioni o sermoni, che vengono da fuori.
L’aggettivo “repubblicano” dovrà essere ridiscusso, nel suo significato; d’altronde dal 1789 ad oggi tanta acqua è passata sotto i ponti della Senna.
Pubblicato da " L'Occidentale" il 1 ottobre 2010
lunedì 27 settembre 2010
giovedì 23 settembre 2010
La decrescita
Richard Cagny era un bravo imprenditore francese; ad un certo punto si è stancato; ha chiuso l’azienda e ha raggiunto l’ associazionismo per lo sviluppo “decrescente”.
“Ho scelto i figli e la famiglia. Lavoro solo quando ne ho bisogno. Il mito della crescita infinita in un mondo dalle risorse finite deve essere rivisto”.
Cagny ha partecipato assieme ad altre 200 persone al “quinto incontro estivo per la decrescita”. C’erano professori, ambientalisti, barboni,associazioni per il baratto locale, invece della moneta,o per il mantenimento di una agricoltura contadina, politici neo-rivoluzionari e così via. Si sono divertiti il 28 agosto a Marlhes, in Francia.
Naturalmente la bestia da abbattere è stato lo sporco capitalismo, che “sviluppa l’accumulazione di beni inutili” . Hanno mangiato, bevuto e cantato.
Dall’altra parte dei mari più di 4 miliardi di persone non conoscono il termine “decrescita”; la vivono, la soffrono e ci muoiono sopra.
giovedì 16 settembre 2010
Chiesa pagana
I vescovi italiani si sono arrabbiati , perché il Governo non avrebbe sufficientemente protetto un peschereccio di Mazara del Vallo, mitragliato, senza conseguenze, da vedette libiche. Le versioni sull’incidente discordano; poco importa ; per fortuna tutto è finito bene.
Non ci sono grandi reazioni all’intervento della CEI sull’episodio. Ormai sembra che la voce della Chiesa non sia più ascoltata come una volta. Un motivo ci deve essere. La sensazione è che essa sempre più si allontani dalla sua missione e dal suo lavoro ; che il potere temporale prevalga nettamente su quello spirituale. E quindi che il prete politico prevalga su quello religioso.
Nei fatti : mentre la CEI si occupa del peschereccio, in Belgio scoppia un nuovo scandalo di dimensioni enormi per la Chiesa, in tema di pedofilia e di violenze clerico- sessuali; il Papa va in Inghilterra e Scozia tra polemiche inverosimili per il tipo di presenza della Chiesa in quelle antiche terre. Ma la CEI si occupa del peschereccio e di Berlusconi.
Per chi vive e vede il problema di una fede e di una religione, queste gesticolazioni dei vescovi e delle aristocrazie ecclesiastiche risultano sempre più indecorose e pagane.
Non ci sono grandi reazioni all’intervento della CEI sull’episodio. Ormai sembra che la voce della Chiesa non sia più ascoltata come una volta. Un motivo ci deve essere. La sensazione è che essa sempre più si allontani dalla sua missione e dal suo lavoro ; che il potere temporale prevalga nettamente su quello spirituale. E quindi che il prete politico prevalga su quello religioso.
Nei fatti : mentre la CEI si occupa del peschereccio, in Belgio scoppia un nuovo scandalo di dimensioni enormi per la Chiesa, in tema di pedofilia e di violenze clerico- sessuali; il Papa va in Inghilterra e Scozia tra polemiche inverosimili per il tipo di presenza della Chiesa in quelle antiche terre. Ma la CEI si occupa del peschereccio e di Berlusconi.
Per chi vive e vede il problema di una fede e di una religione, queste gesticolazioni dei vescovi e delle aristocrazie ecclesiastiche risultano sempre più indecorose e pagane.
Iscriviti a:
Post (Atom)

