viaaaa!!!
giovedì 23 settembre 2010
La decrescita
Richard Cagny era un bravo imprenditore francese; ad un certo punto si è stancato; ha chiuso l’azienda e ha raggiunto l’ associazionismo per lo sviluppo “decrescente”.
“Ho scelto i figli e la famiglia. Lavoro solo quando ne ho bisogno. Il mito della crescita infinita in un mondo dalle risorse finite deve essere rivisto”.
Cagny ha partecipato assieme ad altre 200 persone al “quinto incontro estivo per la decrescita”. C’erano professori, ambientalisti, barboni,associazioni per il baratto locale, invece della moneta,o per il mantenimento di una agricoltura contadina, politici neo-rivoluzionari e così via. Si sono divertiti il 28 agosto a Marlhes, in Francia.
Naturalmente la bestia da abbattere è stato lo sporco capitalismo, che “sviluppa l’accumulazione di beni inutili” . Hanno mangiato, bevuto e cantato.
Dall’altra parte dei mari più di 4 miliardi di persone non conoscono il termine “decrescita”; la vivono, la soffrono e ci muoiono sopra.
giovedì 16 settembre 2010
Chiesa pagana
I vescovi italiani si sono arrabbiati , perché il Governo non avrebbe sufficientemente protetto un peschereccio di Mazara del Vallo, mitragliato, senza conseguenze, da vedette libiche. Le versioni sull’incidente discordano; poco importa ; per fortuna tutto è finito bene.
Non ci sono grandi reazioni all’intervento della CEI sull’episodio. Ormai sembra che la voce della Chiesa non sia più ascoltata come una volta. Un motivo ci deve essere. La sensazione è che essa sempre più si allontani dalla sua missione e dal suo lavoro ; che il potere temporale prevalga nettamente su quello spirituale. E quindi che il prete politico prevalga su quello religioso.
Nei fatti : mentre la CEI si occupa del peschereccio, in Belgio scoppia un nuovo scandalo di dimensioni enormi per la Chiesa, in tema di pedofilia e di violenze clerico- sessuali; il Papa va in Inghilterra e Scozia tra polemiche inverosimili per il tipo di presenza della Chiesa in quelle antiche terre. Ma la CEI si occupa del peschereccio e di Berlusconi.
Per chi vive e vede il problema di una fede e di una religione, queste gesticolazioni dei vescovi e delle aristocrazie ecclesiastiche risultano sempre più indecorose e pagane.
Non ci sono grandi reazioni all’intervento della CEI sull’episodio. Ormai sembra che la voce della Chiesa non sia più ascoltata come una volta. Un motivo ci deve essere. La sensazione è che essa sempre più si allontani dalla sua missione e dal suo lavoro ; che il potere temporale prevalga nettamente su quello spirituale. E quindi che il prete politico prevalga su quello religioso.
Nei fatti : mentre la CEI si occupa del peschereccio, in Belgio scoppia un nuovo scandalo di dimensioni enormi per la Chiesa, in tema di pedofilia e di violenze clerico- sessuali; il Papa va in Inghilterra e Scozia tra polemiche inverosimili per il tipo di presenza della Chiesa in quelle antiche terre. Ma la CEI si occupa del peschereccio e di Berlusconi.
Per chi vive e vede il problema di una fede e di una religione, queste gesticolazioni dei vescovi e delle aristocrazie ecclesiastiche risultano sempre più indecorose e pagane.
mercoledì 15 settembre 2010
Rom: dal Lussemburgo con amore
“Bizarre !” dicono in Francia. Il Governo di centro-destra aveva deciso , mantenendo un impegno elettorale, di espellere i clandestini dalla Francia. In questo quadro il capo di gabinetto del ministro degli interni il 5 agosto scorso scrisse una circolare rivolta ai prefetti, per far smantellare i campi nomadi illegali, a cominciare da quelli dei rom. La circolare esce nei giornali ora : putiferio; governo razzista, misura illecita, violati i sacri principi dei “ diritti del’uomo”, di cui la Francia si professa madre. Oggetto della bagarre ; il riferimento ai rom è un atto razzista. Non solo; il Ministro dell’immigrazione nega di aver saputo della circolare ; quindi si accusa il Governo o di mentire o di essere in confusione. Il ministro degli Interni allora fa di suo pugno una nuova circolare , confermando la vecchia e levando il riferimento ai rom.
Il parlamento europeo aveva già approvato una mozione di censura sull’operato della Francia per le espulsioni dei rom dal proprio territorio.
Ora interviene la vice-presidente e commissaria europea alla giustizia, Viviane Reding. Se la prende con la Francia “ Ora basta !” “ E’ una vergogna ! E’ una situazione che non credevo potesse succedere in Europa dopo la seconda guerra mondiale” ; riferimento dunque alle deportazioni di popoli o razze? Infatti : “la discriminazione basata sull’origine etnica o la razza non ha posto in Europa. Essa è incompatibile con i valori sui quali è fondata l’ Unione Euorpea “.
Viviane Reding è lussemburghese, giornalista ; deputato europeo per il partito cristiano-sociale ( centro destra in Lussemburgo ); carriera in Commissione a Bruxelles.
Commenti.
1. La Francia come ogni Stato di diritto rifiuta le illegalità nel proprio territorio e agisce di conseguenza.
2. Il riferimento ai rom è semplicemente dovuto al fatto che i campi nomadi ospitano in prevalenza etnie rom.
3. Le statistiche sulla delinquenza in Francia attribuiscono ai rom un peso crescente e ai loro accampamenti abusivi un ruolo di ricettacolo del malaffare.
4. Il governo rumeno ha avuto dalla UE forti aiuti monetari per riaccogliere i propri emigrati illegali nell’Unione.
5. I governi francese e rumeno hanno già concordato il da farsi per questi movimenti migratori illegali tra i due Paesi.
6. Sono probabilmente vere le bugie e le confusioni nel governo francese ; orribili segnali di forma , anche se apparentemente non di sostanza.
7. Viviane Reding si è mossa forse perché si è sentita presa in giro dalle contraddittorie dichiarazioni di esponenti governativi francesi ; non per questo tuttavia poteva sparare con il cannone su un passerotto ( probabilmente la signora non conosce né il cannone né il passerotto).
8. L’astuto Chon Bendit , deputato europeo francese, se l’è presa con le bugie e la confusione del proprio governo, sorvolando sulla sostanza.
9. Nella Destra francese è in atto uno scontro tra Sarkozy e lo chiracchiano ex primo ministro Villepin; che la Reding, vista la sua origine di centro destra , sia della partita ?
L’episodio è avvilente in sé . Ma poi vien da pensare ; quanta gente dobbiamo mantenere a pestare acqua nel mortaio ? Può durare a lungo così ? E’ questa l’Europa dei cittadini e degli Stati di diritto, fraternamente uniti ?
pubblicato da " L' Occidentale" il 15 settembre 2010
Il parlamento europeo aveva già approvato una mozione di censura sull’operato della Francia per le espulsioni dei rom dal proprio territorio.
Ora interviene la vice-presidente e commissaria europea alla giustizia, Viviane Reding. Se la prende con la Francia “ Ora basta !” “ E’ una vergogna ! E’ una situazione che non credevo potesse succedere in Europa dopo la seconda guerra mondiale” ; riferimento dunque alle deportazioni di popoli o razze? Infatti : “la discriminazione basata sull’origine etnica o la razza non ha posto in Europa. Essa è incompatibile con i valori sui quali è fondata l’ Unione Euorpea “.
Viviane Reding è lussemburghese, giornalista ; deputato europeo per il partito cristiano-sociale ( centro destra in Lussemburgo ); carriera in Commissione a Bruxelles.
Commenti.
1. La Francia come ogni Stato di diritto rifiuta le illegalità nel proprio territorio e agisce di conseguenza.
2. Il riferimento ai rom è semplicemente dovuto al fatto che i campi nomadi ospitano in prevalenza etnie rom.
3. Le statistiche sulla delinquenza in Francia attribuiscono ai rom un peso crescente e ai loro accampamenti abusivi un ruolo di ricettacolo del malaffare.
4. Il governo rumeno ha avuto dalla UE forti aiuti monetari per riaccogliere i propri emigrati illegali nell’Unione.
5. I governi francese e rumeno hanno già concordato il da farsi per questi movimenti migratori illegali tra i due Paesi.
6. Sono probabilmente vere le bugie e le confusioni nel governo francese ; orribili segnali di forma , anche se apparentemente non di sostanza.
7. Viviane Reding si è mossa forse perché si è sentita presa in giro dalle contraddittorie dichiarazioni di esponenti governativi francesi ; non per questo tuttavia poteva sparare con il cannone su un passerotto ( probabilmente la signora non conosce né il cannone né il passerotto).
8. L’astuto Chon Bendit , deputato europeo francese, se l’è presa con le bugie e la confusione del proprio governo, sorvolando sulla sostanza.
9. Nella Destra francese è in atto uno scontro tra Sarkozy e lo chiracchiano ex primo ministro Villepin; che la Reding, vista la sua origine di centro destra , sia della partita ?
L’episodio è avvilente in sé . Ma poi vien da pensare ; quanta gente dobbiamo mantenere a pestare acqua nel mortaio ? Può durare a lungo così ? E’ questa l’Europa dei cittadini e degli Stati di diritto, fraternamente uniti ?
pubblicato da " L' Occidentale" il 15 settembre 2010
giovedì 26 agosto 2010
Esodo
Da qualche decennio ormai si parla di esodo, non più di migrazione: dalle aree povere a quelle ricche , che, attraverso lo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni, sono sempre più a drammatico contatto.
Questo esodo deve essere governato, se si vogliono evitare catastrofi cosiddette umanitarie ; e se si vuole anche evitare lo sporco sfruttamento che il fenomeno può implicare e sta implicando. Il governo di questi movimenti migratori di massa è nazionale, ma dovrebbe essere spostato progressivamente su aree multinazionali e internazionali, nei Paesi di partenza e in quelli di arrivo.
Con queste ovvie premesse, non si capisce l’intervento della Chiesa in materia, con la retorica del “vogliamoci bene”. Essa predica ai Governi “ricchi”, sanzionandone interventi e politiche. Con quale autorità ? Quella morale, che è l’unica alla quale può riferirsi ? Per avere un potere morale, bisogna innanzitutto dimostrare di … meritarlo. Ogni cittadino del Vaticano ospiti nel suo Stato ricchissimo almeno un povero emigrante o meglio ancora una famiglia di poveri emigranti ; e poi ogni parrocchia faccia lo stesso; ogni Chiesa; ogni canonica; ogni comunità religiosa; ogni monastero, ogni abbazia ;ogni ufficio ;ogni palazzo , villa o immobile di proprietà ecclesiastica. Già qualche decina di migliaia di immigrati potrebbero trovare una giusta e laboriosa ospitalità: molti, ma molti di più di quelli a cui il Papa ha fatto riferimento vago nella sua omelia dal balcone della sua meravigliosa residenza estiva di Castelgandolfo. Dopo vengano le prediche; non quelle politiche per favore; né quelle amministrative. Sarebbe facile per noi laici fare prediche politiche e amministrative sul Vaticano; le evitiamo,quando possibile, con rispetto. Chiediamo la reciprocità.” Non fare agli altri quello che non vuoi che sia fatto a te”.La Chiesa , che si vuole custode del precetto, non chieda agli altri quello che Lei non vuol fare a sé stessa. E noi invece nel rispetto di questo principio chiediamo agli altri quello che domandiamo a noi stessi ; il rispetto delle nostre Leggi di convivenza civile.
Sull’immigrazione dunque le scelte da fare sono semplicissime; si vuole o no far rispettare una Legge ? Si può accettare un’anarchia sui movimenti di popolazioni , se pur bonaria o buonista quanto si voglia ? Si discutano le Leggi; le si cambino; le si concordino tra Stati e tra continenti:si amino e si rispettino i poveri e i diseredati ; ma le regole devono esserci , a difesa di tutti; di chi parte con disperazione e di chi ospita, a volte anche con grande sacrificio , personale o collettivo che sia.
25 agosto 2010
Questo esodo deve essere governato, se si vogliono evitare catastrofi cosiddette umanitarie ; e se si vuole anche evitare lo sporco sfruttamento che il fenomeno può implicare e sta implicando. Il governo di questi movimenti migratori di massa è nazionale, ma dovrebbe essere spostato progressivamente su aree multinazionali e internazionali, nei Paesi di partenza e in quelli di arrivo.
Con queste ovvie premesse, non si capisce l’intervento della Chiesa in materia, con la retorica del “vogliamoci bene”. Essa predica ai Governi “ricchi”, sanzionandone interventi e politiche. Con quale autorità ? Quella morale, che è l’unica alla quale può riferirsi ? Per avere un potere morale, bisogna innanzitutto dimostrare di … meritarlo. Ogni cittadino del Vaticano ospiti nel suo Stato ricchissimo almeno un povero emigrante o meglio ancora una famiglia di poveri emigranti ; e poi ogni parrocchia faccia lo stesso; ogni Chiesa; ogni canonica; ogni comunità religiosa; ogni monastero, ogni abbazia ;ogni ufficio ;ogni palazzo , villa o immobile di proprietà ecclesiastica. Già qualche decina di migliaia di immigrati potrebbero trovare una giusta e laboriosa ospitalità: molti, ma molti di più di quelli a cui il Papa ha fatto riferimento vago nella sua omelia dal balcone della sua meravigliosa residenza estiva di Castelgandolfo. Dopo vengano le prediche; non quelle politiche per favore; né quelle amministrative. Sarebbe facile per noi laici fare prediche politiche e amministrative sul Vaticano; le evitiamo,quando possibile, con rispetto. Chiediamo la reciprocità.” Non fare agli altri quello che non vuoi che sia fatto a te”.La Chiesa , che si vuole custode del precetto, non chieda agli altri quello che Lei non vuol fare a sé stessa. E noi invece nel rispetto di questo principio chiediamo agli altri quello che domandiamo a noi stessi ; il rispetto delle nostre Leggi di convivenza civile.
Sull’immigrazione dunque le scelte da fare sono semplicissime; si vuole o no far rispettare una Legge ? Si può accettare un’anarchia sui movimenti di popolazioni , se pur bonaria o buonista quanto si voglia ? Si discutano le Leggi; le si cambino; le si concordino tra Stati e tra continenti:si amino e si rispettino i poveri e i diseredati ; ma le regole devono esserci , a difesa di tutti; di chi parte con disperazione e di chi ospita, a volte anche con grande sacrificio , personale o collettivo che sia.
25 agosto 2010
mercoledì 16 giugno 2010
Merkel Sarkò 2-0
Finalmente si sono incontrati. Lo scorso 14 giugno, con una settimana di ritardo, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha ricevuto a Berlino il presidente francese Nicolas Sarkozy. L’incontro, ufficialmente finito bene, in realtà si è concluso con una netta vittoria tedesca per due a zero. Perché? La Francia voleva un direttorio economico dell’Unione europea che non ha ottenuto: niente nuovi organismi, solo un coordinamento tra le politiche economiche dei 27 Paesi membri (neanche dei 16 dell’area euro, come aveva invece chiesto Sarkò).
La Francia avrebbe voluto una politica monetaria non dipendente dai rigori della Bundesbank e dalla BCE guidata dal connazionale Trichet, poco amato dal presidente francese. La Merkel, d'altro canto, vuole imporre rigore ferreo per tutti: addirittura ha proposto una modifica della propria Costituzione, per inserirvi la regola che il debito pubblico non può superare lo 0,35% del PIL e ha chiesto che tutti i Paesi euro, compresa la Francia, facciano lo stesso (e Bayrou, il Casini francese, s’è affrettato a dire in Tv che è quanto lui sta predicando da anni).
E’ pur vero però che nei giorni scorsi era passata la linea francese del rigore – più sociale che monetaria –, costringendo la BCE di Trichet a stampare euro per coprire il buco greco e quindi a svalutare, anche se di poco, la moneta europea (portando da 1,40 circa a 1,20 circa la parità col dollaro americano). Per tutta risposta la Germania ha preso da sola l’iniziativa di colpire duramente le speculazioni finanziarie su titoli e assicurazioni di Stato, determinando un raffreddamento nei rapporti con la Francia. E Sarkò, dal canto suo, s’è limitato a lasciar passare.
Nell’incontro di Berlino, però, i due leader hanno trovato l’intesa e hanno deciso che, durante il prossimo vertice europeo del 17 giugno e al G20 di Toronto, verranno chiesti alcuni provvedimenti speciali per i mercati finanziari e per le transazioni bancarie (si pensa ad una dichiarazione generica, a meno che non venga ripreso da tutti il provvedimento tedesco già predisposto al di fuori di ogni consultazione europea). Per di più, la coppia franco-tedesca ha anche concordato che gli Stati Ue che non rispetteranno i tetti di deficit ammissibili verranno privati del diritto di voto in seno agli organi direttivi dell’Unione.
Ma dietro ogni contrasto, in realtà, si nascondono le discrepanze sulla gestione dell’euro. Da un lato c’è la posizione conservatrice pura e dura per una politica di stabilità draconiana (e semmai di rivalutazione della moneta comune) spinta dai cosiddetti ricchi europei, in primis i tedeschi. Dall’altro c’è la posizione che auspica una politica monetaria più a servizio dello sviluppo e delle esigenze sociali, più flessibile e governabile in funzione dei fabbisogni (il direttorio europeo proposto da Sarkozy probabilmente voleva andare in questo senso).
A complicare l’austero incontro Merkel-Sarkò, si stanno palesando numerose vicende interne ai due Paesi e all’Unione stessa. In Germania, per esempio, la Merkel sembra in caduta libera nei sondaggi; la sua coalizione si sta sbriciolando, tra e dentro ai singoli partiti: i democristiani della CDU, la CSU bavarese e i liberaldemocratici della FDP non trovano un accordo sul servizio di leva (la cui soppressione è stata proposta dal potente ministro della Difesa Zu Guttenberg ed è osteggiata dallo Stato Maggiore CDU della Merkel), sull’energia elettronucleare, sulla riforma del finanziamento delle casse malattie e persino sul piano fiscale.
A Sarkozy in Francia le cose non vanno molto meglio: nel 2012 i francesi dovranno ritornare alle urne per rieleggere il presidente e per le strade si sente già l’odore di campagna elettorale. L’Europa poi comincia a essere percepita come un peso, a meno che non sia governata dalle volontà francesi. Intanto, la demagogia delle proposte ricomincia a far capolino (lavorare meno, lavorare tutti; meglio essere che avere; colpite le rendite e gli alti papaveri, non la povera gente; e addirittura “non berlusconizzate il Paese”), e Sarkò sa che non può minimizzare l’opposizione che, tra l’altro, naviga anche dentro la sua propria maggioranza. Per di più, i sondaggi vedono anche l’inquilino dell’Eliseo in forte calo.
A tutto questo si aggiungono i risultati delle elezioni in Olanda che hanno visto la grande affermazione della destra nazionalista. In Belgio, il regionalismo fiammingo comincia a far discutere su un’eventuale confederazione belga con i cantoni Valloni e Fiamminghi o, addirittura, sull’esistenza stessa del Paese. C’è chi parla infatti della separazione tra le due comunità, con i valloni incamerabili dai francesi (almeno è quanto sostiene l’ex ministro francese degli Interni Chevenement) e le Fiandre annettibili come provincia più o meno autonoma dei Paesi Bassi. Ciliegina sulla torna, poi, il fatto che il Belgio a luglio prenderà in mano la presidenza dell’Unione Europea. Ci saranno forse provvisori pateracchi, ma certo il quadro complessivo dell’area euro, dalla coppia Merkel -Sarkozy alla coppia valloni-fiamminghi, non pare affatto incoraggiante.
pubblicato da "L'Occidentale" il 16 giugno 2010
mercoledì 2 giugno 2010
Bersani e le tasse
Oggi Bersani ha confermato quello che ieri disse il giornalista Giannini, di Repubblica, di De Benedetti ; Berlusconi è per l'evasione fiscale, perché tempo fa disse che aumentare le tasse significa incoraggiare la gente o a scappare o a non pagarle. Disse in sostanza che De Benedetti era andato in Svizzera , per pagare meno tasse ; o no ? La comprensione di questi problemi da parte di Bersani è divertente ; non ci resta che sperare che lui e i suoi cari, compreso Giannini, almeno le tasse le paghino sul serio .
I Poveri e i Ricchi
C’è un nuovo quartetto nella realtà musicale italiana: “ I Poveri e i Ricchi”. Cantano Dalema-Bersani- Vonpeter-Bindi ; sono i ricchi che si rivolgono ai poveri. E ripetono un ritornello banale e paradossale nelle loro ugole; “levate ai ricchi e date ai poveri”; già : alcune volte è anche possibile : ci sono i Paperon dei Paperoni e i Paperini; Robin Hood nella sua foresta; i tiranni e gli schiavi; Gesù Cristo e i peccatori. Ma quando si vive in una democrazia partecipata, con elettori ed eletti; partiti e sindacati; controllori e controllati, e così via ; quando questa democrazia fa parte di un mondo democratico molto più grande, fatto da qualche miliardo di persone che vivono in un sistema capitalistico-sociale e in un mercato “globale”, come dicono; quando la regola per tutti è che il capitale e il lavoro sono liberi, nel rispetto delle Leggi nazionali e sopranazionali ; allora “togliere ai ricchi per dare ai poveri” puo’ suonare come un’ennesima falsa scorciatoia demagogica. Che significa ? Aumentare le tasse ai più ricchi; certo, nel limite della “competitività”dei sistemi democratici. Già ; perché ,oltre questi limiti, i ricchi se ne vanno altrove con i propri averi e le proprie idee di vita, di politica e di morale. Lo stesso produttore del quartetto “ I Poveri e i Ricchi” non si è forse …ritirato tra i monti svizzeri ? Oggi in Italia le tasse sui redditi alti sono al limite della competizione internazionale ; o no ? E allora le aumentiamo ancora ? E i nostri ricchi ? Confischiamo i loro beni e averi ?
Solo il dover parlare di queste idiozie fa venire l’orticaria. Mentre lottare contro gli sprechi pubblici ( quelli che paghiamo tutti noi ) e contro l’evasione fiscale , è roba complicata tecnicamente, politicamente e socialmente ; e bisogna metterci le mani, in ogni modo, al di là di necessità ed emergenze congiunturali. Ci sono errori nelle proposte del Governo ; ne possiamo vedere non uno , ma anche molti, per eccessi o omissioni; possiamo avere idee diverse su come battersi nelle due battaglie contro gli sprechi e contro l’evasione , che è diventata ormai un sistema ; e su queste idee diverse il Paese dovrebbe confrontarsi , con apertura, umiltà, rispetto e partecipazione : non solo : su queste diversità di proposte civili dovrebbero nascere maggioranze e minoranze, nel rispetto reciproco.
Vedendo il quartetto “I Poveri e i Ricchi”, sembra invece di essere tornati alla clava; per l’ignoranza , per il becerume,per l’integralismo predicatorio. E se chiedessimo loro di dire cosa stanno predicando , sicuramente risponderebbero “ e che ne so cosa sto predicando !” . L’importante è che Berlusconi vada via . Tutto il resto non c’è.
E’ possibile affidare loro l’Italia ? Certo che no ! E’ triste , ma questo Paese non ha più opposizione; o peggio ; ha un’opposizione pericolosa per tutti noi.
dal "Predellino" del 2 giugno 2010
Solo il dover parlare di queste idiozie fa venire l’orticaria. Mentre lottare contro gli sprechi pubblici ( quelli che paghiamo tutti noi ) e contro l’evasione fiscale , è roba complicata tecnicamente, politicamente e socialmente ; e bisogna metterci le mani, in ogni modo, al di là di necessità ed emergenze congiunturali. Ci sono errori nelle proposte del Governo ; ne possiamo vedere non uno , ma anche molti, per eccessi o omissioni; possiamo avere idee diverse su come battersi nelle due battaglie contro gli sprechi e contro l’evasione , che è diventata ormai un sistema ; e su queste idee diverse il Paese dovrebbe confrontarsi , con apertura, umiltà, rispetto e partecipazione : non solo : su queste diversità di proposte civili dovrebbero nascere maggioranze e minoranze, nel rispetto reciproco.
Vedendo il quartetto “I Poveri e i Ricchi”, sembra invece di essere tornati alla clava; per l’ignoranza , per il becerume,per l’integralismo predicatorio. E se chiedessimo loro di dire cosa stanno predicando , sicuramente risponderebbero “ e che ne so cosa sto predicando !” . L’importante è che Berlusconi vada via . Tutto il resto non c’è.
E’ possibile affidare loro l’Italia ? Certo che no ! E’ triste , ma questo Paese non ha più opposizione; o peggio ; ha un’opposizione pericolosa per tutti noi.
dal "Predellino" del 2 giugno 2010
sabato 22 maggio 2010
Casini
"Togliere il mio nome dal simbolo" del suo partito, UDC.
"Sono contrario ai partiti personali".
Chiedo scusa ; sono stato io a mettere il nome di Casini nel simbolo del suo partito; sono stato io a urlare viva i partiti personali. Chiedo scusa.
"Sono contrario ai partiti personali".
Chiedo scusa ; sono stato io a mettere il nome di Casini nel simbolo del suo partito; sono stato io a urlare viva i partiti personali. Chiedo scusa.
Come dire
Nei salotti della politica, dei radical chic e dei chiacchieroni , il "come dire", sostituendo il "cioè" ( troppo corto e troppo popolare), sta dilagando; soprattutto nei pollai TV.
venerdì 21 maggio 2010
Del gene 2123
Gli scienzati Craig e Venter hanno creato una cellula artificiale"...il cui punto di arrivo potrebbe essere una forma vivente costruita in laboratorio e programmata per una funzione specifica..." Quindi:< b="">
BARTOLO E IL GENE 2123 : OVVERO DELL’ETERNITA’
Una mattina Bartolo si guardò allo specchio: si trovò brutto, pieno di rughe, di pieghe, di tagli, di orli; si sentì cadente, molle: “L’inizio della fine?”, si chiese, e pensò ancora una volta all’eternità. Era diventato religioso, pensando all’eternità: aveva cominciato a credere all’anima, alla vita eterna, al mistero della morte, alla Provvidenza e al Destino. Ma l’eternità era rimasta, nel fondo, la sua vera utopia. Viveva così volentieri: con i suoi piaceri e le sue curiosità, su fratture e su esplosioni, su violenze e su razionalità. Si era innamorato della vita e temeva la morte: e così sognava l’eternità.
“Nel laboratorio Gerontycon in Nuova Zelanda è stato scoperto il gene 2123 capace di ricostruire tutte le molecole del corpo umano”. La notizia comparve prima nelle agenzie di stampa e nei giornali: poi dilagò in prolusioni scientifiche, dibattiti, liti, smentite e conferme. Con il tempo (passarono più di cinque anni) la ricostruzione genetica dell’uomo era diventata una possibilità reale e sperimentata: alcuni morti più “semplici” (infartati o colpiti da ictus) erano già stati “rigenerati” e vivevano normalmente. La stampa e i mass media impazzivano. Bartolo divorava tutto: ormai aveva capito che il sogno dell’eternità non era più così peregrino e quindi il suo unico dubbio restava sul tempo necessario per poter godere anche lui della grande scoperta. La produzione di gene 2123 si estese e andò ad occupare nicchie di mercato sempre più vaste: non solo quelle dei morti “semplici”ma anche quelle dei “più complessi” (tumori in metastasi diffusissima, malattie devastanti), fino a quelle dei morti apparentemente “impossibili” al recupero (suicidi da precipizio; disgrazie da trasporto o da incendio e così via). Pazientemente il 2123 riusciva a risolvere tutto:anni di minuziosi lavori riportavano tutti alla vita normale. A quel punto Bartolo entrò in uno stato di ebbrezza da godimento esistenziale. Assisté a scene e a storie incredibili, di rivoluzione totale per la vita, per il pensiero e per la morale. Tutti pianificavano mille lavori, mille residenze, mille esperienze: sembravano calmi, ma erano agitatissimi: “tra cent’anni farò il medico” e poi correvano subito alla facoltà: al primo esame fallito, cambiavano: “farò il giornalista”: fallito; e cambiavano ancora, subito: in una nevrosi da vita del “tutto-subito” per l’eternità: anche se, obiettivamente, era una nevrosi difficile da sopportare.
Bartolo era confuso e correva anche lui dietro a tutto, senza stringere granchè. Si trovò di fronte a problemi ideali e politici grandissimi. Una sera per esempio discusse a cena, fino a tardi, l’argomento del giorno: l’eliminazione delle Forze Armate. In effetti la violenza fisica poteva essere solo dolore e non più morte: tanto valeva avere poliziotti picchiatori e non eserciti inutili. Andarono tutti a letto con una gran confusione in testa: e che fare allora delle Nazioni? Il binomio Forze Armate-Nazione aveva sempre funzionato: ora crollava. Che fare? Che pensare? Bartolo si arrotolò nelle coperte e prendendo sonno decise di essere solo aretino: tutto il resto doveva essere legato e connesso alla sua eternità.
Una domenica, come d’abitudine, Bartolo andò a messa: ormai si rannicchiava su uno stesso vecchio e cigolante inginocchiatoio, da secoli: piegava la testa tra le mai e pensava: all’uomo, alla Terra, a Dio, all’esistenza e a questa eternità che tutto sembrava racchiudere. Quel giorno però la voce dal pulpito interruppe la sua meditazione. “Il materialismo è dilagante. Le chiese sono vuote. Siamo rimasti in pochi, uniti da amore in una fede, che non riesce più a legare, a spiegare e a ricostruire il mistero dell’esistenza. Fra poco ci elimineranno: ci considereranno setta dissidente e oscura”; poi urlò:”ma nessuno ci strapperà l’amore che è in noi!”: l’urlo fu forte: echeggiò tra le mura squadrate della vecchia basilica: avvolse le colonne: e corse sui pavimenti eterni, lucidi e freddi. Urlando, il preposto rotolò a terra:svenuto, morto? Lo portarono subito in Sezione 2123, per la rigenerazione. Ma Bartolo restò sconvolto. Gli pareva tutto così chiaro. Dio è l’eternità, Dio sono le cose, le loro relazioni, la loro dialettica, le loro esplosioni e i loro dissolvimenti. Dio è nelle manifestazioni epocali della vita, nei disastri e nelle straordinarie bellezze dell’Universo. Dio è la morte; il non essere non era un passaggio, ma solo una continuità. E’ quindi questa nuova vita eterna doveva far ritrovare a tutti quel Dio perso nei sogni dell’aldilà. Bartolo ritrovò Dio nelle cose dell’essere: e poi si convinse di un paradigma molto semplice: l’essere nel suo insieme è Dio: il non essere è niente, non c’è: come può essere Dio? Uscì dalla Chiesa frastornato e cercò di fare amicizia con alcuni teologi: incontrò qualche problema; forse il preposto aveva ragione: il materialismo stava confinando la religione in aree di setta: e quindi i ragionamenti dell’anima erano totalmente emarginati.
Bartolo aveva sempre voluto bene a Marta: si erano conosciuti da piccoli: e si erano sposati e poi uniti, per sempre, per scelta, per timore e per quelle diavolerie psicologiche incomprensibili, non avevano mai avuto bambini: forse non potevano averli, come diceva la gente a loro vicina. Ma si trovarono inconsciamente nella linea politica-universale vincente; “Non fate figli”; “Un bambino in più, uno spazio in meno”; “E’ vietato…”. In effetti senza morti e con le nascite, la Terra non avrebbe retto: a lungo andare le genti si sarebbero paralizzate, schiacciate le une nelle altre e boccheggianti.
Bartolo e Marta discussero a lungo del problema: e stranamente, per il loro stato di non genitori, erano invece solidali con chi voleva bambini: la loro tesi era un po’ fatalista: Dio provvederà! Ci furono articoli e volumi sul periodo della popo-paralisi (paralisi da eccesso di popolazione). E Bartolo lesse tutto: i pericoli e i rimedi: il soffocamento prossimo venturo e il “numero chiuso” di viventi sulla Terra: neanche di creature, perché gli animali per lo più venivano lasciati morire, senza 2123. La sterilizzazione stava diventando generalizzata, come soluzione finale, necessaria.
Ma lui pensava all’Universo: Dio avrebbe trovato soluzioni fuori dal globo terracqueo conosciuto: non stiamo già andando in fondo ai mari a fare città? Non stiamo scavando nelle viscere della terra per nuove risorse? Non mandiamo navicelle in giro per i pianeti qui intorno, nel cielo, in esplorazione? Figurarsi se ci sarà bisogno di spazio. Così pensava Bartolo. Molti scapparono e si rifugiarono in anfratti del mondo: continuarono a fare bambini, celando grossezze e gemiti, parti e culle: correndo da un posto all’altro del mondo per non dover ammettere la violazione della regola delle nascite. Ma poi i problemi diventarono sempre più gravi: non tutti ovviamente accettarono la teoria della sterilizzazione; in alcune parti del mondo venivano accolti i nuovi nati; che poi ingrossavano popolazioni che si riservano altrove: conflitti, discussioni, insulti, imbarbarimenti.
Bartolo assisté a tutto ciò in diversi secoli di vita, di professioni, di grandi gioie, ma anche di grandi delusioni e dolori: La vecchiaia di fatto fu bloccata: ma là dove non voleva lui; la morte non c’era più: ma la vecchiaia si: con gli acciacchi: perché il ricorso ripetuto al 2123 rigenerava sì, ma totalmente, riportando organi e testa sempre più indietro, a stati infantili: esso quindi poteva solo servire a salvare dalla morte , ma non dagli acciacchi della vecchiaia, che venivano, per carità, curati e migliorati, ma che pur sempre restavano, in tutte le loro miserie.
E così Bartolo invecchiò, avviandosi all’eternità. In fondo, anche con gli acciacchi, tutto avrebbe funzionato, se non fosse stato per la testa. In effetti le nevrosi erano sempre più frequenti, negli ospedali, i reparti più affollati, restavano quelli psichiatrici: e la maggior parte dei pazienti era senza soluzione, o la follia ordinaria o la follia infantile del 2123. Se il corpo infatti riusciva ad avviarsi alla vita eterna, non lo stesso o con lo stesso ritmo riuscivano a fare il cervello, i sensi, e la morale e l’insieme di quelle che chiamavano “personalità”. Questa frattura tra corpo e non corpo creava follia: la gente litigava per niente, discuteva su tutto; ma soprattutto tendeva a sopportarsi sempre meno: anche perché l’io, proiettato nell’eternità, tendeva ad essere assoluto, presuntuoso, vanesio, egoista: in sostanza tendeva a disprezzare gli altri. E poi questo “io”, sempre più “egopotente”, cominciò anche a stancarsi della vita, del quotidiano, dei programmi a scadenze secolari.
Così successe anche a Bartolo: che un giorno, dopo l’ennesima crisi isterica, (di cui ormai era stata contagiata anche Marta)fu portato al neuropsichiatrico. Fu calmato per una decina di anni. Poi entrò in analisi per più di centotrent’anni. Ma ricadde in una crisi violenta. Mangiava male: era aggressivo e si trascurava. Gli occhi persero ogni dolcezza. E poi la barba si fece incolta. E i peli tornarono a crescere, neri, ispidi. Non sorrideva più: non era più capace: lo stesso volto lentamente si imbruttiva, si inselvatichiva. Guardava ormai tutto con odio. Fu isolato. E perse definitivamente Marta.
E come lui, tanti, tantissimi altri. Fu come un’epidemia, gigantesca, travolgente: la crescita del disastro fu esponenziale: e quindi il raddoppio finale poteva essere quello della morte generalizzata. Tutte le emergenze furono attivate: ma si cominciò seriamente a vedere la fine.
Un giorno aprirono la porta di Bartolo: lui era ormai ridotto in uno stato pauroso: fece un grande urlo: e posò quelle che erano state le braccia a terra:e scappò urlando e seminando terrore: altri lo seguirono. La foresta vicina diventò sempre più foresta: essa occupò e divorò l’asfalto, le case, i villaggi, le città.
Bartolo, seduto con le zampe a terra, guardò il tramonto, bellissimo, segno di Dio, e là, in una strana foschia vespertina, in fondo, vide un muro grande, disastrato e aggredito dalla vegetazione; e una scritta scolorita tra le grandi foglie: “gene 2123”. Gli occhi si gonfiarono di lacrime.
da: Marcello Inghilesi Piccole Storie Debatte 2006
BARTOLO E IL GENE 2123 : OVVERO DELL’ETERNITA’
Una mattina Bartolo si guardò allo specchio: si trovò brutto, pieno di rughe, di pieghe, di tagli, di orli; si sentì cadente, molle: “L’inizio della fine?”, si chiese, e pensò ancora una volta all’eternità. Era diventato religioso, pensando all’eternità: aveva cominciato a credere all’anima, alla vita eterna, al mistero della morte, alla Provvidenza e al Destino. Ma l’eternità era rimasta, nel fondo, la sua vera utopia. Viveva così volentieri: con i suoi piaceri e le sue curiosità, su fratture e su esplosioni, su violenze e su razionalità. Si era innamorato della vita e temeva la morte: e così sognava l’eternità.
“Nel laboratorio Gerontycon in Nuova Zelanda è stato scoperto il gene 2123 capace di ricostruire tutte le molecole del corpo umano”. La notizia comparve prima nelle agenzie di stampa e nei giornali: poi dilagò in prolusioni scientifiche, dibattiti, liti, smentite e conferme. Con il tempo (passarono più di cinque anni) la ricostruzione genetica dell’uomo era diventata una possibilità reale e sperimentata: alcuni morti più “semplici” (infartati o colpiti da ictus) erano già stati “rigenerati” e vivevano normalmente. La stampa e i mass media impazzivano. Bartolo divorava tutto: ormai aveva capito che il sogno dell’eternità non era più così peregrino e quindi il suo unico dubbio restava sul tempo necessario per poter godere anche lui della grande scoperta. La produzione di gene 2123 si estese e andò ad occupare nicchie di mercato sempre più vaste: non solo quelle dei morti “semplici”ma anche quelle dei “più complessi” (tumori in metastasi diffusissima, malattie devastanti), fino a quelle dei morti apparentemente “impossibili” al recupero (suicidi da precipizio; disgrazie da trasporto o da incendio e così via). Pazientemente il 2123 riusciva a risolvere tutto:anni di minuziosi lavori riportavano tutti alla vita normale. A quel punto Bartolo entrò in uno stato di ebbrezza da godimento esistenziale. Assisté a scene e a storie incredibili, di rivoluzione totale per la vita, per il pensiero e per la morale. Tutti pianificavano mille lavori, mille residenze, mille esperienze: sembravano calmi, ma erano agitatissimi: “tra cent’anni farò il medico” e poi correvano subito alla facoltà: al primo esame fallito, cambiavano: “farò il giornalista”: fallito; e cambiavano ancora, subito: in una nevrosi da vita del “tutto-subito” per l’eternità: anche se, obiettivamente, era una nevrosi difficile da sopportare.
Bartolo era confuso e correva anche lui dietro a tutto, senza stringere granchè. Si trovò di fronte a problemi ideali e politici grandissimi. Una sera per esempio discusse a cena, fino a tardi, l’argomento del giorno: l’eliminazione delle Forze Armate. In effetti la violenza fisica poteva essere solo dolore e non più morte: tanto valeva avere poliziotti picchiatori e non eserciti inutili. Andarono tutti a letto con una gran confusione in testa: e che fare allora delle Nazioni? Il binomio Forze Armate-Nazione aveva sempre funzionato: ora crollava. Che fare? Che pensare? Bartolo si arrotolò nelle coperte e prendendo sonno decise di essere solo aretino: tutto il resto doveva essere legato e connesso alla sua eternità.
Una domenica, come d’abitudine, Bartolo andò a messa: ormai si rannicchiava su uno stesso vecchio e cigolante inginocchiatoio, da secoli: piegava la testa tra le mai e pensava: all’uomo, alla Terra, a Dio, all’esistenza e a questa eternità che tutto sembrava racchiudere. Quel giorno però la voce dal pulpito interruppe la sua meditazione. “Il materialismo è dilagante. Le chiese sono vuote. Siamo rimasti in pochi, uniti da amore in una fede, che non riesce più a legare, a spiegare e a ricostruire il mistero dell’esistenza. Fra poco ci elimineranno: ci considereranno setta dissidente e oscura”; poi urlò:”ma nessuno ci strapperà l’amore che è in noi!”: l’urlo fu forte: echeggiò tra le mura squadrate della vecchia basilica: avvolse le colonne: e corse sui pavimenti eterni, lucidi e freddi. Urlando, il preposto rotolò a terra:svenuto, morto? Lo portarono subito in Sezione 2123, per la rigenerazione. Ma Bartolo restò sconvolto. Gli pareva tutto così chiaro. Dio è l’eternità, Dio sono le cose, le loro relazioni, la loro dialettica, le loro esplosioni e i loro dissolvimenti. Dio è nelle manifestazioni epocali della vita, nei disastri e nelle straordinarie bellezze dell’Universo. Dio è la morte; il non essere non era un passaggio, ma solo una continuità. E’ quindi questa nuova vita eterna doveva far ritrovare a tutti quel Dio perso nei sogni dell’aldilà. Bartolo ritrovò Dio nelle cose dell’essere: e poi si convinse di un paradigma molto semplice: l’essere nel suo insieme è Dio: il non essere è niente, non c’è: come può essere Dio? Uscì dalla Chiesa frastornato e cercò di fare amicizia con alcuni teologi: incontrò qualche problema; forse il preposto aveva ragione: il materialismo stava confinando la religione in aree di setta: e quindi i ragionamenti dell’anima erano totalmente emarginati.
Bartolo aveva sempre voluto bene a Marta: si erano conosciuti da piccoli: e si erano sposati e poi uniti, per sempre, per scelta, per timore e per quelle diavolerie psicologiche incomprensibili, non avevano mai avuto bambini: forse non potevano averli, come diceva la gente a loro vicina. Ma si trovarono inconsciamente nella linea politica-universale vincente; “Non fate figli”; “Un bambino in più, uno spazio in meno”; “E’ vietato…”. In effetti senza morti e con le nascite, la Terra non avrebbe retto: a lungo andare le genti si sarebbero paralizzate, schiacciate le une nelle altre e boccheggianti.
Bartolo e Marta discussero a lungo del problema: e stranamente, per il loro stato di non genitori, erano invece solidali con chi voleva bambini: la loro tesi era un po’ fatalista: Dio provvederà! Ci furono articoli e volumi sul periodo della popo-paralisi (paralisi da eccesso di popolazione). E Bartolo lesse tutto: i pericoli e i rimedi: il soffocamento prossimo venturo e il “numero chiuso” di viventi sulla Terra: neanche di creature, perché gli animali per lo più venivano lasciati morire, senza 2123. La sterilizzazione stava diventando generalizzata, come soluzione finale, necessaria.
Ma lui pensava all’Universo: Dio avrebbe trovato soluzioni fuori dal globo terracqueo conosciuto: non stiamo già andando in fondo ai mari a fare città? Non stiamo scavando nelle viscere della terra per nuove risorse? Non mandiamo navicelle in giro per i pianeti qui intorno, nel cielo, in esplorazione? Figurarsi se ci sarà bisogno di spazio. Così pensava Bartolo. Molti scapparono e si rifugiarono in anfratti del mondo: continuarono a fare bambini, celando grossezze e gemiti, parti e culle: correndo da un posto all’altro del mondo per non dover ammettere la violazione della regola delle nascite. Ma poi i problemi diventarono sempre più gravi: non tutti ovviamente accettarono la teoria della sterilizzazione; in alcune parti del mondo venivano accolti i nuovi nati; che poi ingrossavano popolazioni che si riservano altrove: conflitti, discussioni, insulti, imbarbarimenti.
Bartolo assisté a tutto ciò in diversi secoli di vita, di professioni, di grandi gioie, ma anche di grandi delusioni e dolori: La vecchiaia di fatto fu bloccata: ma là dove non voleva lui; la morte non c’era più: ma la vecchiaia si: con gli acciacchi: perché il ricorso ripetuto al 2123 rigenerava sì, ma totalmente, riportando organi e testa sempre più indietro, a stati infantili: esso quindi poteva solo servire a salvare dalla morte , ma non dagli acciacchi della vecchiaia, che venivano, per carità, curati e migliorati, ma che pur sempre restavano, in tutte le loro miserie.
E così Bartolo invecchiò, avviandosi all’eternità. In fondo, anche con gli acciacchi, tutto avrebbe funzionato, se non fosse stato per la testa. In effetti le nevrosi erano sempre più frequenti, negli ospedali, i reparti più affollati, restavano quelli psichiatrici: e la maggior parte dei pazienti era senza soluzione, o la follia ordinaria o la follia infantile del 2123. Se il corpo infatti riusciva ad avviarsi alla vita eterna, non lo stesso o con lo stesso ritmo riuscivano a fare il cervello, i sensi, e la morale e l’insieme di quelle che chiamavano “personalità”. Questa frattura tra corpo e non corpo creava follia: la gente litigava per niente, discuteva su tutto; ma soprattutto tendeva a sopportarsi sempre meno: anche perché l’io, proiettato nell’eternità, tendeva ad essere assoluto, presuntuoso, vanesio, egoista: in sostanza tendeva a disprezzare gli altri. E poi questo “io”, sempre più “egopotente”, cominciò anche a stancarsi della vita, del quotidiano, dei programmi a scadenze secolari.
Così successe anche a Bartolo: che un giorno, dopo l’ennesima crisi isterica, (di cui ormai era stata contagiata anche Marta)fu portato al neuropsichiatrico. Fu calmato per una decina di anni. Poi entrò in analisi per più di centotrent’anni. Ma ricadde in una crisi violenta. Mangiava male: era aggressivo e si trascurava. Gli occhi persero ogni dolcezza. E poi la barba si fece incolta. E i peli tornarono a crescere, neri, ispidi. Non sorrideva più: non era più capace: lo stesso volto lentamente si imbruttiva, si inselvatichiva. Guardava ormai tutto con odio. Fu isolato. E perse definitivamente Marta.
E come lui, tanti, tantissimi altri. Fu come un’epidemia, gigantesca, travolgente: la crescita del disastro fu esponenziale: e quindi il raddoppio finale poteva essere quello della morte generalizzata. Tutte le emergenze furono attivate: ma si cominciò seriamente a vedere la fine.
Un giorno aprirono la porta di Bartolo: lui era ormai ridotto in uno stato pauroso: fece un grande urlo: e posò quelle che erano state le braccia a terra:e scappò urlando e seminando terrore: altri lo seguirono. La foresta vicina diventò sempre più foresta: essa occupò e divorò l’asfalto, le case, i villaggi, le città.
Bartolo, seduto con le zampe a terra, guardò il tramonto, bellissimo, segno di Dio, e là, in una strana foschia vespertina, in fondo, vide un muro grande, disastrato e aggredito dalla vegetazione; e una scritta scolorita tra le grandi foglie: “gene 2123”. Gli occhi si gonfiarono di lacrime.
da: Marcello Inghilesi Piccole Storie Debatte 2006
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